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C’è Piano Marshall e Piano Marshall: quello europeo che non sarà e quello cinese… che fallirà

Di tanto di tanto esce sempre qualcuno a invocare un Piano Marshall, ieri era per l’Europa o l’ambiente e oggi ci tocca per il mondo post Coronavirus [1]:

Coronavirus

In effetti senza l’intervento pubblico assisteremmo al collasso dell’economia mondiale senza eccezion di sorta data l’interdipendenza globale attuale. Ma un semplice intervento pubblico non è sinonimo di Piano Marshall…

 

—- Il Piano Marshall: fu vera gloria? —-

Ma cos’era il Piano Marshall? In effetti viene spesso invocato come se fosse stato un atto di generosità ma la realtà era, ovviamente, ben diversa [2]:

Marshall, piano  Progetto di vasta ricostruzione dei Paesi europei devastati dalla Seconda guerra mondiale, messo in atto dagli Stati Uniti. Il 5 giugno 1947, all’Università di Harvard, il segretario di Stato statunitense G. Marshall tenne un celebre discorso in cui annunciò la decisione del Paese di intraprendere il piano che da lui prese il nome. Il piano M. rappresentò una svolta nella politica americana per la ricostruzione, con il superamento dell’approccio disorganico che aveva caratterizzato i programmi di sostegno alimentare – messi in atto con il Government Aid and Relief in Occupied Areas – e la definizione di una strategia effettiva per promuovere la ripresa economica del continente europeo. Inizialmente rivolto all’URSS e ai Paesi dell’Europa orientale, il piano di aiuti venne limitato, in seguito al rifiuto sovietico, ai Paesi dell’Europa occidentale e alla Germania Ovest.

Come dovreste già sapere, nelle relazioni internazionali non esistono i semplici piani di sviluppo economico. Ci si muove, invece, nell’ottica di aumentare la propria sfera di influenza a discapito di quella di altre potenze. In un continente devastato dalla guerra, sia per le potenze sconfitte sia per le potenze vincitrici indebitate con gli USA, e con l’URSS che si era pappata mezza Europa, la ricostruzione via soldi americani fu una mossa geopolitica volta a:

  • legare a sé l’Europa occidentale anche, in fase successiva, via NATO;
  • bloccare la diffusione del comunismo: il Piano Marshall era incompatibile con i comunisti al Governo;

Non a caso gli USA adottarono anche misure economiche diseguali a proprio danno garantendo un maggiore accesso agli europei del proprio mercato e limitando la linea d’azione delle aziende americane. Tendenza tuttora in atto con il perseguimento del deficit commerciale con il resto del mondo.

In poche parole il Piano Marshall fu un atto strategico per capitalizzare il successo bellico americano garantendo un’Europa occidentale in ripresa ma militarmente occupata. Senza una valenza strategica, quindi, un intervento pubblico non può essere definito un Piano Marshall.

 

—– Il Piano Marshall che non ci sarà: quello europeo —-

Torniamo ai giorni nostri. Un atto politico richiede un decisore politico che ne delinea obiettivi e modalità d’esecuzione. Nel caso europeo, notoriamente, manca un centro decisionale condiviso e, in genere, quando si dice Europa si pensa all’asse franco-tedesco… che il più delle volte si riduce a Berlino. D’altronde questa è la ragione della Brexit o di Visegrad: solo gli italiani sono disposti a lasciarsi governare dagli altri per il solito problema dell’autorazzismo.

In un contesto politico pluralista come quello della UE abbiamo tre possibili scenari:

  • Accordo fra i paesi membri;
  • Ognuno per sé;
  • Supplenza da parte della BCE;

Il terzo è da scartare perché la BCE non ha un ruolo di indirizzo politico e già Draghi ha forzato la mano – e pure parecchio – per tenere in piedi la baracca. Anche la seconda opzione non è fattibile vista la mancanza di controllo della leva monetaria per i paesi dell’eurozona. Rimane, allora, la prima opzione. Se solo non fosse che un accordo non equivale a una situazione dove tutti traggono dei vantaggi…

Le misure di contrasto al Coronavirus porteranno inevitabilmente a un aumento del debito pubblico e, fin qui, nulla da eccepire non essendoci altre linee di condotta possibili. Il problema è come finanziare un’operazione del genere:

  • I Covidbond;
  • Strumenti come il MES;

Nel primo caso avremmo un primo timido passo verso la messa in comune dei debiti statali con l’ovvia opposizione dei paesi a basso debito che non capiscono perché l’Italia non agisca prima sulla ricchezza privata per compensare l’elevato debito pubblico. Che, in termini semplici, vuol dire patrimoniale o prelievo forzoso.

Il secondo caso presenta il sogno più o meno erotico di commissionare l’Italia neutralizzandone la natura potenzialmente letale per l’eurozona: mettendo il paese sotto tutela e implementando le mitologiche “riforme”. Se solo non fosse che le riforme sarebbero quelle della Troika in Grecia il cui esito finale sarebbe proprio il collasso del paese e con esso l’intero progetto europeo. Alla fine siamo sempre lì, la UE è a rischio per ogni shock esterno.

 

—- BRI: non siamo più nel 1945 —-

Passiamo alla Cina con le sue Nuove vie della seta, la BRI (Belt and Road Initiative). Anche la Cina, ovviamente, si muove per interessi strategici:

  • Sfuggire al contenimento americano vista l’incapacità cinese di dominare gli oceani;
  • Assicurarsi un mercato di sbocco per la crisi di sovrapproduzione cinese;

Ma è una strategia idonea per costruire un credibile blocco euroasiatico alternativo alla globalizzazione USA? La BRI, in realtà, a distanza di anni dal suo annuncio si è rivelata vaga e priva di dettagli a differenza del Piano Marshall che divenne rapidamente operativo. Anche i tracciati delle vie non sono ancora definiti e spesso cambiano [3]:

China-Belt-and-Road-Initiative-map

Quali che siano i tracciati finali, si possono notare due grossi punti deboli:

  • la presenza delle rotte marittime dove passa l’80% dei commerci mondiali e la sostanziale impossibilità di sostituirli con le vie terrestri;
  • la necessità cinese di assicurare i mercati da inondare con i propri prodotti;

Soprattutto il secondo punto è in totale contrasto con l’essenza del Piano Marshall e di ogni logica imperiale. Perché gli altri paesi dovrebbero accettare di essere inondati dalle merci cinesi con relativa crisi industriale ed economica? Che poi sarebbe anche il problema di fondo con il mercantilismo tedesco.

C’è anche il problema dettato dagli altri e dalla situazione del mondo attuale. Nel 1945 gli USA raggiunsero il picco della loro percentuale sul PIL mondiale [3] e con la produzione industriale mobilitata per lo sforzo bellico.

Shares-of-World-GDP-1820-1998

Lo sforzo di ricostruzione, inoltre, venne concentrato su paesi devastati dalla guerra ma che comunque avevano le basi per lo sviluppo industriale, in particolar modo quelle immateriali. Le strade e i ponti si ricostruiscono facilmente, ma le teste non si cambiano così rapidamente. Gli USA, quindi, avevano i mezzi economici e industriali per ricostruire l’Euroa occidentale che aveva le basi immateriali per farsi ricostruire in un contesto di assenza di rivali geopolitici per via della situazione disastrosa dell’URSS.

La Cina parte da basi economiche molto più ristrette, intorno al 15% del PIL mondiale, e con un tasso di crescita del PIL già in declino che nell’arco di una generazione dovrebbe raggiungere i livelli delle economie avanzate. E progetta pure di passare per il Medio Oriente: una regione conflittuale piena di Stati falliti, sprovvista di infrastrutture e ancor di più delle basi immateriali per lo sviluppo socio-economico. E su tutto il progetto abbiamo l’ombra degli USA che lo possono far deragliare facendo saltare questo o quello Stato fallito o scatenando questa o quella insurrezione.

Che i cinesi puntino su questo progetto è comprensibile, che i non cinesi ci credano per davvero lo è decisamente meno…

 


[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/coronavirus-ocse-scenario-peggiora-occorre-piano-marshall-330399a2-c716-4834-940c-274fa7642f72.html?refresh_ce

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/piano-marshall_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

[3] Cfr. https://www.asiagreen.com/en/news-insights/the-belt-and-road-initiative-and-the-rising-importance-of-china-s-western-cities

[4] Cfr. https://www.researchgate.net/figure/Shares-of-World-GDP-1820-1998_fig4_240760686

5 commenti su “C’è Piano Marshall e Piano Marshall: quello europeo che non sarà e quello cinese… che fallirà

  1. am
    26 marzo 2020

    bell’accostamento marshall-bri.
    A un certo punto dovremo pur capire cosa realmente vuol dire quest’oscura cifra.
    Se sul breve è stato niente – oramai se ne sente parlare dal 2012- vedremo in futuro se sarà stato un’annuncio tipo publitalia o qualcosa di più concreto verso il riassetto dell’eurasia: anche i cinesi stavano traslocando capitali verso forme più redditizie di remunerazione

  2. am
    26 marzo 2020

    …postilla: se parlo con moglie di queste cose mi becco un ‘you know nothing’
    la propaganda del celeste impero è imponente, e la propaganda dice che loro continueranno a produrre all’infinito per questi poveri stronzetti europei, che ormai non sanno più con cosa pagare (cioè con cosa pagare è chiaro: se togli alcune eccellenze,questi mediamente sul lato tecnologico sono imbranati) e soprattutto per i paesi asiatici tipo kazakistan
    Son coscienti però – i gialli- che a malacca hanno alcune difficoltà.
    vedremo
    ps tu non puoi immaginare il lavaggio del cervello che i cinesi hanno ricevuto

    • Charly
      27 marzo 2020

      Non solo loro, temo.

      • am
        27 marzo 2020

        …magari pure io,temo

  3. Pingback: Fantasie italiche: sostituire gli USA con la Cina | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 marzo 2020 da in geopolitica con tag , , , .
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