Charly's blog

La Nuova Via della seta? Non sono affari, è geopolitica

Fra i vari motivi d’attrito fra Di Maio e Salvini dobbiamo registrare anche la Nuova Via della seta [1]:

il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, presentando un nuovo portale per gli incentivi alle imprese, ha chiarito: “Il tema delle esportazioni passa per relazioni anche con nuovi paesi, ma sempre nell’ottica di aiutare le nostre imprese, non di stabilire nuovi legami politici o di stravolgere i nostri assetti internazionali”.

Per Di Maio quindi è solo un’opportunità per il Paese: “Non è assolutamente un’occasione per noi per stabilire delle nuove alleanze a livello mondiale, geopolitico, ma solo un’opportunità per dire che dobbiamo riequilibrare il livello di import ed export tra noi e la Cina e dire che dobbiamo esportare di più verso la Cina, in questo momento la bilancia pende in maniera clamorosa sul lato Cina e non è solo la Cina, ma ci sono molte economie emergenti a cui guardiamo con attenzione ed economie tradizionali con cui vogliamo scambiare molto di più”.

Più cauto Salvini: «Non abbiamo pregiudizi – ha aggiunto – siamo favorevoli al sostegno e all’apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture» [2].

 

—– La Nuova Via della seta —-

Ma cos’è la Nuova Via della seta? Si tratta di un progetto a guida cinese, per tracciato e capitali, volto a creare delle vie di comunicazioni dirette fra la Cina e l’Europa. Il paese asiatico deve buona parte della sua crescita all’export che per quanto in calo dal valore del 2006, 37,18%, registra tuttora un notevole 19,64% sul totale del PIL [3]. Per quanto riguarda i partner commerciali registriamo [4]:

The top export destinations of China are the United States ($436B), Hong Kong ($250B), Japan ($148B), Germany ($99B) and South Korea ($87.2B). The top import origins are the United States ($122B), South Korea ($121B), Japan ($120B), Germany ($83.7B) and Other Asia ($80.7B).

Al netto degli adepti di scuola Oskar Giannettiana, non ci vuole un genio a capire che un’economia basata sull’export, ben lungi dall’essere moralmente superiore rispetto alle altre, è in realtà dipendente dalle scelte altrui. Considerato poi che tutti i principali partner commerciali cinesi sono raggiungibili solo via mare e che il 90% del commercio mondiale passa per la stessa via, è altrettanto facile da capire che un blocco militare marittimo sarebbe un colpo devastante per l’economia cinese. E guarda caso è la US Navy che opera nel Mar Cinese, non la flotta cinese nel Golfo del Messico.

Per aggirare il problema i cinesi se ne sono usciti con l’idea della Nuova Via della seta in modo da passare via terra piuttosto che per le rotte commerciali. Si tratta, allora, di una palese dichiarazione di debolezza e una strategia di ripiego visto che i cinesi ammettono apertamente di non poter competere con la US Navy. Ma anche così non mancano di certo le problematiche:

  • I costi sono ingenti;
  • Il tracciato passa per il Medio Oriente la cui instabilità è nota;
  • Non c’è nessuna garanzia che i paesi coinvolti rimangano neutrali e non passino armi e bagagli dalla parte degli USA;

D’altronde è una soluzione di ripiego, lo si è detto… Analizzando il tracciato previsto si può notare comunque l’esistenza di una via marittima [5]:

Il motivo è dettato dalla maggiore convenienza delle rotte marittime su quelle terrestri, ma come abbiamo visto la rotta marittima sarebbe aperta solo in tempo di pace e non in caso di conflittualità fra la Cina e gli USA.

Tornando al caso specifico italiano, infine, possiamo evidenziare che l’Italia:

  • Non è un importante partner commerciale cinese;
  • È marginale nella Nuova via della Seta visto che sarebbe solo il punto di approdo del piano B, la rotta marittima, e non del piano A, quella terrestre;
  • Anche come punto di approdo verrebbe coinvolto solo il Nord-Est, probabilmente Trieste, per poi salire verso il Nord;
  • Il vero destinatario è la Germania (import/export) e l’Olanda (i porti);

A ben vedere fra i paesi europei quelli più coinvolti saranno la Polonia (hub logistico) e la Repubblica Ceca (hub finanziario).

 

—- It’s the Geopolitics, stupid! —–

Di nuovo torniamo all’impreparazione concettuale tipico del mondo politico europeo e italiano in particolare. Di Maio ragiona principalmente in termini economici, da piazzista del Made in Italy, e non si rende conto che l’iniziativa cinese nasce per ragioni geopolitiche nello scenario dello scontro fra Cina e Usa. Per non farsi mancare nulla, poi, abbiamo anche la questione dell’acquisizione di infrastrutture strategiche per mano cinese e della lotta per le nuove tecnologie come il 5G.

Detto in termini più semplici: non è una mera questione di partner commerciali, è una scelta di campo fra gli Usa e la Cina. Non siamo gli unici a stare in mezzo, si pensi alla Polonia, ma lo scenario che si sta delineando è il classico scontro fra una talassocrazia globale e un potere emergente di natura terrestre. Ieri era l’Unione Sovietica, oggi è la Cina.

Nel caso europeo abbiamo anche il nascente asse Parigi-Berlino che flirta con Mosca da una parte, Londra e l’Est Europa dall’altra. Manca l’Italia che, come al solito, non vuole scegliere o cerca di stare in tutti i campi possibili. Ma in un contesto di scontro gli Usa, ovviamente, metteranno in linea l’alleato prima toccando gli interessi economici e poi, eventualmente, usando metodi di pressione più persuasivi. Ricordate lo scandalo che emerse quando venne fuori che gli Usa spiavano gli alleati? La politica inevitabilmente si muove in una certa dimensione di grigiore giuridico che può essere scoperto tramite spionaggio. Le informanzione così ottenute possono essere usate per decapitare le classi dirigenti tramite inchieste giudiziarie. Alla Tangentopoli, per intendersi.

Si deve capire, infine, che non stiamo discutendo di un semplice accordo commerciale ma della nostra posizione all’interno del mondo geopolitico del 21° secolo. Se rimanere nel mondo atlantico come ponte di lancio verso l’Africa e il Medio Oriente o diventare la tappa conclusiva della Nuova Via della seta cinese. Decisamente troppo per discuterne in una manciata di giorni, non trovate?

 


 

[1] Cfr. https://stream24.ilsole24ore.com/video/notizie/via-seta-maio-riequilibrare-import-export-cina/ABfWXFdB

[2] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/12/via-della-seta-salvini-serve-prudenza_fe2ec0af-3d46-4b8e-8b4f-800947e7af48.html

[3] Cfr. https://www.theglobaleconomy.com/China/Exports/

[4] Cfr. https://atlas.media.mit.edu/en/profile/country/chn/

[5] Cfr. https://www.geopolitica.info/nuova-via-della-seta-opportunita-cooperazione-minaccia-alla-stabilita/

5 commenti su “La Nuova Via della seta? Non sono affari, è geopolitica

  1. am
    15 marzo 2019

    my friend, riprendo i tuoi dati..

    ”’The top export destinations of China are the United States ($436B), Hong Kong ($250B), Japan ($148B), Germany ($99B) and South Korea ($87.2B). ”’

    ma se la tua analisi fosse saggia e buona…famme capi anche a me…
    mo questi se mettono a fa l’autostrada della seta per rifornire solo la germania…oppure me son perso lo svincolo che porta in us , giappone e corea?

    • Charly
      16 marzo 2019

      In caso di conflitto si chiuderebbero i flussi commerciali. E a parte Hong Kong sono tutti paesi sotto tutela USA. Solita storia: esportare tanto può eccitare l’Oskar Giannetto di turno, ma in termini geopolitici è una fregatura. Specie se il tuo avversario è una potenza talassocratica…

      • am
        16 marzo 2019

        Concordo sulla possibile chiusura delle rotte commerciali: ma questo è possibile sia in caso di conflitto che in caso di declino del controllore.
        La chiusura di tutte le rotte commerciali verso la Cina appare più problematica, sul medio-breve, se non altro per l’entità degli attori coinvolti.
        Quello che dai dati riportati non compare, sembra essere la realtà delle rotte commerciali.
        Voglio dire:
        il primo paese di scambio sono gli usa, e qui non serve la via della seta: è vero quel che dici, dipende se gli usa vogliono le loro merci.

        Vedo Giappone e Corea al terzo e al quinto, e anche qui non serve via della seta.
        Certo gli usa possono boicottare i cargo di cineseria in partenza da questi due paesi, ma conviene di più bloccare i rapporti commerciali , che bloccarne i cargo.
        Resta il buco nero HK , di certo non è la destinazione finale della merce.

        Tuttavia resta che il grosso dello scambio (55% sui primi cinque paesi) è con gli usa , che rappresenta il centro dell’impero.
        A questo punto , a leggere quei dati, sembra che la silk road serva a bypassare il mercato Usa e puntare , via terra, a quello europeo e africano tramite il mediterraneo.

        Compare quindi la debolezza nell’ammettere nel non poter gestire la parte navale, ma compare anche una scommessa nel considerare il nord-america non più come il mercato su cui puntare in futuro; e anche questo può voler dire tutto e niente.
        Mi rispiego:
        Possono , i cinesi, aver scommesso sul loro declino, o possono aver già dato per scontato il complicarsi dei rapporti, o vogliono trovare un modo per legarsi economicamente vaste aree , o può essere solo un bluff.
        Di certo anche gli usa stanno valutando la situazione: non è un mistero la guerra economica e non è un mistero che stiano preferendo india a cina , in termini di produzione.

        Resta ancora da vedere cosa possono offrire gli usa a chi resta loro fedele:
        Vaste aree economiche non vedono di buon occhio la spregiudicatezza finanziaria nei loro confronti e gli stessi indiani tendono comunque a essere insofferenti all’autorità yankee.
        Quanto al Giappone, son pur vero sotto la tutela americana, ma non è che si son proprio scordati due piccole esplosioni avvenute una cinquantina di anni fa: e certo sanno che i cinesi, pure loro, non hanno scordato cosa è successo una cinquantina di anni fa

        direi che vedremo…

        in ogni caso è molto interessante leggerti.

      • Charly
        17 marzo 2019

        Più che una scommessa sul declino degli USA, l’azione cinese nasce come reazione alla politica di contenimento americana. Ai cinesi farsi un altro decennio tranquillo senza rogne come quello pre 2008 non poteva che far comodo. Ma gli americani hanno cominciato a muoversi già con Obama e il suo Pivot to Asia. La cosa buffa della politica cinese è la rinascita del Mediterraneo, dato per morto solo pochi anni fa…

  2. am
    17 marzo 2019

    eh già, gli americani avrebbero preferito una cina arrendevole stile ‘800 e i cinesi avrebbero preferito un’america un po’ piu’ distratta.
    Che i gialli fossero brutte bestie, questo però lo sapevano fin dai tempi del 38° parallelo…
    vedremo se il mediterraneo ci proteggerà…

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12 marzo 2019 da in politica con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: