Charly's blog

Letture estive: Limes – Antieuropa, l’impero europeo dell’America (seconda parte)

Dopo aver analizzato nel post precedente le dinamiche geopolitiche in corso che non si discostano di molto da quelle degli ultimi duecento con il solito conflitto fra l’oceano e la terra – l’unica novità è il subentro della Cina alla Russia – passiamo all’analisi di tre attori in particolare:

  • La Francia;
  • L’Italia;
  • La Russia;

Ovvero una media potenza regionale che si crede mondiale, un paese non pervenuto e una grande potenza regionale che cerca di ottenere nuovamente una dimensione globale.

 

—- Francia: antlantista o gollista? —-

Il primo punto da notare è che sia la Francia sia gli USA si considerano potenze di levatura mondiale: entrambe occupano un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e possiedono l’arma nucleare. Ma dalla prima guerra mondiale l’asimmetria nei rapporti di forza fra le due è evidente e in costante crescita: per quanto dotata ancora di una mentalità che la fa ragionare su scala mondiale, «la Francia ha taglia modesta e dell’impero coloniale non restano che coriandoli».

Altro tratto in comune è il messaggio universale:

Le due potenze rivendicano profondità storica e un messaggio universale da promuovere attivamente, derivante dall’essere entrambe figlie di una rivoluzione ispirata dall’illuminismo. La Francia ha esportato nel mondo il modello dello Stato nazionale repubblicano e l’universalismo partorito dalla rivoluzione del 1789. Gli Stati Uniti hanno sì esportato il modello repubblicano, completandolo però con la liberaldemocrazia di stampo anglosassone. Ne scaturisce una visione del mondo piuttosto simile, che può offrire opportunità di sinergia ideologica. Tuttavia, i rispettivi universalismi sono vicini, non identici. Soprattutto, sono strumenti per diffondere la propria infuenza. È dunque inevitabile che nascano occasionalmente rivalità su diversi spazi geografici.

Il contrasto è più evidente in Europa dove «il progetto europeo degli anni Cinquanta fu largamente frutto della pressione americana per unifIcare il Vecchio Continente in una costruzione destinata a tenere testa all’Urss». La Francia si discostò dal progetto americano sul finire degli anni ’50:

Arrivato al potere nel 1958 fondando la Quinta Repubblica, il generale tentò prima di tutto di massimizzare il potere della Francia nell’alleanza con gli anglosassoni proponendo un triumvirato Washington-Londra-Parigi nella Nato. Incassato il rifuto statunitense, de Gaulle prese un’altra direzione tattica con il riavvicinamento franco-tedesco sulle questioni della difesa, invocando maggiore indipendenza europea. Questa tendenza si espresse nel ritiro della Francia dalle strutture integrate dell’Alleanza Atlantica nel 1966. Nella sua visione, il progetto europeo centrato sull’alleanza franco-tedesca avrebbe dovuto controbilanciare non solo l’Urss, ma pure gli Stati Uniti. Questa «Europa europea» riposava su un’Europa delle patrie, non federale, nel rifuto della logica dei blocchi. E ovviamente con la Francia come capofila.

L’idea francese è che stante l’assoluta asimmetria di potenza fra le due nazioni, l’unico modo per uscirne  è quello di costruire alleanze geopolitiche variabili tenendo conto della minaccia storica tedesca appoggiandosi ora a un polo di potere ora all’altro:

  • Posizionata all’altra estremità del continente eurasiatico, la Francia ha spesso fatto ricorso alla Russia per controbilanciare la posizione centrale in Europa della Germania.

  • Nella configurazione geopolitica successiva alla fine della guerra fredda, l’alleanza militare con gli anglosassoni è rimasta per i francesi un modo per controbilanciare la Germania, potenza economica e civile centrale all’interno dell’Ue.

Non a caso la Francia è tutto fuorché ostile alla Russia, non diversamente da Germania e Italia. Gli USA, invece, sfruttano la minaccia dell’orso russo per controllare il Rimland, la striscia di terra che si situa attorno al cuore dell’Eurasia. L’azione americana è guidata da un’ideologia imperiale imperniata su:

Gli atlantisti e gli europeisti difendono il modello di democrazia liberale e multiculturale che, nella loro visione del mondo, deve restare predominante in Europa perché permetterebbe di preservare uno stretto legame transatlantico. Dopo la fine della guerra fredda, questo modello non ha cessato di espandersi, in un processo di americanizzazione dell’Europa – il termine impiegato correntemente sarebbe il più neutrale «occidentalizzazione» che però maschera la gerarchia geopolitica e culturale insita nel concetto.

Un mondo globalizzato e aperto colloca inevitabilmente la Francia come pedina del Rimland europeo, stretta in una stretta alleanza ideologico-militare con gli Stati Uniti impegnati a loro volta a impedire un riavvicinamento fra Mosca e l’Ue e rallentare il multipolarismo, ossia un mondo meno dominato dagli Stati Uniti.

I francesi da parte loro hanno riscoperto la realpolitik:

Questo approccio è in contraddizione con quello gollo-mitterandista o, per essere più precisi neogollista, di orientamento realista. Chi vi si riconduce si richiama all’eredità dell’idea secondo la quale la Francia è innanzitutto una nazione sovrana alla ricerca dell’equilibrio geopolitico, pratica in voga da Richelieu allo stesso de Gaulle. Le alleanze non sono immutabili ma destinate ad ampliare il margine di manovra francese. La sovranità non può essere condivisa e lo Stato difende più gli interessi dei valori.

Una politica estera indipendente e la statura di attore geopolitico richiedono anche una forte base industriale per la difesa nazionale ed europea come possiamo ben vedere con il dualismo F35 vs FCAS.

 

—- Italia, sovranisti e confusi —-

Passiamo, ora, all’Italia la cui posizione fondamentale nel Mediterraneo mal si concilia con l’assoluta e totale assenza di presa di coscienza geopolitica. E non solo perché l’Italia è un paese sotto occupazione militare straniera – se perdi un conflitto mondiale… – ma anche per evidenti limiti intellettuali. La sorpresa degli ultimi tempi è, infatti, che non solo gli euroinomani ma pure i sovranisti non ne azzeccano una. L’avvento di Trump alla Casa Bianca, infatti, fece ben promettere all’inizio:

La sua collocazione ideale sarebbe divenuta quella di un avamposto destinato a interpretare e veicolare gli interessi americani nel cuore dell’Europa. Non sarebbe stato un atto di soggezione, come qualche pur bravo editorialista sostiene da qualche tempo polemizzando con i sovranisti, ma una scelta strategica che avrebbe permesso al nostro paese di compensare la propria debolezza continentale mettendosi alle spalle tutto il peso dell’America

Non che mancassero delle problematiche come la simpatia per la Russia o le mattane anti Nato dei grillini ma, si sa, una volta giunti al potere c’è sempre tempo per rinsavire. Finché, ahinoi, il Governo gialloverde ha ben pensato di aderire alla Nuova Via della Seta per mandare delle arance a Pechiano [1]:

“Sono veramente contento del fatto che sta per partire il primo carico di arance siciliane via aereo verso la Cina: è un accordo che abbiamo firmato con il ministro Centinaio subito dopo la visita a Shanghai, questo significa che non porteremo solo artigianato ma anche agroalimentare, con grandi opportunità per comparti che erano in forte crisi”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a margine del forum Italia-Cina.

“La firma della Via della Seta, le relazioni diplomatiche e industriali che possono nascere grazie agli accordi che si firmano in questi giorni – ha aggiunto – creeranno più posti di lavoro in Italia per le nostre aziende, faranno nascere nuove imprese in Italia”.(ANSA).

Peccato che la Belt and Road Initiative non sia un mero progetto commerciale, «ma un programma geopolitico compiuto che mira a congiungere la Cina all’Europa, avviluppando l’Isola mondo in una morsa marittima dall’Artico al Mediterraneo, con un paio di assi terrestri mediani stesi lungo l’Asia centrale». L’obiettivo di Pechino, d’altronde, è ovvio: aggirare il dominio americano sugli oceani passando per la terra. E cosa fanno i sovranisti? Per qualche chilo di arancia si giocano una speciale partnership con il sovranista Trump passando nel campo cinese. Senza rendersene conto, pare, visto che ritengono il tutto un semplice trattato commerciale…

Vista la nostra posizione geografica rischiamo di essere terra di frontiera non solo nei confronti del caoslandia africano e mediorientale, ma anche delle due sfere di potere globali:

Ci siamo svincolati dalla Casa Bianca, a dispetto della forte sintonia ideologica attuale tra Roma e Washington, manifestando una nostra inedita contendibilità. Ora possiamo divenire terreno di confronto – e forse anche di scontro – tra possenti vettori d’infuenza contrapposti.

Senza dimenticare che non puoi non pagare dazio se tiri giochi del genere a Washington…

 

—- Russia, in stato confusionale  —-

Rimane la Russia che cerca di salvare il salvabile facendo leva su una nuova ideologia imperiale. Ricordiamo che la Russia è un impero e come tutti gli imperi ha una struttura socio-politica multietnica e falsamente multiculturale vista la predominanza dell’elemento russo sugli altri. Morta l’ideologia comunista, i russi stanno virando su una versione 2.0 della Santa Alleanza: tradizione, religione e uno pseudo Zar.

Gli intellettuali russi partono dall’idea che «l’Europa e la civiltà europea si trovano a un passo dalla morte; sono in pochi oggi a dubitarne». Per salvare il Vecchio Continente, guarda caso, si dovrebbero realizzare gli obiettivi strategici di Mosca:

La deoccupazione dell’Europa. La smobilitazione di tutti i battaglioni e la chiusura di tutte le basi militari Usa sul territorio dei paesi europei e pertanto, più ragionevolmente, il semplice scioglimento della Nato. L’Europa deve smettere di essere un vassallo militare degli Usa.

L’esclusione dall’Osce, come minimo, di Usa e Canada, o ancor meglio la completa soppressione di questa organizzazione, in quanto essa ha tradito la sua missione primigenia. Complessivamente, queste due misure comporteranno, se non una totale, quanto meno una radicale de-americanizzazione dell’Europa.

È  necessario sciogliere l’Unione Europea in quanto formazione burocratica sovranazionale ormai deceduta, che per giunta non rifette gli interessi, non solo di tutte le nazioni europee, ma nemmeno di molti membri Ue.

Imperativo categorico è la creazione tra gli Stati europei occidentali e la Russia di un cordone di Stati neutrali, che nei successivi quindici anni non avranno diritto a partecipare ad alcun blocco militare internazionale, sia intraeuropeo che extraeuropeo. In tale cordone dovranno rientrare: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Slovacchia, Ungheria, tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Moldova, Georgia.

In pratica gli USA dovrebbero abbandonare la perla del proprio impero senza colpo ferire e tutti i paesi dell’Est dovrebbero tornare a fare la profondità strategica di Mosca.

Morta l’Unione Europea, il futuro è la fusione con la Russia:

La riunificazione dell’Europa. Gli europei occidentali non solo hanno permesso di vedere la propria parte d’Europa americanizzarsi, ma hanno anche privatizzato il nome storico dell’Europa, considerando Europa solo ciò che coincide con l’Unione Europea e la Nato e isolando da sé tutto ciò che non rientra in queste due organizzazioni, in primo luogo la Russia. È giunto il tempo di riunire Europa e Russia, poiché è questa la vera, completa e piena Europa, la vera civiltà europea (tra l’altro, estesa attraverso la Russia in Asia, fno all’Oceano Pacifco).

In realtà fino a Pietro il Grande la Russia è stata fortemente periferica sia politicamente sia culturalmente nei confronti dell’Europa. Ma, al giorno d’oggi, la Russia si considera il centro culturale dell’Europa grazie alla tradizione:

Tra i principi fondamentali della costituzione e in altri documenti fondanti delle nazioni europee sarà necessario introdurre il riferimento alle fondamenta cristiane della civiltà europea che – pur non negando il diritto ad alcun cittadino europeo di professare qualsiasi altra religione tradizionale o l’ateismo – dovrò significare e prevedere: 1) il riconoscimento dell’autorità storica della Chiesa cristiana (delle confessioni cristiane) sia per la societŕ tutta che per le istituzioni politiche e di altro genere; 2) il divieto di distruggere o limitare l’esibizione di oggetti materiali, spirituali o culturali di valore sacro o di simboli della religione cristiana; 3) l’obbligo di attenersi, anche in campo giuridico, alle norme fondamentali della morale cristiana tradizionale e ai relativi divieti.

Qusta posizione riflette una mentalità platonica che vede in astratto un’idea di Europa a cui gli europei dovrebbero aderire pena il tradire le proprie radici. In raltà è veo l’esatto contrario visto che l’Europa è formata dai suoi abitanti e dalle sue credenze. Se la religione crolla per influenza e numero di fedeli come possiamo vedere giorno dopo giorno, non sarà di certo un sofismo del genere a cambiare la realtà.

Fra l’altro ha poco senso garantire libertà di culo e non culto se poi le leggi devono ispirarsi a principi che una minoranza o persino nessuno rispetta più. In compenso se i russi saranno fedeli a questa linea firmeranno la propria condanna a morte perché dopo l’IA il prossimo grande campo di battaglia tecnologico sarà il potenziamento umano tramite l’ingegneria genetica. E se i russi rimarranno degli umani vecchio stampo non potranno far altro che pregare…

Sulla forma di Governo:

Il rifuto dell’idealizzazione e dell’assolutizzazione della cosiddetta democrazia (politica), giacché mai essa si è realizzata e, per principio, non è pienamente rea- lizzabile o non può risultare democrazia per tutti. L’abbattimento delle vetuste scenografe democratiche che mascherano il potere della classe dominante. Il rifuto dell’ipocrisia politica democratica, la quale costituisce uno dei tratti più riprovevoli dell’Europa contemporanea. Il rifuto dell’imperante traduzione della democrazia, quale «potere della maggioranza» (pur illusorio), in una democrazia dove il potere (anche effettivo) è riposto nelle mani di un gruppo minoritario costituito da ferventi zeloti dalle ambizioni totalitarie a danno della maggioranza.

Ciononostante, è naturale che non si possano negare o ridimensionare il valore e il significato delle forme democratiche di governo (compreso il potere statale), così caratteristiche per la civiltà europea in diverse tappe del suo sviluppo. Tuttavia, non in misura minore la civiltà europea ha saputo usare proficuamente un altro regime naturale di governo della società: il sistema di comando e controllo (nei casi limite, l’autoritarismo). Pervenire a un equilibrio ragionevole, seppur costantemente variabile, tra questi due metodi di governo è l’autentica – e non artificiale – democrazia, ovvero un potere in nome degli interessi della maggior parte della società e della società in generale.

Ricapitolando: gli europei devono cacciare gli americani, piegarsi agli imperativi strategici russi, sottomersi alla loro visione reazionaria e abbandonare la democrazia in favore di un regime oligarchico. E perché dovrebbero farlo? Beh, altrimenti:

La Russia può certamente attendere il momento in cui milioni di autoctoni (e non soltanto autoctoni) europei accorreranno a salvarsi sul suo territorio. A un tale affusso di popoli europei la Russia deve prepararsi in ogni evenienza (in caso di comportamento ottuso o irresponsabile delle élite europee al potere). Tuttavia, prima la Russia è costretta a proporre ai veri europei un’unione sincera e disinteressata (disinteressata in senso mercantilista, e non nel desiderio di salvare la civiltà europea) in nome della conservazione dell’Europa storica in tutta la sua estensione storica e geografica.

Ma, si sa, il credo imperiale necessariamente ha i suoi fedeli con i suoi dogmi…

 

[… fine]

 


[1] Cfr. http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019/03/22/di-maio-felice-per-arance-siciliane-in-cina_5e0d492b-a17f-4f2f-b885-2a860bf5ed6c.html

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 11 luglio 2019 da in geopolitica con tag , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: