Charly's blog

Il punto in comune fra Giggino e il Silviosauro? L’assenza di un partito

Torniamo alle Europee e al crollo dei voti di Forza Italia e il M5S. Nel primo caso abbiamo avuto un partito di ex Governo che si portava a casa il 25% ridursi all’8% con poco più di 2 milioni di voti, nel secondo caso abbiamo un movimento che è passato in un anno dal 32% e quasi 11 milioni di voti al 17% e 4,5 milioni di voti. Quanto basta per chiedersi se ci siano punti di contatto fra due esperienze che, per uomini e contenuti, non potrebbero essere più lontane. La risposta più scontata è l’evaporare della demagogia una volta venuta a contatto con la realtà, ma rimane anche un altro punto: l’assenza di un vero partito politico. Se i forzisti erano e sono un partito liquido che ricorda vagamente quello dei notabili di fine ‘800, i grillini non si definiscono neppure come partito e assumono una forma gassosa dispersa fra meetup e blog. E questo è un grosso problema, vediamo perché.

 

—- Il partito politico —-

Vent’anni di seconda Repubblica hanno disabituato alla politica l’italiano medio per via di un’esasperata sovraesposizione mediatica, una campagna elettorale permanente e un attacco all’ABC della democrazia rappresentativa. Partiamo dalla basi, dalla definizione di partito politico data da Max Weber [1]:

associazioni fondate su un’adesione (formalmente) libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale, e ai propri militanti attivi possibilità (ideali o materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi.

Come al solito Weber si preoccupa di fornire una definizione minima in grado di descrivere il fenomeno. L’accento viene posto sul perseguimento del potere in modo da conseguire i propri obiettivi per un motivo molto semplice: quale che sia il programma o gli ideali, senza il potere per metterli in pratica non rimane nulla.

In un contesto pluralistico e competitivo, le varie associazioni sono in lotta per ottenere il potere. Questa spinta competitiva porta i partiti politici a strutturarsi con la propria burocrazia e i propri professionisti sia per migliorare la raccolta del consenso – il famoso essere sul territorio con circoli e sezioni –  sia per migliorare la performance amministrativa. Il partito di massa del 20° secolo era anche una palestra per le nuove leve formandole e facendo fare loro esperienza in una sorta di cursus honorum. Prima di approdare in Parlamento qualche anno di esperienza nei comuni o in qualche ente locale non può che far bene sul piano formativo e per le connesioni personali che si vengono a creare. Ancor più importante era la burocrazia interna del partito che forniva le conoscenze tecniche necessarie una volta messi ad amministrare il territorio o la Nazione.

Tornando ai due nostri oggetti di studio, FI ha sempre avuto una struttura liquida e light che però veniva compensata pescando a piene mani nella cosiddetta società civile, soprattutto nei primi anni quando il partito era chiamato, incredibile a dirsi, il partito dei professori. Con il passare degli anni, però, la tendenza venne abbandonata virando verso i nani e le ballerine, mentre l’idea di governare un paese come se fosse un’azienda si scontrava inevitabilmente con il fatto che un paese è un paese e non un’azienda.

Alle batoste elettorali dell’ultimo decennio si deve aggiungere, inoltre, l’inevitabile declino fisico del leader carismatico e del nulla cosmico – idee, persone – che lo circonda. Non avendo mai creato un vero partito di massa con una burocrazia in grado di formare una nuova classe dirigente e di sostituire l’obsoleto, FI si è condannata all’estinzione. Per quanto possa sembrar strano, il successo della Lega nasce dall’essere un partito vecchio stampo in grado di sopravvivere alla leadership carismatica originaria e all’ideologia nordista e indipendentista dei primi anni. A dispetto del nome, infatti, la Lega è un vero partito politico, l’ultimo della Prima Repubblica piuttosto che il primo della Seconda.

Il M5S con la sua litania sulla democrazia diretta è riuscito persino a fare peggio. Niente professionisti della politica, niente struttura burocratica ma un corpuscolo di meetup che al dunque non contano nulla. Ma le esigenze burocratiche sono inevitabili e senza una direzione e una guida non si può andare oltre a conquistare qualche comune. Da qui, paradosso dei paradossi, la necessità della centralizzazione vagamente stalinista con il blog, la piattaforma Rosseau e Casaleggio. Senza, però riuscire a superare gli evidenti limiti del movimento:

  • L’assenza di un’idea: il movimento è ondivago, segue i sondaggi. Anche Berlusconi seguiva i sondaggi ma sulle piccole cose e non sull’idea originaria (la rivoluzione liberale);
  • L’assenza di una burocrazia interna non permette la formazione dei candidati e puntare sui dilettati allo sbaraglio non è mai una buona idea;
  • L’assenza di un’idea e il seguire i sondaggi porta il M5S a impegnarsi in battaglie assurde e puramente demagogiche il cui insuccesso danneggia la credibilità del progetto (si veda il Reddito di cittadinanza);

Essendo gassoso il M5S esploderà o evaporerà a meno che, secondo paradosso dei paradossi, la smetta di essere un movimento e diventi un vero partito politico.

 

—- La rinascita dello Stato-Nazione e della politica —-

Per chi se lo stesse chiedendo, non si può avere una democrazia senza i partiti partici. La esigenze organizzative sono ineludibili e come diceva la vecchia e sempre valida legge ferrea delle oligarchie, una minoranza organizzata vincerà sempre contro una maggioranza disorganizzata. Mettere fuori gioco i partiti politici lasciando lo spazio ai movimenti avrà come unico risultato il fatto che il primo movimento che torna ad essere partitito politico potrà poi vincerere sugli altri. La politica non tollera i vuoti e la competizione porta all’estinzione… ironia dela sorte è che i no vax hanno problemi ad afferrare il concetto di evoluzione e selezione naturale.

Per certi versi si può leggere l’ultimo capitolo della storia repubblicana come la rivincita della prima Repubblica dei partiti sulla Seconda dei media e delle piazze. Se non fosse che sono già passati trent’anni e perdere ulteriori anni prima di capire che

  • i partiti politici sono inevitabili;
  • l’interesse nazionale non è fazzzissssmo!!1!;
  • il vincolo esterno è tipico da popolo colonizzato;
  • in un’epoca di ferro lo Stato-Nazione è il perno delle relazioni internazionali;

potrebbe portare al disastro.

A proposito di disastri, un altro feticcio che si accompagna alla morte della politica è l’idea della morte dello Stato. Tutte le chiacchiere sull’erosione del potere degli Stati, la rinascita del locale (che ha senso solo in una dimensione economica), le secessioni o le città-stato. Dalla secessione – il fallimento catalano è un monito che non si può ignorare – si è passati all’autonomia differenziata che, fondamentalmente, punta a tenere le risorse sul territorio che le produce. Ma non solo, visto che nel pacchetto abbiamo anche l’istruzione, la sanità e le infrastrutture. Ma torniamo sempre al solito punto: in un contesto internazionale sempre più competitivo e ostile, la potenza dello Stato è obiettivo primario della politica perché è garanzia di sicurezza. Disperderne le capacità frazionandolo in attori minori come le regioni – il federalismo americano è un’altra cosa – vuol dire ridurre la forza e la possibilità di sopravvivenza dell’attore politico in questione.

Non so se finalmente ci stiamo lasciando alle spalle la Seconda Repubblica, ma se proprio dobbiamo passare alla Terza, che dite di avere dei partiti politici normali? Che dite di avere discussioni politiche che vertono sulle esigenze strategiche e organizzative di un paese e non dei massimi sistemi filosofici? Che il capitalismo vivrà o morirà anche senza le elecubrazioni della politica italiana, ma lo stesso non si può dire per un sistema sanitario decente…

 


[1] Cfr. https://andreafumarola.wordpress.com/2011/11/19/il-ruolo-dimenticato-dei-partiti-politici/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 giugno 2019 da in politica con tag , , , .
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