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Fantasie italiche: sostituire gli USA con la Cina

Non fai in tempo a scrivere un post sulla Realpolitik che la genialità degli italiani colpisce ancora [1]:

L’epidemia non sposta molti voti, almeno per ora, ma cambia l’atteggiamento degli italiani verso l’Ue e gli altri paesi stranieri. L’ultimo “radar” Swg del 6 aprile mostra solo piccole variazioni nelle percentuali dei partiti, ma segnala un repentino “innamoramento” per la Cina, ora preferita agli Stati Uniti come alleato. Crolla invece, come era prevedibile, il giudizio sull’Ue, percepita come sorda ai problemi che l’Italia sta vivendo.

Non male, vero?

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Bastano un paio di mascherine – comprate, manco regalate – dal paese che ha scatenato il disastro globale per buttare a mare gli ultimi 75 anni di rapporti internazionali. Se solo non fosse che la politica estera e la geopolitica non funzionino così…

 

—- Il senso degli USA per l’Italia —-

Se diamo un’occhiata al dispiegamento globale delle truppe Usa scopriamo che l’Italia si rivela essere la quarta località preferita al mondo di zio Sam [2]:

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E no, non è per motivi culinari. Se ci fate caso tre delle prime quattro posizioni vedono i paesi sconfitti nella Seconda Guerra Mondiale, i paesi dell’Asse. In effetti sia l’Italia, sia la Germania e sia il Giappone possono vantare una posizione geografica fondamentale dal punto di vista geopolitico:

  • Italia: posta al centro del Mediterraneo, è la base logistica ideale verso l’Africa e il Medio Oriente essendo la penisola iberica troppo distante e quella balcanica frammentata politicamente e dall’orografia difficile. Il paese è anche un’ottima via verso l’Europa Centrale;
  • Germania: per stazza economica e demografica la Germania può accarezzare l’idea dell’egemonia continentale e un imperativo strategico americano è proprio quello di evitare l’ascesa di potenze regionali dominanti. La Germania è anche un ottimo centro logistico perché è allo stesso tempo abbastanza lontana e abbastanza vicina alla Russia, a differenza della Polonia;
  • Giappone: posto all’esterno della massa asiatica, l’arcipelago giapponese è l’approdo ideale per esercitare il continemento delle potenze terrestri, ieri la Russia e oggi la Cina;

Per non farsi dimenticare nulla si dovrebbe ricordare che anche la storia vuole la sua parte. L’Italia con i suoi allegri compagni dell’Asse ha perso in modo catastrofico un conflitto mondiale con l’ovvia conseguenza di essere un paese sotto occupazione militare straniera e dalla sovranità limitata. Lo so, a scuola raccontano la storiella della Resistenza ma nella realtà dei fatti, partigiani o non partigiani, l’Italia è una potenza sconfitta. Basta leggere il trattato di pace [3]…

 

—- Il senso della Cina per l’Italia —-

E la Cina? Pechino è l’esempio perfetto del “complesso del Brambilla”: ben lungi dall’essere virtuosi, un’economia che si basa sull’export si rende dipendente dalle scelte altrui. In questo caso il consumatore di ultima istanza e locomotiva della crescita globale sono gli USA e questa dinamica comporta:

  • Oltre l’80% dei flussi commerciali mondiali passa per le rotte marittime;
  • Gli oceani sono controllati dall flotta americana che può aprire o chiudere a piacere i colli di bottiglia marittimi come Suez, Gibilterra, Panama e tutti gli altri stretti;
  • la Cina è costretta a reinvestire la liquidità maturata dall’export nei titoli di Stato americani perché un tracollo a stelle e strisce andrebbe a devastare l’economia del Dragone;
  • gli Americani usano le risorse cinesi per realizzare il contenimento della Cina;

Con tanti saluti alla “sapienza millenaria” cinese. In più la globalizzazione è un prodotto americano per regole, moneta di scambio globale, gendarmeria globale e consumatore di ultima istanza. Tutti elementi che la Cina non è in grado di offrire dovendo passare da paese votato all’export a uno in perenne deficit commerciale. Il che spiega, detto en passant, anche perché la Germania non riesce a ottenere l’egemonia continentale.

Per ovviare allo strangolamento americano, i Cinesi se ne sono usciti con le Nuove vie della seta che, finora, rimangono ampiamente sulla carta. Né, a dir la verità, mancano altre criticità:

  • la BRI passa primariamente via terra in zone geografiche instabile e suscettibili alla controffensiva americana;
  • il commercio terresetre rimane meno conveniente rispetto a quello marittimo;
  • la Cina ha un peso relativo nel mondo inferiore rispetto a quello USA nell’immediato dopoguerra rendendo meno credibile una riedizione del Piano Marshall;

Visti i limiti della via terrestre, anche la BRI prevede una rotta marittima il cui approdo naturale non può che essere l’Italia per gli stessi motivi che ci rende attraenti agli occhi americani.

 

—- Italia, campo di battaglia —-

Per motivi a me ignoti in Italia in molti soffrono di una fascinazione nei confronti della Cina pur essendo una dittatura semi-totalitaria guidata da un Partito Comunista. Sarà un’eredità dell’aver avuto il più forte partito comunista dell’Europa occidentale…

L’idea di mollare gli USA a favore della Cina si scontra con due grossi paletti posti dalla realtà:

  • la reazione americana;
  • i vantaggi offerti dalla Cina;

Per gli USA l’Italia è fondamentale tanto quanto sabotare la BRI e nel caso specifico i due obiettivi collimano. Non a caso il memorandum siglato qualche tempo fa in pompa magna da Giggino è stato svuotato di ogni contenuto pratico riducendosi a un mero pezzo di carta. Non prima di aver ricevuto una reprimenda da parte americana.

Ma immaginiamo pure che si decida di andare avanti. Ricordate lo scandalo NSA? Gli americani non spiano per divertimento ma per avere informazioni spendibili sul piano geopolitico. Considerato che la politica presenta inevitabilmente aree di grigiore dal punto di vista legale e che qualche magistrato ambizioso lo si trova sempre, è facile immaginare il tracollo del sistema politico italiano dovuto a uno scandalo relativo alla corruzione dei partiti tipo Tangentopoli. Basta fornire le informazioni giuste alle persone giuste – magistrati, giornalisti – in un contesto come quello italiano dove impera una forte delegittimazione della politica e dei parititi politici.

Ci sono poi i mezzi di pressione economica. Ricordiamo che le principali agenzie di rating sono americane e che abbiamo già avuto una crisi dello spread che ha portato al crollo di un esecutivo democraticamente eletto. In caso di sanzioni economiche dirette, poi, quanto può reggere un’economia stagnante come quella italiana che dipende dall’export, con un mercato interno morente e milioni di disoccupati?

Né tantomeno ci si può aspettare un mano da parte franco-tedesca visto che la Francia cerca di cannibalizzarci dagli anni novanta mentre la Germania è un altro paese che vive in un mondo di fantasticherie Italy-style (Germania modello grande Svizzera, chi esporta è virtuoso, fine della storia, eccetera). E neppure la Cina può farci molto visto che la BRI nasce dal fallimento strategico cinese di uscire liberamente nel proprio mare! Non riescono a imporre la propria agenda neanche nel loro giardino di casa, figuriamoci da noi dove gli apparati sono filoatlantici per ovvie ragioni storiche.

Non da ultimo non si vedono questi grandi vantaggi offerti dalla Cina: ricordiamo che uno dei principali problemi cinesi è quello di smaltire la propria sovrapproduzione domestica. I cinesi non vogliono comprare, vogliono vendere i loro prodotti con effetti facilmente immaginabili sulle industrie locali. Esattamente come i tedeschi e l’esatto contrario degli americani. Il che spiega anche perché il mondo è americano e non crucco o cinese: gli americani importano deficit commerciale, i cinesi vogliono esportare surplus produttivo.

 

—- Italia: i nostri interessi strategici —-

La capacità primaria richiesta dalla politica estera è quella di rendere coerenti gli obiettivi con le risorse a disposizione e la situazione internazionale esistente. Tutti possono sognare di creare imperi globali ma solo gli statisti si rendono conto che la Realpolitik è l’unica via da percorrere se non si vuole finire male come durante l’ultimo conflitto mondiale.

Cosa abbiamo nel caso italiano? Un paese sconfitto, sotto occupazione militare, in crisi economica, vecchio, in pieno delirio ideologico (fine della storia, Stati Uniti d’Europa, obsolescenza degli Stati, piccole patrie). Un cambio allo status quo geopolitico richiederebbe una forte coesione sociale, un’assoluta fiducia nel sistema politico e una titanica resilienza di fronte alle reazioni americane. Dagli attachi mediatici a quelli economici, fino al terrorismo. Considerato che sono bastate due sanzioni alla Russia per mandare nel panico il mondo imprenditoriale italiano, provate a immaginare cosa potrebbe accadere in caso di sanzioni dirette all’Italia. Morale della storia? Dal campo atlantico, volenti o nolenti, non si esce.

Non che sia un problema, in verità. Considerato che la Cina ha poco da offrire e vista l’ormai acclarata impossibilità di una nazione europea – che incontrerebbe l’ostilità degli USA per i soliti motivi – non rimane che prender atto che gli unici veri rivali geopolitici dell’Italia sono la Francia e la Germania: la prima in Africa e nel Mediterraneo, la seconda per egemonia economica e di governance. E che per contrastarli non possiamo che far affidamento su mamma America seguendo l’esempio della Polonia. Con una piccola differenza: essere solidamente in campo atlantico non vuol dire rinnegare i propri interessi commerciali con la Cina e la Russia né tantomeno un rapporto culturale e diplomatico con Mosca e Pechino. Anche in contesti di forte rivalità geopolitica avere un attore che permette di recapitare messaggi informali è un asset non da poco. Ma bisogna prima mettere nero su bianco alleanze e non, pena in caso di vaghezza di contrariare tutti gli attori in gioco.

 


[1] Cfr. https://www.affaritaliani.it/politica/coronavirus-ora-la-cina-e-piu-amata-degli-usa-fiducia-nell-ue-a-picco-664547.html

[2] Cfr. https://www.statista.com/chart/17355/us-military-overseas/

[3] Cfr. http://www.austlii.edu.au/au/other/dfat/treaties/1948/2.html

3 commenti su “Fantasie italiche: sostituire gli USA con la Cina

  1. Js
    10 aprile 2020

    E si noti quale generoso “padrone” sia la cina

    https://phastidio.net/2019/03/12/la-frontiera-del-debito-verso-la-cina/

    https://phastidio.net/2018/08/01/la-schiavitu-del-debito-edizione-cinese/

    E ti posto questa fonte su altre perche’ se persino i “liberals”, a volte utilii idioti del’egemonia cinese, parlano di questi rischi…

    • Charly
      11 aprile 2020

      Siamo sempre lì, in geopolitica o sei attore o sei oggetto…

  2. am
    11 aprile 2020

    ..magari è come in amore, se ti fai vedere troppo interessato (US) e non fingi un flirt (ZH) ottieni il due di picche,
    vedreomo

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 aprile 2020 da in politica con tag , , , .
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