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Perché gli stupidi vincono contro gli intelligenti? Per una questione di metodo… non condiviso

Avete mai giocato a scacchi? Giocare senza un’accorta strategia porta inevitabilmente alla sconfitta e lo stesso può essere detto per le attività sportive. La mancanza di preparazione, il muoversi casuale e l’assenza di idee porta al disastro… in quasi tutti i settori. Una lodevole eccezione è il mondo politico dove dai tempi di Tucidide ci si lamenta della preponderanza della folla sui discorsi del saggio. Al giorno d’oggi la situazione non è affatto cambiata e possiamo sorbirci quotidianamente le lamentele sulla presenza degli ignoranti, degli incompetenti, degli analfabeti funzionali e via dicendo.

Quanto basta per indagare, non trovate? Partendo dal presupposto che non si può sostenere l’esistenza dell’attore razionale in ambito economico nei giorni pari e dell’idiota politico nei giorni dispari, magari possiamo trovato un motivo razionale per il fenomeno in questione.

 

—- Il metodo nel mondo del fitness —-

Partiamo, a sorpresa, dal mondo del fitness e dal seguente sfogo di un personal trainer:

 

Per quanto colorito il video spiega efficacemente il metodo scientifico. Partendo da una corretta definizione del problema da cui si muove l’indagine, si evidenzia la differenza fra

  • Opinione “esperti”;
  • Singolo caso;
  • Serie casi;
  • Studi;
  • Revisione studi e matanalisi;

Con tanto di riproducibilità e falsificabilità degli studi. In poche parole, abbiamo il metodo scientifico [1]:

Il metodo scientifico, quindi, si basa sull’osservazione e sulla sperimentazione, sulla misura, sulla produzione di risultati per generalizzazione (induzione) e sulla conferma di tali risultati attraverso un certo numero di verifiche. Per fare un esperimento, tuttavia, è necessario prima possedere un’ipotesi e degli strumenti per verificarla. Ciò garantisce efficacia al metodo perché impone di seguire regole ben definite rispetto all’azione da compiere, limitando gli errori e consentendo così il progredire della conoscenza. Dal punto di vista delle procedure, il metodo scientifico si articola in due distinti momenti: il primo è quello dell’individuazione di una strategia in base alla quale si scelgono le decisioni da prendere nell’affrontare un problema scientifico e i passi, derivanti da tali decisioni, che è necessario compiere. Per esempio, nell’affrontare un problema geometrico, può capitare che si debba stabilire preliminarmente in che modo e dopo quali passi è possibile applicare il teorema di Pitagora. Il secondo momento è rappresentato dalla definizione di un algoritmo, cioè di una serie di regole ben definite, per riuscire a risolvere in un numero finito di passaggi un problema posto all’interno di una teoria già definita.

Un metodo che funziona bene per le scienze naturali – seppur con qualche differenza fra i campi di specializzazione – ma che deve essere riadattato per le scienze sociali anche in misura considerevole. Il rapporto annuale dell’Istat non è proprio la stessa cosa di una tavola degli elementi, non trovate? Per questo motivo è preferibile parlare di metodologia di ricerca e non di metodo scientifico, giusto per evitare fraintendimenti.

Per i fini di questo post è sufficiente evidenziare la natura artificiale del metodo: non è un atto della natura, ma una costruzione umana. Per questo motivo il metodo può essere appreso e insegnato ma, in assenza di questi due ultimi fattori, si può vivere anche senza farvi ricorso.

 

—-Ma come funziona la mente? —-

Nella nostra epoca caratterizzata dal disincanto del mondo e dalla razionalità potrebbe sembrarci strano che si possa fare a meno di una corretta metodologia di analisi, ma è sufficiente realizzare che il metodo scientifico è stato codificato solo nella prima età moderna per comprendere quanto sia sopravvalutato.

Per illustrare il punto partiamo da un presupposto molto semplice: la civiltà esiste da 5mila anni, la preistoria dei Sapiens Sapiens è durata dieci volte tanto, se consideriamo il genere Homo siamo nell’ordine dei milioni di anni. Immaginate di essere nella savana preistorica e di notare un movimento dietro a un cespuglio. La mentalità scientifica farebbe notare che un semplice movimento non è un dato sufficiente per ipotizzare la presenza di un leone e si devono attendere ulteriori dati a sostegno dell’ipotesi che poi verrà verificata sul campo. Atteggiamento encomiabile che funziona le 99 volte su 100 dove, in effetti, il leone non è presente, ma che funziona decisamente meno alla centesima volta con la presenza del felino. È superfluo aggiungere che il vostro compagno che preferisce scappare 100 volte su 100 si salverà sia con sia senza leone.

Allargando i nostri orizzonti è facile notare quanto il metodo scientifico spesso blocchi l’azione per mancanza di dati o per la necessità di testare le ipotesi sul campo. Allo stesso tempo la scienza non si preoccupa ad ammettere la propria ignoranza a dispetto della necessità umana di avere una risposta. La diffusione della religione è dettata dalla necessità di avere un significato anche se non abbiamo nessuna garanzia che l’universo abbia un significato o, anche se ci fosse, che ci possa piacere.

La mente umana, quindi, si è evoluta per una questione di adattamento al mondo esterno e non come macchina per sviluppare scoperte scientfiche. Fra i vari elementi possiamo notare:

  • Frames: che ci permettono di filtrare e dare un senso al caos del mondo anche senza dati statistici a sostegno di un’ipotesi;
  • Emozioni: che sono tipiche degli animali più complessi perché danno la spinta all’azione;
  • Bias e scorciatoie euristiche: adattamenti che permettono di prendere una decisione anche in assenza di informazioni o dati incompleti;

Ricordo, ancora una volta, che una corretta applicazione del metodo scientifico potrebbe portare all’inazione o all’attesa. Ma un conto è farlo in un laboratorio, un altro su un campo di battaglia o in una savana.

Il mondo politico, inoltre, presenta la particolarità dell’estrema complessità unito a una preparazione scolastica completamente inadeguata. Il dibattito non verte, allora, sull’analisi razionale e scientifica del problema, ma sull’affermazione dei valori sui quali costruiamo i nostri frame. Lo stucchevole dibattito fra buonisti e “fasssisti!!1!” ne è una lampante dimostrazione.

 

—- I limiti del metodo —-

Essendo il metodo scientifico o la metodologia delle scienze sociali dei costrutti artificiali che devono essere appresi tramite lo studio, ha poco senso farvi ricorso con persone che non ne fanno uso perché non ne conoscono le fondamenta teoriche né sono in grado di capire, per fare un esempio, le basi dell’inferenza statistica. Si può provare a far leva sull’incoerenza logica interna delle posizioni sostenute ma, di nuovo, c’è sempre il pericolo che i bias intervangano a tutela dell’ego. E si badi bene che non parliamo di fondamentalisti religiosi, ma anche di persone comuni come un qualsiasi dibattito televisivo può facilmente dimostrare.

Per risolvere la situazione basterebbe riformare il sistema scolastico insegnando sia le discipline sia la metodologia richieste nel mondo contemporaneo ma poi arriverà l’umanista di turno che imbevuto dei suoi frames vi verrà a dire che senza Dante e il latino non si può avere il “zenzo kritico!!!1!”.

Adesso torniamo dai competenti. Vista la situazione e la loro incapacità di riconoscere o fronteggiare la situazione verrebbe da mettere in dubbio la lora aura di intelligenza, sono semplicemente istruiti e non necessariamente più intelligenti di persone con titoli di studio minori. Fermo restando la difficoltà a dare una definizione univoca di intelligenza o a misurarne l’efficacia via test. In aggiunta è meglio ricordare che anche i competenti hanno i loro frames e i loro bias come abbiamo più volte avuto modo di vedere nel blog.

Concludo ricordando ancora una volta quanto il metodo scientifico, la metodologia delle scienze sociali o la semplice logica siano spesso riduttive e impreparate a fronteggiare un mondo dove sono costrutti artificiali o ci sono altri fattori in gioco (emotività, bias, frames). Come diceva il buon Bruce Lee

be water, my friend

 

Approfondimento:

 


[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/metodi-scientifici_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/

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2 commenti su “Perché gli stupidi vincono contro gli intelligenti? Per una questione di metodo… non condiviso

  1. Connacht
    1 giugno 2019

    Hai letto “Nati per credere” di Girotto, Pievani e Vallortigara?

    • Charly
      2 giugno 2019

      Nella lista dei libri da leggere…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 maggio 2019 da in scienza con tag , , .
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