Charly's blog

Diamo i dati: i libri, la lettura e i più giovani

Dopo aver rivisto per l’ennesima volta i dati statistici relativi all’analfabetismo funzionale, oggi dedichiamoci all’argomento opposto: chi i libri li legge. Come al solito la fonte dei nostri dati è l’Istat, l’anno di riferimento è il 2018 [1].

Esamineremo:

  • la produzione di libri;
  • i lettori;
  • le biblioteche pubbliche e domestiche

 

—- La produzione —-

Partiamo dalla produzione. Gli editori attivi censiti nel 2018 sono 1.564 ma di questi

  • il 51,1% ha pubblicato al massimo 10 titoli all’anno, i piccoli editori;
  • il 33,8% fra le 11 e le 50 opere, i medi editori;
  • il 15,2% ha pubblicato più di 50 opere annue, i grandi editori;

Pur essendo minoritari, i grandi editori coprono quasi l’80% della produzione in termini di titoli (79,4%) e di tiratura (90%). I piccoli editori pubblicano in media quattro titoli all’anno, mentre le grandi case editrici producono mediamente 254 opere librarie. Va anche detto che i piccoli editori sembrano orientarsi verso target di lettori più specifici grazie a una maggiore specializzazione tematica nelle proposte editoriali: il 66,8% degli editori specializzati è composto da piccoli editori (il 53,3% ha una produzione tendenzialmente monotematica), solo il 10,7% dalle grandi case editrici.

Sul piano geografico, oltre il 50,0% degli editori attivi ha sede nel Nord del Paese (31,4% nel Nord-ovest e 20,8% nel Nordest), il 29,8% al Centro e il 18% nel Mezzogiorno (12,9% al Sud e 5,1% nelle Isole). Fra le regioni, in Lombardia e nel Lazio opera il maggior numero di editori attivi (rispettivamente il 20,3% e il 17,3%): il 48,1% dei grandi operatori, il 38,6% dei medi e un terzo dei piccoli.

Produzione libri

Se consideriamo le tipologie dei libri, l’editoria per adulti domina l’offerta del 2018 (78,6%), le opere scolastiche sfiorano il 13% e quelle per ragazzi non raggiungono il 9%. Quanto ai contenuti editoriali, vi è una prevalenza di testi letterari moderni (27,8%) – romanzi, racconti, libri gialli e d’avventura, nonché libri di poesia e testi teatrali – e gli oltre 13mila romanzi e racconti pubblicati rappresentano da soli il 17,8% dei titoli e il 28,1% delle copie stampate. L’offerta editoriale si compone, inoltre, di titoli di argomento religioso/teologico (7,2%), storico (6,5%), di diritto e amministrazione pubblica (5,8%), pedagogico e didattico (4,1%).

A proposito del diritto e dell’amministrzione pubblica, scommetto che una buona parte dei testi sono quelli preparatori per gli esami per accedere ai lavori nel settore pubblico.

 

—- E i lettori? —-

Quanti sono i lettori come percentuale sul totale della popolazione? Bene, a partire dall’anno 2000 quando la quota di lettori era al 38,6%, l’andamento è stato crescente fino a toccare il massimo nel 2010 con il 46,8% per poi diminuire di nuovo fino a tornare, nel 2016, al livello del 2001 (40,6%), stabile fino al 2018.

In termini demografici, nel 2018 la quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani e la quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è pari al 54,5% in crescita rispetto al 47,1% del 2016. Non manca un divario di genere e fra uomini e donne c’è una bella differenza: nel 2018 la percentuale delle lettrici è del 46,2% contro quella dei lettori del 34,7% anche se nel 2018 si può osservare un aumento significativo di 4,2 punti percentuali tra i maschi da 25 a 34 anni. Questa differenza fra i sessi si manifesta dall’ormai lontano 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini.

Se combiniamo i due dati viene fuori che il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni visto che oltre il 60% delle fanciulle ha letto almeno un libro. La quota di lettrici scende sotto il 50% dopo i 55 anni mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% in tutte le classi di età.

Lettori

Non poteva mancare il solito divario geografico e la lettura risulta molto più diffusa nelle regioni del Nord: ha letto almeno un libro il 49,4% delle persone residenti nel Nord-ovest e il 48,4% di quelle del Nord-est mentre al Sud la quota di lettori scende al 26,7%. Le isole sono un discorso a parte e possiamo trovare una realtà molto differenziata tra i valori della Sicilia (24,9%) e quelli della Sardegna (44,7%).

Come abbiamo detto e scritto a più riprese il livello d’istruzione è una determinante fondamentale: legge libri il 73,6% dei laureati (75,0% nel 2015), il 46,7% dei diplomati e solo il 26,5% di chi possiede al più la licenza elementare. La lettura è poi fortemente influenzata dall’ambiente familiare e tra i ragazzi sotto i 18 anni legge il 74,9% tra chi ha madre e padre lettori e solo il 36,2% tra coloro che hanno entrambi i genitori non lettori

Nel 2018, poco meno della metà dei lettori (46,5%) dichiara di aver letto al più tre libri nei 12 mesi precedenti. Si tratta dei così detti “lettori deboli” tra i quali si ritrovano la metà dei lettori maschi (50,2%) e delle persone tra 11 e 17 anni (48,6%), gli individui con al più la licenza media (52,6 %) e i residenti nel Sud (58,7%). Solo il 14,3% si annovera tra i “lettori forti” (con almeno 12 libri letti nell’ultimo anno), valore stabile rispetto al 2017.

 

—- Biblioteche —-

Uno degli aspetti che più mi manca dell’Italia è quello di non poter andare più nelle biblioteche pubbliche. E mi tocca constatare che chi può andare in biblioteca, ahinoi, in genere evita di farlo. Nel 2019 il 15,3% della popolazione di 3 anni e più è stato in biblioteca almeno una volta nell’ultimo anno, pari a circa 8 milioni e 650mila persone. L’abitudine è più diffusa tra i bambini e i giovani tra 6 e 24 anni (38,5% tra 6 e 14 anni, 35,3% tra 15 e 19, 36,1% tra 20 e 24 anni). Già a partire dai 25 anni, invece, i frequentatori delle biblioteche diminuiscono significativamente (16% tra i 25-34enni) per scendere sotto il 10% dopo i 54 anni.

Di nuovo abbiamo un divario di genere e le donne frequentano la biblioteca più degli uomini: 17,2% contro 13,2%. Le maggiori differenze di genere si riscontrano tra i giovani di 15-19 anni; in questa fascia d’età il 43% delle ragazze dichiara di essere stata in biblioteca, rispetto al 28,4% dei ragazzi. Tra i 20 e i 24 anni, il 42,2% delle ragazze usufruisce della biblioteca contro il 30,3% dei ragazzi.

Oltre un terzo di coloro che vanno in biblioteca (il 35,4%) vi si è recato 10 o più volte nel corso dell’anno, il 10,4% tra le 6 e le 9 volte e il 54,2% 1-5 volte. I frequentatori più assidui (10 o più volte in un anno) sono i ragazzi tra i 20 e i 24 anni (58,2%), seguiti da quelli di 25-34 anni (41,4%). Nella fascia tra 6 e i 14 anni, dove si riscontrano le quote maggiori di frequentatori di biblioteche, solo un quarto dichiara una frequenza più alta. In questa fascia d’età la modalità prevalente è “1-5 volte nell’anno”

Se le biblioteche pubbliche non se la passano bene, quelle domestiche sono messe persino peggio. Una famiglia su dieci, infatti, non ha alcun libro in casa e questo valore si mantiene costante da quasi un ventennio. Anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto contenuto: il 31% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 64% ha una libreria con al massimo 100 titoli.

Biblioteca

Chiudiamo con una nota di colore o di depressione, a seconda dei punti di vista: tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, circa una su cinque (23,1%) non ne ha letto nemmeno uno!

 

—- Un commento —-

I dati non sono affatto sorprendenti e riflettono le dinamiche che avevamo già evidenziato con la storiella degli analfabeti funzionali:

  • la lettura richiede abilità che vengono sviluppate per davvero solo con i livelli d’istruzione più alti e in alcuni corsi di studio meglio che in altri (quelli teorici rispetto a quelli tecnici);
  • la geografia in Italia conta: se vivi nello sottosviluppo socio-economico probabilmente parti da un capitale scolastico minore né hai alcun vantaggio nel migliorarlo.

L’unico aspetto curioso è il divario di genere – forse per una questione di ruoli e aspettative sociali dettati dal sesso di appartenenza? – mentre quello demografico si spiega con il livello d’istruzione minore dei più anziani e non con la disponibilità del tempo libero che è maggiore fra i pensionati e non fra gli studenti. Ancora una volta siamo sempre lì, se siamo dove siamo è grazie alla maestrine pre ’68 che bocciavano in massa. Ed eccovi i risultati, geniacci.

Tutto abbastanza logico e razionale, direi. E mi sono sempre chiesto perché tutte queste campagne volte a promuovere la lettura non tengano mai conto di questi fattori…

 


[1] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/236320

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 12 dicembre 2019 da in Diamo i dati con tag , , , , .
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