Charly's blog

Brexit e il destino ultimo degli imperi: la frammentazione su base etnico/culturale

Ricordate il post Brexit e tutti gli articoli di giornale dedicati al pentimento degli inglesi, alla prospettiva di un secondo referendum per rettificare l’errore? Eccovi le elezioni politiche del 2019 [1]:

Un vero e proprio terremoto politico che assegna ai conservatori, già al governo, un mandato ancora più forte. Boris Johnson, subentrato a Theresa May, cui spettò il gravoso compito di trattare l’accordo di uscita della Gran Bretagna dall’Europa, è riuscito a portare a termine il suo capolavoro. I Tories si sarebbero accontentati di 326 seggi necessari per la maggioranza in Parlamento. E invece ne hanno ottenuti molti di più. Un risultato storico, il migliore dai tempi della ‘Lady di ferro’ Margaret Thatcher.

Ops. La cosa più bella è che i campioni della CultuVa e dei classici considerano Boris Johnson un povero bifolco nonostante gli studi in Lettere classiche, a Eton e Oxford, che gli permetteno di leggere i classici greco-latini senza traduzione. Che volete, c’è cultura e CultuVa…

 

—- Cos’è un impero? —-

Torniamo alla Brexit. In questo post proviamo a esaminare il fenomeno da un punto di vista differente, non il solito economico o politico. Partiamo da una prospettiva storica, di lungo periodo. Se consideriamo l’età contemporanea gli inglesi non possono che essere associati a una dimensione imperiale e talassocratica passata poi agli USA nel 1945. Il che ci porta all’ovvia questione: cosa sono gli imperi? Gli imperi sono un’entità politica caretterizzati da:

  • Multietnicità;
  • Falso multiculturalismo: un gruppo etnico/culturale domina sugli altri;
  • Vocazione imperiale: gli imperi si pongono sempre una missione civilizzatrice e non riconoscono uguali;

Un impero non è necessariamente più potente o più ricco di altre entità politiche come hanno scoperto a loro spese gli imperi asiatici e americani quando hanno avuto a che fare con gli Stati moderni europei. Né tantomeno più avanzato in termini scientifici o tecnologici.

Una conseguenza della dimensione imperiale, invece, è la sua inefficienza strutturale: gli imperi sono destinati a crollare. Anche se non conquistati da forze esterne gli imperi, alla fine, collassano frazionandosi in strutture etnico/culturali più piccole e omogenee. Ricordate che gli imperi vedono un gruppo etnico/culturale dominante sugli altri? E perché i suddetti altri dovrebbero accettare lo status quo? Ci sono tre possibilità, al riguardo:

  • Forza:
  • Interdipendenza:
  • Ideologia;

Il problema della forza, tuttavia, è che una volta venuta meno collassa tutto, come nel caso dell’Impero Assiro o Persiano. Anche l’Impero Romano ha affrontato un problema simile visto che le necessità militari hanno portato a una pressione sull’economia tale da demolire l’intero mondo mediterraneo una volta che gli effetti di quella “globalizzazione” – marginalizzazione dell’Italia su tutte – divennero evidenti.

L’interdipendeza, specie quella economica, funziona fino a quando gli squilibri sono tali da minacciare l’intero sistema al punto che il collasso costa meno rispetto al mantenimento dello status quo. Gli USA oggi presentano un enorme deficit commerciale e un enorme debito pubblico – probabilmente i più grandi nella storia – per legare il resto del mondo al centro imperiale. La cosa funziona fino a quando il dollaro è la valuta di riserva mondiale e gli USA sono i consumatori di ultima istanza. Ma poi… Anche la UE presenta lo stesso problema con l’Eurozona i cui difetti strutturali sono evidenti al netto di chi non li vuole vedere.

Rimane l’ideologia che si articola su tre livelli:

  • La Pax imperiale: i vantaggi dell’impero;
  • Il TINA: non c’è alternativa all’impero;
  • Hannibal ante portas: se crolla l’impero barbarie!

Dai vantaggi alla paura, insomma. Ma come la sinistra europea ha scoperto negli ultimi 20 anni, l’ideologia non può negare la realtà. Può negoziarne il significato, con molti limiti, ma nulla più. E alla fine la realtà vince sempre.

 

—- La frantumazione dell’Impero Britannico —-

Torniamo agli inglesi. Questi sono i territori appartenuti all’Impero Britannico nel corso degli ultimi 300 anni:

The_British_Empire

Cortesia di Wikipedia.

Con l’eccezione delle Tredici Colonie americane, il resto è andato perduto nel secondo dopoguerra lasciando solo le briciole tipo le Falkland. E fin qui, storia nota. Il fatto è che non molti realizzano che la struttura imperiale britannica è presente anche nelle isole britanniche:

  • Irlanda;
  • Scozia;

A cui aggiungere, forse, il Galles ma qui lasciamo il beneficio del dubbio.

Dublino ha salutato Londra con la guerra del 1919-21 con la sola eccezione dell’Ulster… per il momento. In effetti la demografia nord irlandere è decisamene problematica per Londra [2]:

The last census in 2011 put the Protestant population at 48%, just 3% more than Catholics at 45%. More recent figures from 2016 show that among those of working age 44% are now Catholic and 40% Protestant. The difference is even more marked among schoolchildren with 51% Catholic, 37% Protestant. Only among the over 60s is there a majority of Protestants with 57%, compared to Catholics on 35%. Dr Nolan said: “Three years from now we will end up, I think, in the ironic situation on the centenary of the state where we actually have a state that has a Catholic majority.” Looking at the last census in 2011, Mr Nolan points out although 45% identified as being from a Catholic background, only 25% claimed an exclusively Irish identity.

Soprattuto se si considera che il The Good Friday Agreement prevede questa bella opzione [3]:

While the agreement confirmed that Northern Ireland is a part of the United Kingdom, it stipulates that Ireland could be united if that was supported in a vote by majorities in both Northern Ireland and the Republic of Ireland.

La Scozia, poi, è cronaca recente con l’ultimo referendum fallito anche per la prospettiva di uscire sia dal Regno Unito sia dalla UE. Ma adesso la situazione è l’esatto opposto con Londra che ha portato la Scozia fuori dalla UE e gli scozzesi non hanno particolarmente apprezzato lo scherzetto. Londra, allora, potrebbe trovarsi nei prossimi anni con la riunificazione dell’Irlanda e la secessione della Scozia.

Ben lungi dall’essere l’uomo che ha reso Il Regno Unito di nuovo grande, Johnson potrebbe passare alla storia come l’ultimo picconatore del dominio inglese. Gli imperi, alla fine, si frantumano sempre…

 

—- Né imperi né Città-Stato: il presente è degli Stati-Nazione —-

Gli inglesi, ovviamente, non sono gli unici a fronteggiare una grana del genere. Fra il 1989 e il 1992 i Russi hanno perso il controllo dell’intero Est Europa e lo stesso territorio metropolitano si è frantumato (dal Baltico al Caucaso fino all’Asia centrale) a livelli tale da essere tornati all’epoca di Pietro il Grande. Anche la Spagna, altro grande impero dell’età moderna, è alle prese con l’eredità post imperiale: dalle colonie americane alle Filippine, il frazionamento passa ora per la Catalogna e i Baschi. E qui si ritornerebbe a prima del matrimonio fra la Castiglia e l’Aragona.

Con tutto questo frantumarsi di imperi che cosa otteniamo? Stati-Nazione. Dagli anni ’90 aveva cominciato a diffondersi la storiella dell’obsolescenza degli Stati-Nazione – grazie anche alla propaganda imperiale americana, leggasi “la fine della storia” – dell’affermarsi delle Città-Stato (le “città globali” come sono definite in ambito sociologico) o di grandi imperi sovranazionali più o meno informali (tipo la UE). Ma, l’abbiamo detto, la realtà vince sempre sull’ideologia. Le Città-Stato sono troppo deboli per avere un peso geopolitico mentre in un “mondo piatto” dove i fattori socio-economici e tecnologici sono parificati verrà meno il senso di inferiorità verso determinati modelli sociali. Il mondo sarà sempre più identitario con gli Stati alla ricerca della dimensione ottimale per avere potere ed efficienza. E siamo stati noi europei a scoprire le due dimensioni necessarie:

  • Lo Stato nell’età Moderna;
  • La Nazione in quella contemporanea;

Il che spiega anche perché l’India – the next big thing dopo la fine dell’illusione cinese – non dominerà mai il mondo.

Morale della favola? Eccole:

  • la storia è una gran bella disciplina se la si studia sul lungo periodo abbandonando il solito metodo res gestae imperante nella scuola italiana;
  • al netto delle scemenze sul nazi-fascismo, i prossimi 30 anni vedranno il ritorno in Europa e nel mondo di una situazione da concerto delle Nazioni, alla 19° secolo;
  • esaurita la sbornia ideologica del politicamente corretto e del multiculturalismo, la ricerca dell’identità nazionale sarà una priorità strategica nazionale con un conseguente orgoglio della nostra idendità europea al posto dell’attuale senso di colpa imposto dalla sinistra rivoluzionaria;
  • che ci sarà un forte rischio di guerre civili e pulizie etniche – Olanda? Svezia? Francia? – ma vista la difformità fra paesi europei non crollerà l’intero Vecchio Continente. Appena una Nazione collasserà le altre, ormai a trazione conservatrice, agiranno di conseguenza;

Peccato, il sogno liberal era davvero una gran bella cosa. Ma, purtroppo, i sogni sono solo dei sogni, per l’appunto.

 


[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Elezioni-in-Uk-Brexit-polarizza-il-voto-terremoto-politico-Vincitori-sconfitti-dalle-urne-5516fd31-0ac6-46b3-bc2a-a0e9a117ff17.html#foto-1

[2] Cfr. https://www.bbc.com/news/uk-northern-ireland-43823506

[3] Cfr. https://www.cfr.org/backgrounder/northern-ireland-peace-process

3 commenti su “Brexit e il destino ultimo degli imperi: la frammentazione su base etnico/culturale

  1. am
    16 dicembre 2019

    eh prendo atto della tua visione che ha in effetti del giusto…
    e aspettando che la Spagna ritorni al tempo del matrimonio faccio notare , solo perchè son maligno , che la catalogna a uno stato-città ci assomiglia un po’…
    comunque , al solito, vedremo….

    • Charly
      17 dicembre 2019

      Al massimo a una signoria regionale, le Polis greche erano molto piccole per dire.

      • am
        17 dicembre 2019

        eh beh i tempi cambiano….eheheh

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 16 dicembre 2019 da in geopolitica con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: