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Un imprenditore veneto alle prese con il mistero chiamato “Risorse Umane”

Di tanto in tanto compaiono sui giornali articoli dedicati a un fenomeno paradossale in un paese, come il nostro, ad alta disoccupazione: la mancanza di candidati idonei per le posizioni lavorative. Il fenomeno viene letto con la solita chiave di lettura moralistica del “i ggggiovani non hanno voglia di lavorare!!!!1!!!” e pazienza se i dati statistici mostrino quanto il leggendario mismatch fra domanda e offerta di lavoro sia insignificante.

Se per i media la logica moralistica paga(va) dal punto di vista degli ascolti, dal punto di vista imprenditoriale non manca il vantaggio: perché andare da un’agenzia interinale e da professionisti pagando quando basta dire due scemenze a un giornalista a cui sfugge il concetto di fact cheking? Se solo non fosse che talvolta dalle parole degli imprenditori si possa desumere un’ignoranza dell’ABC del mondo delle Risorse Umane semplicemente inquietante. Vediamo perché.

 

—- Non troviamo il personale! —-

Partiamo dall’ultimo caso che mi è capitato di leggere, quello della difficoltà nel reperire figure tecniche per il cantiere nautico veneto Beraldo [1]:

L’ultimo grido sulla carenza di personale (dopo il caso dell’Euroedile di Paese, che ha trovato tecnici dopo mesi, solo grazie ai social), che taglia in due il quadro della disoccupazione italiano, arriva dal cantiere nautico Beraldo, a Ca’ Nogara, nel Veneziano. Lì, da due anni, ci sono quattro cartelline vuote: non arriva alcun curriculum per le posizioni di meccanico per i motori dei mezzi di servizio, un carpentiere, un saldatore e un responsabile di cantiere. Sia chiaro: si tratta di figure specializzate, ma non così rare, anzi. Eppure i posti restano vuoti. Lo stipendio base parte da 1250 euro e può salire fino ai 1600 in base alle qualifiche, come spiegano dall’azienda, ma niente da fare, non si mietono candidature. Il motivo? Serve lavorare nei festivi, in particolare la domenica. È lì che il potenziale popolo fantasma dei lavoratori sparisce o innesca la retromarcia. «C’è chi ritira la candidatura appena sente che serve lavorare la domenica – ha raccontato in questi giorni il titolare Mirco Beraldo -. Mi sono sentito dire addirittura: “La domenica devo accompagnare mia moglie al centro commerciale”. Si rende conto? Quando apriamo le selezioni, facciamo anche fatica a raccogliere dei nominativi, anche solo per i colloqui. Io, dunque, mi chiedo: ma nel nostro Paese c’è davvero bisogno di lavoro?».

Si badi bene che si tratta di figure professionali qualificate tant’é che «A farsi avanti sono gli stranieri, tanti, ma si tratta di manovalanza che a livello professionale è lontana da ciò che si sta cercando».

Ma i nostri non desistono: «Nel frattempo, non si perde la speranza: per i quattro profili vacanti, si continuano a mettere annunci, a chiamare le associazioni di categoria, ad informarsi anche su agenzie del lavoro da fuori regione. Ma sempre con un codice fra gentiluomini: «Una cosa non faremo mai – conclude Mirco Beraldo – strappare dipendenti alla concorrenza, con la promessa di pagarli di più. Ma noi non siamo così».

Io che lavoro nel settore vedo subito un paio di grossi problemi nel racconto. E voi?

 

—– Ma le persone come si assumono? —-

Se mi venisse presentato un caso del genere al lavoro porrei due quesiti:

  • La tipologia delle figure ricercate;
  • La strategia di ricerca adottata;

 Dall’articolo si possono ricavare entrambi gli elementi, seppur sommariamente:

  • meccanico per i motori dei mezzi di servizio, un carpentiere, un saldatore e un responsabile di cantiere;
  • si continuano a mettere annunci, a chiamare le associazioni di categoria, ad informarsi anche su agenzie del lavoro da fuori regione;

Per quanto riguarda gli annunci è da notare una cosa divertente. Un giro sul sito web dell’azienda mostra che non esiste né una pagina dedicato all’invio dei CV né una per la pubblicazione delle posizioni aperte:

 

E ti credo che non arrivi nessun CV! Come puoi candidarti a una posizione se non c’è l’annuncio? Scherzi a parte, dopo aver scritto che non arrivano candidature l’articolo si contraddice evidenziando le risposte ricevute in fase di colloquio riguardanti il rifiuto per il lavoro domenicale. Arrivati lì tramite le agenzie del lavoro e il passa parola, si presume. Quanto basta per mettere in dubbio il disegno complessivo della ricerca dei candidati, direi.

Ma, ora, concentriamoci sulle figure professionali. Parliamo di profili di medio livello, immagino con esperienza pregressa conoscendo le aziende italiane. Di queste figure almeno una sicuramente richiede almeno un minimo di esperienza nel settore: il capo cantiere. E ricordate cosa aveva detto l’imprenditore? Questo:

«Una cosa non faremo mai – conclude Mirco Beraldo – strappare dipendenti alla concorrenza, con la promessa di pagarli di più. Ma noi non siamo così».

Solo una domanda: ma un capo cantiere nautico dove lo trovi se non in un altro cantiere nautico? E se anche si cercasse un capo cantiere generico, quanti di questi sono a spasso? Il tasso di disoccupazione nel Nord-Est è intorno al 6% con occasionali discese intorno al 5%.

Ricapitoliamo:

  • vengono ricercate figure di medio livello per quanto riguarda la specializzazione;
  • in una zona geografica dove queste figure sono molto ricercate;
  • e probabilmente già occupate visto il basso tasso di disoccupazione;
  • adottando strategie di ricerca piuttosto limitate che escludono da subito l’head hunting;

Siete davvero sorpresi dal risultato deludente? Io no, non si tratta di disperati senza lavoro ma di professionisti con un mercato. E a queste persone si devono offrire  condizioni contrattuali competitive se le si vuole assumere. Un professionista non è un è mendicante, né un datore di lavoro un eroe.

 

—- Il lavoro si paga! —-

L’errore tipico quando si parla di disoccupazione è quello di prendere il dato statistico complessivo a livello nazionale senza considerare la dimensione geografica e quella professionale. Ha poco senso, infatti, considerare persone a cui mancano i requisiti minimi per la posizione ricercata o che sono distribuiti sull’intero paese e non dove sono richiesti.

Altro punto da valutare è se le condizioni lavorative offerte siano competitive per il mercato del lavoro locale. Sapete com’è, lo so che gli imprenditori italiani rimangono scioccati quando chiedi informazioni in merito alle condizioni contrattuali ma, di solito, non si lavora per la glora. E questo discorso assume un valore ancora più grande se parliamo di figure che già lavorano e che hanno mercato in una zona con un tasso di disoccupazione basso. Non a caso al primo approccio HR si dovrebbe appurare:

  • se il candidato è ancora disponibile;
  • se ha compreso la posizione per la quale si è candidato;
  • le aspettative salariali;

Per quanto riguarda l’ultimo punto, non ha senso perdere tempo se ho un budget di 50 e lui/lei ne vuole 100, non trovate?

Fra l’altro spulciando i dati Istat scopriamo questa cosa qui:

Il tasso dei posti vacanti è raddoppiato dal 0,6 del 2010 all’1,2% del 2018. Perché i “gggiovani” non studiano le cose giuste? No, non a caso non parliamo unicamente delle figure entry level non solo per quanto riguarda il tasso dei posti vacanti, ma anche per chi emigra [2]:

Prima il calo poi la crisi del 2008 e l’inversione di tendenza

L’emigrazione degli italiani all’estero, dopo gli intensi movimenti degli anni ’50 e ’60, è andato ridimensionandosi negli anni ’70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l’anno gli italiani in uscita.

Oltre 114mila persone sono andate all’estero nel 2015

Sotto l’impatto dell’ultima crisi economica, che l’Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all’estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l’anno.

La fuga dei cervelli

A emigrare – sottolinea il report – sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l’estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l’11,9% la laurea ma già nel 2013 l’Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati.

Sapete, invece, quali sono le due principali regioni per quanto riguarda gli italiani che lasciano il paese? Nel 2017 erano Lombardia e Veneto con rispettivamente il 18,5% e il 9,4% del totale [3]. E non si tratta di persone che se ne vanno per via delle disoccupazione ma, spesso e volentieri, si tratta di professionisti caratterizzati da profili tecnici di medio ed elevato livello e ricercati in mezza Europa. Perché, sia chiaro, non è che le industrie sono presenti solo in Italia. Visto il fenomeno, come si possa pensare di non subire gli effetti sul piano delle Risorse Umane presenti sul territorio, francamente, mi sfugge.

Insomma, quanto basta per capire le difficoltà nel reperire figure ricercate e nell’intuire le difficoltà di chi non può offrire le stesse condizioni contrattuali di realtà aziendali più grandi e strutturate. Ma mi raccomando, continuate pure con le battute sceme sulla voglia di lavorare e sui laureati in Scidecom.

 

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[1] Cfr. http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-nostro-paese-rsquo-davvero-bisogno-lavoro-rdquo-195357.htm

[2] Cfr. https://www.documentazione.info/oltre-250mila-italiani-emigrano-allestero-quasi-quanti-nel-dopoguerra

[3] Cfr. http://www.migrantestudi.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo/

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3 commenti su “Un imprenditore veneto alle prese con il mistero chiamato “Risorse Umane”

  1. magiupa
    13 febbraio 2019

    Sai,quando vedo questi articoli mi faccio domande tipo, cerchi panettieri che notoriamente lavorano di notte,9 ore al giorno anche10 a volte per 6 giorni alla settimana e parli di stipendi che possono arrivare addirittura a 1400/1500 al mese(che è come dire sottopagati dato che sono cifre da operaio generico che lavora di giorno per 5 gg) e ti stupisci che nn li trovi o che accettino solo immigrati nn preparati,che ovviamente appena hanno imparato ti mollano…strano.

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