Charly's blog

Cronaca di una rivoluzione che non avverrà: le auto volanti

Fra i vari feticci della fantascienza uno dei più presenti, dopo le sexy fanciulle in abiti discinti, è quello delle auto volanti. Le ritroviamo in mondi cinematografici fra loro assai differenti quali Blade Runner, Star Wars, il Quinto Elemento e molti altri. Ma non preoccupatevi, a quanto pare ci siamo [1]:

Motore elettrico ibrido e ali pieghevoli, dal 2019 arriva sul mercato Usa Transition, la prima macchina che vola. E’ prodotta da Terrafugia, società fondata nel 2006 da alcuni ricercatori del Mit di Boston e poi venduta ad una holding cinese proprietaria anche di Volvo.

L’auto a due posti ha un’autonomia di volo di 600 km, vola ad un’altezza massima di tremila metri e ad una velocità di 160 Km orari. E’ un’auto a tutti gli effetti ma per guidarla e farla decollare c’è bisogno di un patentino da pilota.

Peccato che sia una tecnologia totalmente inutile. Vediamo perché.

 

—- Volare! Per andare dove? —-

Sulle auto volanti l’industria è al lavoro da oltre 70 anni senza aver conseguito un successo degno di nota. Nello stesso lasso di tempo siamo passati dai subsonici aerei a elica ai bisonici aerei a reazione, senza dimenticare l’allunaggio e le sonde spaziali. Mi sembra quantomeno sospetto che abbiamo la tecnologia per mandare una sonda su Marte e non una per sollevare un auto. Anche perché i vari modelli di auto volanti in lavorazione sono tutto fuorché esotici dal punto di vista tecnico e ci si appoggia sui tradizionali rotori [2]:

  • Volocopter 2X;
  • Project Vahana;
  • Up;
  • Uber Elevate;
  • Ehang 184;
  • Terrafugia;

L’unica novità è l’uso dell’IA al posto del pilotaggio umano. Quanto basta per chiedersi il perché di questo fallimento commerciale che non risulta essere dettato da problemi tecnologici. In effetti ipotizzo che il fallimento sia dovuto a problemi concettuali tali che faranno sì che l’auto volante di massa non avverrà a breve e, forse, mai. Non sul nostro pianeta, almeno.

Partiamo dall’ovvio: perché si dovrebbe optare per un auto volante al posto di una tradizionale? D’altronde siamo di fronte, logicamente, a un costo maggiore: quali sarebbero i vantaggi tali da farci favorire una maggiore spesa di acquisto, utilizzo e manutenzione? Di sicuro non la distanza visto che l’utente medio se non abita in città – dove megari non è proprio conveniente avere un auto – vive comunque in sua prossimità. Parliamo, quindi, di poche decine di km al giorno di viaggio, mentre per itinerari più lunghi ha poco senso affidarsi a un auto volante quando ci sono treni o aerei. Ed entrambe queste opzioni sono più economiche e nel caso degli aerei anche più rapidi.

Rimane, quindi, l’idea che le auto volanti possano liberare le città dal traffico. Davvero? Eppure il problema del traffico è dato dalla saturazione dei mezzi e non dallo spazio di per sé. Ricordiamo i tassi di motorizzazione [3]:

Nei capoluoghi continuano a crescere i tassi di motorizzazione, pari a 610 auto e 133 motocicli ogni mille abitanti (600 e 132, rispettivamente, nel 2016).

A cui si aggiunge il fatto che le auto vogliono andare tutte nello stesso posto: da qui nasce il traffico, dalla saturazione dei mezzi. Avere 600 auto ogni 1.000 abitanti vuol dire avere 60.000 mezzi in una città di 100.000 o 600.000 in un città di 1 milione di abitanti. Non è difficile immaginare le conseguenze con una serie di catastrofici incidenti che si riverserebbero sull’ambiente cittadino circostante. Se due auto collidono si fermano sulla strada, ma se sono due auto volanti cadranno sugli edifici sottostanti.

 

—– Il volo? È per pochi —-

Una costante della ricerca tecnologica degli ultimi tempi è la sfiducia nell’essere umano. Se c’è un problema, si pensa, è il fattore umano a determinarlo e basterebbe rimuoverlo dall’equazione per venirne a capo. E nel caso dell’auto volante quale sarebbe la soluzione? La guida automatica. Peccato che i numeri in gioco, centinaia di migliaia di auto per città, siano semplicemente ingestibili e che comunque quei mezzi vogliono andare tutti nello stesso luogo. Verrebbe a crearsi, quindi, una serie di autostrade virtuali dove le auto volanti verrebbero costrette per evitare disastri e collisioni. Grazie al fattore 3D è lecito supporre l’esistenza di più livelli in verticale ma con il lato negativo dato dalla problematica di scendere al livello inferiore fino a destinazione. Ma così, ovviamente, viene meno la libertà delle auto volanti visto che devi comunque seguire una corsia e un percorso predeterminato. Fra l’altro basterebbe far notare che pur in numeri assai minori né gli aerei né gli elicotteri svolazzano dove vogliono ma devono seguire un piano di volo sotto la costante direzione delle torre di controllo.

Se volare in ambiente extraurbano non è conveniente né possibile visti i possibili incidenti con gli aerei di linea, da ultimo le città non sono state costruite per essere un ambiente adatto ai mezzi volanti e ci ritroviamo con edifici a più livelli, tralicci, cavi, ponti. Altro fattore che rende ancora più complicato l’ambiente urbano è che non sono presenti punti specifici per il decollo e l’atterraggio. E la loro presenza renderebbe ancora più obbligato il percorso dei mezzi limitandone la libertà.

Morale della favola? Le auto volanti sono più costose e complesse delle auto tradizionali senza che ci siano vantaggi effettivi. La maggior parte dei tragitti sono brevi e per quelli più lunghi i mezzi volanti tradizionali sono più idonei e convenienti. In ambito urbano, infine, non possono garantire guadagni significativi di rapidità e agilità in caso di diffusione di massa, il tutto al costo di maggiori rischi estesi anche a chi non guida. In poche parole: un fallimento totale.

E qui arriviamo al paradosso delle auto volanti: sono efficaci se usate in numero limitato. In effetti l’auto è una tecnologia obosoleta perché grazie all’informatica e per via di un’economia orientata ai servizi non è necessario andare sul posto di lavoro per ricoprire una mansione, basta un portatile. Così come non è necessario effettuare compere andando fisicamente in un posto e i beni possono essere consegnati a casa. Invece di progettare le auto volanti sarebbe più sensato riprogettare la struttura organizzativa del mondo del lavoro puntando sulla decentrazione e l’home office con tutti gli eventuali effetti negativi (alienazione, pervasività del lavoro nella vita privata).

Le auto volanti o tecnologia similare come i droni, tuttavia, potrebbero rivelarsi utili per gli interventi di emergenza e in misura minore, per non saturare il cielo, per le consegne. Ma di nuovo si deve far notare che l’efficacia è inversamente proprozionale al numero di mezzi in circolazione. E quanto agli umani, forse, sarebbe meglio rivalutare il buone vecchio camminare.

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/hitech/2018/09/28/dal-2019-sul-mercato-usa-auto-volanti_b3c4ca51-c32d-4394-ad14-3adc17bff767.html

[2] Cfr. https://tecnologia.libero.it/lauto-volante-e-quasi-realta-i-7-progetti-piu-avanzati-10822

[3] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/225505

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Questa voce è stata pubblicata il 29 gennaio 2019 da in scienza con tag , .
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