Charly's blog

Da gialloverdi a giallorossi: l’evaporazione del M5S e il ritorno del bipolarismo?

Giusto poche settimane fa Di Maio giurava e spergiurava che non si sarebbe mai alleato con il partito di Bibbiano: «Io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare. Io col partito che in Emilia Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l’elettroshock per venderseli io non voglio avere nulla a che fare» [1].

Renzi, invece, la pensava così [2]:

“Siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Il Pd ha perso, io mi sono dimesso: non possiamo pensare che i giochetti dei caminetti romani valgano di più della scelta degli italiani“. Matteo Renzi, segretario dimissionario del Pd, ospite a ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio non ha dubbi: non si può ignorare l’esito delle elezioni del 4 marzo: “Chi ha vinto, deve assumersi la responsabilità e governare”, dice Renzi, che non esclude un incontro con il leader del Movimento 5 stelle, ma dice un categorico ‘no’ al sostegno all’esecutivo: “Un incontro con Di Maio sì, la fiducia a un governo M5s no”.

C’è, dunque, disponibilità a discutere sulle riforme, “ma non siamo disponibili sulle poltrone…Non siamo disponibili a diventare soci di minoranza della Casaleggio”. E la sua posizione, dice Renzi, è condivisa dalla maggior parte dei senatori dem: “Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno”.

Ma, si sa, solo gli stupidi non cambiano mai idea…

 

—- Evitare il voto? —-

Un nascituro governo giallorosso deve la sua esistenza alla paura del voto visto che sondaggi alla mano la coalizione di centrodestra vincerebbe tranquillamente le elezioni, forse anche solo il duo Salvini-Meloni. Sul versane opposto il PD non vede il 30% neppure con LeU e Bonino e il M5S rischia di calare al 15% o giù di lì. Sfruttando la flessibilità concessa dalla forma di governo parlamentare – in modo assolutamente costituzionale  e legittimo – si è pensato di rimandare la resa dei conti con un Conte bis sfruttando il fatto che la Lega in Parlamento ha la metà dei numeri promessi dai sondaggi. Un piano diabolico? Insomma, vi ricordo che prima o poi si torna a votare e siete davvero convinti che il Governo giallorosso sarà più efficiente di quello gialloverde? Con Salvini all’opposizione impegnato a fare quello che gli riesce meglio, la campagna elettorale permanente?

Certo, la speranza è l’ultima a morire ma forse il nuovo esecutivo non si limita a evitare il voto e a dare il tempo a Renzi per farsi eventualmente il suo partito. Magari c’è una logica retrostante, perlomeno per alcuni dei giocatori in campo, e punta a un ripristino del bipolarismo e all’abbandono del tripolarismo attuale. Il M5S al 30%, infatti, è stata un’eccezionalità e un’anormalità e in poco più di un anno al Governo i grillini hanno perso la metà dei propri voti. Quanto basta per pensare che un anno di Governo giallorosso potrebbe replicare il fenomeno con un ritorno all’ovile a sinistra dei voti in uscita dai pentastellati. Il M5S, in effetti, nasce fondalmentante con una riedizione della sinistra radicale che risulta essere assente in Parlamento dalle elezioni del 2008. I partiti vanno e vengono ma non le istanze politiche che al massimo trovano diverse valvole di sfogo. La cosa è particolarmente evidente a destra dove le percentuali sono sempre quelle con la sola differenza che la Lega ha cannibalizzato FI e il centro cattolico. In prospettiva la Lega può attestarsi stabilmente sul 30-35% e FdI al 10-12% grazie al naturale esaurimento di FI e Berlusconi.

E a sinistra? Con un M5S in fase d’evaporazione i voti in uscita da qualche parte dovranno andare e si potrebbe ipotizzare un PD al 25-30% e un LeU al 5%. Se il M5S sopravvive alle prossime elezioni dovrebbe attestarsi a un più fisiologico 10-12% che epurato da alcune tendenze destrorse potrebbe coalizzarsi con la sinistra. L’esito dell’operazione, però, dipenderà anche dalla legge elettorale se a vocazione maggioritaria o meno. Ma vuoi vedere che dietro all’operazione Governo giallorosso si sta progettando il ritorno del bipolarismo e alla normalizzazione del M5S, se non come attore politico come fenomeno socio-politico?

 

—- Le dure repliche della realtà? O la rivincita del partito politico? —-

Davanti al collasso grillino si potrebbe essere portati a leggere il tutto come il fallimento della demagogia e del populismo davanti alle dure repliche della realtà ma è una visione ingenua. Tutte le forze politiche sono a matrice ideologica e vivono nel mondo delle fantasie, chi più chi meno, e se bastassero i fatti non dovremmo avere nessuna forza europeista o globalista in un’epoca di crisi del potere imperiale dominante e di rinascita degli Stati. Un partito strutturato può sopravvivere, al costo del consenso e delle elezioni, anche alle sconfitte facendo leva sulle istanze politiche che raccoglie o ristrutturandosi nella struttura e nelle idee. Altrimenti il PCI non sarebbe sopravvissuto al crollo dell’URSS fino all’attuale forma del PD, non trovate?

Il problema del M5S non sono tanto i contenuti, ma la forma: è un movimento non un partito. I movimenti possono andare bene nella fase di start up ma se poi non adottanno una struttura organizzata si esauriranno con il tempo davanti al fallimento o al successo della rivendicazione originaria. Il M5S non ha un radicamento territoriale né una struttura di formazione per i propri membri. L’ideologia alla base del M5S, anzi, previene un simile sviluppo vista l’enfasi sulle votazioni online, il dilettantismo e l’irruzione della “società civile” nel Palazzo. Il M5S, allora, è un prodotto con una data di scadenza incorporata destinato a esaurirsi prima o poi.

Considerazioni simili possono essere avanzate anche per l’altro grande partito in via di evaporazione, FI, che nell’arco di dieci anni è passato dall’essere il principale partito del paese a uno sotto l‘8% e fuori dai giochi politici. Qui il peccato originale è quello di aver assunto una forma paragonabile a quella dei partiti dei notabili del 19° secolo orientato solo ad agire come un comitato elettorale per le elezioni dei candidati. L’ingombrante presenza del padrone-fondatore Silviosauro, poi, ha fatto il resto nell’uccidere ogni idea di successione e di ristrutturazione. FI segue il ciclo vitale del suo fondatore e come tale rischia nel migliore casi l’irrilevanza, nel peggiore l’assorbimento da parte di Lega e FdI. Il tempo, d’altronde, è il vero nemico dei forzisti e più tardi si vota meno carte avrà in mano Nonnosilvio…

 

—- I fazzisti!!1! Ehi, non ci sono più —-

Il ritorno del partito politico e la sconfitta dell’antipolitica non è che una buona notizia perché senza partiti non può semplicemente esistere la democrazia su scala nazionale. Solo i partiti possono selezionare le istanze politiche, il personale politico ed essere chiamati alla responsabilità delle proprie azioni. Insomma, luga vita ai partiti politici.

Allo stesso tempo si dovrebbe far notare, non senza un malcelato senso di soddisfazione, che tutti gli allarmi sul ritorno del fazzzismo si sono rivelati essere per quello che erano, delle colossali cazzate. Le moderne democrazie contemporanee hanno tutta una serie di meccanismi destinati proprio a fermare eventuali derive autoritarie:

Ma so già che è troppo chiedere di comprendere a certe forze politiche che il disaccordo non è fascismo e che anche posizioni differenti hanno diritto di cittadinanza in ambito democratico. Altrimenti quale sarebbe la logica retrostante al multipartitismo?

Le democrazie rappresentative sono eccellenti forme di Governo se usate nel modo previsto, ma persino in mani insipienti si rivelano comunque valide e all’altezza del compito. Non hai bisogno o necessità di uomini eccezionali se hai delle regole e delle strutture valide che funzionano compensando anche una gestione non all’altezza delle regole. Il che non toglie che l’elettorato sia inadeguato ma qui il problema è un altro: un elettore ignorante è tale dopo 13 o più anni di scuola. Magari al posto di Manzoni si dovrebbe studiare un buon manuale di scienze politiche, che dite?

 


[1] Cfr. https://www.lapressa.it/articoli/politica/m5spd-maggioranza-e-di-maio-gridava-mai-col-partito-di-bibbiano

[2] Cfr. https://www.repubblica.it/politica/2018/04/29/news/renzi_chi_ha_perso_non_puo_governare-195135904/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2019 da in politica con tag , , , , .
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