Charly's blog

Fake news, fake news, fake news: il PISA e gli studenti analfabeti

Il lettore mi perdonerà se ritorno per l’ennesima volta sulla questione degli analfabeti funzionali ma quando ti tocca leggere cose del genere [1]:

un studente su 20

Non è umanamente possibile rimanere in silenzio. Per la millesima volta, allora, fatemi scrivere che in molti trattano un argomento di cui non sanno nulla (rivelandosi per quello che sono, dei cialtroni) o che non capiscono (mostrandosi per quello che sono, degli analfabeti funzionali). Vediamo il perché.

 

—- Uno studente su venti? —-

La storiella che solo uno studente su venti distingue fra fatti e opinioni nasce, probabilmente, da questa slide [2]:

slide

Peccato che questi dati riflettanno banalmente da un lato i migliori, dall’altro i peggiori. Come riporta il report:

A livello medio OCSE, circa il 77% degli studenti raggiunge almeno il livello 2, considerato il livello minimo di competenza in lettura. L’Italia presenta una percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello minimo di competenza in lettura analoga alla percentuale media internazionale. A questo livello, gli studenti iniziano a dimostrare la capacità di utilizzare le loro abilità di lettura per acquisire conoscenze e risolvere una vasta gamma di problemi pratici. Gli studenti che non raggiungono il livello 2 (low performer) spesso hanno difficoltà a confrontarsi con materiale a loro non familiare o di una certa lunghezza e complessità. Di solito, hanno bisogno di essere sollecitati con spunti o istruzioni prima di potersi impegnare con un testo. Se ci concentriamo sui livelli più elevati della scala, quelli che permettono di definire uno studente top performer (i livelli 5 e 6), il 5% degli studenti italiani raggiunge questi livelli. A livello medio internazionale tale percentuale è di circa il 9%.

Per quanto riguarda la literacy il 77% degli studenti è almeno sufficiente mentre il 5% è la percentuale dei top performer.

 

—- Il problema della media: lo studente italiano non esiste —-

Come avevamo già avuto modo di vedere in passato, l’Italia è caratterizzata da un forte divario di performance:

  • Per tipologia di istituti;
  • Per area geografica;

In sintesi:

 

Tabella n°1: performance media nella lettura per tipologia di istituto

Media Media OCSE
Licei 521 487
Tecnici 458 487
Professionali 395 487
Centro formazione 404 487

Fonte: PISA

 

Tabella n°2: performance media nella lettura per area geografica

Media Media OCSE
Nord-Ovest 498 487
Nord-Est 501 487
Centro 484 487
Sud 453 487
Sud e isole 439 487

Fonte: PISA

Che ci dicono questi dati? Che il Nord è sopra la media OCSE, il Centro leggermente sotto, il Sud un disastro. Che i liceali sono sopra la media, i tecnici significativamente sotto la media, i professionali un disastro. Ci sarebbe, poi, da aggiungere un altro fattore: come le varie tipologie di istituti se la cavano per area geografica.

 

—- Vale anche per la matematica —-

Anche la capacità di comprensione in ambito matematico – non la matematica da scuola, ma il capire ad esempio le tabelle del PISA – presenta trend simili:

Circa il 24% dei nostri studenti quindicenni non ha raggiunto il Livello 2, livello base di competenza in matematica (media OCSE 22%), mentre circa il 10% si colloca nei livelli di eccellenza 5 e 6 (media OCSE 11%). La migliore prestazione degli studenti del Nord Italia sembra sia legata a una minore percentuale di studenti nei livelli bassi di competenza (Sotto il Livello 2: Nord Ovest 16%; Nord Est 13%) e a una maggiore percentuale di studenti nei livelli più alti (Livelli 5 e 6: Nord Ovest 15%; Nord Est 13%), rispetto a quanto si osserva al Sud e Sud Isole. In queste due aree, la percentuale di studenti che non ha raggiunto il Livello 2 è del 33% nel Sud e del 38% nel Sud Isole, mentre solo il 4% degli studenti del Sud e il 3% degli studenti del Sud isole raggiunge i Livelli 5 e 6. Nei Licei, la percentuale di studenti che non raggiungono il livello base di competenza è di circa l’11%, ma questa percentuale sale al 23% negli Istituti tecnici e raggiunge il 57% nell’Istruzione professionale e il 50% nella Formazione professionale. Il 15% degli studenti dei licei sono top performer, contro il 6% degli studenti dei tecnici e quasi il 2% degli studenti dei Centri di Formazione professionale; meno di uno studente su 100 degli Istituti professionali è top performer.

In sintesi:

 

Tabella n°3: performance media nella comprensione matematica per tipologia di istituto

Media Media OCSE
Licei 522 489
Tecnici 482 489
Professionali 405 489
Centro formazione 423 489

Fonte: PISA

 

Tabella n°4: performance media nella comprensione matematica per area geografica

Media Media OCSE
Nord-Ovest 514 489
Nord-Est 515 489
Centro 494 489
Sud 458 489
Sud e isole 445 489

Fonte: PISA

 

E ancora una volta dobbiamo notare la forte differenza di performance per tipologia d’istituto e area geografica (e dobbiamo anche incrociare i due fattori: come se la cavano i liceali del Sud in confronto a quelli del Nord?).

 

—- L’ovvia conseguenza di una scelta —-

Capito il cosa, rimane il perché. Come mai ci ritroviamo con una situazione del genere fra le mani? Per quanto riguarda il primo divario, quello per tipologie di istituti, la risposta è molto semplice: è un mero effetto di come è strutturata la scuola in Italia. La literacy e la numeracy non riguardano la conoscenza ma la capacità di comprendere un testo  scritto/grafici/tabelle/ragionamenti. Trattandosi di un’attività artificiale non particolarmente presente in un contesto di vita quotidiana ne consegue che:

  • Acquisire la piena literacy/numeracy richiede anni e il processo si conclude solo all’università;
  • Senza un costante esercizio si perdono entrambe le abilità;

La scuola italiana è strutturata in modo da riservare il pieno sviluppo di questa capacità ai soli liceali grazie a un curriculum di studio eminentemente teorico e, guarda caso, i licali se la cavano bene. Sul versante opposto abbiamo i professionali che, invece, sono destinati a percorsi formativi tipicamente manuali. Detto in termini più semplici: ma che volete? La scuola l’avete voluta così e ora vi lamentate dei suoi scontati risultati? Lo stesso fenomeno, ovviamente, si ritrova nell’intera popolazione e l’abbiamo detto varie volte, la selezione scolastica serve solo a diffondere l’ignoranza e non a promuovere la conoscenza. Un mediocre diplomato è comunque migliore di chi può vantare solo la licenza elementare, punto.

Più complessa, invece, la questione dell’altro divario, quello geografico. Perché i licei al Sud non ottengono gli stessi risultati di quelli del Nord? Se volete la mia ipotesi è perché, oltre al depauperamento delle risorse umane dovuto ai processi migratori, il contesto socio-economico da paese sottosviluppato non aiuta: lo studio è un investimento, se non rende lasci stare.

Il PISA è un report molto interessante e ricco di dati ma non si possono trarre conclusioni senza considerare il contesto. Esattamente come l’Italia, anche altri paesi presentano peculiari sistemi organizativi per tipologia d’istituto o divari territoriali tali da non permettere un confronto diretto. La media è una media, per polli di Trilussa… o economisti.

 

—- Addendum: gli effetti del sottosviluppo —-

Se si segue il dibattito sulla scuola si può notare quanto il mondo scolastico sia del tutto avulso dal mondo reale: gli studenti devono studiare perché devono studiare, altrimenti la maestrina di turno frigna. Che, poi, il collasso della scuola italiana è tutto qui, nella sua inutilità.

Partiamo da questa notizia [3]:

Sono nove i laureati che si sono aggiudicati un posto da operatore ecologico a tempo indeterminato a Barletta, con la società municipalizzata ‘Barsà. Nella graduatoria in cui si leggono i nomi dei 13 vincitori, tra cui quattro diplomati, spicca al primo posto un laureato in ingegneria con 110 e lode, come raccontano alcuni quotidiani. «Il lavoro – commenta il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito – è una priorità, anzi un’emergenza, e questo spinge ragazzi dal curriculum brillante, con lauree e specializzazioni, a candidarsi e vincere concorsi pubblici per fare tutt’altro rispetto a quello per cui hanno studiato e su cui, probabilmente, avevano puntato. E così un laureato in ingegneria può diventare un operatore ecologico».

Mentre fra i vantaggi di lavorare in ambito HR troviamo quello di toccare per mano il mondo del lavoro. Giusto questa settimana mi è capitato di scoprire un perito elettrotecnico con votazione 60/100 – il che vuol dire essere buttati fuori dalla scuola con un bel calcio nel sedere – che lavorando come tecnico industriale ha una RAL di 50k lordi a soli 23 anni. Ho, poi, visto molti ingegneri che lavorano come Project Manager con un RAL di 30/40k lordi con anni di esperienza alle spalle. Secondo voi chi ha una literacy maggiore? Il laureato netturbino o il tecnico uscito con 60 da una scuola tecnica?

 

 

P.S.

I risultati complessivi sono in calo se comparati a 10 ani fa? A parte per la crisi economica che non promuove lo studio, avete mai sentito parlare della demenza digitale?

 


[1] Cfr. https://www.repubblica.it/scuola/2019/12/03/news/ocse-pisa-242483497/

[2] Cfr. https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisa2018.php?page=pisa2018_it_07

[3] Cfr. https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bat/1192100/barletta-diventera-netturbino-con-110-e-lode-in-ingegneria-edile-la-storia.html

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 7 dicembre 2019 da in società con tag , , , , .
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