Charly's blog

Il tragicomico caso del ceto medio che si crede élite

Abbiamo già avuto modo di vedere che il proletariato in Italia (e non solo) si considera, contro ogni logica economica e sociale, come se fosse il ceto medio. Allo stesso tempo si deve notare che nel ceto medio nostrano si può trovare, insieme alla condivisibile paura di scivolare nel proletariato, una certa tendenza a considerarsi élite. La cosa, d’altronde, porta a un certo equlibrio: se i proletari si considerano più di quanto non siano in realtà, perché non lo dovrebbe fare anche il ceto medio? Se solo questo fenomeno non portasse a politiche disastrose, ovviamente…

 

—- Classi, ceti e compagnia —-

Ma prima di procedere è meglio effettuare un piccolo ripasso teorico a prova di ingegneri, medici e informatici. Eccovi la definizione di ceto medio [1]:

cèto mèdio Insieme eterogeneo di gruppi sociali (detto anche classe media) che si collocano in una posizione mediana, per reddito e prestigio, tra il ceto o classe superiore (aristocrazia, grandi proprietari terrieri, alta borghesia industriale o finanziaria) e i ceti o classi inferiori (lavoratori meno qualificati e retribuiti dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi). Nel ceto medio vengono compresi commercianti, artigiani, impiegati pubblici e privati, ma anche gruppi sociali come i liberi professionisti, il clero, i militari. I confini e gli elementi costitutivi del ceto medio restano comunque incerti, ed esistono opinioni divergenti sulla posizione e il peso che esso ha nelle società industriali avanzate.

Il ceto medio nasce per mera contrapposizione a chi è al vertice della società, in termini sociali, politici ed economici, e a chi è situato nel fondo. Al suo interno, come è facile immaginare, troviamo tutto e il contrario di tutto: c’è una bella differenza fra un dipendente pubblico del Comune e un piccolo imprenditore, eppure entrambi sono ceto medio. È da notare, inoltre, che non basta essere proprietari dei mezzi di produzione per essere un borghese o un membro del ceto alto, non siamo più nel 19° secolo. Esiste, infatti, un abisso fra un imprenditore con i suoi 5 dipendenti in nero e Bill Gates.

All’interno del ceto medio, poi, ci sono le più diverse fortune economiche e possiamo trovare tanto i benestanti quanto chi riesce appena a sopravvivere. Altri elementi da tenere in considerazione sono le classi sociali [2]:

classe sociale  Insieme omogeneo di individui che, in una società, si differenzia per diversa posizione occupata nell’attività produttiva, nella gerarchia del potere e/o della ricchezza.

E il ceto [3]:

ceto Categoria di cittadini, caratterizzata da una particolare condizione sociale, dal tipo di disponibilità economica, da un analogo livello di istruzione, talvolta da peculiari credenze e comportamenti, più spesso dall’attività che svolge.

La classe sociale mette l’accento sulla posizione occupata all’interno di un sistema economico, mentre il ceto evidenzia la comunanza di gusti e stili di vita dettati per lo più dall’educazione ricevuta e dall’ambiente familiare. A livello teorico ci dovrebbe essere corrispondenza fra classe e ceto:

  • Laureato: ceto medio e ceto impiegatizio di medio e alto livello;
  • Diplomato: ceto medio e impiegatizio di basso livello o tecnino qualificato;
  • Terza media, licenza elementare: proletari;

Ma in termini pratici, specie nel caso italiano, non è raro imbattersi in laureati intrappolati nella gig economy e imprenditori con la terza media. Ma, a dispetto della propaganda, i laureati se la cavano meglio in termini di reddito e tassi occupazionali rispetto alle altre categorie.

 

—- E l’élite? —-

La politica degli ultimi anni viene letta solitamente come una rivolta del popolo contro l’élite. Ma in questa chiave di lettura abbiamo almeno due problemi:

  • Cos’è e chi è popolo;
  • Cos’è e chi è élite;

Diciamo fin da subito che il popolo, inteso come massa unica e compatta, semplicemente non esiste. Se infiliamo nel gruppo chi è escluso dai centri di potere troveremo tanto il disoccupato membro del sottoploretariato quanto il ceto medio benestante. Appartenendo a ceto e classi differenti cambiano, ovviamente, anche le istanze politiche. Nel primo caso il Reddito di cittadinanza, nel secondo magari la Flat Tax. In assenza di elementi unificanti, il popolo si configura solo come chi si contrappone all’élite. Troppo poco, in particolar modo in un sistema politico pluripartitico.

Passando all’élite la situazione non migliora di molto. A leggere la definizione è facile notare quanto manchi un elemento determinante [4]:

élite Insieme delle persone considerate le più colte e autorevoli in un determinato gruppo sociale, e dotate quindi di maggiore prestigio. Nella sociologia di V. Pareto, gli individui più capaci in ogni ramo dell’attività umana, che, in una determinata società, sono in lotta contro la massa dei meno capaci e sono preparati per conquistare una posizione direttiva.

Essere élite nel proprio ambito professionale, infatti, non vuol dire esser élite all’interno del contesto politico ed economico. Cristiano Ronaldo è sicuramente un membro dell’élite sportiva, ma non ha alcun potere politico. La rivolta contro l’élite, allora, è una chiave di lettura fuorviante perché si tratta di una rivolta contro il potere politico ed economico e i danni che hanno fatto negli ultimi 30 anni: dalla globalizzazione al delirio dell’obsolescenza degli Stati-Nazione, dall’immigrazione di massa al disprezzo verso gli sconfitti nella competizione economica.

Basta leggere questo pezzo di Baricco per capire la confusione in merito a chi è élite e chi non lo è [5]:

Capiamoci su chi sono queste famose élites. Il medico, l’insegnante universitario, l’imprenditore, i dirigenti dell’azienda in cui lavoriamo, il Sindaco della vostra città, gli avvocati, i broker, molti giornalisti, molti artisti di successo, molti preti, molti politici, quelli che stanno nei consigli d’amministrazione, una buona parte di quelli che allo stadio vanno in tribuna, tutti quelli che hanno in casa più di 500 libri: potrei andare avanti per pagine, ma ci siamo capiti. I confini della categoria possono essere labili, ma insomma, le élites sono loro, son quegli umani lì. Sono pochi (negli Stati Uniti sono uno su dieci), possiedono una bella fetta del denaro che c’è (negli Stati Uniti hanno otto dollari su dieci, e non sto scherzando), occupano gran parte dei posti di potere. Riassumendo: una minoranza ricca e molto potente.

Osservati da vicino, si rivelano essere, per lo più, umani che studiano molto, impegnati socialmente, educati, puliti, ragionevoli, colti. I soldi che spendono li hanno in parte ereditati, ma in parte li guadagnano ogni giorno, facendosi un mazzo così. Amano il loro Paese, credono nella meritocrazia, nella cultura e in un certo rispetto delle regole. Possono essere di sinistra come di destra. Forti di questo andare per il mondo vivono in un habitat protetto che ha poche interazioni con il resto degli umani: i quartieri in cui vivono, le scuole a cui mandano i figli, gli sport che praticano, i viaggi che fanno, i vestiti che indossano, i ristoranti in cui mangiano: tutto, nella loro vita, delimita una zona protetta all’interno della quale quei privilegiati difendono la loro comunità, la tramandano ai figli e rendono estremamente improbabile l’intrusione, dal basso, di nuovi arrivi.

Che l’élite sia composta da persone che leggono è una fantasia di Baricco – essendo scrittore tira acqua al suo mulino – visto che i lettori forti li troviamo fra i ragazzi e i pensionati e molto meno nelle altre classi di età o fra i lavoratori. Fra l’altro anch’io possiedo piu’ di 500 libri cartacei e oltre un migliaio di libri in formato epub senza essere  un membro dell’élite…

Allo stesso tempo Baricco confonde sotto molti aspetti l’élite con il ceto medio benestante e attribuisce ai membri del ceto dominante tratti positivi, un’impeccabile etica del lavoro e un credo meritocratico ignorando, tuttavia, tutta una serie di elementi che contrastano con il suo articolo:

  • élite professionale non vuol dire essere élite politica ed economica;
  • per essere ai vertici di determinate professioni non puoi che essere un miserabile sociopatico, si pensi alla finanza;
  • difficile che un benestante viva in una gated community, per lo meno in Italia;
  • confonde gli USA con l’Italia…
  • non ha mai sentito parlare di crisi del ceto medio o di Superclass globale, pare;

E molto altro ancora.

 

—- Se sei ceto medio non puoi essere élite —-

Questo ci riporta al problema principale: chi è élite? In termini professionali si tratta di chi raggiunge l’eccellenza nel proprio settore senza, però, che la cosa garantisca anche solo un minimo di potere politico. Si pensi solo al miglior chirurgo del mondo che ha meno potere di Giggino…

Ma persino nel settore professionale si deve fare un distinguo di enorme rilevanza. Viviamo in tempi nei quali le parole hanno spesso perso il loro significato e tendono a confondersi fra loro come nel caso del razzismo/xenofobia o populismo/demagogia. Ancora più perniciosa è la fissa per l’eccellenza anche se di fatto, l’eccellenza con il libero mercato ha ben poco da spartire. Ma partiamo dall’ovvio: se tutti sono eccellenti, allora nessuno lo è. L’eccellente è chi raggiunge la vetta nel suo settore: non basta essere bravi o professionali per essere eccellenti. Non basta neppure essere ottimi, se per questo. È da ricordare, poi, che il giudizio professionale non è assoluto ma è determinato con il confronto con i propri colleghi. Essere buoni in un contesto professionali dove lo sono tutti non può che rendervi mediocri/discreti, essere discreti in un contesto dove tutti sono scarsi non può che rendervi sopra la media. Anche se il secondo, in un confronto diretto, si rivela meno abile del primo.

Per quanto siate bravi, allora, e quale che sia il vostro settore professionale non siete eccellenti, probabilmente neppure buoni o ottimi perché anche gli altri lo sono a loro volta. Siete dei mediocri nell’accezione originale del termine [6] o dei discreti, in base ai punti di vista: se il vostro lavoro può essere portato a termine da decine o centinaia di migliaia di altre persone come potete essere élite? Ma va bene così perché queste sono le esigenze della società e del mercato del lavoro. Con buona pace della retorica dell’eccellenza degli spaghetti liberisti che si traduce solo in una profonda ignoranza concettuale e nello scambiare la propaganda del proprio profilo di Linkedin con la realtà.

Rimane, infine, l’élite della società che non può non avere un potere economico e politico. Ed è facile riconoscere l’élite: sono quelli che decidono per tutti su tutta una serie di tematiche, da quelle politiche ed economiche a quelle culturali e sociali. Voi avete del potere in questo senso? Se la risposta è negativa non siete membri dell’élite quale che sia la vostra professione o la dimensione del vostro conto in banca.

Ancor più sminuente è il confronto con la Superclass che si è venuta a formare a livello globale [7]:

The requirement I used to define membership in the superclass is the ability to influence millions of lives across borders on a regular basis. Few people would have met such a standard even 100 years ago. I identified more than 6,000 individuals with comparative ease. But the exact size of the group was of far less interest than the changing nature of modern power and what that might imply. As a group, the 6,000 are unrepresentative of the global population at large: 94 percent are male, over 60 percent live on one side of the Atlantic or another, the average age is over 60 and, according to an analysis of a substantial sample, 30 percent went to one of just 20 universities.

Members of the global elite have more in common with one another than they do with the men and women of their countries of origin, reflecting a growing cultural disconnect between this global community and counterparts back “home.” Comparatively fewer members of this elite derive their power from political sources than similar international elites did, even in the fairly recent past. By my reckoning, nearly two-thirds of the contemporary global elite – the superclass of 6,000 described in my recent book – derive power from private enterprises that have grown enormously and frequently rival states in terms of their influence and the resources at their disposal.

Il che ci porta a persone che spesso rientrano nell’élite per motivi di nascita, con istruzione di livello e internazionale (medie a Parigi, superiori a Tokyo, studi a Londra), poliglotte e al vertice nelle rispettive professioni. Più per nascita che per effettive capacità, in realtà. Nulla di nuovo, ad onor del vero, e l’aristocrazia europea del 18° secolo aveva molti tratti in comune con la Superclass. E la Superclass, ironia della storia, rischia di fare la stessa fine sulla ghigliottina…

Torniamo a noi. Metto il noi perché la mia classe e il mio ceto è proprio il ceto medio vagamente internazionale: laurea, lavoro da colletto bianco in multinazionali, vivo all’estero, conosco tre lingue. Nulla di che, siamo a decine di migliaia… per settore professionale. E solo in Europa! Ma, ripeto, non siamo élite, specialmente il ceto medio italiano che si crede cosmopolita perché mangia il sushi o perché gioca a fare il turista, salvo poi vivere nella città nella quale si è nati e a 20 km da mammina.

Se non siamo élite, né proletariato, rimane solo un problema: il posizionamento strategico. Sicuri di essere più vicini all’élite che non al proletariato? E non parlo solo dell’Italia dove i laureati lavano i piatti, ma anche in paesi funzionanti con la piena occupazione. Perché se ti credi élite finirai per appoggiarne le battaglie contro il popolino ignorante senza, però, goderne dei benefici. E senza rendersi conto, soprattutto, che per l’élite globale un ceto medio locale non ha molto più valore del proletariato locale…

 

Approfondimenti

 


[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/ceto-medio/

[2] Cfr. www.treccani.it/enciclopedia/classe-sociale_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

[3] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/ceto_%28Dizionario-di-Storia%29/

[4] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/elite/

[5] Cfr. https://thecatcher.it/elite-game-baricco-91303a9ff352

[6] Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/mediocre/

[7] Cfr. https://yaleglobal.yale.edu/content/superclass-and-inequity-globalization

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Questa voce è stata pubblicata il 11 febbraio 2019 da in politica con tag , , , , , .
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