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Doing Business: perché lo Stato conta anche in ambito economico

Uno degli aspetti che trovo più irritanti nel dibattito pubblico italiano è lo sprecare energie su argomenti e tematiche che superano – e di parecchio – la taglia geopolitica dell’Italia invece di concentrarsi sul quotidiano. Gli esempi sono innumerevoli: dalla guerra all’Iraq nel 2003 al più recente Di Battista vs Franco CFA, dal futuro del capitalismo e la disoccupazione tecnologica  – che, a quanto pare, picchia solo in Italia visto che Germania e Giappone sono in piena occupazione – a Salvini sulle lesbiche di Frozen.

Il post di oggi è dedicato proprio alla bontà di occuparsi del proprio giardino di casa partendo da un assunto ovvio ma trascurato da decenni di delirio ideologico: lo Stato conta, non solo in geopolitica, ma anche in economia.

 

—- Doing Business 2020 —-

Il report che esamineremo oggi è Doing Business che la Banca Mondiale rilascia ogni anno [1]. Il focus della ricerca è la disciplina normativa e fiscale applicata alle imprese durante il loro intero ciclo di vita: dall’avvio di un’attività, fino all’accesso al credito, il commercio internazionale, il fisco, il registro dei titoli di proprietà e la tutela di chi investe. Con tanto di schemino:

What Doing Business

Da cui poi si ricavano 12 macro aree che possono essere misurate con gli appositi indicatori:

Doing Business 12 areas

I paesi presi in esame sono 190. Siccome, in genere, i media si limitano a prendere in esame il ranking generale non possiamo esimerci a nostra volta dall’esaminare la classifica. Sul podio troviamo la Nuova Zelanda, a seguire Singapore e Hong Kong. A completare la top 5 la Danimarca e la Corea. Nella top 10 troviamo poi gli USA, la Georgia, il Regno Unito, la Norvegia e la Svezia. Per trovare l’Italia dobbiamo arrivare alla posozione numero 58 su 190 paesi presi in considerazione.

 

—- Il caso italiano —-

La posizione italiana è una media fra i vari indicatori i quali singolarmente registrano i seguenti valori:

Indicatori Italia

A parte per l’area export, il resto è piuttosto desolante. Gli indicatori sono piuttosto complessi e una disamina uno per uno esula dai fini di questo post. Un paio di chicche, però, possono essere segnalate:

  • in Italia i permessi burocratici connessi all’avvio di un’attività imprenditoriale portano via 11 giorni contro i 9, in media, delle economie avanzate a un costo oltre 4 volte superiore;
  • permessi di costruzione: 14 giorni contri 12, costi più che doppi;
  • elettricità: tempi e numero delle procedure ok, i costi più che doppi;
  • tasse: 14 pagamenti l’anno contro i 10 delle economie a elevato reddito, 238 ore per anno contro le 158 degli altri paesi avanzati, tassazione sul profitto al 59,1% contro il 39,9%;

Nessuna novità, in realtà, perché è da sempre che in Italia ci si lamenta per la burocrazia, i costi delle utilities e le tasse. E questo ci porta al paragrafo successivo.

 

—- Lo Stato conta, anche in economia —-

Se il venire meno dell’egemonia americana ha portato alla rinascita degli Stati in ambito geopolitico, ora anche in ambito economico possiamo assistere alla rinnovata centralità del Leviatano. Non solo per l’indirizzo strategico – piegato alle esigenze geopolitiche – ma proprio per le basi che un’attività economica richiede. Ricordate i deliri degli anni ’90 sull’obsolescenza degli Stati, la dematerializzazione dell’economia e la globalizzazione? Bene, ma da qualche parte si dovrà pur produrre, no? Immaginate di voler avviare un’impresa economica e di chiedervi dove potervi installare. Proviamo a prendere un qualsiasi atlante geografico: davanti ai nostri occhi abbiamo tutti i paesi del mondo, tutti i continenti. Eppure noi non cerchiamo un paese a caso, ma uno che possa offrire:

  • un quadro legislativo chiaro e semplice, certezza del diritto e delle pene;
  • nessun abuso da parte della politica;
  • una burocrazia snella e di facile maneggio;
  • una tassazione favorevole;
  • servizi efficienti;
  • una manodopera preparata;

In pratica sono tutti servizi forniti proprio dallo Stato e dalla politica che dirige la macchina statale. Uno Stato efficiente ed efficace, quindi, è in grado di offrire una base economica sia alle aziende domestiche sia a quelle estere dei vantaggi competitivi sui propri rivali dislocati in paesi meno efficienti. Nessuna sorpresa se poi si legge [2]:

Gli investimenti diretti esteri in Italia “sono meno dell’1% del Pil, considerando il periodo 2013-2018, e sono tra i più bassi d’Europa“. A frenare gli investitori internazionali sono soprattutto “un eccessivo costo del lavoro, scarso supporto alle pmi, scarsa propensione all’innovazione, eccessivo carico fiscale, scarso investimento nella rete infrastrutturale”.

Negli ultimi cinque anni, in media, i flussi degli investimenti internazionali diretti sono stati pari al 2,5% del Pil in Spagna, all’1,55% in Francia, all’1,8% in Germania e al 3,7% nel Regno Unito.

Voi verreste in Italia a investire? La buona notizia è che una politica buona crea le basi per un’economia buona, la cattiva è che in Italia si discute sui massimi sistemi del mondo e non sull’ordinaria manutenzione statale.

 


[1] Cfr. https://www.doingbusiness.org/en/reports/global-reports/doing-business-2020

[2] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/07/05/investimenti-esteri-italia-fanalino-ue_dd5be9d5-8a3c-4e0a-90a3-7afa0612a88b.html

3 commenti su “Doing Business: perché lo Stato conta anche in ambito economico

  1. Paolo Kighine
    20 gennaio 2020

    un quadro legislativo chiaro e semplice, certezza del diritto e delle pene;
    nessun abuso da parte della politica;
    una burocrazia snella e di facile maneggio;
    una tassazione favorevole;
    servizi efficienti;
    una manodopera preparata

    …e poi hanno scelto la cina

    • Charly
      22 gennaio 2020

      Solo per una parte del processo produttivo dove conta il prezzo. La parte dove contano gli altri fattori, invece, è rimasta a casa. E con l’aumento dei salari cinesi arriva il reshoring…

      • am
        23 gennaio 2020

        arriva il reshoring…
        speriamo ehehe

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2020 da in economia con tag , , , , , .
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