Charly's blog

C’è povertà e povertà: i bambini e i pensionati

Fra le varie ossessioni che albergano nel dibattito pubblico italiano non può mancare l’eterna questione delle pensioni che, spesso e volentieri, assume toni grotteschi… imperniati sui privilegi dei pensionati. Prendiamo due immagini neutre da un report di Save the children [1]

Crisi pagata dai bambini

Crisi pagata bambini relativa

Non è raro vedere circolare immagini del genere sui media come spin per proporre un taglio della spesa previdenziale omettendo, ahinoi, come procedere in termini pratici. Come da copione, quando si tratta di affamare la bestia della spesa pubblica, sulle tastiere è facile a differenza della vita reale…

 

—- Il problema è la disoccupazione —-

Tornando ai grafici possiamo notare che il tasso di povertà assoluta degli over 65 è rimasto stabile e inferiore alle altre classi d’età, mentre per quanto riguarda quello della povertà relativa non solo si conferma minore degli altri valori ma è pure calato nel corso degli ultimi anni.

Per rendere meglio l’idea, passiamo alle relative definizioni dell’Istat [2] [3]:

  • Povertà assoluta: La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.
  • Povertà relativa: La stima della povertà relativa diffusa dall’Istat si basa sull’uso di una linea di povertà nota come International Standard of Poverty Line (ISPL) che definisce povera una famiglia di due componenti con una spesa per consumi inferiore o uguale alla spesa media per consumi pro-capite.

Capito il cosa, rimane il perché. Come siamo arrivati a qeuta situazione? Beh, avete mai provato a guardate il tasso di disoccupazione?

Tasso di disoccupazione

Notate, vero, che l’anno cardine del problema è il 2011 quando la disoccupazione aumenta senza controllo per anni? La povertà è prima di tutto un problema di reddito in quanto assente o carente e i bambini sono a rimorchio dei genitori. Gli over 65, invece, essendo pensionati hanno la certezza del reddito finché lo Stato italiano riesce a pagare. Il problema è il ciclo economico e non i non meglio specificati privilegi degli anziani.

 

—- Il reddito e la demografia —-

Un’altra accusa al mondo dei pensionati è che in Italia l’età di pensionamento effettiva sia bassa con dei “baby” pensionati di 60 anni. In effetti abbiamo una discreta differenza fra l’età prevista dalla legge e quella effettiva di pensionamento [4]:

  • The average income of people older than 65 is almost the same as for the whole population in Italy, while it is 12% lower on the OECD on average. At the same time, the effective age of labour market exit is about 3 years lower than the OECD.
  • In the 2016, the normal retirement age is 66.6 years for men and 65.6 years for women in Italy compared with 64.3 and 63.7, respectively, on average in the OECD. In Italy, further increases in the normal retirement age, in line with changes in life expectancy, will take place to reach 67 years in 2019.

Con la conseguenza che «the high share of public pension expenditure in GDP, at around twice the OECD average, reflects the high relative income of retirees and is associated with early ages of labour market exit (62.1 for men and 61.3 for women) as well as high life expectancy of 22.4 years at 65, i.e. around one year more than the OECD average».

Al netto della speranza di vita elevata, si dovrebbe anche notare che il rapporto pensioni/Pil è un rapporto numeratore/denominatore e come tale dipende anche dall’andamento del ciclo economico. Se l‘Italia crescesse nella media europea, a spese invariate, il rapporto calerebbe. Per quanto riguarda l’età effettiva di pensionamento, l’effetto ottico del grafico ci condanna, ma con i nostri 62 e 61 anni non siamo poi tanto lontani dalla media OCSE – 65 anni – e dagli altri paesi europei. Siamo nell’ordine di 1-3 anni, in base a chi prendiamo in considerazione [5].

pensione

A cui aggiungere un altro fattore che non ho mai visto essere preso in considerazione nei vari report: il livello di studi e l’età d’inizio dell’attività lavorativa. C’è una bella differenza fra il pensionarsi a 65 anni in quanto laureato (inizio lavoro 25 anni) e il manovale con la terza media (inizio lavoro 16 anni). Visto che siamo un paese con bassi livelli d’istruzione, magari, non dovremmo dimenticarci anche questa realtà.

Ma visto che le pensioni non sono solo contabilità ma anche demografia, ecco un paio di dati:

nel 2018 i nati complessivi in Italia assommano a meno di 440.000 (439.747), ben lontani dal ‘baby boom‘ di metà anni 60 del secolo scorso (quando avevano superato il milione di unità), ma anche dai quasi 577.000 (576.659) del 2008. In appena 11 anni, un periodo relativamente breve, l’Italia ha perso circa 137.000 neonati, quasi il 24% del suo capitale di futuro (Istat , 2019b). In questo caso il fenomeno riguarda l’intero Paese – e le regioni del Nord e del Centro con maggiore intensità -, ma non ci sono aree che, nel confronto sui 10 anni, mostrino un segnale positivo. Il crollo è stato in parte contenuto dal contributo delle famiglie straniere: se non fosse per loro, le nascite ‘solo italiane’ del 2018 si fermerebbero poco al di sopra delle 374.000 unità. Ma, come previsto dai demografi, anche le nascite di bambini di seconda generazione si stanno contraendo: se nel 2008 l’Italia salutava la nascita di circa 72.500 bambini stranieri, nel 2018 questi superano di poco le 65.400 unità, con un calo di più di 7.000 bambini in 10 anni (Istat, Bilancio demografico, anni 2008 e 2018).

Con relativo peggioramento del rapporto fra la popolazione attiva e i pensionati:

Se consideriamo il solo decennio 2008- 2018, vediamo che in questo breve lasso di tempo l’indice di vecchiaia è passato da 143,4 (1 gennaio 2008) a 173,1 (1 gennaio 2019); se nel 2008 l’incidenza sul totale della popolazione degli 0-14enni era del 14,1% e quella degli over 65 del 20,2%, oggi è rispettivamente del 13,2% e del 22,8%; l’età media al parto è passata da 31,1 a 31,9 anni; il numero medio di figli per donna è calato da 1,45 a 1,32

E no, non basta ritardare l’età del pensionamento.

 

Numero nati

 


[1] Cfr. https://atlante.savethechildren.it/index.html

[2] Cfr. https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/soglia-di-poverta

[3] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/217030

[4] Cfr. https://www.oecd.org/italy/PAG2017-ITA.pdf

[5] Cfr. https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/pension_glance-2017-24-en.pdf?expires=1571853065&id=id&accname=guest&checksum=D45FAB17716D85E5A4BA59BFCB9FB5AF

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Questa voce è stata pubblicata il 23 ottobre 2019 da in società con tag , , , .
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