Charly's blog

Nuove fratture politiche: i cambiamenti climatici e la lotta di classe/ceto

A Davos al solito Forum Economico Mondiale non poteva mancare l’allarme climatico [1]:

“Nessuno se lo sarebbe aspettato, c’è una maggiore consapevolezza e il cambiamento climatico è diventato un tema ‘caldo’. Ma da un altro punto di vista non è stato fatto nulla, le emissioni di CO2 non sono state ridotte ed è questo il nostro obiettivo”. Ha esordito così Greta Thunberg (CHI È), la giovane attivista svedese per il clima, nel suo discorso al Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera (10 COSE DA SAPERE SU DAVOS – IL DISCORSO DI TRUMP), che nell’edizione di quest’anno è tutto incentrato sulla sostenibilità. L’esortazione della 17enne alla platea è stata quella di “iniziare ad ascoltare la scienza”, che deve essere “portata al centro della conversazione”, e di “considerare la crisi per quello che è”, perché “le persone muoiono a causa del cambiamento climatico”. In un passaggio del suo intervento la giovane ha anche criticato i mezzi di informazione accusandoli di non comunicare in modo corretto sul tema.

Il bello della Thunberg è che essendo una ragazzina – che non ha neppure completato la scuola – ogni volta che apre la bocca incappa inevitabilmente in una lunga serie di strafalcioni che se fosse grillina porterebbe alla violenza verbale dei soliti +buoni. Ma essendo lei buona&giusta tutto le è concesso. Peccato che io sia cinico&malvagio, quindi…

 

—- L’ipocrisia della CO2 —-

Il problema principale della Greta è che non riesce ad afferrare il concetto che la politica non è scienza né tantomeno tecnica. La politica è… politica, punto. E si badi bene che sono un orgoglioso scientista che cerca di applicare il metodo scientifico in ogni occasione possibile. Ma scemo non lo sono e so perfettamente che in determinati ambiti non è possibile farlo, al netto di stuprare l’argomento di studio. È tutta una questione di metodo, alla fine.

Per capire la cosa basta farsi una domanda banale: ma quelli che si sono riuniti a Davos per parlare di riduzioni di CO2, lì, come ci sono arrivati? Escludendo il teletrasporto conseguito con un master sul pianeta Yardrat, rimangono gli aerei che emettono non poca CO2 [2].

Emissioni CO2

In termini pratici vuol dire che una discreta combriccola di persone si riunisce in un altro continente emettendo CO2 per lanciare un allarme sull’emissione di CO2. Ah. Ma organizzare una Skype call non era piu’ semplice? Non sono gli unici dato che anche gli scienziati possono vantare un discreta mobilità fra conferenze, studi e affini, quando non sono impegnati a fare i moralisti. Magari usando internet che a sua volta emette parecchia CO2.

Tornando ai dati sulle principali fonti di emissione di CO2, al primo posto troviamo il trasporto su strada dovuto alle tanto odiate automobili. Bene, ma vi ricordate qual è stata la causa scatenante dei Gilet Gialli? Eccola qui [3]:

Le proteste sono iniziate il 17 novembre, quando circa 300mila “gilet gialli” (dai gilet catarifrangenti che sono diventati la “divisa” dei manifestanti) si sono mobilitati in tutta la Francia, organizzando soprattutto blocchi stradali. Il fattore scatenante delle dimostrazioni è stato l’annuncio, da parte del Governo francese, di unrincaro di 7 centesimi delle accise sul gasolio e di 4 centesimi di quelle sulla benzina. I motivi della protesta si sono poi ampliati e hanno finito per diventare sempre meno specifici (cosa che rende, tra l’altro, estremamente complicato il lavoro dell’Eliseo e del Governo per sgonfiare il movimento).

Cosa abbiamo, allora? O i francesi del pianeta se ne fregano o, limitandosi all’aspetto descrittivo, chi prende l’aereo per i suoi viaggetti privati pagato dalla fiscalità generale vuole imporre più tasse su chi usa l’auto per necessità. Suona diversamente così, vero?

 

—- La societa’ si basa sul conflitto —-

Prima di procedere ulteriormente con la disamina, facciamo un passo indietro a livello teorico laddove la Greta brancola nel buio. Dalle basi, direi:

  • Con buona pace dei populisti (positivi o negativi che siano), il popolo come massa unitaria non esiste. La società è composta da una pluralità di attori sociali che possono essere suddivisi in termini sociologici per ceto/classe – senza che ci sia un’identità condivisa – o gruppi organizzati (più o meno politici). I partiti politici ne sono l’esempio più evidente, ma non l’unico;
  • Con buona pace degli economisti, la politica non è tecnica perché si occupa primariamente del conflitto sociale esistente fra le varie parti della società. Un conflitto redistributivo, certo, ma non solo: la politica si muove sui valori e su quello che vogliamo, non sul come fare (spesso delegato agli apparati/Deep State). Prima viene il cosa volere, poi il come ottenerlo;

Trent’anni di propaganda hanno finito nel convincere tutti di essere membri del ceto medio con relativa scomparsa della stratificazione sociale e che in politica viga il TINA, there is no alternative. Peccato che la stratificazione sociale, per quanto meno definita rispetto a 50 anni fa, sia tuttora in essere e che il TINA collassi paurosamente davanti alla realtà: il mondo ragiona in termini geopolitici e non economicisti e se l’obiettivo strategico impone sofferenza economica, ben venga. Il venire meno della Pax imperiale americana ha permesso di smascherare la tipica menzogna dell’ideologia imperiale con le sue consuete tre fasi:

  • noi siamo la civiltà;
  • non ce’ alternativa;
  • dopo di noi i barbari;

Tornando ai fini di questo post, il conflitto sociale è tuttora in corso e finisce per schiantarsi inevitabilmente contro la questione climatica. E vivendo in un mondo dominato dall’ideologia del cetomedismo, in genere non ci si rende conto della cosa.

 

—- Il conflitto di classe declinato al clima —-

Che cosa dicono i nostri amici scienziati in merito al clima? Che l’impronta antropica ha un effetto disastroso sull’ambiente su più livelli, dall’esaurimento delle risorse naturali, dall’inquinamento, alla distruzione della biosfera e al riscaldamento globale.

E che ci dicono i relativi lacchè politici? Che consumiamo troppo e che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita. Bene, partiamo dal sottoscritto:

Io vivo in un appartamento di 33 metri quadrati, dormo su un divano, non ho un automobile e vado al lavoro a piedi, mangio 650 grammi di carne a settimana che non mi sembrano molti per uno che supera i 90 kg (ma aspetto l’Impossible Burger), consumo un bottiglia d’acqua di plastica al giorno ma non avrei problemi a usare quelle di vetro, prendo l’aereo due/tre volte all’anno per quando torno in Italia. E sì, riciclo nel limite del possibile.

Poi, non ho problemi ad ammettere che essendo membro del ceto medio impiegatizio ho disponibilità economiche e possibilità lavorative (in genere gli uffici delle multinazionali sono nelle città) tali da poter ridurre l’impronta ecologica. Prendiamo, invece, un proletario che vive con un reddito appena sufficiente per campare, rigorosamente in provincia pur dovendo lavorare in città. Non avendo ancora imparato a volare, il nostro povero proletario si compra un auto. E che dicono i politici? Che sta distruggendo il mondo, via di tasse. Il che sarebbe anche vero, per carità, ma sono gli stessi che prendono aerei per riunirsi a Davos… per discutere di come il povero stronzo proletario stia distuggendo il mondo. Lo capite il problema di questa narrativa, vero?

All’interno delle nostre società, allora, abbiamo una forte dimensione conflittuale:

  • gli anziani che hanno mangiato vs i nuovi arrivati che dovrebbero tornare alla povertà pre-industriale;
  • chi ha la ricchezza e i soldi vs i proletari/sottoproletari;

Il conflitto, poi, si estende su scala globale fra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo.

Morale della storia?

  • Che la retorica del bigottismo verde è risibile e può funzionare solo sui media. La Greta è il classico eroe di carta, come i Saviano, le Rakete e le Sardine;
  • Che ignorare la lotta di classe/ceto, gruppi organizzati è inutile perché la realtà alla fine viene a bussare alla porta;
  • Che ignorare questi due fattori porta a esacerbare il conflitto sociale, vedi Gilet Gialli. Non a caso Macron è di formazione tecnocratica e non capisce niente di politica (capito perché la politica è separata dagli apparati?);

Rimane un altro aspetto, quello tecnologico. Ma ne parliamo un’altra volta.

 


[1] Cfr. https://tg24.sky.it/mondo/2020/01/21/greta-thunberg-davos.html

[2] Cfr.https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/09/23/quanto-inquinano-gli-aerei/

[3] Cfr. https://www.ilcaffegeopolitico.org/98153/francia-facciamo-chiarezza-sulla-protesta-dei-gilets-jaunes

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 23 gennaio 2020 da in politica con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: