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Debunking again: il mito del mismatch fra domanda e offerta di lavoro

Uno dei miti duri a morire in Italia è la curiosa idea che le posizioni professionali disponibili siano una variabile indipendente rispetto all’andamento del ciclo economico. Della serie: siamo in stagnazione da 20 anni e abbiamo avuto due anni di recessione? E che volete che sia [1]:

Ha detto quattro milioni? Davide Dattoli non ha dubbi e ripete che «sì, i posti disponibili in Italia che non si riesce ad assegnare per mancanza di candidati con le giuste competenze sono valutabili in quattro milioni». È un numero da brividi, quello offerto dal fondatore dei Talent Garden. Batte anche i senza lavoro certificati Istat e diventa misura impietosa della debolezza strutturale che inquina il potenziale economico del Paese. Parla di voglia di crescere zavorrata dal malfunzionamento di scuola, imprese e amministrazione.

«Do anche la colpa ai genitori», insiste il giovane che cinque anni fa ha creato la più grande rete europea di co-working: «Dicono ai figli “prendi una laurea tradizionale che sei tranquillo” e alla fine creano solo nuovi disoccupati».

Solo una domanda:  ma se con un’economia che cade a pezzi abbiamo piuù posti di lavoro disponibili che disoccupati – 4 milioni vs 2,7 milioni – che cosa succederebbe se l’Italia crescesse nella media europea? Altro che africani, dovremmo importare i marziani…

 

—- Diamo i dati: le posizioni vacanti —-

Per risolvere l’apparente paradosso è sufficiente farsi un giro nel sito Excelsior Unioncamere. Dopo una discreta quantità di tempo buttato – perché, ovviamente, non hanno un database online come quello dell’Istat – la situazione è come segue:

Trimestre Assunzioni previste Difficile reperimento  

%

Disoccupati

(in migliaia)

Terzo Trimestre 2011 162.600 27.950 17.2%

 

1.862
Quarto trimestre 2011 91.770 16.090 17.5%

 

2.374
Primo trimestre 2012 152.070 28.350 18,6%

 

2.729
Secondo trimestre 2012 228.190 31.960 14%

 

2.651
Terzo trimestre 2012 158.840 22.210 14%

 

2.439
Quarto trimestre 2012 131.090 21.310 16,3%

 

2.945
Primo trimestre 2013 137.770 19.970 14,5%

 

3.221
Secondo trimestre 2013 192.210 23.310 12,1%

 

3.029
Terzo trimestre 2013 139.990 17.280 12,3%

 

2.812
Quarto trimestre 2013 121.160 15.570 12,8%

 

3.212
Primo trimestre 2014 121.210 16.370 13,5%

 

3.447
Secondo trimestre 2014 203.540 21.870 10,7%

 

3.102
Terzo trimestre 2014 140.050 13.360 9,5%

 

2.975
Quarto trimestre 2014 127.740 12.620 9,9%

 

3.420
Primo trimestre 2015 132.780 18.610 14%

 

3.302
Secondo trimestre 2015 238.380 28.480 11,9%

 

3.101
Terzo trimestre 2015 158.140 19.410 12,3%

 

2.677
Quarto trimestre 2015 145.590 17.940 12,3%

 

3.053
Primo trimestre 2016 146.270 22.150 15,1%

 

3.087
Secondo trimestre 2016 269.250 33.450 12,4%

 

2.993
Terzo trimestre 2016 187.680 24.680 13,2%

 

2.808
Quarto trimestre 2016 342.070 49.610 14,5%

 

3.161
Primo trimestre 2017 258.820 51.490 19,9%

 

3.138

 

Come si può facilmente notare, fino al 2017 le posizioni lavorative di difficile reperimento erano poche migliaia mentre il numero dei disoccupati veniva misurato in milioni. Nessuna sorpresa, con un ciclo economico avverso i dati non potevano che essere questi. E tanti saluti, ovviamente, alla teoria fantasiosa del mismatch fra domanda e offerta di lavoro con annessi i laureati choosy.

Negli ultimi due anni e mezzo, tuttavia, grazie a un minimo di espansione economica, possiamo assistere ad un aumento nei numeri sia nelle assunzioni sia nelle percentuali dei profili di difficile reperibilità. Ormai siamo stabilmente sopra il 20% con picchi occasionali oltre il 30%, valori doppi e talvolta tripli rispetto a pochi anni prima. In termini numerici, in base alle richieste del momento, possiamo anche superare le 100mila unità quando fino al 2017 era difficile arrivare anche solo alle 50mila unità. Se comparati ai 2,7 milioni di disoccupati di inizio 2019, di nuovo, il mismatch non si rivela particolarmente importante e in sua assenza i disoccupati calerebbero solamente a 2,6 milioni. Ma rimane notevole il fatto che nell’arco di pochi anni i numeri siano aumentati da 10-50mila fino a picchi superiori a 100mila. La mia ipotesi è che la cosa sia dovuta agli italians in fuga [2].

Sapete com’è, con anni di migrazione non puoi che rimetterci di capitale umano. E poi c’è il discorso della competitività in termini economici delle PMI in termini di condizioni contrattuali…

 

—- Il tasso dei posti vacanti —-

Un altro fattore da tenere in considerazione è l’evoluzione del tasso di posti vacanti. Si tratta, secondo la definizione dell’Istat, del rapporto percentuale fra numero di posti vacanti e somma di posti vacanti e posizioni lavorative occupate. I posti vacanti misurano le ricerche di personale che alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre) sono già iniziate e non ancora concluse. Sono, infatti, quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo [3].

Nel 2010 questo valore era pari al 0,6% per poi calare fino al 0,4% nel 2015 e tornare al 0,6% nella prima metà del 2016. Ancora una volta possiamo notare che i milioni e milioni di posti di lavoro non coperti per mancanza di candidati si rivela essere una fantasia dei giornali. Dalla seconda metà del 2016 il tasso aumenta ulteriormente fino a raggiungere l’1,2% nell’ultimo trimestre del 2018.

Il valore di per sé non è affatto impressionante se confrontato su scala europea (secondo quadrimestre 2018), basti pensare al 5,4% della Repubblica Ceca, al 3,5% del Belgio, al 3,1% dell’Olanda e al 2,9% tedesco.

Paradossalmente in questa classifica di choosytà l’Italia si piazza a fondo classifica con dietro solo gli altri PIIGS (Grecia a 0,7%, Spagna e Portogallo a 0,9%, Irlanda 1,1%) e Bulgaria (0,9%) e Slovacchia  a pari merito (1,2%).

 

—- It’s the economy, stupid! —-

Secondo voi qual è la causa del fenomeno? Proviamo a vedere il tasso di disoccupazione dei paesi con un tasso di posti vacanti superiore al 2%:

 

Tasso posti vacanti Tasso disoccupazione
Rep .Ceca 5,4%

 

2,4%
Belgio 3,5%

 

6,5%
Olanda 3,1%

 

3,9%
Germania 2,9%

 

3,4%
Austria 2,7%

 

4,8%
Ungheria 2,7%

 

3,7%
Svezia 2,7%

 

6,6%
UK 2,7

 

4%
Lattonia 2,6

 

7,4%
Slovenia 2,6%

 

5,3%
Malta 2,2%

 

3,8%
Finlandia 2,1%

 

7,6%
Danimarca 2,1%

 

4,9%

 

Questi valori vanno poi letti nell’ottica dei trend degli ultimi anni a cui abbinare il tasso di crescita del Pil.

Sicuramente ci sono alcune eccezioni, come la Spagna, ma è lecito aspettarsi un tasso di posti vacanti maggiore in una condizione di piena occupazione e crescita del Pil e non il contrario. Tutti fattori che non si presentano nel caso italiano. Tirare giù un lavoro del genere è decisamente troppo per un post e siamo dalle parti un paper per dimensioni e impegno. Presumo che mi perdonerete se mi limito ad accennare alla cosa, per farmi perdonare un giorno vi posto un paio di grafici che mettono in rapporto i laureati e i giovani (15-24 anni) con il totale dei disoccupati. Nessuna novità neanche lì, se siete miei abituali lettori.

Abbastanza scontato, no? E tanti saluti ai choosy.

 

——————————————————————————————-

[1] Cfr. https://www.lastampa.it/2017/05/19/societa/quattro-milioni-i-posti-di-lavoro-in-cerca-del-giusto-curriculum-Q5ZDvyzsPG5USkcYZehRbP/pagina.html

[2] Cfr.  Cfr. http://www.astrid-online.it/static/upload/sint/sintesi_rim2018.pdf

[3] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/227042

15 commenti su “Debunking again: il mito del mismatch fra domanda e offerta di lavoro

  1. Rettiliano Verace
    3 marzo 2019

    Questa storia continuera’ a essere ripetuta in eterno: i lettori dei giornali in italia sono vecchi berlusconiani, e i vecchi berlusconiani vogliono sentirsi dire che i posti di lavoro ci sono ma i giovani choosy non li vogliono perche’ c’e’ da lavorare. Non vai certo a dire ai tuoi lettori che le cose in cui credono sono minchiate, altrimenti quelli ti mandano a cagare e vanno da chi gli dice le cose che vogliono sentisi dire.

    • Charly
      3 marzo 2019

      Il problema è che ci sono pù disoccupati over 50 che disoccupati giovani!

      • Rettiliano Verace
        4 marzo 2019

        Forse non mi sono spiegato bene: qui non si parla di fatti ma di sentimenti, e i sentimenti se ne fregano dei fatti (cosi’ come i fatti se ne fregano dei sentimenti). Se un vecchio coglione si e’ fatto l’idea dei giovani choosy e strafottenti la manterra’ per sempre, anche se si vedra’ davanti migliaia di disoccupati over 50 che non lavorano perche’ il loro lavoro non esiste piu’.

      • Charly
        4 marzo 2019

        Detta anche la definizione di stupidità…

  2. Remo
    3 marzo 2019

    Bisognerebbe in realtà parlare di choosytà della aziende che richiedono competenze assurde rispetto i ruoli che propongono o che non vogliono assolutamente sforzarsi di far formazione, ma pretendono anzi di trovare il profilo perfetto senza magari pensare di ricavarlo al proprio interno.

    • Charly
      4 marzo 2019

      Yes, e il motivo è sempre quello: hanno la fila di candidati a cui aggiungere la difficoltà delle PMI nel formare il personale per questioni di taglia. Lavoro in Polonia in un regime di piena occupazione con abbondanza di imprese di grandi dimensioni e ti assicuro che qui è l’esatto contrario.

    • mig
      6 marzo 2019

      onestamente le aziende in italia non chiedono compotenze così elevate..almeno non piu dei corrispettivi europei .
      il problema è che vogliono pagare poco

      • Charly
        7 marzo 2019

        Oltre a volere è anche una questione di potere: se sei piccolo non hai lo stesso budget di chi è grande.

      • am
        7 marzo 2019

        in linea di massima ti do ragione.
        Va detto pero che le corporation a volte sfruttano il fattore prestigio-formazione per tenere il salario decente ma non tropo elevato.
        non ultima una jappo corporation che per spedirmi in gallia questionava sullo stipendio in italy…

  3. Pingback: Di numeri chiusi, liberali da strapazzo e l’ABC del mercato del lavoro | Charly's blog

  4. Tusk
    20 marzo 2019

    Giusto 10 giorni fa il Boldrin ha rimbalzato ancora sta scemenza del mismatch, ma non prima di essersi lamentato che l’informazione italiana spara scemenze in ambito economico. L’ironia.

    • Charly
      20 marzo 2019

      Essendo di formazione storico-sociologica apprezzo in particolar misura l’ironia della storia…

      • Tusk
        20 marzo 2019

        A proposito di ironia, ti segnalo lo scritto “Macron, libertà, protezione: attenzione” pubblicato su Medium nel quale si legge che, in ultima analisi, di fronte a un mercato globale dove spadroneggiano monopoli stranieri (Cina USA e Russia in primis) , l’Europa tanto bisognosa di grosse aziende per la tanto richiesta competitività verso i monopoli stranieri fa bene ad abbattere l’ascesa delle prime e a lasciar indisturbati i secondi: nel primo caso daje di antitrust in nome della concorrenza e dei consumatori contro i monopoli europei, nel frattempo guai a legiferare contro i monopoli stranieri altrimenti diventa proibizionismo.

        Quando il fronte europeista-liberista si lamenta dello stadio psichiatrico dell’attuale sovranista, mi domando se leggono le loro stesse scemenze prima di psicanalizzare il prossimo.

      • Charly
        23 marzo 2019

        Se ti consideri il verbo incarnato non perdi tempo per queste cose, temo.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 marzo 2019 da in economia con tag , , , .
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