Charly's blog

Il liberalismo è obsoleto? No, non lo è

In una recente intervista il Preisdente russo Putin ha sostenuto l’obsolescenza del liberalismo [1]: ≤Russian President Vladimir Putin has said he believes liberalism has “outlived its purpose” and “become obsolete”≥.

Putin condemned open-door policies toward migrants and said liberalism has gone too far at the expense of “traditional values.” […] “When the migration problem came to a head, many people admitted that the policy of multiculturalism is not effective and that the interests of the core population should be considered,” Putin said in an extensive interview published on June 28. [..] “The liberal idea presupposes that nothing needs to be done. The migrants can kill, plunder, and rape with impunity because their rights as migrants must be protected,” Putin said. “The liberal idea has become obsolete.”

Russia has “no problems with LGBT persons,” Putin said, responding to widespread criticism of Russia’s approach to homosexuality since the 2013 introduction of a law banning gay “propaganda.“

But this must not be allowed to overshadow the culture, traditions, and traditional family values of millions of people making up the core population,” he said. “Traditional values are more stable and more important for millions of people than this liberal idea, which, in my opinion, is really ceasing to exist.”

Le parole di Putin non sono casuali ma sono facilmente fraintendibili perché si riferiscono più a una dimensione geopolitica e non tanto a una politica. Vediamo in dettaglio la cosa.

 

—- Dal mondo bipolare al mondo unipolare —-

Per comprendere il pieno significato delle parole di Putin dobbiamo fare un passo indietro all’89 e agli anni successivi. Con il crollo dell’URSS venne meno l’organizzazione bipolare del mondo in termini economici, politici, geopolitici e ideologici. Anche se in tempi recenti i russi cercano di vendere la cosa come una loro decisione e non una sconfitta sul piano geopolitico, in realtà, basta considerare alcuni elementi ovvi per capire come andarono le cose:

  • La Russia perse il controllo di un’area che inizia dalla Germania, passa per i Balcani e finisce fino ai suoi confini;
  • L’URSS si frammenta riducendo il controllo russo sull’estero vicino con i paesi baltici, l’Ucraina, il Caucaso e l’Asia Centrale;
  • Gli americani entrano nel cortile di casa russo fino a mettere un piede in Ucraina, a pochi km da Mosca;

Dal punto di vista del potere geopolitico la Russia tornava ai livelli dell’ascesa al trono di Pietro il Grande, mentre l’economia collassava al punto da spingere i russi a provare ad adottare riforme economiche di stampo capitalista (fallendo). Oltre alla perdita di potere politico e alla crisi economica, si deve anche segnalare la fine del modello russo come alternativa al mondo occidentale sia sul piano economico sia su quello politico: le liberal democrazie capitaliste erano le uniche rimaste in ambito globale e svettavano sulle macerie delle repubbliche popolari comuniste.

Un ulteriore colpo al potere russo venne, infine, anche dalla guerra del Golfo del ’91 dove gli armamenti di produzione occidentale mostrarono una superiorità semplicemente imbarazzante su armamenti e dottrine di stampo sovietico. La vittoria americana sull’Iraq era scontata, ma non attesa con quei numeri (migliaia di mezzi nemici distrutti con perdite proprie dovute più al fuoco nemico che all’operato iracheno) perché fino agli ’70 il rapporto di forze era stato più equilibrato come il Vietnam o i conflitti arabo-israeliani avevano fin lì dimostrato. Semplicemente la tecnologia militare americana aveva finalmente raggiunto la maturità richiesta per traslare la superiorità tecnologica in superiorità operativa sul campo di battaglia.

Non a caso sia la Russia sia la Cina corsero ai ripari riducendo il fattore numerico e puntando di più sulla qualità e la tecnologia cercando di colmare i gap tecnologici in settori quali i missili a guida radar, la tecnologia stealth, l’avionica e tanto altro ancora. Senza dimenticare, però, i tradizionali settori dove si poteva vantare un vantaggio come quello dei missili terra-aria (SAM, ma non quelli aria-aria, AAM).

 

—- Dal mondo unipolare al mondo multipolare —-

Nel frattempo gli americani sfruttarono adeguatamente lo status di superpotenza in un mondo unipolare vista l’assenza di avversari: la Russia ai minimi termini, la Cina ancora sulla rampa di lancio, la UE inesistente, il Giappone in crisi, la Germania alle prese con la riunificazione. Come ogni impero che si rispetti gli americani crearono a loro volta la tipica retorica imperiale imperniata sulla missione salvifica e civilizzatrice (il manifest destiny come lo chiamano gli americani):

L’11 settembre del 2001 e la comparsa del fondamentalismo islamico non cambiò di molto lo scenario geopolitico mondiale semplicemente perché si adeguava alla narrazione imperiale: i barbari alle porte che minacciano la civiltà. In più il fondamentalismo islamico non ha presa al di fuori del mondo islamico e non ci sono frotte di europei, sudamericani o giapponesi che si convertono alla jihad.

Sulla finire del decennio scorso abbiamo avuto i primi segnali del cambiamento in atto dello scenario mondiale. I divari economici e tecnologici fra l’impero e i il resto del mondo vengono quasi pareggiati e compaiono tutta una serie di attori regionali in grado di ritagliarsi la propria autonomia. La Russia che torna in piedi – pur rimanendo una pallida ombra dell’Impero Russo o dell’URSS – grazie alla cura Putin, la Cina che diventa la seconda economia del mondo, l’India in rampa di lancio, la Turchia che rompe con l’Occidente. L’implosione della UE, infine, riporta alla ribalta la Germania e in misura minore la Francia. Gli USA, inoltre, per quanti superiori individualmente non possono più imporre facilmente la propria volontà in ogni frangente o situazione.

A parte per l’uomo di sinistra medio perso fra le sue Ventotene e gli Spinelli!!1!, è ormai evidente che

  • La storia non è finita;
  • Gli Stati rimangono gli unici attori geopolitici,
  • Le entità sovranazionali non hanno una dimensione geopolitica al netto delle alleanze fra un paese egemone e i subordinati;
  • La globalizzazione non è un atto di natura, ma uno politico;
  • Il mondo si sta avviando a una dimensione geopolitica multipolare;

In un mondo multipolare, però, assistiamo anche a una pluralità di forme organizzative sia in ambito economico sia in ambito politico. In un contesto plurale, quindi, il liberalismo associato al modello imperiale americano viene contestato da altri attori che si basano su diverse forme di organizzazione socio-culturale. Putin, infatti, sostiene proprio il diritto all’esistenza di forme di organizzazione alternative alla pax imperiale americana. Dopo l’89 gli americani si aspettavano di americanizzare la Russia quando, invece, in Russia sono tornati russi dopo la parentesi sovietica.

 

—- Liberalismo? O liberismo? O liberal? —-

Anche se il discorso di Putin ha senso in termini geopolitici ci sono comunque alcuni punti da chiarire. Prima di tutto si usa il singolo termine liberalismo quando se ne dovrebbero adottare almeno tre:

  • Liberalismo;
  • Liberismo;
  • Liberal;

La distinzion fra liberalismo e liberismo è tutta italiana ma, per una volta, è sensata e razionale. Il liberalismo, definizione alla mano, è  ≤un movimento di pensiero e di azione politica che riconosce all’individuo un valore autonomo e tende a limitare l’azione statale in base a una costante distinzione di pubblico e di privato≥. [2] Se però distinguiamo l’elemento politico da quello economico:

  • sfera politica: modello socio-politico che ha il suo cardine nell’individuo e nella sua tutela dal potere politico. Associato alle democrazie viene a creare un sistema politico basato sullle elezioni, il controllo reciproco dei poteri, la selezione e il rimpiazzo delle classi dirigenti;
  • sfera economica: riduzione del perimetro dell’azione statale in ambito economico, libero mercato e libera iniziativa;

Per quanto i due concetti siano figli della stessa mentalità, si deve comunque far notare che i due elementi possono vivere separatamente l’uno dall’altro come la Cina ben testimonia. Nel prossimo futuro, poi, l’automazione renderà obsoleto il liberismo mentre già al giorno d’oggi le esigenze statali hanno la meglio sui libri di testo d’economia qualora si debba tutelare un interesse nazionale. Associare una performance economica eccezionale alla forma di governo politica, poi, ha poco senso perché l’andamento economico è spesso dovuto a fattori congiunturali e non strutturali. La Cina non è un’eccezione e si sta avviando sulla strada del Giappone… Buttare il bambino liberale con l’acqua sporca liberista, insomma, sarebbe un errore imperdonabile.

Sul piano politico, invece, il liberalismo rimane la miglior forma di governo mai elaborata nella storia umana per i suoi evidenti vantaggi:

  • la selezione della classe dirigente;
  • il ricambio senza spargimenti di sangue della classe dirigente;
  • il controllo dell’operato della classe dirigente;
  • la presa in carica delle esigenze di parti differenti della popolazione;
  • la flessibilità e la creatività della popolazione grazie alla libertà concessa;
  • La gestione del malcontento: basta votare e cambiare classe politica;

Al netto di fumose premesse filosofiche e merendinologiche, il liberalismo può vantare i successi di una forma di organizzazione socio-politica pratica e realizzata. La netta distinzione fra apparato amministrativo (l’ossatura dello Stato) e amministrazione politica (a tempo), infine, serve a depotenziare i rischi inerenti alle consultazioni elettorali.

Le alternative al liberalismo, vere o presunte che siano, come si organizzano su tutti questi punti? Con i campi di rieducazione e il Corano? In virtù della sua forza il liberalismo ha già sepolto l’Ancien Regime, il fascismo, il nazismo, il comunismo e all’orizzonte non si vedono alternative politiche. Dittature? Teocrazie? Partiti unici alla cinese? Suvvia.

Rimane l’ultimo termine, quello di liberal, che non è da fraintendere con gli altri due. Si tratta, semplicemente, del mondo radical e progressista di sinistra con relative istanze sociali e politiche d’identità amabilmente scollegate dal mondo reale. E non è difficile capire perché il liberal può entrare facilmente in rotta di collisione con il liberalismo politico e il liberismo economico…

Tornando al caso russo, la proclamata obosolescenza del liberalismo serve per difendere la tradizione russa – la Russia è strutturalmente un impero, senza il pugno di ferro si frantuma su base etnica – e a distanziarsi dalla pax imperiale americana. Si tratta di geopolitica, non di pensiero politico. Allo stesso tempo invito a una maggiore cautela nell’identificare il liberalismo con il radicalismo liberal spesso fatto proprio da persone che erano marxiste fino all’altro ieri.

 

Approfondimenti:

 


 [1] Cfr. https://www.rferl.org/a/putin-tells-ft-the-liberal-idea-has-become-obsolete-/30026237.html

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/liberalismo/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18 luglio 2019 da in geopolitica, politica con tag , , , , .
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