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HR e dintorni: i lavori che gli over 50 non vogliono più fare

Leggo che alla Fincantieri si trovano in difficoltà a reperire determinati profili personali [1]:

«Nei prossimi 2-3 anni abbiamo bisogno di 5-6mila persone, non so dove andare a trovarle». Lo ha detto Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, in occasione di un convegno della Cisl. «Non troviamo gente che venga a lavorare da noi». Bono ha poi spiegato che il gruppo cerca prevalentemente carpentieri, saldatori, mestieri che non è più così facile trovare in Italia.

A cui aggiungere i dati tratti dal database Excelsior di UnionCamere che dicono che per il mese di luglio sono previste «circa 60mila assunzioni di operai specializzati, con una difficoltà di reperimento in oltre un caso su tre (36%), più alto rispetto alla media generale del 26,6%. Le primule rosse? Gli operai specializzati in installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche “vantano” una difficoltà di reperimento del 53,5%, seguiti dai saldatori al 49,8% e fabbri ferrai e costruttori di utensili (49,6%)».

 

—- Gli over 50? Meglio sul divano che con un saldatore in mano —-

Lo slogan, ovviamente, è sempre il solito:

Ed evidenzia un paradosso che ormai da anni affligge l’Italia: da un lato il tasso di disoccupazione resta a livelli allarmanti tra i giovani (a maggio era al 30,5%, la più alta dopo Grecia e Spagna), dall’altro ci sono posti di lavoro che restano vuoti perché le aziende non trovano candidati con le competenze in linea con le proprie esigenze.

E la causa, signora mia, è la mentalità:

«Il lavoro – ha sottolineato Bono – è sempre dignità. Se uno si accontenta di fare il rider a 500-600 euro… da noi un lavoratore medio prende 1.600 euro al mese. Allora se uno volesse guardare al futuro non si accontenterebbe di fare il rider, anche perché non è che fare il rider è meno faticoso di fare il saldatore. Purtroppo – ha concluso Bono – abbiamo cambiato cultura».

Ma un momento, i giovani sono le persone comprese nella classe d’età 15-24 anni e, dati Istat alla mano, ci sono più disoccupati over 50 che giovani [2]:

disoccupati

Su un punto Bono ha davvero ragione: la metalità. Prendiamo questi over 50 che pur di non fare un lavoro onesto con un saldatore in mano preferiscono fare i rider o starsene sul divano [3]:

Il tanto discusso reddito di cittadinanza sta muovendo i primi passi e, contro tutte le aspettative, non sembra per il momento fare breccia tra le generazioni più giovani, bensì tra gli over 50. Sebbene il provvedimento, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, sia stato pensato principalmente per tutelare le fasce più giovani della popolazione, quelle che maggiormente sono state colpite dalla crisi economica e dalla stagnazione che caratterizza il mercato del lavoro degli ultimi dieci anni, il reddito di cittadinanza ha trovato negli over 50 il suo target di riferimento, almeno per ora.

Dal 6 marzo, il giorno in cui sono state varate le procedure per richiedere il reddito di cittadinanza, solo il 6,8% degli under 30 ha fatto richiesta. Questo perché i giovani che non riescono ad avere un’autonomia economica stabile in molte situazioni risiedono o comunque continuano a far parte del nucleo familiare di origine, il che non gli permette di accedere al sussidio statale.

Molti over 50 sono invece alle prese con la fuoriuscita anticipata dal mondo del lavoro che li pone in un limbo nel quale è molto difficile ritrovare un impiego stabile: da qui la maggiore richiesta di poter accedere alla manovra varata dal governo giallo-verde. Sono principalmente individui appartenenti alla fascia di età che va dai 50 ai 64 anni a chiedere come poter usufruire di questo nuovo ammortizzatore sociale, che spesso va a sostituire il sussidio di disoccupazione, terminato il quale gli over 50 disoccupati difficilmente riescono a inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro. Resta ancora da verificare come il loro accesso al reddito di cittadinanza possa consentirgli di trovare un nuovo impiego grazie all’aiuto dei navigator, la figura che si occuperà di trovare un lavoro a chi riceve il reddito.

Tanto ci sono i giovani a pagare il tutto con i loro lavori precari, no?

 

—- Pillola HR: non si cercano persone, ma profili —-

Ovviamente non sono serio, mi sono limitato ad applicare la stessa narrativa destinata ai giovani agli over 50. Non suona molto equo o rispettoso, non trovate? Ad ogni modo possiamo trovare un punto molto interessante nelle parole di Bono:

ma per quale diavolo di motivo vuole dei giovani e non dei professionisti quale che sia l’età?

Ricordiamo che in ambito HR non si cercano delle generiche persone, ma dei profili professionali che corrispondano alle esigenze aziendali. Fincantieri perlopiù cerca saldatori e carpentieri e assodata la mancanza di giovani locali ci sono altre due alternative per ovviare al problema:

  • Non limitarsi ai giovani;
  • Non limitarsi al territorio locale;

Il che ci porta alla domanda: ha provato il nostro eroe con professionisti avviati o all’estero? Sulla prima domanda non si sa mentre nel secondo caso  abbiamo una risposta: «Abbiamo dei cantieri in Romania e prendiamo i lavoratori dal Vietnam, ma anche lì prima o poi finiranno». E cosa hanno in comune rispetto all’Italia queste due ridenti lcoalità? Salari più bassi rispetto a quelli tricolori i quali, a loro volta, agli occhi delle maestranze locali sono appetitosi. Ha mai provato il buon Bono a cercare maestranze in paesi più vicini come la Svizzera, l’Austria o la Germania? Offendo salari italiani, s’intende!

saldatori

 

Il problema è che queste posizioni professionali saranno anche umili per qualche recondito motivo, ma soprattuto sono di medio livello in termini di skills e presentano un mercato del lavoro dove c’è richiesta. Visto che l’Italia non ha il monopolio dei saldatori e data la natura aperta del mercato del lavoro, è facile giungere alla conclusione che i salari italiani non sono né attrattivi né competitivi su scala internazionale. Voi preferireste lavorare come saldatori in Svizzera o in subappalto presso la Fincantieri? E da qui discende l’enfasi sul lavoratore giovane che esce da scuola – rigorosamente già formato e spendibile – da mettere in stage o con contratti al minimo salariale. E visto che questa simpatica tendenza è presente su tutto l’apparato produttivo nazionale, potete immaginare quale sia lo stato di salute e la posizione nella catena di valore globale dell’Italia…

 

—- Il mercato del lavoro italiano: lavorare tanto per poco —-

Nella foga inquisitoria, talvolta, gli imprenditori incappano in clamorosi autogol. L’incipit è sempre quello [4]:

Reddito cittadinanza, gestore cerca barista: «Offro 800 euro, ma è meglio guadagnare senza lavorare»

E anche la storia non si discosta dai canoni consueti:

Dopo che nessuno ha risposto al sup annuncio sui social, Volpe ha utilizzato anche dei siti specializzati. «Ho mandato molte mail, ho ricevuto poche risposte. Molti hanno rinviato, qualcuno è venuto. Contemporaneamente ho fatto correre la voce tra le mie conoscenze». Risultato? «Sono riuscito a svolgere sette colloqui, non ho assunto nessuno. Molti hanno detto che non vale la pena di lavorare per 800 euro al mese». Nessuno gli ha parlato esplicitamente del sussidio di disoccupazione ma il fatto che l’anno scorso di questi tempi trovare un rimpiazzo era una questione di pochi giorni lo fa sospettare.

Ma il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli:

Il compenso previsto è di 800 euro per lavorare dalle 6,30 alle 16,30 o dalle 14,30 alle 20,30. «Nel nostro mestiere, si sa, contano molto le mance. Calcolando anche quelle si arriva anche a 1200 euro al mese. Più o meno la stessa cifra che guadagno io come titolare. Ma forse, se c’è la possibilità di intascare un po’ di meno senza lavorare, qualcuno ha la tentazione di lasciar perdere». Di alzare il salario non se ne parla, Volpe sottolinea che questo significherebbe aumentare i prezzi e far perdere a Napoli la fama di città dove la vita costa di meno.  Soluzione? Per adesso i titolari e l’unico barista rimasto fanno i doppi turni ogni giorno.

Sperando che si lavori su turni sono 10 e 6 ore per 800 euro. E non tutti i percettori del RdC arrivano ai fatidici 700 euro mensili…

 

Approfondimenti:

 


[1] Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/fincantieri-bono-servono-6mila-lavoratori-ma-non-si-trovano-ACG9cuX

[2] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/231836

[3] Cfr. https://www.altraeta.it/reddito-di-cittadinanza-gli-over-50-lo-richiedono-piu-degli-under-30/

2 commenti su “HR e dintorni: i lavori che gli over 50 non vogliono più fare

  1. am
    15 luglio 2019

    leggevo l’altro giorno, un titolo che andrebbe bene per concludere l’articolo:
    ci pisciano addosso e dicono che piove.
    immagino che debbano esserci molti motivi se ci siam ridotti così

  2. Pingback: HR e dintorni: il conflitto fra esperienza e aspettative salariali | Charly's blog

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Questa voce è stata pubblicata il 15 luglio 2019 da in HR con tag , , , , .
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