Charly's blog

Le Europee del 2019 e il curioso effetto della strategia dei pop corn: Governo giallorosso alle porte?

Devo ammettere che a questo mondo puoi fare affidamento sulla puntuale stupidità della sinistra, in particolar modo da parte di chi si ritiene più intelligente degli altri [1]:

C’è un’Italia che al voto europeo ha attribuito un inequivocabile successo alla Lega del vicepremier Matteo Salvini, con oltre il 34% delle preferenze, il Pd secondo partito staccato di circa 12 punti, il Movimento 5 Stelle sotto il 20%, i Verdi incapaci di raggiungere la soglia di sbarramento. E poi c’è l’Italia degli italiani residenti all’estero, numericamente molto inferiore rispetto alla prima, ma il cui orientamento politico è decisamente diverso. I dati del Viminale definitivi vedono il Pd di gran lunga primo partito, al 32,44%, mentre la Lega è al 18%.

Quando a essere vidimate sono tutte le 2.355 comunicazioni provenienti dagli altri Paesi Ue con il voto di oltre 119mila italiani residenti negli altri Paesi Ue, il Movimento 5 Stelle si ferma sotto il 14%. Europa Verde, il partito che vede schierato l’ex Pd ed ex Possibile Giuseppe Civati, che in Italia non ha raggiunto il 3%, in questo caso sfiora il 10. Più Europa, che non è riuscita a superare la soglia di sbarramento del 4% nei risultati nazionali, in questo caso si attesta vicina al 9%. Forza Italia risulta appena al 5,92%, La Sinistra al 4%, Fratelli d’Italia non va oltre il 2,51%. Le altre liste risultano residuali rispetto agli oltre 102mila voti scrutinati.

Da qui la curiosa idea di riportare alle luci della ribalta il brain drain: chi vota dall’estero è più intelligente, istruito e non soggetto alla propaganda. Certo, oppure si tratta della frattura fra globalizzati e globalizzanti…

 

—- Le elezioni: i numeri —-

Ma prima, come al solito, partiamo dai dati. Partiamo dai voti e dalle percentuali delle ultime tre elezioni Europee:

 

2009 [2] 2014 [3] 2019 [4]
PdL – poi FI 10.797.296 (35,26%) 4.614.364 (16,81%) 2.344.465 (8,79%)
Fratelli d’Italia / 1.006.513 (3,67%) 1.723.232 (6,46%)
Lega 3.126.181 (10,21%) 1.688.197 (6,15%) 9.153.638 (34,33%)
UdC 1.995.021 (6,51%) 1.202.350 (4,38%) /
PD 7.999.476 (26,12%) 11.203.231 (40,81%) 6.050.351 (22,69%)
M5S / 5.807.362 (21,16%) 4.552.527 (17,07%)
Votanti 32.749.004 (65,05 %) 28.991.258 (57,22 %) 27.652.929 (56,29%)

 

Ed ecco le ultime due elezioni politiche. Prenderemo in esame la Camera perché il dato del Senato è drogato dal requisito d’accesso dettato dall’età:

 

2013 [5] 2018 [6]
PdL – poi FI 7.332.134 (21,56%) 4.596.956 (14,00%)
Fratelli d’Italia 1.390.534 (4,09%) 1.429.550 (4,35%)
Lega 666.765 (1,96%) 5.698.687 (17,35%)
Centristi (Monti, UDC, Fini)  

3.591.541 (10,56%)

 

427.152 (1,30%)

PD 8.646.034 (25,43%) 6.161.896 (18,76%)
M5S 8.691.406 (25,56%) 10.732.066 (32,68%)
Votanti 35.270.926 (75,20 %) 33.923.321 (72,94 %)

Non è così semplice confrontare le elezioni politiche ed europee per ovvi motivi, ma rimane comunque un fattore da tenere in considerazione. La prima variabile che salta all’occhio è la differente affluenza per numeri e percentuali con relativo impatto sul voto. Ma ecco in sintesi i principali partiti del Centro-destra:

  • La Lega passa dai 3 milioni di voti del 2009 ai 9 attuali e rispetto alle ultime politiche ha incamerato altri 3 milioni di voti;
  • FI cala dagli oltre 10 milioni di voti del 2009 ottenuti tramite il PdL agli attuali 2,3, perdendo più di 2 milioni di voti dalle ultime politiche;
  • FdI ha un andamento più ondivago ma in recente crescita sia sulle Europee (+700mila) sia per sulle politiche (+300 mila);

Alle politiche del 2018 la coalizione superava i 12 milioni di voti e oggi supera i 13 milioni con 25 punti di affluenza in meno. Però poi si possono trovare in giro commenti che argomentano che il risultato di Salvini sia drogato dall’astensione… peccato che in un sistema elettorale o voti o levi il disturbo.

Passando al campo avverso, la sinistra radicale come al solito è scomparsa dal radar e risulta non pervenuta. Il PD è passato dai quasi 8 milioni di voti del 2009 agli attuali 6, perdendo persino 100mila voti rispetto alle ultime politiche. Peggio ancora ha fatto il M5S che ha invertito il suo trend di crescita che lo aveva portato dai 5,8 milioni del 2014 ai 10,7 milioni dell’anno scorso fermandosi a meno della metà (4,5 milioni). Sul piano dei risultati il Corriere ha ben sintetizzato il cambiamento:

Italia voto

Mentre sul versante amministrativo il rosso scompare sotto una marea verde [7]:

Mappa comuni

Altro punto interessante da considerare è il flusso dei voti. Nel 2014 il PD ottenne una vittoria storica che però era un caso più unico che raro per via della congiuntura politica: «Il Pd aveva assorbito quasi interamente l’elettorato della coalizione “montiana” (Scelta civica, ecc.) e non aveva subito perdite verso l’astensione, mentre la coalizione berlusconiana aveva subito una forte perdita verso l’astensione. I passaggi dal campo di centrodestra a quello di centrosinistra erano invece di entità limitata, quasi trascurabile» [8]. Oggi il PD ha tenuto ma non ha guadagnato praticamente nulla dagli altri partiti, solo qualcosa da LeU e dai M5S. La Lega, invece, ha saccheggiato sia dai grillini sia dai forzisti.

Flusso voti

 

Come possano dalle parti del PD essere soddisfatti da questa situazione, francamente, mi sfugge anche perché la Lega ha ulteriore spazio di crescita.

 

—- Il significato politico del voto —

Numeri alla mano, in caso di conferma delle percentuali per eventuali elezioni politiche, alla Lega converrebbe chiudere l’esperienza governativa e vincere le elezioni con la coalizione di Centro-destra. Se non fosse che:

  • L’anno di Governo ha fatto bene alle Lega che continua a cannibalizzare il M5S e FI;
  • Salvini non ne vuole più sapere di Berlusconi;
  • Non c’è nessuna garanzia che Mattarella non provi a fare il ribaltone: ricordiamo che in Parlamento i numeri sono differenti e non sarebbe così difficile costruire un esecutivo giallorosso;
  • Specie in vista della manovra finanziaria da varare a fine anno;

Allo stesso tempo aspettare potrebbe pregiudicare il gruzzoletto fin qui raccolto da Salvini con il rischio di perdere voti e consensi con il passare del tempo. E anche se riuscisse il colpaccio, non è detto che la coalizione Salvini-Meloni riesca a portarsi a casa una maggioranza parlamentare. Bel dilemma, vero?

Non che siano messi bene sull’altro versante. Il M5S, come facilmente prevedibile, si è schiantato contro la realtà ed è in ritirata su tutti i fronti. Ma se vi rallegrate per la strategia dei pop corn di renziana memoria, pensate che il PD non ha i voti per opporsi alla Lega né tantomeno alla coalizione di Centro-destra. Pur costruendo una coalizione contro natura che inizia dai post comunisti e finisce con la Bonino, difficilmente si arriverebbe al 30% con un distacco di 10/15 punti

Uno scenario plausibile sarebbe quello in cui la Lega punta alla rottura del Governo proponendo i propri cavalli di battaglia in maniera tale da ricevere un rifiuto. Davanti al diniego del M5S finirebbe l’esperienza dell’Esecutivo e se Mattarella dovesse rifiutare il voto tanto meglio. Saranno il PD – che non può vincere le elezioni – e il M5S – che alle elezioni verrebbe falcidiato – a farsi carico della manovra in autunno, dando tutto il tempo a Salvini di fagocitare quel che resta di FI.

Fantapolitica? Forse, ma quali sarebbero le alternative? Il PD non può vincere mentre potebbe farlo una coalizione sovranista Salvini-Melini e vi rammento che fra pochi anni si vota per il Presidente della Repubblica… Mal che vada Salvini scaricherà la patata bollente della manovra su un esecutivo tecnico di breve durata per poi votare l’anno prossimo. E se il Governo dovesse durare, invece, è il M5S che non può permettersi il voto dando ulteriore forza alla Lega.

Sul piano europeo il voto ha confermato le attese:

  • I sovranisti crescono ma non sfondano;
  • Il duo popolari/socialisti perde voti;

Per avere una maggioranza all’Europarlamento i popolati e i socialisti dovranno cooptare i liberali ma in tre hanno poco più degli stessi seggi di prima (221+191 vs 178+153+105). L’erosione della UE continua e le dinamiche geopolitiche sono, ormai, evidenti e ineludibili: gli Stati-Nazione sono gli unici attori geopolitici attuali al netto dei tre imperi americano, russo e cinese. Tutto il resto è solo il campo di battaglia.

 

—- Il significato sociale del voto —-

Passiamo ora al significato sociale del voto e al curioso complesso di superiorità della sinistra che si articola su questi solidi capisaldi:

  • Salvini domina fra chi ha la terza media;
  • Salvini viene votato più nelle province che nei centri cittadini;
  • Nel voto degli italiani all’estero il PD supera il 30%, la Lega e il M5S non arrivano al 20% a testa;

Quanto basta per partire con la solita litania dell’Italia migliore, colta e istruita che vota i bravi contro i barbari ignoranti e rassofazzisti. Perché, si sa, nei 139 articoli della Costituzione italiana c’è anche quello che stabilisce che il voto dei non laureati che vivono in pronvincia non abbia lo stesso valore del laureato che vive in centro.

Ma proviamo a guardare la cosa da un’altra prospettiva: chi vota sinistra è un garantito globalizzante, chi vota Salvini è un non garantito che subisce la globalizzazione. Da un lato abbiamo il laureato che in virtù del proprio profilo può trovare lavoro in qualche multinazionale in mezza europa con relativo reddito da ceto medio, dall’altro lato abbiamo una piccola partita IVA che tira a campare in un contesto competitivo dominato dall’IT e dall’automazione (vedi Amazon) e dalla concorrenza delle economie emergenti (settore industriale e operai generici). Da un lato abbiamo il laureato che frequenta solo altri laureati in quartieri residenziali i cui prezzi elevati tengono lontani gli indesiderati, dall’altro lato abbiamo le persone con la terza media che vivono nei quartieri popolari sotto assedio di poveracci e migranti. Messa così suona un pochino differente, non trovate?

Il tutto condito da una concezione tecnocratica che nega la politica alla radice – se c’è una verità tecnica che bisogno abbiamo del pluralismo partitico? – e delegittima le istanze e le rivendicazioni differenti dalle proprie. Ricordate la storiella della scienza non democratica? Ecco, quella roba lì declinata al mondo della politica che porta dritti alla dittatura del partito unico, non più socialista, ma tecnocratico. Da cui, ironia della storia, i nostri amati laureati del ceto medio sono esclusi perché non sono affatto sembri dell’élite. Chi è che parlava di falsa coscienza?

 


[1] Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-05-27/elezioni-ue-voto-italiani-all-estero-pd-oltre-30percento-lega-sotto-20-112523.shtml?uuid=ACKYHGJ

[2] Cfr. https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=E&dtel=07/06/2009&tpa=Y&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S

[3] Cfr. https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=E&dtel=25/05/2014&tpa=Y&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S

[4] Cfr. https://elezioni.interno.gov.it/europee/scrutini/20190526/scrutiniEI

[5] e [6] Cfr. https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=C&dtel=24/02/2013&tpa=I&tpe=A&lev0=0&levsut0=0&es0=S&ms=S

[7] Cfr. https://www.youtrend.it/2019/05/27/elezioni-europee-2019-analisi-bilancio/

[8] Cfr. http://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2019/05/Analisi-Istituto-Cattaeno-Elezioni-Europee-2019-Flussi-elettorali-in-cinque-citt%C3%A0.pdf

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Questa voce è stata pubblicata il 30 maggio 2019 da in politica con tag , , , , .
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