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USA vs Cina: vinceranno gli USA ma poi perderanno il dominio globale

Fra i mille difetti del sistema scolastico italiano possiamo trovare anche il fatto che lo studio della storia presenti una fortissima distorsione a favore del passato remoto a discapito di quello prossimo. Si spende una quantità di tempo spropositata sulla Guerra del Peloponneso o su quelle Puniche e, magari, la Guerra Fredda non la si vede neanche di striscio e si tratta malissimo la Rivoluzione Industriale.

Tornando al giorno d’oggi, è facile tracciare un parallelo fra lo scontro USA/URSS e quello USA/Cina: Guerra Fredda ieri, Guerra Fredda domani. Ma, come andremo a vedere, le differenze sono enormi e non ha molto senso confrontare il primo attrito geopolitico con il secondo. Solo una cosa è uguale: la vittoria finale degli USA.

 

—- il 2019 non è il 1949 —-

La prima differenza enorme non è da ricercare nei contendenti, ma nel mondo intorno a loro. Nel 1945 gli USA erano di gran lunga la maggiore potenza militare, economica e scientifica del mondo. L’URSS era devastata dal conflitto, l’Impero Britannico in via di disfacimento, Germania, Giappone e Italia paesi sconfitti. Anche nei decenni seguenti la situazione non cambierà di molto e al fronte occidentale (il Primo Mondo) si opporrà il fronte sovietico (il Secondo Mondo), mentre i non allineati non avevano peso politico/economico/scientifico.

La situazione odierna è radicalmente cambiata con il Primo Mondo ancora ai vertici ma in rovinoso declino nei confronti dei paesi emergenti. Ad appianarsi non è solo la dimensione economica ma, soprattutto, quella tecnologica. Se nel 1914 tutta la scienza/tecnologia era a matrice occidentale con la singola eccezione del Giappone, oggi paesi come la Cina e l’India presentano la propria industria in ambito militare o a elevato contenuto tecnologico (come nel settore aerospaziale).

È da notare che gli USA odierni sono molto più potenti – economia, tecnologia, forza militare – rispetto a quelli del 1945 ma sono più deboli perché il resto del mondo non è più quello di un tempo. Il G2 USA/Cina non ha la stessa forza che avrebbe avuto il G2 USA/URSS: la potenza è relativa e il resto del mondo sta colmando il gap.

La seconda differenza viene dal settore ideologico: l’URSS era un’alternativa radicale al modello occidentale e a vocazione universale. Persino nei paesi europei si potevano trovare partiti comunisti che, in teoria, volevano distruggere le loro società per conformarsi al nemico. La Cina manca totalmente di questa dimensione e non esistono Partiti Sinici a differenza dei fu gloriosi partiti comunisti. Il modello cinese al massimo esercita un fascino su qualche paese del Terzo Mondo e non abbiamo avuto a casa nostra nessuna influenza culturale paragonabile a quella di Hollywood: dove sono il film e i libri cinesi?

La terza e più radicale differenza è che nella Guerra Fredda i due blocchi si guardavano in cagnesco e quasi non interagivano economicamente, mentre al giorno d’oggi la Cina è integrata nella dimensione economica globale sia come base produttiva – la globalizzazione non è commercio, è delocalizzazione temporanea dei stabilimenti produttivi – sia come accesso ai mercati occidentali. Le stesse ambizioni cinesi non riguardano il dominio del mondo e la distruzione del modello capitalista, quanto piuttosto l’egemonia regionale. Non è insomma la Guerra Fredda il paradigma corretto per interpretare le dinamiche USA/Cina, ma il concerto delle Nazioni e l’equilibrio di potere dell’Europa del 18/19° secolo.

 

—- La Cina? Un modello sbagliato —-

Nel nostro paese, che ha dato i natali a tanti Oskar Giannetto, è facile trovare persone convinte che “chi esporta è bravo e chi importa è cattivo”. Peccato che nel mondo reale dove si ragiona in termini geopolitici e non economicisti è vero il contrario e un’economia basata sulle esportazioni è strutturalmente debole:

  • Chi esporta dipende da chi importa;
  • Ma chi importa non dipende da chi esporta se può trovare gli stessi beni altrove;
  • Il modello cinese a basso costo è in fase di avvio in altri paesi quali il Vietnam, il Messico e tanti altri;

Detto in termini più semplici, gli USA non hanno bisogno della Cina perché possono trovare gli stessi beni in altri lidi. I cinesi, invece, senza gli americani a chi vendono i loro beni? Su Marte? Gli USA sono il consumatore d’ultima istanza dell’intero globo, la vera forza motrice dell’economia globale a differenza delle locomotive a rimorchio (Cina e Germania). I dazi di Trump ne sono un esempio lampante dato che, finora, i problemi maggiori sono caduti sulle teste di Berlino e Pechino e non su Washington. Non che sia una sorpresa, gli USA che ragionano in termini strategici non hanno problemi a rallentare l’economia – o ad andare in recessione, tanto l’economia americana è ciclica e prima o poi arriva – pur di ottenere un vantaggio geopolitico. Concezione del tutto aliena in Germania e di difficile applicazione in Cina.

Gli USA che perseguono un modello economico basato sul deficit commerciale legano a sé, il centro imperiale, il resto del mondo senza problemi di sorta sul piano finanziario finché il dollaro resta la moneta di riserva mondiale (e che si stampano). Né l’Euro né lo Yen possono prendere il suo posto perché dovrebbero assumere una dimensione perennemente in deficit, come succede negli USA, totalmente incompatibile ai due sistemi export lead teutonico e sinico.

Se al tutto poi consideriamo i punti deboli della Cina:

  • Posizione strategica infelice: paesi ostili (Giappone, Taiwan, Vietnam, Filippine), rivali strategici (Russia e India);
  • Sviluppo economico diseguale costa/interno;
  • Pesanti interferenze nel ciclo economico da parte del potere politico: sovrapproduzione, sistema creditizio irrazionale;
  • Legittimità del partito comunista basato sulla crescita economica che è in calo e che continuerà a calare;
  • Modello export lead che dipende dagli USA sia per il consumo sia per l’accesso alle rotte marittime globali;
  • Rischio frantumazione geografica Tibet/Uiguri;

A cui aggiungere il vero punto debole della Cina: la demografia. Al netto dei fessi convinti che il numero è potenza – che fine ha fatto l‘ultimo che la pensava così? – basta dare un’occhiata alle proiezioni demografiche della Cina per capire la sorte del paese [1]:

Cina demografia

In alcune proiezioni si arriva al punto che in Cina ci saranno più pensionati che abitanti negli USA! Altro che impero globale, al massimo saranno il più grande ospizio nella storia dell’umanità.

Il calo della Cina sarà sempre più evidente a partire dalla fine del prossimo decennio fino a quando non si arriverà alla sorte finale: nel migliore dei casi farà la fine del Giappone attuale, nel peggiore dell’Italia odierna. Al netto di incredibili scoperte in ambito del de –aging ma poi dovranno smazzarsi un miliardo di persone (auguri).

 

—- Sì, ma il 2050 non è il 1950 —-

Gli USA vinceranno? Sì, ma perderanno comunque lo status di superpotenza globale riducendosi a potenza a proiezione globale e su chiamata. Nei prossimi decenni fino al 2050 e poi fino al 2100 le differenze economiche e tecnologiche verranno ad appianarsi, con poche eccezioni come il mondo islamico dove il superamento dei combustibili fossili porterà a esiti catastrofici. Il risultato sarà una sorta di “mondo piatto” dove le differenze di reddito e di tecnologia saranno relativamente trascurabili, come nell’Europa odierna.

Quale sarà l’effetto pratico di questo mondo piatto? La storia del dominio del mondo dell’Europa è molto più breve di quanto in genere si racconti dato che Napoleone non aveva influenza sul Sud America o sulla Cina. Gli imperi coloniali europei su scala globale, a grandi linee, sono databili 1850-1960 a cui poi segue il secolo americano a cavallo del millennio. Ma si tratta di unicum nella storia umana perché per la prima volta grazie alla tecnologia (armi da fuoco, vapore, medicina, rivoluzione industriale) e in misura minore ad altri fattori (Stato moderno, identità nazionale, metodo scientifico) un gruppo politico godeva di una netta superiorità sugli altri attori geopolitici.

Al riguardo possiamo considerare due date di lunga durata:

  • 1789 – 1989: l’epoca dell’illusione rivoluzionaria;
  • 1850 – 2050: l’epoca del dominio dell’Occidente;

Immaginiamo, invece, un mondo dove non basta avere una nave a vapore per piegare un paese alla propria volontà semplicemente perché quel paese ha i propri mezzi per difendersi. Magari tecnologicamente inferiori, ma con il vantaggio di giocare in casa e in coalizione. Gli USA saranno ancora la maggiore potenza militare/tecnologica nel 2050, ma se dovessero mandare delle navi da guerra in Asia Sud-orientale, semplicemente, si ritroveranno di fronte il naviglio locale. Già oggi gli USA non riescono a imporre la propria volontà in Medio Oriente, figurarsi un domani in un mondo parificato o quasi.

Ulteriori difficoltà verranno dai problemi interni USA con l’ascesa del Messico che si farà sentire nella seconda metà del secolo e l’immigrazione dei latinos che minaccia l’identità WASP del paese. Si andrà a perdere, allora, la rendita di posizione geopolitica che vede gli USA dominatori incontrastati del Nord America.

Ma un mondo multipolare è un mondo privo di guida, senza poteri egemonici, caotico e prono alla conflittualità. Cosa che porterà molte potenze regionali e chiamare in proprio soccorso le potenze straniere, come per l’appunto gli USA la cui natura aperta permette di ovviare ai rovesci demografici e la cui economia si trasforma ciclicamente permettendo di stare sempre a galla. Ma sarà un gioco di rimessa, controllare le rotte commerciali e bloccare l’ascesa di un potere egemonico e nulla più. Il minimo sindacale che non basta per essere una potenza globale, solo una potenza a proiezione globale.

Ci sono, ovviamente, altri fattori da considerare:

  • Innovazioni tecnologiche;
  • Esaurimento risorse;
  • Avvento dell’era spaziale;

Ma questo è un post e non un saggio di 400 pagine. Ma si può far notare un ultimo aspetto: un “mondo piatto” porterà a un mondo frazionato. Se le conquiste e lo sviluppo economico/industriale europeo portava a pensare che il percorso verso la modernità fosse univoco via occidentalizzazione, un mondo parificato con sistemi socio-economici differenti porta alla conclusione opposta: non devi occidentalizzarti per avere il potere. L’influenza occidentale calerà al di fuori dell’Occidente – dove, però, la cultura occidentale sarà più forte che mai dopo l’idiozia ideologica e i disastri del multiculturalismo – e il resto del mondo tornerà a guardare al proprio passato e alle differenze con le altre culture. Aspettatevi una Cina sempre più sinica e un’India sempre più Indù con tanti saluti alla globalizzazione e al mondo “mescolato”. D’altronde non basta il contatto diretto per apprezzare le differenza, anzi, a volte causa solo una sensazione di rifiuto.

Ma così facendo, tornando all’antico e alle identità tradizionali, molti paesi si ritroveranno con mentalità e costumi incompatibili con la struttura socio-economica che lo sviluppo scentifico e tecnologico richiede, pensate solo all’India. Ma questa è un’altra storia…

 


[1] Cfr. https://www.populationpyramid.net/china/2050/

2 commenti su “USA vs Cina: vinceranno gli USA ma poi perderanno il dominio globale

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Questa voce è stata pubblicata il 2 dicembre 2019 da in geopolitica con tag , , , .
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