Charly's blog

Macron, la Nato e l’illusione scema degli USE, gli Stati Uniti d’Europa

Per quanto sia passato in sordina sui media italiani presi come sono dalle paturnie di Renzi e Giggino, Macron ha pensato di toccarla piano dichiarando lo stato cerebrale morto della Nato [1]:

In an interview with British weekly The Economist, Emmanuel Macron expressed doubt about U.S.-led NATO’s security maxim that an attack on one ally is an attack on all, which has underpinned transatlantic ties since the alliance’s 1949 foundation.

What we are currently experiencing is the brain death of NATO,” Macron said. Asked whether he still believed in the Article Five collective defense guarantee of NATO’s treaty, Macron answered: “I don’t know,” although he said the United States would remain an ally.

Macron has said there is a lack of strategic coordination between European allies on the one hand and the United States and Turkey, with NATO’s second largest military, on the other.

Non è difficile cogliere l’ironia nel fatto che queste parole sono dette dal Presidente di un paese che è rimasto fuori dalla Nato per anni per poi rientrare solo nel decennio scorso.

 

—- La Nato: a che serve? —-

Fra le varie reazioni che si sono registrate, è quella del Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a cogliere nel segno: «Any attempt to distance Europe from North America will not only weaken the trans-Atlantic Alliance—it is also risking dividing Europe itself» [2]. Aspetto che non viene minimamente colto dai simpatici europeisti già pronti a estasiarsi davanti alle prospettive di un esercito europeo. Peccato solo che la cosa non possa succedere per motivi esterni e per motivi interni.

Partiamo da quelli esterni ricordando a tutti a cosa serve la Nato:

tenere gli Americani dentro, i Russi fuori e i Tedeschi sotto

La Nato non è un’alleanza nata solo per fronteggiare l’URSS, né presenta un rapporto paritetico fra i suo membri. E qui nessuna sorpresa, il Belgio non è di certo pari al più potente esercito mai esistito nella storia dell’umanità per potenza e divario con i potenziali rivali (esercito USA fra il 1991 al 2008). La Nato è nata con chiari obiettivi strategici:

  • Arginare l’URSS;
  • Controllare l’Europa, tanto la Germania quanto la Francia;

A cui aggiungere il fatto che gli USA hanno assistito deliziati al collasso degli imperi coloniali europei e che il Piano Marshall serviva per integrare l’Europa nell’economia di mercato a stelle e strisce.

Considerando i soliti imperativi strategici USA:

  • Controllare il Nord America;
  • Bloccare le influenze esterne sul continente americano;
  • Dominare le rotte oceaniche;
  • Evitare l’ascesa di un potere dominante in una determinata zona geografica;

Mi spiegate, allora, per quale santissimo motivo gli americani dovrebbero permettere la formazione di un potere politico europeo – secondo per PIL solo agli USA, dalla popolazione più grande e con un livello tecnologico paragonabile – che potrebbe allearsi con Russia e Cina escludendo gli USA dall’intera Euroasia? Perché altrimenti la Bonino si mette a piangere? Suvvia.

 

—- I limiti dell’Europa —-

Non mancano, poi, i problemi europei interni. È sufficiente dare un’occhiata a una cartina dell’Europa:

Per quanto l’Europa sia piccola, rimane comunque un dannato continente. E non ci vuole un genio strategico a vedere la differenza di interessi strategici dei vari paesi europei:

  • L’Irlanda e il Portogallo sono paesi isolati, non coinvolti nelle dimaniche geopolitiche continentali;
  • La Germania e la Francia non hanno motivi d’ostilità nei confronti della Russia;
  • La Francia è particolarmene dinamica in Africa e nel Mediterraneo, spesso in antagonismo con l’Italia;
  • I Baltici, i Scandinavi, la Polonia e la Romania hanno nella Russia la maggiore minaccia strategica ai loro paesi;
  • Il Regno Unito, per quanto a rischio disgregazione, è la porta d’accesso degli USA all’Europa;
  • La Grecia è minacciata dalla Turchia;
  • L’Italia ha buoni rapporti con la Russia e il principale rivale strategico è la Francia;

Non si scappa, non c’è un punto d’interesse strategico comune ai paesi europei. Non è un  caso se la geografia è destino, non scelta. E senza interessi strategici condivisi non si può avere un’azione politica congiunta, né tantomeno militare.

Per ovviare alla geografia si può solo adottare la cultura con un’identità condivisa. Peccato che Europa sia solo una definizione geografica e non puoi avere uno Stato – Nazione sia mai, il nazionalismo è il male, ricordate? – con fattori del genere:

  • Differenze linguistiche: quasi ogni paese europeo ha la propria lingua nazionale;
  • Differenze socio-economiche: dal welfare universale scandinavo condito da elevata tassazione/spesa pubblica/dipendenti pubblici al mondo anglosassone, con in mezzo il welfare familiare del Sud Europa o quello professionale del Centro;
  • Differenze economiche: dai tassi di crescita del PIL, di occupazione/disoccupazione, livelli di tassazione/spesa pubblica/debito pubblico;

Una caratteristica essenziale dell’Europa è la frammentazione politica e culturale, con poche eccezioni di entità temporale limitata, nell’arco degli ultimi 2mila anni. E una struttura politica che lascia intatte queste caratteristiche, una presunta federazione light, non ha senso perché vista l’assenza di interessi geopolitici comuni non c’è motivo di stare insieme a parte l’interesse economico via mercato unico. E di nuovo dobbiamo registrare che il mercato comune non è l’Euro che si rivela un fallimento proprio perché non puoi avere una moneta senza uno Stato.

Solo una struttura imperiale potrebbe superare questo stato di cose se non fosse che in un impero c’è sempre un gruppo etnico&culturale dominante, basta guardare il nome degli imperi (che per loro natura sono multietnici e multiculturali). E chi sarebbero i prescelti? I tedeschi? Un paese sotto occupazione militare americana dal 1945? I francesi? E perché gli altri paesi europei dovrebbero accettare l’egemonia francese? O gli USA, o la Russia?

 

—- Europa, il campo di battaglia del 21° secolo —-

All’inizio degli anni duemila si era soliti ripetere che l’ascesa dell’Asia avrebbe portato a un mondo imperniato sul Pacifico a discapito di quello basato sull’Atlantico e l’Europa. Per rendere l’idea basta prendere le nostre cartine geografiche con l’Europa al centro e modificarle mettendo l’Oceano Pacifico con il Vecchio Continente spostato alla periferia. Se non fosse che, come al solito, la realtà ha presentato il suo conto grazie a due fattori:

  • L’economia cinese è export-lead e come tale dipende da un mercato per esportare i propri prodotti;
  • La reazione del campione in carica era scontata, la cosiddetta Trappola di Tucidide;

La reazione americana si è basata sul contenimento della Cina e poi con i dazi per colpirne l’economia. E in una guerra di dazi i danni maggiori vanno al principale esportare del mondo e non al consumatore di ultima istanza, per la cronaca.

Non potendo sfidare l’Aquila americana sul mare, il Dragone ha deciso di puntare via terra verso l’Europa, l’unico mercato rimasto per assorbire i prodotti cinesi. Ed ecco a voi la motivazione strategica della Nuova via della seta.

newsilkroad

L’aspetto più curioso della competizione USA/Cina viene dalle fonti di finaziamento:

  • Notoriamente il debito USA è largamente finanziato dalla Cina ma a dispetto di quello che in genere si dice è un problema per il Dragone, non per l’Aquila. I cinesi non possono sbarazzarsene su due piedi pena una perdita netta, mentre gli USA devono solo trovare altri acquirenti e il dollaro non può fallire essendo la valuta di riserva globale senza possibili alternative. Nel frattempo con quei soldi gli americani finanziano il contenimento della Cina;
  • La Nuova via della seta è finanziata dal surplus commerciale cinese dovuto a bassi prezzi, limitazioni d’accesso al mercato cinese e trasferimento tecnologico spesso illegale;

Sia come sia l’Europa ritorna sulla scena come mercato di sbocco per la Cina e come porta d’accesso all’Africa e al Medio Oriente per gli USA. Senza dimenticarsi il contenimento della Russia e l’obiettivo primario di evitare l’allenza Berlino/Mosca.

Cosa succederebbe, allora, in caso di collasso della Nato? Banalmente che subentrerebbe una nuova Nato con membri leggermente differenti. Gli interessi strategici non si modificano mica, sapete? Baltici, Scandinavi, Polonia, Romania e Regno Unito rimarrebbero nel campo americano. Anche la Grecia può trovare protezione contro la Turchia solo nelle braccia di Uncle Sam, mentre l’Italia è l’altro paese sconfitto e sotto occupazione militare.

L’asse Franco-tedesco, solo teorico al momento, si fermerebbe lì visto che l’Austria e la Svizzera sono neutrali, l’Olanda si è già chiamata fuori, il Belgio è uno Stato fallito e il Lussemburgo il nulla cosmico. Rimangono solo gli iberici, ma il Portogallo è poca roba e la Spagna rischia la frammentazione su base etnica/culturale.

Se dovessi scrivere un romanzo fantageopolitica per WWIV, allora, farei una cosa del genere:

  • Asse Franco-tedesco, Russia, Cina;
  • USA, UK, Italia, Polonia, Giappone;

O addirittura un’Italia del Nord vassalla all’asse Franco-tedesco e un’Italia del Sud membro della Nato…

Quello che stiamo assistendo in questi anni non è altro che il superamento dell’assetto geopolitico mondiale del 20° secolo con la progressiva parificazione dei giocatori. Ma in un mondo dove tutti sono più o meno allo stesso livello tecnologico/economico/sociale sarà sempre più complicato intervenire fuori dal proprio spazio estero vicino, non siamo più nell’epoca dove una barca a vapore con cannoni può piegare un impero. Se da qui al 2050 il mondo sarà bipolare USA/Cina, il continuo declino relativo dei primi e la stagnazione del secondo su modello giapponese porterà a una seconda metà del secolo fortemente frammentata su chiave locale ma non localista. La globalizzazione – la Pax imperiale americana – scoppia lasciandosi dietro solo il locale con tanti saluti ai dominatori del mondo wannabe. Il mondo è troppo grande…

 

P.S.

Quando la Francia parla di fare l’esercito europeo intende mettere i paesi europei al servizio dei propri interessi strategici.

 

Approfondimento:

 


[1] Cfr. https://www.reuters.com/article/us-germany-nato/nato-experiencing-brain-death-frances-macron-says-idUSKBN1XH2KA

[2] Cfr. https://foreignpolicy.com/2019/11/07/nato-stoltenberg-shoots-back-france-emmanuel-macron-calls-brain-death-dead/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 11 novembre 2019 da in geopolitica con tag , , , , , .
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