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Buonismo&lotta alle fake news declinato alla realtà: il caso del Coronovirus

Ricordate il post sui buonisti? No? Ecco un breve ripasso:

Dietro a questa patina sorridente e speranzosa, però, si nascondono anche una mentalità ottusa incapace di realizzare la complessità della società e una postura passiva inadatta a incidere per davvero nelle dinamiche socio-economiche. Se ci sono problemi si può invocare l’intervento dello Stato o esercitarsi nella solita pratica delle manifestazioni di piazza contro questo o quello, senza ricorrere alle misure drastiche necessarie per correggere il problema.

Il buonista ripudia il conflitto, l’idea che ci possano essere soluzioni nette e dure ai problemi. Né possono esistere vere divisioni sociali o politiche, i problemi si affrontano insieme coinvolgendo e ascoltando tutte le parti (con la sola eccezione del dissenso politico, fazzzista per definizione). È anche presente una certa dose di autoflagellazione, che si manifesta nella curiosa idea che i problemi sociali sono ascrivibili a mancanze della società e non a errori o mancanze individuali, e del complesso del martire… della domenica. Il buonista è convinto di rappresentare il meglio della società, di poter salvare il mondo dai suoi peccati, di doversi far carico degli ultimi e degli offesi. Se solo non fosse che l’effetivo intervento pratico non va più in là della sottoscrizione di una campagna web, un like su Facebook o, in rari ed eroici casi, la piazza.

Passiamo, ora, al caso pratico di questi giorni.

 

—- La quarantena? Rasssismo! —-

Ricordate l’inizio dell’epidemia del Coronavirus quando il tutto era circoscritto alla Cina? Siccome i virus non hanno ancora inventato il teletrasporto, un modo per fermare la diffusione di una malattia è quella di mettere in quarantena le persone che potrebbero essere infette.  Lasciamo la parola al virologo Roberto Burioni [1]:

A quanto leggo dai giornali, circa 2.500 persone stanno tornando dalla Cina in Toscana. Scrivo di proposito “persone”, in quanto la nazionalità, la provenienza, il sesso e qualunque altra caratteristica di questi 2.500 è totalmente irrilevante.

Per questo non riesco a capire per quale motivo la Regione Toscana si intestardisca ad affermare che la quarantena non è necessaria. Sarebbe un minimo sacrificio per i 2500 cittadini che porterebbe però una grandissima sicurezza per tutti gli altri. Nessuno pretende che vengano rinchiusi in un carcere: basterebbe chiedergli di rimanere a casa per due settimane. La stessa cosa che molte multinazionali chiedono ai loro dipendenti che tornano dalla Cina.

Ma la storia finì così:

Burioni e Rossi

Più o meno nello stesso periodo, causa della crescente sinofobia, Mattarella pensò bene di visitare una classe multietnica [2]:

Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un messaggio rassicurante e antirazzista, diretto soprattutto alla comunità cinese, recandosi a sorpresa in una scuola elementare dove è molto alta la presenza di bambini stranieri. La scuola si chiama “Daniele Manin”, nel quartiere Esquilino, istituto che si contraddistingue per la sua multiculturalità, con una presenza tra il 40 e il 50 per cento di alunni di nazionalità non italiana anche se nati in Italia. Un gesto distensivo e simbolico da parte del capo dello Stato nei confronti della comunità cinese residente da anni in Italia, colpita dalle ricadute della vicenda del coronavirus.

Sarebbe notevole se Mattarella visitasse anche Codogno ma immagino non ci siano le condizioni adatte…

Siamo di fronte a un caso da manuale del buonismo perché davanti al problema la prima risposta è quella di mostrare di essere buoni, di non essere rasssisti e non certo quella di trovare una soluzione. E poco importa delle conseguenze o tantomeno degli argomenti a sostegno delle proprie tesi. Può anche essere che la quarantena non servisse, per carità, ma accusare di fascioleghismo non è propriamente un gran argomento. E sulla quarantena, poi, è finita così:

Quarantena

Magari funziona, magari no, ma mi spiegate perché mettere chi viene dal principale focolaio di una malattia in quarantena – e non in prigione, ma a casa sua – è razzismo e mettere gli italiani no? Ma al buonista non importa, l’importante è non essere rasssisti. Anche al costo di non fare quello che deve essere fatto.

 

—- Fake news: arrestate Luca Ricolfi! —-

Analizzando il (falso) problema delle fake news, avevamo già avuto modo di vedere quanto fosse difficile dare una definizione univoca del fenomeno al punto tale da generare il sospetto che le fake news siano semplicemente le notizie o gli articoli con i quali non siamo d’accordo. Ma torniamo alla storia del Coronavirus [3]:

Luca Ricolfi

E ditemi, si tratta di un’analisi? Una fake news? Mettiamo il caso che il problema si riassorbi nelle prossime settimane e che tutto finisca senza ulteriori danni. Arrestiamo Ricolfi per procurato allarme?

Morale della storia? Il buonismo è così stupido e ideologizzato che presenta i semi della propria rovina sotto le implacabili smentite della realtà. L’idea delle fake news, invece, non è altro che uno strumento della lotta politica volto a delegittimare posizioni e interessi politici differenti rispetto a quelli dominanti. Ma se la lotta alle fake news venisse applicata sul serio si finirebbe solo con l’uccidere il dibattito pubblico perché tutto quello che si discosta dal potere mediatico potrebbe essere etichettato come fake news. E anche qui, alla fine, la realtà avrà l’ultima parola…

 

—- Addendum: la deglobalizzazione avanza —-

Altra tematica spesso trattata su questi pixels è la progressiva deglobalizzazione a seguito del declino della Pax imperiale americana. Il commercio, ovviamente, continuerà, la frammentazione delle catene del valore su scala globale no. Sia perché senza un potere imperiale il mondo sarà più conflittuale e ogni Stato dovrà garantire la propria base industriale, infrastrutturale e agricola, sia perché la specializzazione produttiva è una gran bella cosa fino a quando non iniziano i problemi [4]:

I problemi di approvvigionamento e le limitazioni rispetto alle mascherine infatti non interessano solo il nostro Paese. In Francia ad esempio, dopo aver sequestrato «tutti gli stock e la produzione di maschere di protezione» (circa 10 milioni di unità) per distribuirle «agli operatori sanitari nonché ai francesi infettati dal coronavirus», Emmanuel Macron ieri ha reso la loro vendita soggetta a prescrizione medica. Il ministro tedesco della salute Jens Spahn invece, proprio come fatto dall’Italia nei giorni scorsi, ha vietato l’esportazione all’estero di questi dispositivi e di guanti. Ma misure analoghe sono state adottate anche in Russia, Marocco, Turchia, Kenya, Kazakistan, Thailandia e Taiwan.

Qual è il senso di affidare la produzione all’estero se poi nel momento del bisogno le esportazioni sono bloccate?

 


[1] Cfr. https://www.medicalfacts.it/2020/02/19/coronavirus-regione-toscana/

[2] Cfr. https://www.repubblica.it/politica/2020/02/06/news/mattarella_visita_a_sopresa_una_scuola_con_molti_bambini_cinesi-247790974/

[3] Cfr. https://www.affaritaliani.it/cronache/luca-ricolfi-si-rischiano-300-mila-decessidobbiamo-fermarci-un-paio-di-mesi-656202.html

[4] Cfr. https://www.dagospia.com/rubrica-39/salute/guerra-mondiale-mascherine-te-do-io-solidarieta-228921.htm

2 commenti su “Buonismo&lotta alle fake news declinato alla realtà: il caso del Coronovirus

  1. am
    7 marzo 2020

    eh beh charly, abbiamo provato anche le globalizzazione sfrenata….
    e anche questa forma ,produttiva?, ha mostrato il fianco…
    vedremo

  2. Pingback: Coronavirus: ma è davvero così irrazionale fare la scorta di beni di prima necessità? | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 marzo 2020 da in società con tag , , , , , , .
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