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Recensione serie TV: The Witcher

The Witcher

La sinossi della serie TV [1]:

The Witcher è una serie fantasy di Netflix e basata sull’omonima saga letteraria dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski, da cui è stato tratto anche un famoso videogioco action RPG. La storia è incentrata su Geralt di Rivia (Henry Cavill, la star di Superman), un essere umano geneticamente modificato e dotato di poteri speciali con cui sconfigge i più temibili mostri della tradizione slava, sparsi in un continente immaginario diviso tra l’Impero di Nilfgaard e il Regno di Temeria. La sua vita è scandita dalle missioni che gli vengono affidate, e che nella maggior parte dei casi si rivelano più semplici dei rapporti sociali con altri esseri umani, spesso più malvagi delle bestie, finché Geralt non incrocia sul suo cammino la potente strega Yennefer di Vengerberg (Anya Chalotra, Sherwood) e la giovane principessa Cirilla (Freya Allan, Badlands).

E ora la recensione.

 

—- Dalla Polonia con la magia: la saga di The Witcher —-

Come abbiamo avuto modo di vedere a più riprese su questi pixels, l’ascesa economica dei paesi di Visegrad porterà in dote anche una maggiore influenza culturale nel resto del continente. Fra i paesi che compongono il gruppo, alla Polonia tocca il peso specifico maggiore per dimensione demografica e posizione geografica, per certi versi simili a quella italiana durante la Guerra Fredda, e per la maggiore autonomia politica rispetto ai vicini. Se la Polonia, infatti, avesse la stessa dimensione demografica dell’Italia, in pochi anni arriverebbe a eguagliare e poi superare anche la potenza tedesca le cui limitazioni sono evidenti e i difetti strutturali porteranno al collasso nel prossimo decennio del modello tedesco.

Sia come sia, se tradizionalmente la letteratura polacca è conosciuta per l’immancabile Quo vadis? Di H. Sienkiewicz, in termpi recenti l’autore polacco A. Sapkowski è probabilmente riuscito nell’impresa di insidiare questo primato. Tutto grazie a una piccola perla di storytelling, la creazione del mondo fantasy di Wiedzmin (tradotto in inglese: The Witcher) descritto in racconti brevi, romanzi e poi anche in una serie di videogiochi di grande successo.

Per quanto, come tutto il mondo fantasy, The Witcher si muova in sintonia con le basi tolkeniane del genere con relativa compagnia di elfi, nani e magia, il mondo ideato da Sapkowski è più simile per stile a Games of Thrones, anche se c’è un’enorme differenza per le tematiche trattate. Niente troni da conquistare o schiavi da liberare, nessuna dimensione corale e personaggi mandati al macello senza una particolare ragione narrativa, solo un reietto che combatte a pagamento per umani che lo odiano amabilmente. E poi violenza, razzismo (o specismo?) degli umani verso elfi e simili… il tutto condito da mostri che si annidano in ogni anfratto pronti per divorarvi. Bel mondo, vero?

 

—- Uno storytelling confuso —-

L’immenso successo della serie ha già portato a un paio di tentativi volti a trasporre il mondo fantasy di The Witcher sul piccolo schermo con risultati non proprio esaltanti. Come se la cava, allora, Netflix? Il formato della serie prevede otto puntate di un’ora l’una. Diciamo fin da subito che si tratta di una prima stagione introduttiva con un budget non proprio stellare. Gli effetti speciali, la CGI, le ambientazioni presentano pertanto ovvie limitazioni che però non danneggiano il risultato finale.

Ma i problemi non mancano, soprattuto sul piano narrativo. La prima stagione segue l’arco narrativo di tre personaggi: Geralt, Cirilla, Yennefer. Peccato solo che a dispetto di quanto il primo episodio possa sembrare di suggerire, gli eventi narrati non sono affatto in ordine cronologico rendendo spesso la comprensione degli avvenimenti quantomeno complicata. Solo con la settima puntata si riuscirà a ricomporre il mosaico!

Il materiale di partenza è frammentato in racconti brevi, è vero, ma il problema è che si sarebbe potutto mettere un minimo di ordine con:

  • una breve intro per spiegare la storia alla The Lord of the Rings o alla Star Wars;
  • dei riferimenti temporali dichiarati mettendo una banale scritta in sovraimpressione;
  • concentrando tutta la storia di Yennefer in una puntata – magari nella seconda stagione – donando anche ulteriore mistero al personaggio;

Come confronto si possono prendere in considerazione le prime due stagioni della serie Once upon a time – un piccolo gioiello di scrittura fino a quando non ha assunto i contorni di una soap opera – il cui frequente uso di flashback dona chiarezza e profondità, non confusione all’impianto narrativo.

L’impressione è che si sia voluto agire in questo modo per la solita moda dei twist della trama, il colpo di scena et similia. Se solo non fosse che se non hai un particolare interesse per la storia, magari, alla quinta puntata molli tutto e saluti…

 

—- Ma dei gran personaggi! —-

Per quanto riguarda gli interpreti l’unico volto noto è Henry Cavill la cui interpretazione è molto valida: trasuda fisicità e carisma a ogni passo. L’attore ha affermato di essere un fan sia dei videogiochi sia dei romanzi e da quanto si vede a schermo è decisamente possibile. L’amore per il personaggio e la storia sono palpabili.

Degna di nota anche la sconosciuta Anya Chalotra il cui personaggio è una variante post moderna del mito del brutto anatroccolo. Più sacrificata l’eterea e traslucida Freya Allan ridotta, in pratica, a correre di qua e di là. Al momento la chimica della serie si regge su Geralt e Yennefer ma nella seconda stagione – già confermata – Ciri assumerà un maggior peso.

Belli, anche se curiosamente limitati nel minutaggio, i combattimenti e qui la fisicità di Cavill è indubbiamente un valore aggiunto. Da contorno un linguaggio colorito e qualche scena di nudo, realistici per il contesto ma che qualche puritano liberal non ha gradito.

Degno di nota anche il comparto musicale e non solo per le canzoni del bardo…

Che giudizio dare, infine, alla serie? Stagione introduttiva, budget limitato, storytelling ostico ma tante, tante emozioni. Il mondo è affascinante, i personaggi intriganti. Detto più semplicemente: ieri sera ho finito la prima stagione ma sono in trepidante attesa della seconda (si spera con più soldi e combattimenti). E alla fine è l’unica cosa che conta.

 

Voto: 7,5. Qualche limite ma con grandi potenzialità.

 


[1] Cfr. https://www.comingsoon.it/serietv/the-witcher/1925/scheda/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 23 dicembre 2019 da in recensioni con tag , .
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