Charly's blog

Riforma della scuola: come farebbe il sottoscritto

Uno dei tanti aspetti paradossali del mondo della scuola italiana è che nessuno si prende il disturbo di spiegare agli alunni a che cosa serva passare tutto quel tempo sui banchi. A parte per la feconda motivazione del “si deve studiare perché sì”.

L’istituto scolastico nelle società contemporanee assolve a tre funzioni:

  • Educazione: trasmissione valori propri della comunità;
  • Istruzione: trasmissione conoscenze per capire il mondo;
  • Professionalizzante: trasmissione skills professionali;

Le tre dimensioni, ovviamente, non sono separate e spesso sono connesse fra loro o con altri fattori (si pensi alla famiglia per l’educazione).

 

—- La scuola oggi —-

Dagli anni ’90 a oggi ogni legislatura si è sentita in dovere di riformare il mondo scolastico sia nella stuttura sia nei contenuti. La causa del fenomeno è da ricercare nel collasso della scuola italiana degli ultimi decenni che viene letto, ahinoi, con l’isterismo dei “ggggiovani che non studiano più e che sono iggggnoranti”. Che non studino più mi sembra il minimo dato che gli studenti sono agenti razionali e sono abbastanza grandi da capire quanto la scuola sia inutile sia sul versante dell’istruzione sia, in parte, su quello professionalizzante. Rimangono i valori, ormai obsoleti e anacronistici, figli di un canone che vorrebbe dividere il mondo fra cultuVa e ignoranti e che appartiene solo al passato.

Una riforma a legislatura, si diceva, o giù di lì. I risultati, però, sono stati decisamente deludenti e dopo 30 anni la scuola italiana è rimasta ancorata alla sacra trimurti di gentiliana memoria. La scuola è suddivisa su tre cicli con i primi due in comune ma con il secondo dedicato alla selezione e allo smistamento degli studenti:

  • Bravi al liceo;
  • Mediocri ai tecnici;
  • Scadenti ai professionali;

Con l’accesso all’università, in origine, solo per i liceali che erano pochi ed elitari soprattuto per censo piuttosto che per capacità. In pratica un liceale classico poteva andare a studiare ingegneria meccanica, un perito meccanico no… ma questa scemenza è venuta meno negli anni successivi.

Solo una domanda: ma su quale base si dovrebbe scegliere la propria carriera? Provare è la cosa migliore, non trovate? Il che ci porta alla seconda domanda: ma voi durante le medie avete provato a maneggiare la contabilità, l’artigianato o l’informatica? Io, ad esempio, no. E non a caso si viene selezionati e smistati sulle capacità scolastiche, che sono eminentemente teoriche, e non sulla resa o sulle inclinazioni pratiche. Ricordate la storiella dei bravi al liceo e gli scadenti al professionale? Sì, i bravi a fare l’analisi logica e non a mostrare le eventuali capacità manuali richieste, come dall’artigianato per dirne una. Il tutto alla tenera età di 13 anni!

Altro aspetto corollario alla selezione è il dominio incontrastato del canone umanista come abbiamo avuto modo di vedere più volte in passato su questi pixels. Anche qui, di nuovo, i bravi e gli intelligenti devono andare a studiare i classici greco-latini trascurando tutte le altre discipline nate negli ultimi 200 anni (economia, geopolitica, sociologia, psicologia…) e non dedicarsi alle mansioni che rendono grandi e potenti i paesi (spoiler: gli studi tecnico-scientifici perché conta la tecnica, non la filosofia). Fra l’altro l’Italia ha perso una guerra mondiale per la sua incompetenza tecnica (per i palati fini: Fiat C.R. 42 e M13/40)…

Il venire meno dei requisiti d’accesso uniti al predominio dell’ideologia umanista ha portato alla licealizzazione degli studi [1]:

il 55,3% delle ragazze e dei ragazzi che a settembre andrà in prima nella scuola secondaria di secondo grado ha optato per un indirizzo liceale. Anche per l’anno scolastico 2018/2019 i Licei si confermano in testa alle preferenze. Lo scorso anno erano stati scelti dal 54,6% dei neo iscritti. In particolare, i Licei si confermano l’indirizzo preferito dalle ragazze.

Il 30,7% ha scelto un Istituto tecnico, con una leggera crescita rispetto al 30,3% di un anno fa. Lieve calo per i Professionali scelti dal 14% delle ragazze e dei ragazzi, rispetto al 15,1% dello scorso anno.

Sapete com’è, se spendi secoli a dire che solo la cultuVa eleva e rende uomini è lecito aspettarsi una calca all’ingresso. E quando hai uno studente su due che studia al liceo puoi anche salutare lo status élite. La liceizzazione degli studi comporta anche un danno per gli altri percorsi scolastici, soprattutto i tecnici che sono – ripeto – il cardine del potere di una Nazione. E se in questa sede si deve spiegare perché è essenziale che una Nazione persegua il potere, beh, vuol dire aver studiato la storia per 13 anni senza averci capito molto.

Rimane l’ultimo dono della scuola old school. Anche se oggi si boccia poco, fino al ’68 si bocciava tanto con particolare enfasi sui più poveri. Il luciferino Don Milani denunciava proprio il curioso fenomeno che vede gli scemi nascere fra i contadini e gli operai e non fra i borghesi. L’aver bocciato o espulso dal percorso scolastico in massa, ad ogni modo, ha lasciato in dono una percentuale mostruosa di anlfabeti funzionali. Nessuna novità, se cacci uno studente dalla scuola come può migliorare su skills che sono tipiche del mondo scolastico e non della vita quotidiana? Concetto facile a capirsi se non siete docenti…

 

—- Scuola, che fare —-

Partiamo dall’ovvio: quali sono gli obiettivi che mi prefiggo con la scuola? Il mio obiettivo primario è l’istruzione finalizzata alla comprensione e alla partecipazione al dibattito politico senza, però, danneggiare l’aspetto professionalizzante. Anche qui, nulla di incredibile: come si può lamentarsi dell’ignoranza degli elettori se agli studenti non viene fornita la minima nozione relativa alle discipline protagoniste del dibattito pubblico?

Siccome tutti votano, la suddivisione fra istituti alla Gentile non ha più senso perché tutti devono ricevere la stessa formazione. Possiamo unire le elementari e le medie inferiori in un unico ciclo di 8 anni senza far altre modifiche di sorta dato che la giovane età degli studenti non rende possibile fare nulla di interessante.

Per il dopo medie, invece, abbiamo il liceo civico focalizzato solo sul dibattito politico e con un sistema di corsi di ispirazione universitaria abbandonando l’insulso metodo spezzatino imperante nella scuola attuale (studi un pezzetto qui, uno là, ripetendo le materie nei vari cicli). Fra l’altro, detta en passant, il metodo spezzatino è il motivo per il quale si dimentica tutto dopo pochi giorni dal compito in classe. Vi sfido a trovare un solo corso o manuale di tecniche mnemoniche che adotti la stessa tipologia di studio. Uno solo.

In pratica, per rendere l’idea:

  • Primo quadrimestre: corso sulla democrazia, sulla globalizzazione, sulla comunicazione politica;
  • Secondo quadrimestre: corso di finanza (bilancio statale), fondamenti di geopolitica, diritto costituzionale comparato;

Non mancano anche le materie scientifiche per via dell’impatto dell’attività antropica sull’ambiente né corsi opzionali da affiancare a quelli obbligatori ma di più ampio respiro. Nulla vieta di mettere un bel corso di storytelling da affiancare alla retorica, per dire.

Di roba da studiare ce ne sarebbe ma come abbiamo detto non possiamo danneggiare l’elemento professionalizzante. Per questo motivo limiterei il liceo civico alla durata di 4 anni, lasciando il quinto ed eventualmente il sesto anno a un percoso professionalizzante. Il che vuol dire che al quinto anno – e se non basta anche un sesto- si studierà solo le materie professionalizzanti scelte (ragioneria, IT, meccanica, eccetera.) Vi lascio immaginare quanto efficacia possa avere l’alternanza scuola-lavoro con questa organizzazione.

Rimane l’università. Chi vorrà iscriversi avrà il quinto anno come propedeutico e di preparazione ma a parte le facoltà professionalizzanti (medicina, ingegneria, MFN) c’è la necessità di limitare le iscrizioni per tutte le altre intervenendo sul lato lavoro. I lavori che vedono fra i requisiti una laurea generalista non richiedono per davvero le conoscenze acquisibili in 5 anni di università. Io non ho bisogno per davvero di una laurea in storia e sociologia per lavorare nel mondo HR così come chi vende assicurazioni è un tantinello overskilled se in possesso di una laurea in economia.

Non a caso abbiamo un problema di lavoratori sovraqualificati per le mansioni ricoperte [2]:

Skill mismatch is pervasive in Italy. Around 6% of workers in Italy are under-skilled while 21% are underqualified. Surprisingly, despite the low average levels of skills proficiency, skills surpluses are also present, reflecting the low demand for skills in Italy. Over-skilled (11.7%) and over-qualified (18%) workers represent a substantial part of the Italian workforce. In addition, around 35% of workers are working in fields that are unrelated to their studies.

Le aziende, allora, dovrebbero ragionare per skills e non per pezzi di carta e sarebbe da incentivare la formazione post diploma basata su master di 6 mesi o un anno in un contesto di lifelong learning. Fermo restando che bisogna demolire la trimurti gentiliana: i più bravi devono andare nel settore tecnico, chi dotato di capacità manuali ai professionalizzanti e i mediocri nel rimanente.

Ma il mio obiettivo primario è stato raggiunto perché la materie da studiare che servono in ambito politico sono state  affrontate durante il liceo civico. Poi, dopo, fate quel che volete.

 

—- Il fattore trascurato: l’educazione fisica —-

E l’inglese? Semplice, voucher e corso di lingua. Nella scuola pubblica le classi sono troppo grandi e l’enfasi è posta o sulla grammatica o sulla letteratura con il risultato che dopo 13 anni nessuno è fluente né in inglese né in altre lingue anche più simili come il francese. E non spreco neanche il mio tempo per il genio di turno che sostiene l’utilità del latino nell’apprendere le lingue straniere.

Rimane, da ultimo, l’aspetto fisico in termini di educazione fisica. Anche qui i risultati sono scadenti per preparazione e condizione fisica [3]:

Nel biennio 2017-2018, In Italia si stimano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni (28,5% nel 2010-2011). Emergono forti differenze di genere con una più ampia diffusione tra i maschi (27,8% contro 22,4%).

Nel 2017-2018 sono circa 5 milioni 30 mila i ragazzi di 3-17 anni che praticano nel tempo libero uno o più sport (59,4% della popolazione di riferimento). Il 52,5% lo fa con continuità e il 6,9% saltuariamente.

Nel periodo 2016-2017, il 74,2% dei bambini e degli adolescenti consuma frutta e/o verdura ogni giorno, ma solo il 12,6% arriva a consumarne 4 o più porzioni (11,4% nel 2010-2011).

Il che ci porta alla ovvia domanda: ma come fai a essere in queste condizioni dopo aver speso due ore alla settimana per 13 anni in educazione fisica? Vi assicuro che se dedicate lo stesso tempo in una qualsiasi palestra potete ottenere risultati di ben altro spessore.

La soluzione al problema è facile e se alle elementari ci si può focalizzare sul gioco, dalle medie è meglio passare al calisthenics e all’atletica leggera a cui aggiungere nel liceo civico il Pancrazio modernizzato con finalità di autodifesa (prendendo elementi dal Krav Maga e gli angoli d’attacco dell’Escrima). Quando si dice coniugare la tradizione con l’innovazione…

La scelta del calisthenics è dettata da alcuni fattori:

  • Investimento minimo in attrezzature che è un bel plus in tempi di spending review;
  • L’impatto sul fisico è minore rispetto alla pesistica in termini di infortuni e usura;
  • Per il minore sviluppo ipertrofico dato che non tutti vogliono diventare dei cassonetti più larghi che alti;
  • Per la facilità di combinare il corpo libero con l’atletica;

A cui aggiungere l’educazione alimentare con tanto di piano alimentare ad hoc per gli studenti.

I vantaggi di una riforma del genere sono evidenti e i miei studenti escono da scuola atletici e formati dal punto di vista politico, pronti  a dedicarsi alle professioni o, pochi, all’università. Ma quante possibilità ci sono di riformare la scuola in questo senso? Nessuna, già mi immagino le docenti stracciarsi le vesti perché non si studiano più Cip&Ciop, Dante e Petrarca. D’altronde spesso si muore della morte che si desidera e il sorpasso dell’Est Europa in termini di ricchezza è dietro l’angolo

 


[1] Cfr. https://www.tecnicadellascuola.it/iscrizioni-2018-2019-licei-ancora-crescita-li-sceglie-553-dei-ragazzi-tutti-numeri

[2] Cfr. https://www.oecd.org/italy/italy-should-continue-reforms-to-improve-peoples-skills-and-boost-growth.htm

[3] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/234930

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Questa voce è stata pubblicata il 3 novembre 2019 da in società, Uncategorized con tag , , .
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