Charly's blog

L’INVALSI, l’INVALSI, chi pensa alle prove INVALSI!!1!? (prima parte)

Come accade periodicamente tutte le estati anche quest’anno ci tocca sorbirci gli allarmi lanciati dai giornali in merito al livello di preparazione degli studenti italiani [1]:

Invalsi 35%

In realtà il fenomeno è ben più complesso e prevedibile di quanto presentato dai media. La cosa, forse, vi sorprende?

 

—- Literacy e numeracy —-

Prima di tutto è bene evidenziare che i test INVALSI o similari non saggiano tanto la preparazione ma le capacità. In questa sede analizziamo [2]:

  • literacy: Le prove INVALSI prendono in considerazione due tipi di competenze linguistiche, fra quelle previste dalle Indicazioni Nazionali e dalle Linee Guida, di complessità diversa a seconda del grado esaminato. Una parte dei quesiti serve per verificare la capacità di comprendere un testo autentico, non prodotto cioè per l’occasione, misurando tre aspetti della competenza di lettura: ritrovare informazioni date esplicitamente nel testo; ricostruire il significato di parti del testo o del testo nel suo insieme comprendendone l’organizzazione logica e le connessioni interne; riflettere sul contenuto e sulla forma del testo e valutarli. Un’altra parte dei quesiti misura invece la capacità di riflettere sulla lingua, cioè la conoscenza della grammatica che serve per esprimersi.
  • numeracy: Le prove INVALSI di Matematica misurano alcune competenze fondamentali fra quelle previste dalle Indicazioni Nazionali e dalle Linee Guida, in quattro ambiti: Dati e previsioni, Numeri, Spazio e figure, Relazioni e funzioni. I quesiti proposti, di complessità diversa a seconda del grado esaminato, partono spesso da problemi del mondo reale e verificano le conoscenze disciplinari più importanti, la capacità di risolvere problemi, ma anche quella di argomentare, cioè di saper riflettere sul perché delle proprie scelte.

Sul piano metodologico:

Le prove di Italiano e Matematica dei gradi 8, 10 e 13 e le prove di Inglese dei gradi 5, 8 e 13 sono state valutate in due modalità: con l’attribuzione di un punteggio numerico su una scala quantitativa (Rasch), e con l’assegnazione di un livello di competenza. I livelli di Italiano e Matematica sono cinque, dal più basso al più alto (1, 2, 3, 4 e 5). I livelli di Inglese sono, dal più basso al più alto, due per il grado 5 (Pre-A1 e A1), tre per il grado 8 (Pre-A1, A1 e A2) e tre per il grado 13 (Non raggiunge il B1, B1, B2).

I gradi non sono altro che gli anni scolastici, ad esempio grado 13 è la quinta superiore, grado 8 la terza media. Il livello 3 è quello che può essere considerato come “sufficienza” con tutte le cautele del caso. Il problema è che dal rapporto abbiamo:

  • anni scolastici differenti con relativi risultati;
  • differenze legate al percorso scolastico scelto dopo le medie;
  • le differenze regionali;

Tanta roba, insomma.

 

—- Le conseguenze di una scelta —-

Partiamo dalla fine, dai risultati del quinto anno di scuola. Ecco la literacy:

Grado 13 italiano

E la numeracy:

Grado 13 matematica

Che notiamo? Una forte differenza di risultati basati sulla geografia. Al nord quasi l’80% degli studenti si posiziona o supera il livello 3 per la lettura e supera il 70% per la matematica, mentre il Centro cala al 65 e al 55%. Il Sud, invece, si ritrova con oltre il 40% degli studenti sotto il livello 3 per la lettura e oltre il 50% per la matematica.

Particolarmente significativi sono i risultati per tipologia di istituto scolastico. Per la lettura:

Scuola lettura

E per la matematica:

Scuola matematica

Ne viene fuori che gli studenti sotto il livello 3 sono da ricercare principalmente al Sud e nei professionali. Messa così non suona poi tanto male, no?

 

—- Liceo vs professionale —-

A parte la dimensione geografica, la differenza finale di risultati nei vari percorsi scolastici è perfettamente logica vista l’impostazione della scuola italiana. Ricordiamo che l’organizzazione attuale, a dispetto di 30 anni di riforme e controriforme, si basa ancora sulla Riforma Gentile con la sua sacra trimurti:

  • i bravi al liceo per studi propedeutici per l’università;
  • i mediocri ai tecnici;
  • gli scarsi ai professionali;

Ma così facendo si crea un effetto prevedibile che però, chissa perché, genera lamentele. Ricordiamo che la literacy misura la capacità di comprendere un testo scritto che per sua natura si discota dal linguaggio parlato essendo più complesso e raffinato con una lunga serie di catene argomentative o un ampio utilizzo di aggettivi. La numeracy, poi, nella vita quotidiana ha un peso quasi inesistente al netto del pagare le bollette e la spesa. Sia l’una che l’altra sono creazioni artificiali il cui pieno apprendimento richiede anni e le cui abilità vanno perse senza un costante esercizio.

Il sistema scolastico italiano riserva il pieno sviluppo della literacy e della numeracy solo ai liceali vista l’impostazione prettamente teorica degli studi che permette l’acqusizione di queste due capacità. Sul versante opposto, chi studia ai professionali, invece, non è andato oltre a testi destinati ai bambini e ai sussidiari per la scuola per poi passare a una dimensione educativa eminentemente pratica e professionalizzante. A meno che non ci sia un interesse personale per l’argomento, uno diplomato dai professionali difficilmente avrà in mano un saggio di livello universitario o un romanzo.

Il discorso, ovviamente, è valido per l’intera popolazione italiana. Livelli d’istruzione bassi rendono complicata la fruizione di testi scritti di livello superiore e una vita professionale spesa nella manualità e nella operatività non permettono di supplire al problema. Non manca il lato opposto della medaglia: lavorando in un contesto da colletto bianco non ho problemi a leggere o scrivere report (in più lingue) ma non saprei cosa fare con un martello in mano. Effetti dei percorsi scolastici scelti e delle traiettorie professionali intraprese…

 

[… continua]

 


[1] Cfr. https://www.repubblica.it/scuola/2019/07/10/news/il_35_per_cento_degli_studenti_di_terza_media_non_comprende_un_testo_di_italiano_al_sud_otto_su_dieci_in_ritardo_sull_ingle-230850156/

[2] Cfr. https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2019/Rapporto_prove_INVALSI_2019.pdf

Un commento su “L’INVALSI, l’INVALSI, chi pensa alle prove INVALSI!!1!? (prima parte)

  1. am
    24 luglio 2019

    ”Sul versante opposto, chi studia ai professionali, invece, non è andato oltre a testi destinati ai bambini e ai sussidiari per la scuola”
    evidentemente il nostro assetto fa si che questo sia ciò che deve essere fornito.
    Disgraziatamente se ne paga anche le conseguenze

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 luglio 2019 da in società con tag , .
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