Charly's blog

Eterogenesi dei fini: se allevi una pecora non può che belare in caso di aggressione

Prendiamo questo piccolo articolo di cronaca [1]:

“All’uscita della stazione Jen ha cercato di evitare Solomon, che però l’ha seguita e per l’ennesima volta le ha insistentemente chiesto di uscire, non accettando un ulteriore rifiuto.

Solomon le ha indirizzato con rabbia frasi del tipo “nel nostro Paese queste cose non sono ammesse” ma Jen è stata nuovamente molto chiara rispondendo “ora sono in Italia, sono libera di fare ciò che mi fa stare bene”. A quel punto Solomon ha continuato ad insultarla, dicendole “sei una vergogna!”, per poi arrivare ad aggredirla colpendola al volto proseguendo con “non finisce qui, nel nostro Paese uccidono le lesbiche e ti ucciderò”.

Mentre Solomon la picchiava, un capannello di italiani che osservavano la scena non hanno mosso un dito, neanche per chiamare le forze dell’ordine. Jen è riuscita a telefonare a Junior, un suo amico, collega di lavoro e nostro iscritto anche lui, il quale ha chiamato un’ambulanza. Tre giorni di prognosi”.

Per i fini di questo post prendiamo in esame il classico repertorio da giornalismo quotidiano: «un capannello di italiani che osservavano la scena non hanno mosso un dito».

 

—- Intervenire = combattere —-

Una breve rassegna nella stampa nostrana permette di imbattersi a più riprese nel classico topos giornalistico del “nessuno è intervenuto”. Si tratta di un concetto che trovo di una stupidità disarmante perché non tiene conto della causa del fenomeno su una duplice dimensione: quella sul breve e quella sul lungo periodo.

Se consideriamo il breve periodo, l’implicazione è scontata: intervenire vuol dire combattere contro uno o più aggressori, magari armati. Il che ci porta a una domanda scontata: ma voi siete pronti al combattimento reale da strada? Considerando poi queste tre dimensioni:

  • Preparazione psicologica;
  • Preparazione fisica;
  • Preparazione tecnica;

In assenza di una preparazione adeguata, mi spiegate come si può chiedere di combattere a chi non ha mai avuto la minima formazione in tal senso?

E questa domanda ci porta all’implicazione di lungo periodo. A questo mondo cominciamo tutti con una formazione scolastica prima di accedere alla vita professionale e a quella adulta. Se un adulto, allora, non ha mai ricevuto una formazione spendibile in un’aggressione di strada vuol dire che la scuola è carente anche sotto questo aspetto e non solo su quelli noti (professionale) o ahinoi ignorati (formazione sulle materie di dibattito pubblico). In effetti mi ricordo che ai tempi della scuola dell’obbligo – anni ’90, non chissà quando – era tutto un fiorire di dialogo, capire, comprendere e di educazione fisica dedicata al volley o alla palla avvelenata. Strano, se un omofobo ti prende a pugni il dialogo non serve, chi l’avrebbe mai detto.

Peccato solo che il disarmo unilaterale non garantisca la pace, assicura solo la sottomissione all’aggressore come la cronaca ben dimostra. Detto più chiaramente: se allevate pecore perché poi si rimane sorpresi se si limitano a belare davanti al lupo?

 

—- Combattere = avere a che fare con la magistratura —-

E quelle rare persone che sono in grado di intervenire? In questo caso il rischio è quello di finire nelle spire della mala giustizia italiana. Torniamo allo scenario dell’aggressore omofobo e ipotizziamo che una buonanima intervenga e colpisca – con le chiacchiere non si va da nessuna parte – il simpatico violento. E quest’ultimo cade, batte la testa e ci rimane secco. Dal punto di vista penale non si rischia un bel processo per omicidio colposo, eccesso di difesa? O persino il risarcimento ai parenti della vittima?

In effetti il quadro legislativo italiano è semplicemente ridicolo perché non tiene conto della realtà, obnubilato dall’aver visto troppi film. L’aspettativa iniziale del legislatore era che la difesa possa avvenire solo dopo l’atto di aggressione e in misura proporzionale, solo leggi più recenti hanno cambiato di poco il quadro legisaltivo. In pratica, l’idea sarebbe che in caso di aggressione si dovrebbe evitare l’attacco e magari guidare l’aggressore usando tecniche alla Aikido per neutralizzarlo sperando che l’aggressione finisca lì per qualche strano motivo. Una tattica così buona che nessuno, e sottolineo nessuno, prova a farlo in un contesto sportivo alla MMA/Sambo. Provate a indovinare il perché…

Nella vita reale le aggressioni prevedono spesso:

  • Situazione d’inferiorità numerica;
  • Aggressione a sorpresa;
  • Presenza di armi e/o oggetti contundenti;

Persino una persona preparata ha poche possibilità di cavarsela in situazioni del genere e la formazione tecnica in merito è praticamente illegale (colpire occhi, collo, punti vitali, usare tutti gli oggetti idonei alla difesa) e a rischio di denuncia (eccesso di difesa, lesioni). D’altronde questa è proprio la più grande differenza fra i sistemi militari e di autodifesa rispetto agli sport da combattimento: la strada non è un ring…

 

—- Combattere = mazzcolinità tossica!1! —-

Oltre alla preparazione fisica e alla legge, c’è anche il fattore ideologia da considerare. L’ultima ondata di pensiero femminista se ne è uscita con la storiella della “mazzcolinità tossica!1!”, adottando il classico argomento dell’uomo di paglia, associando all’educazione maschile determinati tratti da estirpare. Che volete, non hanno la minima idea di cosa sia il codice cavalleresco.

Nessuna sorpresa se il nuovo femminismo alla resa dei conti si riveli parecchio aderente alla scuola italiana con la solita litania del comprendere, dialogare, capire e con la consueta messa al bando della violenza invece della sua canalizzazione a servizio dei più deboli come il già citato codice cavalleresco. Il risultato, poi, è prevedibile [2]:

Un episodio, uno di molti, che ci dovrebbe fare riflettere su come la società attuale si stia sfaldando. Due studentesse di Brescia sono state avvicinate in strada nella zona della Stazione, seguite e poi aggredite da un 24enne nigeriano, per fortuna subito arrestato. La violenza va punita, sia ben chiaro, indipendentemente dalla provenienza. Non c’è nessuna giustificazione culturale o sociale che possa essere addotta per ridurre la colpa di chi stupra. Visto che, peraltro, la violenza sessuale non è ammessa nemmeno nei paesi di origine di molti stranieri.

Lasciando che la giustizia faccia il suo corso, ciò che preoccupa è l’altra faccia della medaglia. Le due ragazze hanno detto di essere rimaste sconvolte dal fatto, che nessuno abbia risposto alle loro richieste di aiuto.

Due contro uno ma avevano comunque bisogno di un aiuto. Perché? Per la totale mancanza di preparazione per un combattimento reale da strada. Ma si potrebbe, invece, avere questo come esito [3]:

  f

Ma qui è richiesto l’allenamento e la preparazione tornando al punto iniziale del post…

Per concludere rimane un ultimo aspetto da considerare. Visto che il codice cavalleresco non è più in vigore o socialmente accettato, perché una persona che si sacrifica per anni e anni via allenamento e alimentazione dovrebbe mettere a rischio la propria incolumità per una persona che non si è mai sentito in dovere di allenarsi e prepararsi?

 


[1] Cfr. https://novaranetweek.it/cronaca/aggressione-omofoba-a-novara-nessuno-ha-aiutato-la-donna-picchiata/

[2] Cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/03/brescia-nessuno-si-ferma-ad-aiutare-due-ragazze-aggredite-cosa-siamo-diventati/5298202/

[3] Cfr. https://www.gazzetta.it/Sport-Vari/07-01-2019/mma-cerca-derubare-un-atleta-ufc-320182000072.shtml

4 commenti su “Eterogenesi dei fini: se allevi una pecora non può che belare in caso di aggressione

  1. Rettiliano Verace
    2 gennaio 2020

    Ottimo post, ma va aggiunta un concetto importante: quando il maschio prova a difendersi o a difendere, si vedra’ assalito subito dalle femministe e dai femminielli che lo accuseranno di essere un bruto picchiatore e violento. Sapessi quante volte mi sono sentito dire “la violenza non risolve niente e se reagisci con la violenza passi dalla parte del torto!”. Bene, allora io smetto di reagire con la violenza, e se ti vedo picchiata, rapinata o violentata vado per i fatti miei e al massimo faccio una foto da mettere su Instagram. Le femmine hanno preso il comando e si sono messe in una situazione di pericolo mortale, dove i maschi non possono e non vogliono difenderle. Mi domando se se ne rendono conto.

    • Charly
      2 gennaio 2020

      Veramente ho scritto di ‘sta cosa 😛

      • Rettiliano Verace
        3 gennaio 2020

        Allora ho capito bene… Dimmi, secondo te quelle si rendono conto di essersi messe in una situazione a dir poco di merda? Quelle con cui ho parlato io sembravano completamente impermeabili al concetto. L’ultima cosa che mi e’ stata detta prima del mio abbandono della discussione e’ stata qualcosa tipo: “se non sei razzista si puo’ sempre risolvere tutto col dialogo e con la comprensione!”

      • Charly
        4 gennaio 2020

        No, fino a quando non ci sbattono il muso. La tragedia del pensiero radicale è tutta qui, non regge alla realtà.

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 30 dicembre 2019 da in cronaca con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: