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Già visto e stravisto: le sardine o il nulla sotto le scaglie

Ricordate la storia degli eroi di carta? Mi ero dimenticato di scrivere che se ne possono creare a volontà, a seconda delle necessità o del divertimento. E così eccovi l’ultima versione [1]:

Missione compiuta: le Sardine si prendono anche piazza San Giovanni a Roma, luogo storico della sinistra, stipate a decine di migliaia. Più di 100 mila, dicono gli organizzatori. Un terzo circa, per la questura. “L’idea era riempirla e cambiare un po’ la percezione della politica in questi anni – esulta Mattia Santori -. Direi che l’obiettivo è stato raggiunto”. In un happening collettivo antifascista e antirazzista il leader bolognese elenca dal palco le prime proposte, tra cui la revisione (o abrogazione) dei decreti sicurezza. E mentre si moltiplicano gli ‘endorsement’ dei politici – Nicola Zingaretti in testa -, i coordinatori delle Sardine di tutta Italia oggi si riuniranno a Roma “per programmare la nuova ondata di gennaio”, spiega Santori. In piazza persone di tutte le età, numerosi i giovani.

Con somma gioia di quel che rimane della sinistra, a quanto pare.

 

—– Sardine: chi sono —-

Al netto dei proclami estasiati dei media – cane non mangia cane, pare – le Sardine richiamano alla memoria movimenti precedenti come il Popolo Viola e i Girotondi. E, è bene ricordare, entrambe le esperienze non hanno lasciato una grande traccia nella politica o negli equilibri di potere italiani. C’è, ad ogni modo, una bella differenza: i predecessori erano movimenti di opposizione contro il Silviosauro allora al potere, le Sardine protestano… contro chi è all’opposizione! Dovrei fare un paio di ricerche al riguardo, ma così su due piedi non mi viene in mente un altro caso del genere negli ultimi 100 anni.

Ma torniamo alle basi: chi sono le Sardine? Leggiamo [2]:

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Il nemico, manco a dirsi, è il pericoloso populismo anche se non si specifica né la natura del fenomeno né tantomeno le identità dei terribili populisti. I cinici fanno notare che il populista è chi semplicemente non concorda con la narrazione delle élite ma i cinici, si sa, sono populisti.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

E in questo breve paragrafo possiamo trovare il peccato originale delle sardine, causa del loro rovinoso e prossimo declino. Il discorso delle Sardine, ironia della storia, sarebbe perfettamente populista se fosse presente un attacco all’élite – il noi popolo buono contro l’élite corrotta – e si salva solo perché si dichiara anti populista con il plauso delle élite…

Sia come sia, non notate niente di strano? I partiti politici sono, notoriamente, delle rappresentanze di interessi oganizzati che concorrono a spartirsi il potere (la classica definizione Weberiana ne La politica come professione). Ma i partiti in genere rappresentano gli interessi di:

  • Classi/ceti: dinamica 19*/20* secolo;
  • Dimensione identitarie (religioni, gruppi etnici) come negli ultimi decenni;

Sia Berlusconi sia la Lega, ad esempio, vogliono rappresentare i ceti produttivi, il partito del Pil, della borghesia più o meno piccola e del ceto medio (i proletati di un tempo che ora hanno la fabbrichetta). Un tempo alla sinistra toccava la classe lavoratrice prima di fighettizzarsi nel partito della ZTL. Non che sia un problema rappresentare i ricchi, ma se sono una minoranza non è che vinci molte elezioni. Non a caso, un tempo, la democrazia era la forma di Governo dei poveri contro i ricchi.

Le Sardine, invece, si presentano come multi classe e multi ceto? Sono identitari? Va bene, ma alla resa dei conti quali interessi vanno a premiare? Lo so che in un’epoca dominata dalla scemenza del TINA e della tecnocrazia la cosa possa sembrare strana, ma la politica è fondamentalmente un conflitto redistributivo – ricchezza e potere – fra ceti/classi/gruppi organizzati. E la cosa è evidente nelle leggi che vengono promulgate, nella modulazione della tassazione. Passiamo, allora, al prossimo punto: ma cosa vogliono le Sardine?

 

—- Sardine: cosa vogliono —-

Nella presentazione iniziale – vagamente baricchesca – troviamo solo due passaggi degni di nota:

Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.

Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Qualcuno si è anche divertito a presentare il secondo punto come farina di Salvini giusto per sollecitare la risposta standard “è fazzzismo!1!”. Ma come abbiamo capito da tempo, il fascismo non è eterno, dipende da chi lo dice.

Più di recente le Sardine hanno prodotto, tramite uno sforzo intellettuale titanico, i seguenti sei punti [3]:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare.

  2. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali.

  3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.

  4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti.

  5. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.

  6. Chiediamo che il decreto sicurezza venga abrogato.

Al netto dei punti anti Salvini, l’unico contenuto vero e proprio è l’abolizione del Decreto Sicurezza e il resto presenta una dimensione prettamente comunicativa. E, di nuovo, abbiamo delle difficoltà non proprio secondarie. Equiparare la violenza verbale a quella fisica a me va benissimo specie per “chi ridicolizza argomenti serissimi buttando tutto in caciara”. Quindi la smettiamo di accusare chi dissente dalla narrativa dominante di fazzzismo, rasssismo e analfabetismo funzionale? Così, per chiedere.

Quanto ai messaggi fedeli ai fatti, di nuovo, mi va bene. Quindi la smettiamo di fare propaganda come ben dimostrano gli annunci catastrofici relativi alla vittoria di Trump, al No al referendum istituzionale e alla Brexit? E chi dovrebbe, poi, far rispettare i fatti? Un’apposita commissione quando sono proprio le élite le prime a raccontar balle? E tralasciando la discussione su cosa sono i fatti o su cos’è la verità. Non che manchi un illustre precedente:

Dicit ei Pilatus: “ Quid est veritas? ”.

Più in generale le Sardine non criticano Salvini per i contenuti, con la sola eccezione del Decreto Sicurezza, ma per il tono adottato dalla comunicazione politica. Pochino direi e persino le Madamine avevano più contenuti… a proposito, che fine hanno fatto?

 

—- I contenuti veri? Eh, arriveranno —-

Le Sardine dicono che i punti programmatici veri e propri arriveranno, prima o poi. Possibilissimo ma posso già anticipare che saranno a trazione decisamente sinistrorsa: anima PD sbilanciata sull’asse sinistra radicale sul versante diritti cosmetici (LGBT, migranti) senza intoccare la struttura socio-economica del paese. Il che ci porta a una questione piuttosto banalotta: ma se le Sardine dicono e pensano (male) cose di sinistra, perché mai dovremmo votare le Sardine e non il PD? Essendo cinico – ma non populista – tengo a evidenziare un fatto assai prosaico: i partiti politici sono una rappresentanza di interessi organizzati se siete nelle parti basse della catena alimentare, ma un semplice taxi se siete ai vertici. Con i partiti tradizionali della sinistra in crisi di risultati e credibilità, i suddetti interessi organizzati stanno cercando una corsa differente. Si tratta di rifarsi la verginità, in pratica.

Da questo punto di vista le Sardine non ricordano il M5S degli esordi perché la connotazione politica è evidente mentre i grillini delle origini erano anti-sistema contro tutto e tutti. Se aggiungiamo al quadro la curiosa convizione della sinistra che le debacle elettorali sono figlie della propaganda avversa e non per le dure repliche della realtà, abbiamo lo scenario completo.

In compenso non manca una novità: se le rivoluzioni colorate servono ad abbattere i Governi, a quanto pare abbiamo appena inventato quelle animalesche per abbattere… le opposizioni. Che tempi strani quelli attuali…

 


[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/12/14/sardine-a-roma-in-piazza-san-giovanni_09443e77-ac09-4526-b4a4-d2f2e48cbcde.html

[2] Cfr. https://www.sardinemovimento.it/

[3] Cfr. https://www.sardinemovimento.it/6-punti-sardine/

4 commenti su “Già visto e stravisto: le sardine o il nulla sotto le scaglie

  1. am
    20 dicembre 2019

    … Che tempi strani quelli attuali…

    concordo, tuttavia mi ha fatto ricordare il detto che non c’e’ niente di piu’ pericoloso di una persona stupida.

  2. Tusk
    24 dicembre 2019

    Lascio un commento poco pertinente con questo articolo (volevo commentare sotto “Physician, heal thyself: la cura Sole 24 Ore applicata al Sole 24 Ore” ma non lascia commentare) : short story short, i liberisti del Foglio e relativi lettori stanno frignando perché non avranno accesso alla “mammella dello Stato” e questo perché hanno fatto pure i furbi attirando l’attenzione della GdF.

    • Charly
      30 dicembre 2019

      Sì, ho letto. E la Fondazione Einaudi prende tipo 250mila euro l’anno pur frignando contro la spesa pubblica…

  3. Pingback: Una volta era il ceto medio riflessivo: fenomenologia del buonismo | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2019 da in politica con tag , , , , .
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