Charly's blog

L’età del populismo: da quello del popolo a quello dei coNpetenti

Che la vita sia fatta di alti e bassi è un’ovvietà, eppure è difficile non rimanere sorpresi dalla parabola politica del Premier Giuseppe Conte: ieri mero burattino del Governo gialloverde con tanto di derisione del CV e dell’accento meridionale da parte dei coNpetenti , oggi salvatore della patria e statista certificato dai coNpetenti di prima.

Questa curiosa e inaspettata parabola politica ci porta al tema di oggi: il populismo. Tratteremo non solo il populismo a livello teorico, ma analizzeremo anche un altro inaspettato aspetto. Avete mai preso in considerazione l’idea che tanto Grillo quanto Draghi sono due feticci populisti, per quanto a polarità invertita?

 

—- Populismo: una definizione —-

Uno dei vantaggi di essere in vacanza è quello di avere accesso alla mia biblioteca personale e fra i miei libri possiamo trovare Il dizionario di politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino. Alla voce “populismo” si può leggere:

Possono essere definite populiste quelle fomule politiche per le quali fonte precipua d’ispirazione e termine costante di riferimento è il popolo, considerato come aggregato sociale omogeneo e come depositario esclusivo di valori positivi, specifici e permanenti.

Il populismo non possiede un’ideologia definita né presenta una dottrina univoca e di volta in volta può presentare tratti fra loro piuttosto differenti che spaziano dal socialismo al liberismo. È possibile, tuttavia, evidenziare alcuni elementi in comune fra le varie esperienze populiste:

  • La contrapposizione fra popolo ed élite (establishment, palazzo);
  • Appartanenza al popolo non dettata dalla condizione sociale o professionale;
  • Dimensione omogenea del popolo, conflitto di classe assente;
  • Non popolo: élite;

In Italia una delle esperienze più rilevanti in ambito populistica è stata quella del Fronte dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini che non ha lasciato un segno duraturo in ambito politico ma ci ha lasciato in eredità il termine “qualunquismo”.

Al giorno d’oggi è facile trovare nel M5S e nella Lega i principali esponenti del populismo contemporaneo in Italia ma si può notare che gli stessi tratti, per quanto invertiti di polarità, possono essere trovati anche negli avversari dei populisti, i coNpetenti. Cosa ci dicono, infatti, i coNpetenti? Che il popolo è ignorante e analfabeta e che solo l’élite possiede la conoscenza tecnica per far funzionare la democrazia. E di nuovo possiamo notare la contrapposizione fra popolo ed élite, la dimensione omogenea del popolo, l’inesistenza del conflitto sociale. L’unica differenza è che nel populismo classico il popolo è la fonte del bene, in quello dei tecnici è la fonte del male. Speculari, insomma, e potremmo chiamare il populismo classico positivo e quello dei tecnici negativo.

 

—- La politica non è tecnica —-

Un altro elemento in comune fra il populismo positivo e quello negativo è la fuga dalla complessità del reale. Se nel primo caso abbiamo i dilettanti al potere, nel secondo caso abbiamo l’illusione che la tecnica possa sostituire la politica. Il che ci porta a una domanda piuttosto scontata: se i problemi possono essere risolti con la tecnica, la politica a cosa serve? E a che servono i partiti politici se basta la verità tecnica? Storia vecchia, in verità, visto che già ai tempi di Platone si discuteva del Governo dei Custodi… e da allora le problematiche sollevate da questa idea sono rimaste pressoché immutate:

  • Chi sono i Custodi? Su quali criteri vengono selezionati e chi li sceglie?
  • Chi controlla l’operato dei Custodi? Uno dei punti di forza della democrazia è la selezione, il controllo e la rimozione indolore della classe politica;
  • Che garanzie abbiamo che i Custodi portino a termine il loro compito invece di trarne profitto?

Ma ancor più rilevante è il fatto che in molte scelte politiche non c’è spazio per la tecnica perché non esiste una politica giusta o sbagliata da applicare, solo politiche differenti in base ai valori dominanti in un determinato periodo. La politica riguarda più spesso al come che non ai fini che sono in genere determinati da altri fattori (i valori). Ma anche se ci fosse una soluzione tecnica a un problema politico rimane il fatto che potrebbe portare a una situazione con vincenti e perdenti e in casi del genere non basta rispondere con un “lo dicono i testi accademici”. Il sistema pluripartico nasce proprio per tenere conto di questi fattori mentre il Parlamento ha il compito di rappresentare le varie istanze politiche e di mediare gli interessi contrapposti in modo da non creare una situazione vincenti/perdenti. Il fallimento di questo meccanismo porta il conflitto sociale al di fuori del Parlamento, dai tafferugli fino alla guerra civile.

Ma, abbiamo detto, tanto il populismo dei dilettanti tanto quello dei coNpetenti è cieco dinnanzi alla complessità del reale e entrambi ritengono che per situazioni difficili la soluzione sia semplice. Per i primi basta lasciare il potere al popolo, per i secondi basta lasciarlo all’élite. Con il risultato pratico di occultare il conflitto sociale, spingere sulla depoliticizzazione della società… fino alle dure repliche della realtà.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2019 da in politica con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: