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Perché la destra avanza? Perché è più idonea a fronteggiare lo spirito dei tempi (prima parte)

E dopo i paesi dell’Est Europa, Trump, la Brexit, i gillet gialli e il Governo gialloverde in Italia, anche dalla Spagna arrivano brutte notizie per globalisti/euroinomani assortiti:

Situazione più che mai caotica in Spagna. Dopo la bocciatura della legge di Bilancio, il governo di centrosinistra presieduto da Pedro Sanchez è arrivato al capolinea con delle elezioni anticipate che sono state indette in data 28 aprile, un mese prima delle europee.

Guardando l’ultimo sondaggio politico, i socialisti del PSOE sarebbero comunque in vantaggio rispetto ai popolari del PPE. Grazie all’exploit di Vox, l’insieme delle forze di centrodestra potrebbe però avere la maggioranza in Parlamento.

Senza dimenticare, poi, i sondaggi per le prossime elezioni europee che vedono i “populisti” in crescita, a differenza di socialisti e populisti. Quanto basta per porsi un quesito molto banale: ma perché la destra vince e la sinistra sta scomparendo?

 

—- Quid est sinistra? —-

Prima di tutto bisogna ricordare che la concezione destra/sinistra di per sé vuol dire poco perché i suoi contenuti ideologici cambiano con il tempo. Per quanto ci riguarda possiamo prendere come punto di riferimento il 1945 e lo scenario politico che si viene a configurare nel dopoguerra imperniato sulla dicotomia socialisti/popolari. A sinistra, inoltre, si deve evidenziare la frattura fra la socialdemocrazia con le sue istanze volte a costruire un welfare universale senza superare il sistema capitalista – siamo negli anni del capitalismo misto – e il comunismo con la volontà dichiarata di abbattere l’ordine sociale e politico esistente a favore dei soviets.

Per vedere cosa è successo alla sinistra italiana in tema di politiche economiche basta fare un breve excursus storico. Ecco i sindacati, il non plus ultra della politica di sinistra noventesca, in merito all’abolizione dell’Art.18 [2]:

Modifica articolo 18: quel no di Cofferati nel 2002 davanti a 3 milioni di persone

Il 23 marzo 2002 circa 3milioni di persone si riuniscono al Circo Massimo, a Roma, per partecipare alla manifestazione indetta dalla Cgil in difesa dell’articolo 18. Sono passati solo quattro giorni dall’assassinio di Marco Biagi, il giuslavorista italiano freddato dalle Nuove Brigate Rosse, e nel Paese c’è chi suggerisce il legame tra questo crimine e le crescenti tensioni sociali. A capo del sindacato l’allora segretario Sergio Cofferati che, dopo aver smentito ogni possibile affinità tra battaglie sindacali e azioni criminalì, affronta temi ad oggi attuali: modifica dello Statuto dei lavoratori, scuola e manovre fiscali. Nel video, alcuni passaggi del suo intervento

Ed ecco Renzi, all’epoca neo eletto segretario del  PD [3]:

La discussione sull’articolo 18 sì o no ci riporta alla casella di partenza. Non è importante un articolo, un totem ideologico, ma semplificare per dare garanzie a tutti…». Così parlava Matteo Renzi il 22 dicembre 2013, appena eletto segretario del Pd con una maggioranza schiacciante. «Non torniamo a discussioni ideologiche. La rivoluzione sul lavoro è possibile se tutti abbandoniamo le certezze. Altrimenti, se ripartiamo dal solito percorso, perdiamo la strada per tornare a casa».

E l’elenco potrebbe proseguire con le privatizzazioni, la flessibilità per il mondo del lavoro (pacchetto Treu), le liberalizzazioni. Il processo ha preso avvio a partire dalla fine degli anni ’80 fino a raggiungere la totale adesione alle politiche economiche di centro-destra sotto Renzi. All’epoca era sostanzialmente difficile da distinguere da Berlusconi, non solo per le politiche e la retorica adottata ma anche per la visione del mondo veicolata dalle parole e dal modo di porsi. Il processo è stato progressivo ma basta avere un minimo di memoria storica per notare la differenza fra il programma economico dei DS e quello del PD. Mentre bisogna avere un’elevata attenzione al dettaglio per trovare la differenza fra il programma ecomomico del PD e quello di FI…

La cosa ha portato alcuni a teorizzare che il liberismo sia di sinistra ma più semplicemente in molti hanno capito che le politiche, non dico corrette, ma almeno praticabili sono quelle del campo avverso. Il che porta al quesito fondamentale: ma se aveva ragione il centro-destra perché dovrei votare chi aveva torto?

Per capire la causa di questo fenomeno basta tornare al 1989 con il colossale fallimento delle forze comuniste. Anche la socialdemocrazia non se la passava benissimo e il connubio alta tassazione/alta spesa pubblica entra in crisi proprio negli anni ’90, salvo poi riprendersi più o meno nel decennio successivo. Sul piano economico, però, la lezione è chiara e le istanze di superamento dell’ordine socio-economico esistente vengono relegate alle frange radicali tanto a destra quanto a sinistra. Ma quel che conta è che la sinistra perde la sua ragione d’essere economica e neppure una virata sulla socialdemocrazia sembra essere percorribile. Il tutto con encomiabile nonchalance visto che chiedono il voto gli stessi che hanno sbagliato su tutto per quasi un secolo per implementare, poi, le stesse politiche che ritenevano essere sbagliate.

 

—- Di froci e zingari —-

Se a livello economico il centro-destra e il centro-sinistra sono quasi intercambiabili, che cosa differenzia i nostri eroi dai bruti reazionari e “fasssisti!1!!”? Per quale motivo dovrei votare il centro-sinistra a dispetto del centro-destra? Vada per la sinistra radicale che è rimasta ancorata al superamento del capitalismo, ma gli altri? La risposta è da ricercare nella lotta per i diritti civili: come disse elegentamente un operaio intervistato in merito, la sinistra ha abbondanato i lavoratori per passare ai froci&zingari. Tutto bello se non fosse che i lavoratori sono numericamente superiori e ogni volta che si analizzano i flussi elettorali di un’elezione si prende atto che la sinistra non sfonda non solo fra le partite IVA, ma neppure fra gli operai e i dipendenti pubblici [4]:

Il PD smagrito ha una base sociale che si restringe sempre più, mantenendo solo una presenza importante nelle classi di età più elevate e tra i pensionati. Il ‘ceto medio riflessivo’ che ha costituito uno dei suoi cardini, sembra oramai abbandonarlo. In parte a favore della lista Bonino, che ottiene buoni risultati tra studenti, laureati, ceti elevati e ceti medi. È la lista scelta da chi voleva restare nel centrosinistra ma non nel PD. Ma questa lista non è bastata a recuperare la spinta verso l’astensione di quest’area.

Nel centrodestra la Lega è sempre più trasversale, poiché ottiene certo elevati consensi tra i lavoratori autonomi e gli operai, ma ad esempio svetta tra le casalinghe. È come se avesse fatto proprio la base sociale di Forza Italia sempre meno attrattiva, tranne tra i disoccupati.

Il Movimento 5 stelle massimizza la trasversalità che abbiamo intravisto per la Lega. È difficile trovare accentuazioni particolari, tanto che le principali caratterizzazioni sono in negativo: un po’ meno in quei segmenti che votano un po’ di più per il PD, cioè età elevate, laureati, pensionati. L’unica differenza apprezzabile in positivo è il voto dei dipendenti pubblici, dove il Movimento ottiene uno dei valori più alti. Un tempo bacino di voti per il centrosinistra, sembrano essersi definitivamente spostati.

La sinistra, in poche parole, veniva da un fallimento colossale a cui ha messo mano svendendosi l’anima dei diritti dei lavoratori a favore dei diritti civili che interessano solo a una minoranza o, non si sa bene perché, degli immigrati che sono pure conservatori da un punto di vista sociale ed etico. Non è difficile vedere le magagne di questa posizione strategica: se sei a favore del sistema economico attuale voti il centro-destra con la sua retorica delle imprese, delle partite IVA e delle start up, se sei stufo delle delocalizzazione voti sempre a destra o a sinistra e non il centro-destra o il centro-sinistra. Il centro-sinistra, semplicemente, dal punto di vista economico non ha più nulla da dire lasciando le istanze di un nuovo ordine socio-economico alla sinistra/destra radicale le cui comuni istanze hanno portato a coniare il termine rosso-bruni.

Se vi state chiedendo se la risposta al problema è quella di etichettare come falliti, analfabeti funzionali, sdraiati, fascisti e razzisti tutti quelli che votano contro la sinistra, beh, guardate i risultati elettorali. Sarebbe poi da spiegare perché i colti e gli intelligenti per definizione abbiano toppato clamorosamente con il comunismo e, ancor di più, come abbiano potuto adottare le stesse politiche economiche della parte avversa tanto facilmente e senza un minimo di autocritica.

Ma l’economia, ad ogni modo, non esaurisce il ventaglio delle opzioni politiche ed è proprio qui che cade rovinosamente la sinistra, tanto al centro quanto quella radicale. Messa da parte l’idea di creare l’uomo nuovo per la società dell’avvenire, la sinistra si è ridotta all’essere cassa di risonanza per la cultura del piagnisteo. Ogni gruppo, gruppetto o gruppescolo può avanzare le proprie rivendicazioni identitarie o economiche senza che ne risulti, però, una strategi organica. Non puoi appoggiare i diritti degli omosessuali per poi chiudere un occhio sull’estremismo di matrice islamica. Se non ci credete provate a costruire il prossimo centro dell’Arcigay vicino a una moschea…

Ad essere fatale per la sinistra, tuttavia, è l’ideologia del superamento degli Stati-Nazione a favore di non sa bene che cosa, nel caso specifico europeo per un coso indefinito chiamato Stati Uniti d’Europa. Peccato che i più intelligenti abbiano toppato nuovamente patrocinando un coso amorfo che non può funzionare e che, infatti, non funziona. Così come hanno vaticinato la fine dello Stato-Nazione quando è l’unica entità politica a rimanere in piedi in mezzo a un mare di stati falliti e clan. Altrettanta errata era la lettura della globalizzazione letta come una sorta di atto della natura quando non è altro che la pax imperiale americana. Non a caso quando Trump ha minacciato di ritirarsi è sembrato che il giochino dovesse rompersi: senza la US Navy che pattuglia gli oceani come puoi costruire un mercato globale?

La sinistra, poi, risulta cieca davanti ai problemi derivanti dalla libera circolazione delle merci e delle persone. E se nel primo caso la cosa può essere spiegata dall’agenda economica adottata, nel secondo caso non possiamo che leggere il più sciocco furore ideologico. La lunga schiera di assurdità partorite sulle società multiculturali, l’immigrazione, i no borders e compagnia ne sono una lampante dimostrazione.

La sinistra, quindi, viene da una posizione perdente in economia a cui si è aggiunta una posizione altrettanto perdente in termini politici e sociali senza che si possa fare marcia indietro per non rimetterci la faccia:

  • Non puoi mollare gli Stati Uniti d’Europa, non per gli Stati-Nazione dati come obsoleti e fascisti;
  • Non puoi pensare di regolare e constrastare il fenomeno migratorio, non dopo aver etichettato come razzisti chi si opponeva ai no borders;
  • Non puoi pensare a politiche assimilazioniste e neppure integrazioniste dopo aver decantato per anni la bellezza delle società multiculturali che, però, non possono esistere;
  • Non puoi considerare le istanze di proletari e disoccupati dopo aver fatto tuo il modello delle start-up;

Più in generale, la sinistra che modello di società propone? A livello economico non può puntare sulle tasse e le imprese perché è il terreno della destra, né puntare sui disoccupati dopo aver descritto i fruitori del Reddito di Cittadinanza come scansafatiche. Quale sia il programma della sinistra mi sfugge, al netto di qualche accenno al riscaldamento globale che può essee solo affrontato in chiave tecnologica e di sicuro non con la decrescita. A livello di politica internazionale parlare anche solo di interesse nazionale vuol dire entrare in odore di fascismo. A livello di ordine pubblico i casini creati da tre anni scellerati di gestione dell’immigrazione non vengono minimamente presi in considerazione – il crimine percepito dicono –  mentre il supposto “inarrestabile” fenomeno dei migranti è stato bloccato da Minniti e da Salvini in tre mesi.

Sinistra, al netto delle politiche economiche, vuol dire occuparsi di qualche minoranza, aprire le frontiere e sperare che non esplodano le tensioni sociali e che l’ordine pubblico tenga in qualche modo. Non prima di aver chiesto perdono perché siamo brutti, sporchi e cattivi. Pochino, non trovate?

Rimane il curioso caso della sinistra radicale: perché pur rimanendo alternativa all’esistente configurazione socio-economica è scomparsa dalla politica? Alcune istanza sono state raccolte dai grillini, ma solo in parte. La risposta è semplice: per via dello spirito dei tempi nei quali viviamo.

[… continua]

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[1] Cfr. https://www.money.it/elezioni-Spagna-2019-sondaggi-risultati-data

[2] Cfr. https://video.repubblica.it/dossier/articolo-18/modifica-articolo-18-quel-no-di-cofferati-nel-2002-davanti-a-3-milioni-di-persone/181351/180151

[3] Cfr. http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/09/29/news/articolo-18-una-polemica-che-viene-da-lontano-1.182177

[4] Cfr. https://www.ipsos.com/it-it/elezioni-politiche-2018-analisi-del-voto

3 commenti su “Perché la destra avanza? Perché è più idonea a fronteggiare lo spirito dei tempi (prima parte)

  1. fla
    21 febbraio 2019

    lo spirito dei tempi dovrà prima o poi fare i conti con la realtà. Quando lo farà gli eroi non saranno più tali … pare.

    • Charly
      26 febbraio 2019

      Umh, tutte le ideologie si scontrano con il reale, prima o poi. Il trucco è non risultarne totalmente devastato.

  2. Pingback: Perché la destra avanza? Perché è più idonea a fronteggiare lo spirito dei tempi – hookii

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2019 da in politica con tag , , , , , , , .
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