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La grande illusione asiatica: il numero non è potenza (prima parte)

La visita di Xi Jinping a Roma nell’ambito della Nuova Via della seta ci fornisce l’occasione per prendere in considerazione l’idea che il 21° secolo sarebbe il secolo asiatico [1]

The Asian Century refers to the dominant role that Asia is expected to play in the 21st century because of its burgeoning economy and its increasingly wealthy middle class. The concept of the Asian Century has gained credence following the rapid economic growth of China and India since the 1980s, which has propelled them to the ranks of the world’s largest economies.

The term “Asian Century” emerged in the 1980s, and it continued to gain traction as a concept following the release of a report by the Asian Development Bank (ADB) in August 2011 predicting continued massive growth in the region. While many believe that the 19th century belonged to the United Kingdom, and the 20th century to the United States, many market experts and analysts are speculating that the 21st century will become the “Asian Century,” dominated by Indonesia, India and China.

Di pari passo all’avanzata dell’Asia, si deve prendere in prestito un concetto teorico dalla fisica, la scala di Kardasev. Di per sé si tratta di un metodo teorico di categorizzazione delle civiltà in base al livello tecnologico raggiunto in base alla loro capacità di maneggiare l’energia:

  • Tipo 1: civiltà in grado di usare l’energia disponibile sul pianeta d’origine;
  • Tipo 2: civiltà in grado di usare tutta l’energia della stella del proprio sistema solare;
  • Tipo 3: civiltà in grado di usare tutta l’energia disponibile nella propria galassia;

Con il tempo la scala ha assunto altre dimensioni non legate alla tecnologia e una civiltà di tipo 1 è anche una civiltà planetaria con superamento delle entità politiche sub-planetarie. Per intenderci, la Terra di Star Trek come tecnologia e unità politica. A differenza di molti altri, tuttavia, ritengo che non ci sarà nessuna civiltà di tipo 1 anche se raggiungeremo quel livello tecnologico – stimato entro il 2200 – mentre nel frattempo l’Asia non dominerà il mondo. Vediamo il perché.

 

—- La crescita dell’Asia —-

Il predominio dell’Asia viene predetto per via di due fattori:

  • la crescita economica;
  • il peso demografico

L’esito finale del dinamismo economico asiatico sarà il raggiungimento del livello di ricchezza procapite europea: «If it continues to follow its recent trajectory, by 2050 its per capita income could rise sixfold in purchasing power parity (PPP) terms to reach Europe’s levels today. It would make some 3 billion additional Asians affluent by current standards. By nearly doubling its share of global gross domestic product (GDP) to 52 percent by 2050, Asia would regain the dominant economic position it held some 300 years ago, before the industrial revolution» [2].

Il semplice peso demografico, poi, porterebbe l’Asia a superare il 50% sia del Pil mondiale sia della popolazione mondiale [3].

2000 2025 2050
Asia 3,730,370.625 4,799,909.855 5,256,927.499
Africa 817,566.004 1,522,250.093 2,527,556.761
Europa 727,200.939 742,543.943 715,721.014
Nord America 312,845.026 382,552.713 434,654.823
America Latina e Caraibi 525,794.973 693,281.878 779,841.201
Mondo 6,145,006.989 8,185,613.757 9,771,822.753

Fonte: UN.

 

L’Asia al 52% del Pil mondiale con l’Europa al 18% e gli USA al 13% è lo scenario migliore, ma c’è anche un altro scenario con l’Asia ferma al 31%, l’Europa al 28% e gli USA al 21%. Invece di dare per scontato che l’Asia continuerà a crescere per i prossimi 30 anni come negli ultimi 30, potrebbe scattare la cosiddetta Middle Income Trap:

unable to compete with low-income, low-wage economies in manufactured exports and with advanced economies in high-skill innovations. Put another way, such countries cannot make a timely transition from resource-driven growth, with low-cost labor and capital, to productivity-driven growth.

In pratica non si riuscirebbe a passare da un’economia basata sul basso costo e votata all’export a una strutturata sui segmenti tecnologicamente più avanzati destinati anche alla produzione domestica. Niente di sorprendente, all’economia italiana per certi versi è capitata una cosa del genere.

Al netto, poi, di altri fattori come le crisi ambientali e l’inquinamento, s’intende.

 

—- La mondializzazione della storia: l’ascesa dell’Europa —-

Per mettere in prospettiva la storia dell’essere grandi&potenti, è sufficiente ricordare che l’Unione Europea può vantare il secondo Pil più grande – «The United States accounted for a 24.6 % share of the world’s GDP in 2016, moving ahead of the EU-28 whose share fell to 21.8 %» [4] – e la terza popolazione più numerosa al mondo dietro a Cina e India. Eppure la UE non conta nulla né politicamente né a livello geostrategico. L’Asia, inoltra, è un continente e non un’entità politica. È da escludere a priori un’unità di intenti fra Cina, India, Giappone e Indonesia, per non citare poi gli altri paesi.

Ma facciamo un passo indietro. Non è la prima volta nella storia che l’India e la Cina costituiscano il grosso del Pil mondiale: tra il 1.000 e il 1.820 d.C i due paesi messi insieme erano sul 48/49% del prodotto interno lordo globale [5]. Gli europei e le loro propaggiani culturali russe e americane hanno raggiunto l’egemonia mondiale solo a metà del 19° secolo fino all’inizio del 21°.

Il che, se permettete, è una storia decisamente differente rispetto a quanto in genere si racconti nelle scuole che narrano di una trionfale avanzata a partire dal 1492. In realtà la conquista dell’America venne portata a compimento solo grazie alle malattie e prese comunque 400 anni per essere realizzata. Nel frattempo gli europei potevano presidiare alcune rotte commerciali ma:

  • l’Europa era minacciata direttamente dall’Impero Turco che si estendeva su tre continenti. Solo a metà del 18° secolo la minaccia turca verrà meno;
  • la Cina sarà fuori della portata europea fino al 19° secolo inoltrato, il Giappone sino al 1853;
  • la penetrazione europea in Africa sarà limitata per secoli alle coste per via delle malattie tropicali. Solo a partire dalla metà del 19° secolo il Continente nero verrà conquistato con la sola eccezione dell’Etiopia;

In Asia solo l’India verrà progressivamente conquistata a partire dal 18° secolo.

Il dominio europeo sul mondo prende la sua forma definitiva solo nell’età contemporanea ed è attribuibile alla coincidenza di tutta una serie di vantaggi accumulati nell’arco dei 3 secoli precedenti:

  • superiorità politica-sociale: prima lo Stato moderno, poi le Nazioni;
  • superiorità militare: il policentrismo europeo e la conseguente elevata conflittualità ha obbligato tutte le entità politiche del Vecchio Continente a evolversi con le conseguenze del caso (l’Ancien Regime crolla grazie al moschetto che porta al cittadino). Gli imperi asiatici hanno potuto ignorare la corsa agli armamenti compensando con le proprie maggiori risorse, ma alla lunga la differenza è stata incolmabile;
  • superiorità economica: nell’arco di duecento anni in Europa compaiono due rivoluzioni industriali mentre il resto del mondo è allo stato pre-industriale;
  • superiorità scientifica e tecnologica: il metodo scientifico si afferma in Europa grazie ai vantaggi dettati dalle innovazioni tecnologiche figlie delle scoperte scientifiche;

Per la prima volta nella storia compare una storia davvero globale per via delle conquiste europee. Prima dell’età moderna, infatti, invece di una storia si dovrebbe parlare di storie con le varie culture e civiltà fra loro piuttosto isolate. L’evoluzione tecnologica, inoltre, permetteva a entità relativamente piccole come gli Stati-Nazione di creare vasti imperi coloniali avendo la meglio sui grandi imperi asiatici. In tempi precedenti una maggiore evoluzione culturale e sociale non portava inevitabilmente a una superiorità militare né forniva i mezzi di proiezione su scala globale. Si pensi agli imperi di Roma, Persia e Cina sempre sotto la minaccia di popolazioni barbariche o, prima ancora, il declino della civiltà Sumera a dispetto del suo abissale vantaggio sulle popolazione coetanee.

E per la cronaca, anche all’epoca gli asiatici erano tanti [6]:

Il contatto con gli europei ha obbligato le altre popolazioni a scegliere tre possibili strategie:

  • Assimilazione copiando il modello europeo. Tipico delle élite coloniali, si pensi a Gandhi che ha studiato a Londra, la modernizzazione fallirà nell’immediato dopoguerra specie nei paesi islamici;
  • Rifiuto: chiusura rispetto al nuovo e difesa della tradizione. Esito fallimentare, ovviamente;
  • Presa selettiva: mettersi al passo degli europei senza perdere le proprie peculiarità culturali. Via seguita dal Giappone;

E nonostante tutti questi vantaggi il dominio del mondo europeo è durato meno di 200 anni. Semplicemente perché per quanto tua sia ricco e potente, se la differenza in termini economici, tecnologici e sociali non è ragguardevole, il mondo è un posto troppo grande per essere dominato.

Quanto basta per sostenere che se anche l’Asia dovesse tornare al 50% del Pil mondiale non avrà vantaggi significativi sull’Occidente in termini tecnologici e militari, meno che mai in termini politici-sociali. Il dominio europeo è stato un atto unico nella storia dettato da tutta una serie di fattori irripetibili.

 

—- La sglobalizzazione in atto —-

Quello in atto è un processo di convergenza con la progressiva parificazione, o giù di lì, dei livelli di sviluppo socio-economici e tecnologici con alcune eccezioni, fra tutte il mondo islamico. Ci sarà sempre qualcuno più avanzato o più ricco di un altro, chiaro, ma la differenza non sarà sufficiente ad acquisire l’egemonia su scala mondiale. Nessuno potrà imporre la propria volontà tramite pressioni militari o economiche perché ci saranno sempre reazioni e controattacchi. Già oggi gli americani non riescono a imporsi contro avversari tecnologicamente meno avanzati ed economicamente inferiori come la Russia o la Cina attuale.

Il mondo sarà a livello geo-politico multipolare con qualche impero, una marea di Stati-Nazione e gli Stati falliti che andranno a essere il campo di battaglia di un gioco più grande di loro (come il Medio Oriente). È logico aspettarsi che la politica internazionale andrà a ristrutturarsi inorno a grandi blocchi economico-culturali:

  • Nord America;
  • Europa;
  • Russia;
  • India;
  • Asia (Est);
  • Indonesia;

Come si può notare un blocco economico e commerciale non necessariamente coincide con una singola entità politica. E, soprattutto, in un mondo multipolare non ci sarà un modello unico da seguire come durante l’egemonia europea. Anzi, messi di fronte alla differenti culturali ogni società si chiuderà in sé stessa rafforzando il proprio modello sociale e culturale.

Un mondo diviso a blocchi politici e culturali, infine, sarà anche un mondo diviso in blocchi economici. Abbiamo già avuto modo di vedere le polemiche sulle reti 5G e sul ciber warfare. Considerata l’importanza di queste tecnologie in ambito militare e il fatto che gli USA detengono il monopolio delle infrastrutture su cui si regge Internet, è lecito aspettarsi un frazionamento della rete con capacità di blocco rispetto a visitatori non desiderati.

Sul piano economico, inoltre, le esigenze strategiche volte ad assicurarsi l’approvigionamento di mezzi e beni porterà alla fine dell’attuale globalizzazione che non è basata tanto sul commercio su scala mondiale quanto sul frazionamento delle catene di produzione in continenti differenti. L’atmosfera complessiva del commercio mondiale non promette molto bene e dopo i dazi di Trump persino gli eurofessi si sono resi conto che la Cina non persegue la reciprocità in ambito commerciale [7]:

Alla discussione sulla Cina stamani al vertice Ue “abbiamo detto chiaramente che vogliamo una relazione sulla base sulla reciprocità e accesso reciproco ai mercati“. Così la cancelliera tedesca Angela Merkel al termine dei lavori del summit. Per quanto riguarda l’incontro previsto a Parigi con il presidente cinese Xi, Merkel ha detto che “non sarà un formato fisso. E’ un segno della collaborazione tra la Francia e la Germania. Vogliamo discutere delle sfide in alcuni settori, e sono contenta del coinvolgimento del presidente della Commissione” Jean Claude Juncker.

Secondo il presidente francese Emmanuel Macron invece “la Cina è un rivale sistemico”, ma anche “un partner economico” dell’Unione europea. Macron ha poi eloguato il documento della Commissione europea e affermando che “il tempo della ingenuità europea è finito”.

I blocchi fra loro continueranno a commerciare, sia chiaro, ma progressivamente gli standard e le tecnologie adottate seguiranno strade differenti. Ognuno di questi blocchi, poi, è forte a sufficienza per difendersi da estranei specie se si gioca in casa, senza considerare che l’unico paese con vera capacità di proiezione globale sono gli USA e nel prossimo futuro, forse, la Cina. Se aggungiamo, per concludere, il crescente senso di alterità culturale, abbiamo il quadro completo: non saremo mai una Civiltà di tipo 1 perché le differenze culturali e sociali sono incolmabili, mentre un mercato integrato su scala globale è roba dei libri dei sogni di economia. Come abbiamo già visto quando l’economia incrocia la geopolitica è la prima che si mette al servizio della seconda

 

Approfondimento:

 

[… continua]

 


[1] Cfr. https://www.investopedia.com/terms/a/asian-century.asp

[2] Cfr. https://www.adb.org/publications/asia-2050-realizing-asian-century

[3] Cfr. https://population.un.org/wpp/DataQuery/

[4] Cfr. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/The_EU_in_the_world_-_economy_and_finance#National_accounts

[5] Cfr. https://infogram.com/share-of-world-gdp-throughout-history-1gjk92e6yjwqm16

[6] Cfr. https://ourworldindata.org/world-population-growth

[7] Cfr. http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/elementiHP/2019/03/22/merkel-con-cina-vogliamo-rapporto-reciprocita_e5a3061a-702d-410b-bfa8-6bbdf61bf40e.html

4 commenti su “La grande illusione asiatica: il numero non è potenza (prima parte)

  1. am
    24 marzo 2019

    beh, ti do atto che le statistiche il più delle volte siano un bell’esercizio di wish-full thinking.
    da qui a predirre la storia per i prossimi mille anni, un po’ ce ne corre….

  2. Mik
    25 marzo 2019

    Sul medio-breve periodo concordo. Ma alla lunga credo che i benefici di una economia su scala planetaria surclasseranno le differenze ideologiche.
    Ovviamente senza tenere conto di eventuali disgrazie climatiche o di altra natura che potrebbero costringerci ad accellerare i tempi.

    • Charly
      26 marzo 2019

      La globalizzazioe è già un’economia su scala globale e guarda come siamo finiti. Con i blocchi imperiali…

      • am
        26 marzo 2019

        beh , stanno mostrando i muscoli e manca poco che si diano l’un l’altro di pirata…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 marzo 2019 da in politica con tag , , , , .
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