Charly's blog

Si scrive immigrazione, si legge deficit di statalità

Se c’è un problema, ahimé molto diffuso, è quello di ragionare unidimensionalmente quando i problemi sono, di solito, complessi e a più dimensioni. Prendiamo l’immigrazione con il suo stucchevole dividersi fra buonisti e #stayhuman quando in realtà nel fenomeno possiamo trovare:

  • La distinzione fra rifugiati e immigrati;
  • La distinzione fra immigrati regolari e clandestini;
  • Le necessità demografiche ed economiche del paese ricevente;
  • Il problema dell’assimilazione o integrazione dei nuovi arrivati;
  • Gli effetti sui paesi di partenza in quanto a depauperimento delle risorse umane;

E, da ultimo e più importante, il rapporto fra il potere statale e le attività delle ONG in un contesto di guerra ibrida e anarchia internazionale.

 

—- Rifugiati e non —-

Quando si tratta un argomento è doveroso adottare un linguaggio chiaro nella forma e preciso nei contenuti. Cominciamo fin da subito a evidenziare che un rifugiato non è un migrante – legale o meno che sia – e gli impegni presi per il primo non sono validi per il secondo. La Convenzione di Ginevra del 1951 all’articolo 1 definisce il rifugiato su questi parametri [1]:

a chiunque, per causa di avvenimenti anteriori al 1° gennaio 1951 e nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.

La Costituzione italiana non è da meno all’articolo 10 [2]:

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

Il rifugiato è tale, quindi, in caso di pericolo e non per necessità economiche. Più in generale queste norme hanno poco valore in termini pratici vista l’assenza di un potere politico in grado di imporre la Convenzione con la forza. Alla fine siamo sempre lì con la supremazia degli Stati in quanto unici attori politici esistenti aventi la forza di esistere.

In aggiunta è da notare che i rifugiati possono essere gestiti solo se sono una minoranza, se così non fosse il processo sarebbe assolutamente ingestibile con un plausibile ricorso alla violenza. E nell’epoca delle società post-industriali il numero non è potenza, una schiacciante superiorità tecnologico-industriale lo è.

 

—- Immigrazione? No, gli sbarchi —-

Il fenomeno degli sbarchi sulle coste italiane, di nuovo, nasconde una complessità spesso ignorata:

  • L’immigrazione non si esaurisce negli sbarchi;
  • Il rifugiato non è un immigrato;
  • Il non rifugiato diventa un immigrato clandestino che è approdato sul suolo italiano al di fuori delle leggi vigenti;

Il Viminale ha rilasciato un paio di statistiche in merito agli sbarchi che registrano un crollo del quasi l’80% degli arrivi, dei cadaveri recuperati e dei dispersi in mare [3].

Sbarchi

 

Di fronte a questi dati non manca chi controbatte che per quanto siano calati i morti è aumentato il rischio rendendo i viaggi più pericolosi in termini relativi morti/numero viaggi. Non pare essere, in realtà, una grande argomentazione a meno che non si preferisca un maggior numero di morti dettati non dal rischio descrescente dei viaggi ma dal numero crescente delle persone coinvolte.

Se prendiamo in considerazione i dati degli ultimi anni possiamo notare che il fenomeno era già in calo nel 2017 grazie all’azione di Minniti.

Sbarchi anni

D’altronde controllare il fenomeno dell’immigrazione non vuol dire chiudersi a riccio, specie quando si propone l’immigrazione qualificata o a punti come in Australia o in Canada. Ma si deve evidenziare che questi discorsi non sono validi per i rifugiati perché queste persone non sono immigrati, sono persone che possono richiedere il diritto d’asilo. Ma qui si pone l’interrogativo in merito alle capacità di accoglienza dei paesi… E per la cronaca, la maggioranza delle domande di asilo viene rifiutata.

 

—- Fra il dire e il fare… —-

Ma torniamo al caso specifico italiano. Ricordate le critiche rivolte all’Italia da parte di Francia e Spagna in merito alla politica dei porti chiusi? Già peccato che in Francia succedano cose del genere [4]:

(ANSA) – ROMA, 20 LUG – Il tribunale di Aix-en-Provence ha condannato in appello a sei mesi di carcere (pena sospesa) Francesca Peirotti, attivista di Cuneo arrestata nel novembre 2016 a Mentone. Qui le autorità francesi l’avevano fermata mentre guidava un furgone con il logo della Croce rossa ed otto migranti nascosti all’interno. Lo riferisce il sito del quotidiano francese Nice-Matin. La donna fa parte dell’associazione “Nice Habitat&Citizenship”. Un anno fa era stata condannata dal tribunale di Nizza, per la stessa vicenda, al pagamento di una multa di 1000 euro. Secondo l’accusa, ha tentato di far passare gli stranieri da Ventimiglia oltre il confine francese. Tra loro, un bambino. Secondo il Nice-Matin, il suo avvocato dovrebbe fare ricorso alla Cassazione.

Ed eccovi servita la Spagna [5]:

«Salvini non è da solo». A scriverlo su Twitter non è un sostenitore del vicepremier, anzi. Queste parole sono di Òscar Camps, il fondatore di Open Arms. Nata nel 2015, Open Arms è una di quelle Ong che si occupano di salvataggi nel mar Mediterraneo. Le stesse che negli ultimi anni sono entrate nel mirino del governo italiano che sta cercando di evitare i loro attracchi a colpi di multe e decreti. Un’offensiva in cui, a quanto pare, può contare su diversi alleati.

In un tweet, datato 1 luglio, Òscar Camps critica infatti il governo spagnolo per aver fissato una sanzione economica per le Ong che, senza autorizzazione, portano migranti sulle coste del Paese. Una multa ben superiore a quelle previste dal decreto Sicurezza Bis firmato dal governo Conte. Se infatti in questo caso la cifra da pagare può andare dai 10mila ai 50mila euro, per Madrid la sanzione parte da 200mila e può arrivare anche a 901mila euro.

Ipocriti? Certo, ma non solo.

 

—- L’Italia e il suo più grande deficit: quello della Statalità —-

Un paradosso della mentalità italiana, fra mille altri, è quello di coniugare al più infame cinismo in ambito politico interno – qualcuno ha detto Governo M5S e PD meno elle? – al più sciocco idealismo in politica estera. Nel fatato mondo della sinistra italiana, i rapporti diplomatici sono retti da elevati principi e non dalla più becera Realpolitik, gli Stati sono da superare anche se non si sa bene per fare cosa e non esiste il conflitto e figurarsi quello asimettrico e ibrido. Tutto bello, se non fosse che sono tutte fantasie di ragazzini che non hanno mai superato la terza media.

Nel mondo reale, il nostro, parlare di sovranismo non ha senso perché se uno Stato non è sovrano e in grado di imporre la propria volontà, semplicemente, non esiste. O perché Stato fallito e in disfacimento – Libia, Siria, Somalia – o perché soggetto all’agire di potenze straniere. In un contesto di anarchia internazionale dove non esiste un potere politico superiore di scala globale – grazie al cielo, aggiungo – l’unico ordine internazionale esistente è quello della conflittualità fra singole entità politiche o blocchi di potere. E i conflitti non sono necessariamente caldi, possono essere anche solo un classico caso d’imposizione della volontà con altri mezzi (sanzioni, diplomazia, propaganda).

Se prendiamo in considerazione l’immigrazione, gli sbarchi e le ONG, cosa abbiamo? Che la politica dei porti chiusi implementata da un Governo legittimo viene apertamente violata da ONG battenti bandiera di paesi stranieri. ONG che, se non è chiaro, non sono espressioni di attori statali ma di organizzazione private che potrebbero comunque essere guidate da altri Stati rivali strategici dell’Italia. Ricordate la storiella dell’anarchia internazionale, vero? Per questo motivo la Francia e la Spagna si limitano a predicare e a guardarsi bene dall’aprire le frontiere: così facendo, infatti, si metterebbe la propria politica migratoria nelle mani di attori privati di cui sa poco o nulla e che non sono politicamente responsabili. A decidere chi entra sul territorio italiano, quindi, non sarebbe più Roma ma dei privati e pure stranieri. Pura follia.

Fra l’altro è da notare che dimensione mistica e semi divina delle ONG con annesso pregiudizio positivo nasce nella lotta allo Stato da parte del Capitale con relativa spoliticizzazione della società e demonizzazione della politica. E chi ha sposato totalmente questa linea? La sinistra… fu marxista.

L’esponente di sinistra medio non riesce a comprendere il problema perso nei sogni dell’Erasmus e del superamento degli Stati. Con il gustoso paradosso che colui che una volta era un secessionista oggi, vuoi per caso o per illuminazione, difende la sovranità dello Stato italiano. Ma l’Italia è piena di paradossi, si sa.

 

Approfondimenti:

 


[1] Cfr. https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2016/01/Convenzione_Ginevra_1951.pdf

[2] Cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=10

[3] Cfr. http://www.interno.gov.it/sites/default/files/dossier_viminale_15_agosto_2019.pdf

[4] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/07/20/francia-entro-con-8-migranticondannata_b71e2130-5167-4550-a865-88fc4b9d249e.html

[5] Cfr. https://www.open.online/2019/07/06/la-denuncia-di-open-arms-in-spagna-le-multe-per-le-ong-superano-i-900mila-euro/

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Questa voce è stata pubblicata il 22 agosto 2019 da in politica con tag , , .
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