Charly's blog

Una volta era il ceto medio riflessivo: fenomenologia del buonismo

Fino a pochi anni fa si era soliti parlare del ceto medio riflessivo: il ceto medio in termini di classe e di ceto caratterizzato, però, da una forte dimensione civica, avanguardia pensante per fare dell’Italia “un paese normale” contro il fascismo eterno e il semianalfabetismo imperante dovuto, ieri, alla tv e oggi a internet. Questa, ovviamente, era la propaganda e la realtà era decisamente più prosaica e meno gratificante come ben dimostra il collasso della sinistra in termini elettorali e ancor di più nell’incapacità di leggere e comprendere il mondo.

Per questioni di classe e ceto anche chi scrive appartiene al ceto medio dato che fra i miei difetti possiamo trovare liveli di istruzione elevati, lavoro da colletto bianco, anni all’estero, ambiente di lavoro falsamente multiculturale. E proprio grazie alla mia posizione nella stratificazione sociale posso portare alla vostra attenzione una categoria dello spirito dominante nel mio ceto: il buonismo.

 

—- Una categoria dello spirito: il buonismo —-

A dispetto della sua pervasività e diffusione sociale, non è così facile dare una definizione univoca al fenomeno. Il buonismo è multispettro e multidimensionale, un modo di essere e non un’ideologia definita. Lo possiamo considerare come una predisposizione dello spirito, l’idea che a questo mondo non ci sia per davvero nulla di irrimediabilmente pericoloso, malvagio o sbagliato [1] con la sola eccezione di chi dissente politicamente (per definizione fazzzisti). Che tutto possa essere risolto tramite l’operato della mitica società civile, l’integrazione o le risorse statali diffuse a pioggia a tutti i gruppi a rischio di “vulnerabilità/esclusione sociale”, “debolezza sociale/lavorativa”, a “capitale umano ridotto” o a rischio di “privazione culturale”. Come potete vedere gli eufemismi non mancano.

L’idea alla base è che le cose che accadono vanno bene o, se non vanno bene, si possono sempre aggiustare tramite la buona volontà e l’innata propensione al bene delle persone mostrando una mentalità vagamente socratica dove i malvagi sono tali per ignoranza o per necessità non soddisfatta da parte della società. Dietro a questa patina sorridente e speranzosa, però, si nascondono anche una mentalità ottusa incapace di realizzare la complessità della società e una postura passiva inadatta a incidere per davvero nelle dinamiche socio-economiche. Se ci sono problemi si può invocare l’intervento dello Stato o esercitarsi nella solita pratica delle manifestazioni di piazza contro questo o quello, senza ricorrere alle misure drastiche necessarie per correggere il problema.

Il buonista ripudia il conflitto, l’idea che ci possano essere soluzioni nette e dure ai problemi. Né possono esistere vere divisioni sociali o politiche, i problemi si affrontano insieme coinvolgendo e ascoltando tutte le parti (con la sola eccezione del dissenso politico, fazzzista per definizione). È anche presente una certa dose di autoflagellazione, che si manifesta nella curiosa idea che i problemi sociali sono ascrivibili a mancanze della società e non a errori o mancanze individuali, e del complesso del martire… della domenica. Il buonista è convinto di rappresentare il meglio della società, di poter salvare il mondo dai suoi peccati, di doversi far carico degli ultimi e degli offesi. Se solo non fosse che l’effetivo intervento pratico non va più in là della sottoscrizione di una campagna web, un like su Facebook o, in rari ed eroici casi, la piazza.

 

—- Un caso pratico: le Sardine —-

A proposito della piazza, gli ultimi arrivati nel panorama politico italiano sono le Sardine, ultimi eredi della lunga tradizione di piazza del radicalismo politico italiano: Girotondi, Popolo Viola, il Movimento 5 Stelle delle origini, il “se non ora quando”, indignati a vario titolo e grado, le Madamine. Invocando il pericolo populista:

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Con uno sforzo intellettuale titanico le Sardine sono arrivate a proporre i seguenti sei punti:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare.

  2. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali.

  3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.

  4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti.

  5. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.

  6. Chiediamo che il decreto sicurezza venga abrogato.

A parte per l’abolizione del Decreto Sicurezza, siamo di fronte al nulla più totale, assolutamente incapace di leggere la realtà e di incidere sulla struttura socio-economia del paese. In compenso i tratti buonisti sono particolarmente evidenti con tutta la sua politica all’acqua di rose. Davanti ai problemi sociali la risposta è quella di… non dire parolacce.

 

—- Due casi pratici: di case —-

L’incapacità di incidere sulle realtà è testimoniata dalla cronaca locale piuttosto che da quella politica. Prendiamo il problema degli occupanti abusivi [2]:

«Portatemi al contatore». Quando l’elemosiniere del papa, padre Konrad Krajewski, si è presentato dagli occupanti del palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme, sabato sera, aveva già le idee chiare. Poche ore prima, era scaduto il suo personalissimo ultimatum alle istituzioni. «O la Prefettura fa riattivare la luce entro le 20, oppure farò da me», aveva detto ad Adriana Domenici, la suora laica che ha fatto da ambasciatrice per gli abusivi di Spin Time Labs con il Vaticano. E così è stato: poco dopo le 22, si è calato per manomettere la cabina elettrica, dopo averla forzata.

Nel corso degli anni, infatti, gli occupanti hanno accumulato una morosità di circa 300mila euro. «Non abbiamo mai pagato», ammettevano nei giorni scorsi. Il Comune, tramite il vice-sindaco, Luca Bergamo, da sempre vicino a questa occupazione, iniziata nell’ottobre del 2013, aveva tentato di trovare una mediazione con Hera, che però, dopo anni di mancati pagamenti, non ne ha più voluto sapere.

All’una di notte, poche ore dopo la sua visita, l’Acea dopo aver verificato tramite i suoi sistemi che qualcuno aveva riattivato la corrente ha tentato di effettuare un nuovo intervento sul contatore. Ma a quel punto, il picchetto di vigilanza attivo 24 ore su 24 all’ingresso dello stabile, ha chiamato a raccolta gli occupanti e, nonostante l’arrivo della polizia, i tecnici hanno dovuto desistere dal loro intento.

Il buonista, ovviamente, rimane sdegnato dal problema non per il danno economico arrecato o l’appropriazione indebita di proprietà altrui, ma per il fatto che qualcuno debba vivere in queste condizioni. E da bravo buonista s’indigna, scrive post di fuoco su Facebook, si lamenta dei tempi in cui viviamo e della mancata solidarietà.

Il nostro, ahilui e ahinoi, si dimentica che:

  • non esistono pasti gratis e qualcuno deve pagare;
  • se la parte lesa è privata potrà andare in crisi, se è pubblica dovrà intervenire la fiscalità generale;
  • se è un problema di reddito allora è anche un problema di mancato lavoro o di una bassa posizione nella catena del valore: quali sono le misure e le riforme da adottare?

Ma il buonista non pensa, il buonista s’indigna.

 

—- … e ambulanze —-

E se non s’indigna richiede l’intervento di poteri superiori [3]:

«Oggi pomeriggio la postazione 118 della Stazione Centrale – si legge nel post – si trovava al Loreto mare per un intervento, improvvisamente nel pronto soccorso entra un gruppo di ragazzi che prende di forza l’equipaggio e li costringe a salire in ambulanza. Con 3 di questi individui a bordo (e sotto minaccia) l’equipaggio si dirige verso il quartiere denominato ‘case nuove» retrostante al Loreto Mare…….il mezzo giunge sul posto e da subito viene circondato da una orda di astanti inferociti che incominciano a ricoprire d’insulti i sanitari«. »Pensando al peggio il medico – prosegue – si fa largo tra la folla e, con sommo stupore, trova un ragazzino 16enne con distorsione al ginocchio! Con grande difficoltà il medico riesce a valutare la situazione che si presenta di lieve entità. Nonostante ciò l’equipaggio – conclude il post – viene intimato, con minacce, a trasportare il giovane in ospedale«. Dall’inizio del 2020 è la quinta aggressione a Napoli. Molti utenti commentando la notizia sui social chiedono l’intervento del ministro della Salute Roberto Speranza.

Più che il Ministro dovrebbero intervenire le forze dell’ordine visto gli ovvi reati perpetrati. Lo si farà? Certo che no,  ricordate la storiella del disagio sociale, della privazione culturale e dell’esclusione sociale? I ragazzi non sono di certo colpevoli, è un fallimento di tutta la società. Quante volte abbiamo sentito questo ritornello con conseguente deresponsabilizzazione e fallimento dello stato di diritto?

Con l’effetto paradossale che l’Italia non è un paese normale per via di un inesistente pericolo fazzzista o per la tv, ma proprio per lo stato allucinatorio nel quale versano i buonisti. Incapaci di leggere la realtà, non riescono neppure a incidere e aggredire i problemi come testimoniano 30 anni di riforme fallite nel paese. Ma il buonista non pensa, non riflette sul problema, le implicazioni e le conseguenze. Il buonista s’indigna, chiede, pretende, testimonia la propria virtù… e nulla cambia. Fino al prossimo episodio di cronaca da commentare.

 


[1] Cfr. R. Simone, Il Mostro Mite. Perché l’Occidente non va a sinistra, Garzanri, Milano 2008, pp. 62 – 69.

[2] Cfr. https://www.ilgazzettino.it/italia/primopiano/vaticano_blitz_cardinale_palazzo_occupato-4488184.html

[3] Cfr. https://www.ilmessaggero.it/italia/napoli_ambulanza_sequestrata_ragazzi_news-4964326.html

3 commenti su “Una volta era il ceto medio riflessivo: fenomenologia del buonismo

  1. am
    10 gennaio 2020

    …ti dirò , l’analisi non è malvagia: mi hai ampliato un un po’ l’orizzonte sulla categoria.
    Quello che intendevo io con buonismo era invece ‘ fare il frocio col culo degli altri’
    La categoria, invece, è piu’ amplia, come hai appena dimostrato

  2. am
    10 gennaio 2020

    …ti dirò , l’analisi non è malvagia: mi hai ampliato un un po’ l’orizzonte sulla categoria.
    Quello che intendevo io con buonismo era invece ‘ fare il frocio col culo degli altri’
    La categoria, invece, è più amplia, come hai appena dimostrato

  3. Pingback: Germania, Polonia e fondi europei: o come ti ristrutturo l’estero vicino | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 gennaio 2020 da in Uncategorized.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: