Charly's blog

Germania, Polonia e fondi europei: o come ti ristrutturo l’estero vicino

Uno degli aspetti più deprimenti del fu ceto medio riflessivo italiano è la curiosa schizofrenia che porta da un lato a un feroce darwinismo sociale in ambito economico e professionale – con la meritocrazia come legittimazione ideologica –  e dall’altro al più pietoso infantilismo in ambito geopolitico e nella politica estera.

Eccone un pratico esempio [1]:

Europa Est

E’ giusto, però, che a fronte di tutto ciò, l’Europa dell’Est sappia solamente prendere e nel momento in cui è chiamata a mostrarsi stavolta solidale con i suoi benefattori si giri da un’altra parte e si rifugi nella sovranità nazionale? Che ne sarebbe di queste economie, se all’improvviso paesi come Germania, Francia e Italia smettessero di finanziarne lo sviluppo, erogando alla UE contributi in linea agli stanziamenti ricevuti?

Il nazionalismo di Varsavia e Budapest appare al dir poco incompatibile con le mani tese dei suoi governi all’atto del ricevimento dei fondi europei.

Tralasciando l’ovvia considerazione che la UE non esiste in termini geopolitici né potrà mai esistere, l’articolo citato mostra non poche incomprensioni delle dinamiche fra Stati. Vediamo in sintesi cosa non funziona in questa narrativa.

 

—- I fondi europei, una breve panoramica —-

Prendiamo come riferimento l’anno 2017 e diamo un’occhiata ai contribuenti netti e a chi passa all’incasso in caso di fondi europei [2]:

 

Dare Ricevere
Germania 19.587,04 10.926,91
Francia 16.233,93 13.505,05
Italia 12.000,25 9.795,33
Polonia 3.048,31 11.921.31
Rep. Ceca 1.282,34 3.894,71
Ungheria 599,67 1.645,24
Ungheria 820,82 4.049,14

 

Che i paesi più ricchi e sviluppati siano contribuenti netti è abbastanza ovvio, altrimenti perché i paesi più poveri dovrebbero associarsi al club? Se così non fosse avremmo un traferimento netto di ricchezza dai poveri ai ricchi. Succede anche in Italia dove le regioni del Nord trasferiscono ricchezza a quelli del Sud con relativi vantaggi (mercato interno, migrazione interna, blocco nascita della concorrenza).

Quel che non si vuole capire, però, è la natura di reciproca interdipendenza tipica delle dinamiche economiche e commerciali. I fondi europei non sono dovuti all’amicizia o alla solidarietà, sono un mero calcolo economico.

 

—- I dolori del mercantilismo —-

Notoriamente i tedeschi adottano un approccio mercantilista export-led con una specializzazione produttiva vecchio stampo alla 20* secolo. Ma proviamo a guardare i principali destinatari dell’import/export tedesco:

 

Import Export
1 Cina USA
2 Olanda Francia
3 Francia Cina
4 USA Olanda
5 Italia UK

 

L’export è influenzato da tre fattori: chi ha le risorse per comprare i tuoi prodotti, le dimensioni del mercato e la vicinanza geografica (con tanti saluti alla globalizzazione). A parte gli USA che sono i consumatori di ultima istanza del globo in quanto centro imperiale e la Cina per via del suo recente (e ora declinante) sviluppo economico, le destinazioni dell’export della Germaniano riguardano primariamente i paesi vicini che hanno i soldi e i numeri per assorbire le merci tedesche. Nella top 10, infatti, troviamo poi l’Italia, l’Austria, la Polonia, la Svizzera e il Belgio.

Per l’import la storia è leggermente differente perché riguarda, primariamente, le esigenze del comparto produttivo e le preferenze del mercato interno. Ma anche qui la vicinanza si fa sentire e nella Top 10 dobbiamo aggiungere la Polonia, la Rep. Ceca, la Svizzera, il Belgio e l’Austria.

Ma proviamo a metterci nei panni dei vicini della Germania. Ecco la Polonia:

 

Import Export
1 Germania Germania
2 Cina Rep. Ceca
3 Russia UK
4 Italia Francia
5 Francia Italia

 

Se vi chiedete che cosa i polacchi importino dai russi la risposta è semplice: idrocarburi.

Ed ecco i cechi:

 

Import Export
1 Germania Germania
2 Cina Slovacchia
3 Polonia Polonia
4 Slovacchia UK
5 Italia Francia

 

Anche l’Ungheria vede nella Germania il primo partner commerciale per import/export:

 

Import Export
1 Germania Germania
2 Austria Slovacchia
3 Polonia Italia
4 Cina Romania
5 Olanda Austria

 

E anche i slovacchi presentano le stesse dinamiche:

 

Import Export
1 Germania Germania
2 Rep. Ceca Rep. Ceca
3 Cina Polonia
4 Corea del Sud Francia
5 Vietnam Italia

 

Come abbiamo detto prima, si commercia di più con il vicino… se ha i soldi per comprare i tuoi prodotti e tu nei abbastanza per comprare i suoi. In ogni caso la Germania presenta una posizione dominante in termini di import/export con i paesi di Visegrad seppur, ironia della sorte, in posizione di deficit commerciale. Esatto: Varsavia, Praga, Budapest e Bratislava esportano in Germania più di quanto i tedeschi vendano da loro.

 

—- Visegrad uber alles —-

A questo punto il Brambilla italico medio potrebbe cominciare a ipotizzare che i paesi Visegrad sono tanto bravi perché vendono più di quanto importino e che i teutonici sono tanto cattivi perché in deficit. Al riguardo posso solo rispondere con un “nein, nein, nein!”.Il commercio non è una gara dove si vende e non si compra, è il meccanismo dove ottieni risorse o prodotti in base alle tue esigenze.

Ma torniamo a Berlino, primi anni novanta. Il Muro è caduto, l’URSS dissolta, i paesi satelliti di Mosca destinati a entrare prima nella Nato (tra il 1999 e il 2004) e poi nella UE (2004). Essendo la Germania un paese export-led si ritrova nella scomoda posizione di doversi assicurare i mercati di sbocco senza, tuttavia, avere la forza di controllare le rotte commerciali mondiali come fanno gli USA. La soluzione più razionale? Ricordate la storia del commercio con il vicino? La caduta della Cortina di Ferro porta in dote, guarda caso, due paesi che confinano con la Germania, Polonia e Rep. Ceca, e due vicini nella Slovacchia e nell’Ungheria. Ma erano paesi relativamente poveri, con strutture economiche disastrate eredità del socialismo reale.

Che fare, allora? Semplice:

  • Fondi europei, di cui la Germania è contribuente netto ma copre soltanto il 20% del totale [4];
  • Delocalizzando;

I fondi europei creano sviluppo, la delocalizzazione del proprio comparto produttivo crea ulteriore sviluppo con il vantaggio di ridurre i costi operativi alle proprie imprese. Non a caso negli ultimi anni il Pil e il reddito pro capite dei paesi Visegrad è aumentato considerevolmente [5]:

The Czech Republic, Hungary, Poland and Slovakia have increased their levels of GDP per head dramatically, and are converging with their mighty neighbour Germany. The Czechs are the richest, with a GDP per head that is 73% of Germany’s, followed by Slovakia with 63% and Hungary and Poland with around 57% each—and the gap continues to close, as their growth outpaces that of the behemoth.

Cosa ci fanno con  questi soldi l’abbiamo già visto, comprano e vendono merci alla Germania. La quale, a sua volta, ha inserito questi paesi nella sua catena del valore incorporando i prodotti di Visegrad nei propri salvo poi rivenderli, magari, a un profitto maggiore in UK o USA. In pratica è roba da manuale di economia…

 

—- Non esiste l’amore, esistono solo gli affari —-

Morale della storia? Cha la Germania si è fatta i propri porci comodi e i paesi di Visegrad hanno fatto lo stesso. Essendo il commercio, notoriamente, un vizio privato e una pubblica virtù, l’operazione ha portato vantaggi a tutti i paesi coinvolti come dimostrano i tassi di occupazione/disoccupazione e quelli di crescita del Pil. Ma si tratta di affari, non di amore, di reciproco vantaggio e non di virtù.

Anche l’Italia avrebbe potuto fare una cosa del genere negli anni ’90 con i Balcani a seguito della dissoluzione della Jugoslavia. Ma per vari fattori – conflitti locali, minore sviluppo economico rispetto all’Europa Centrale, niente fondi europei, mancata visione strategica, stagnazione economica – l’influenza economica italiana si è limitata all’Albania senza particolari vantaggi per noi, qualcosa in più per loro.

Tornando al discorso di aperutra di questo post, in ambito internazionale non esiste la solidarietà o l’amicizia, esistono solo gli interessi e le sfere d’influenza. Ma non manca il buon senso: se i paesi Visegrad hanno accettato la ristrutturazione delle loro economie per i fini tedeschi visti i vantaggi, perché dovrebbero farsi carico della follia migratoria dell’Italia e della Germania? Ricordiamo, ancora una volta, che l’operazione della Merkel serviva solo a tamponare il disastro demografico teutonico e anche qui abbiamo un calcolo, non un atto d’amore.

Al netto dell’infantilismo politico italiano che si esprime nel suo velleitario radicalismo, è pur vero che in prospettiva non mancano i problemi anche per i 4 di Visegrad. Chi più (Rep. Ceca ) chi meno (Polonia) sono tutti fortemente legati alla Germania e la crisi economia tedesca di questo decennio finirà per ripercuotersi anche sul loro tessuto produttivo. L’unica possibile e parziale eccezione potrebbe essere la Polonia per via della sua taglia e per via del dividendo geopolitico americano, ma gli altri paesi sono davvero piccoli ed esposti alle intemperie. Sono proprio curioso di sapere come si muoveranno per far fronte al problema.

 


[1] Cfr. https://www.investireoggi.it/economia/crisi-migranti-fondi-europei-europa-dellest-solidarieta-senso-unico/

[2] Cfr. https://www.europarl.europa.eu/external/html/budgetataglance/default_it.html#italy

[3] Cfr. https://www.destatis.de/EN/Themes/Economy/Foreign-Trade/Tables/order-rank-germany-trading-partners.html?__blob=publicationFile

[4] Cfr.https://www.statista.com/statistics/316691/european-union-eu-budget-share-of-contributions/

[5] Cfr. https://www.economist.com/europe/2019/10/24/can-the-good-run-of-central-europes-economies-last

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2020 da in economia con tag , , , , , .
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