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Sinistre illusioni: Salvini, i fallimenti e il riconoscimento dei problemi

La recente versione balneare di Salvini ha portato a reazioni decisamente non entusiaste dalle parti del mondo politico di sinistra [1]:

Nervosismo, esaltazione o freddo calcolo? Nello show che il ministro Salvini allestisce prima a Milano Marittima, nella conferenza stampa di presentazione della Festa della Lega, poi per tutto il giorno, volteggiando tra un’intervista e l’altra, ci sono tutti e tre questi elementi. Nervosismo, perché il caso Siri diventa ogni giorno più spinoso ma anche perché tenere insieme la maggioranza si fa ogni giorno più difficile. Esaltazione, perché Salvini, pompato appunto dai sondaggi che non calano e anzi salgono è ormai convinto di potersi permettere tutto. Ma anche calcolo, perché l’uomo sente a pelle che la parte che recita scandalizza e irrita qualcuno ma quelli a cui piace sono molto di più.

Con tutto il corollario di accuse al personaggio Salvini (volgare, infanga il ruolo istituzionale) e difese (snobismo, Salvini in mezzo al popolo). Per quanto mi riguarda, invece, mi viene in mente un altro concetto piuttosto banale: ma dopo 20 anni di Berlusconi siamo ancora a ripetere la solita solfa e a commettere gli stessi errori?

 

—- Non la persona, ma l’azione —-

Non mancano, in effetti, posizioni più orientate al buon senso [2]:

Al contrario: se questo è il terreno su cui volete sconfiggere Salvini – quello delle gaffe, quello del bon ton istituzionale, quello degli scandali giudiziari, quello dell’autoritarismo in arrivo – non fate altro che regalargli consenso.

Volete far male a Salvini? Parlate di questo, mettetelo di fronte ai suo fallimenti politici.Non va in Europa, dove si è dimostrato politicamente mediocre, arrivando a perdere e a far perdere all’Italia tutto quel che c’era da perdere. Non è riuscito a costruire un fronte unitario sovranista, né l’alleanza tra sovranisti e popolari, vero sogno proibito del salvinismo. Non solo: ha perso il sostegno di Orban, dei polacchi del Pis, degli spagnoli di Vox e con la sua decisione di non votare von der Leyen, sconfessando l’endorsement ufficiale del governo, ha fatto perdere al nostro Paese la possibilità di avere un commissario di peso.

Non va nella realizzazione del suo programma di governo, col fallimento totale di Quota 100 – doveva rottamare la Fornero, è diventato un prepensionamento per pochi intimi -, con la manovra che doveva spezzare le reni all’Europa, quella dello scorso anno, che alla fine è costata poco più di 11 miliardi di euro, lasciando in carico a quella del 2019 30 miliardi da pagare, tra clausole di salvaguardia e mancata crescita, con una flat tax, promessa e strombazzata, che sarà l’ennesima riforma omeopatica di questo governo, acqua fresca spacciata per elisir di lunga vita via diretta Facebook.

Non va nella gestione dell’immigrazione, dove alla riduzione degli sbarchi si sommano una gestione dei richiedenti asilo ancora più deficitaria di quanto non lo fosse prima di lui e l’incapacità di trovare un accordo in Europa sulla redistribuzione dei migranti. Accordo, peraltro, che Salvini non solo non ha mai cercato ma che ha scientemente sabotato a colpi di insulti e riunioni disertate.

Volete far male a Salvini? Parlate di questo, mettetelo di fronte ai suo fallimenti politici.

Ma di nuovo i fallimenti non bastano. E sapete perché? Per un problema a monte, quello del mancato riconoscimento dei problemi.

 

—-Vi ricordate di Silvio? —-

Non sempre, infatti, i fallimenti politici sono sufficienti per affossare una carriera. Vi ricordate del Silviosauro del 2006? Niente miracolo economico, niente taglio delle tasse, riduzione della spesa pubblica o rivoluzione liberale. Eppure riuscì a non perdere le elezioni politiche di quell’anno e a vincere quelle successive nel 2008. E se la vittoria è facilmente spiegabile vista l’esperienza decisamente poco esaltanta del Governo Prodi, la mancata sconfitta viene di solito letta con la solita chiave di lettura del popolino ignorante plagiato dalle televisioni. O, magari, si potrebbe tenere in conto un altro un fattore:

Il riconoscimento dei problemi e il loro mancato riconoscimento.

Cosa  voleva fare per tutta la sua carriera politica il Silviosauro? Ridurre le tasse, la spesa pubblica la burocrazia, tutte soluzioni per un problema riconosciuto. Sul lato opposto dalle parti di Prodi e compagni non vi era il minimo riconoscimento del problema, anzi, non mancava chi voleva aumentare le tasse e la spesa. Il dilemma che si poneva agli elettori, quindi, era piuttosto semplice:

  • Votare chi riconosce i miei problemi anche se non riesce a risolverli;
  • Votare chi non riconosce i miei problemi e, allora, non potrà mai risolverli;

Ai giorni nostri la situazione non è particolarmente differente. Se sul versante economico i punti di contatto sono numerosi (sempre quelli: tasse, spesa pubblica, burocrazia), permangono enormi differenze su tematiche quali:

  • la sicurezza;
  • l’immigrazione;
  • il desiderio di protezione e riconoscimento identitario;

La risposta della sinistra è riassumibile nel SuDiSu:

Ma negare l’esistenza dei problemi, ovviamente, non li risolve né tantomeno basta l’insulto a far cambiar idea alle persone.

 

—- Il dilemma della sinistra —-

La soluzione razionale al problema sarebbe quella di riconoscere l’esistenza del suddetto problema come, d’altronde, è stato fatto in ambito economico con un sostanziale appiattimento sul programma liberale, topos compresi (la meritocrazia, l’illusione dell’eccellenza). Ma così facendo si dovrebbe ammettere l’errore dei precedenti vent’anni e spiegare perché si dovrebbe votare chi ha avuto sempre torto e chi non ha sempre avuto ragione. Più prosaicamente la sinistra fa leva sulla propria base elettorale che non presenta le stesse istanze politiche – in parte per motivi di reddito (classe), in parte per motivi di forma mentis (ceto) – tirando a campare in attesa che l’avversario esploda (i pop-corn renziani). Ieri Berlusconi, oggi Salvini.

Non è un caso se la sinistra abbia vinto le elezioni dal ’94 a oggi solo quando il campo avverso era nel caos e che il 40% delle Europee sia figlio di un tempo dove il Silviosauro era politicamente morto e Salvini doveva politicamente ancora nascere. Le istanze politiche del mondo si sinistra sono banalmente minoritarie nel paese mentre quelle maggioritarie sono semplicemente ignorate o apertamente derise.

L’idea buttata lì, fra il serio e il faceto, di ridurre il suffragio universale nasce, ancora una volta, dall’impulso di negare l’esistenza di istanze politiche diverse dalle proprie e di vietarne il riconoscimento politico. Anche perché si dovrebbe far notare che l’elettore ignorante è tale dopo almeno 13 anni di studi e basterebbe, allora, far leva sulla scuola per risovere il problema. Magari invece di studiare la “cultura” si potrebbero studiare le materie di dibattito pubblico visto che il “senso critico” non si forma con un paio di poesiole ma conoscendo l’argomento di discussione.

Alla fine la sinistra, e non solo quella italiana, presenta una marea di problemi che iniziano dalla presunta superiorità morale, passano per la cecità ideologica e terminano con l’ostinato rifiuto di confrontarsi con la realtà e le sue dure repliche. Morale della storia? Che se anche Salvini dovesse esplodere al suo posto verrà un altro politico che si farà carico delle stesse istanze politiche. Perché non basta chiudere gli occhi per risolvere un problema…

 


[1]Cfr. https://ilmanifesto.it/salvini-show-sulla-spiaggia-tutto-insulti-e-battutacce/

[2] Cfr. https://www.linkiesta.it/it/article/2019/08/02/salvini-zingaraccia-conferenza-stampa-milano-marittima/43101/

Un commento su “Sinistre illusioni: Salvini, i fallimenti e il riconoscimento dei problemi

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Questa voce è stata pubblicata il 8 agosto 2019 da in politica con tag , .
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