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COVID-19: la scelta fra pandemia e carestia si avvicina

In un paese come l’Italia dove si parla sempre di redistribuire la ricchezza può venire, legittimamente, il dubbio che in molti siano convinti che la ricchezza sia una variabile indipendente che si formi spontaneamente non si sa bene il perché o il come. In realtà prima si produce la ricchezza e poi, eventualmente, la si distribuisce. Ma che succede se si chiude tutto causa di forza maggiore come oggi per colpa del Coronavirus? Che la ricchezza, banalmente, non viene prodotta. Considerato che senza ricchezza non si pagano le bollette e gli affitti, come si procede in caso di serrata di massa?

Prima di procedere con l’analisi è bene ricordare il contesto culturale. A dispetto di quanto si possa credere su impulso Illuminista, la mente umana interpreta la realtà in base alle categorie culturali che vengono assorbite dalla nascita. E la testa italiana ha una discreta base buonista che la porta a evitare le scelte nette e a privilegiare i principi e i valori sull’analisi razionale. Beffa del destino per il paese che ha inventato la partita doppia…

 

—- Il costo della serrata —

Quanto costa chiudere tutto e tutti in casa? Le stime sono ballerine, di recente il FMI ha delineato quanto segue [1]:

L’economia globale travolta dal coronavirus: il pil calerà del 3% nel 2020, ovvero 6,3 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio. Lo prevede i lFmi definendo il ‘Great Lockdown’, la grande chiusura, la recessione peggiore dalla Grande Depressione degli anni 1930 e decisamente peggio della crisi del 2008 (pil -0,1%). Le perdite complessive del pil mondiale per la pandemia del coronavirus ammontano a quasi 9.000miliardi di dollari fra il 2020 e il 2021, più delle economie del Giappone e della Germania insieme. Lo affermail capo economista del Fmi, Gita Gopinath, sottolineando che per la prima volta dalla Grande Depressione sono in recessione sia le economi eavanzate sia quelle in via di sviluppo.

Per quanto riguarda l’economia italiana, l’Fmi stima che si contrarrà quest’anno del 9,1% a causa del coronavirus dopo essere cresciuta dello 0,3% nel 2019. Secondo il Fondo nel 2021 ci sarà una ripresa, con il pil in aumento del 4,8%. Rispetto a gennaio 2020, le previsioni per l’Italia nel 2020 sono state riviste al ribasso del 9,6%, mentre quelle per il 2021 sono state alzate del 4,1%

Con un possibile aumento della disoccupazione oltre a quella sperimentata alcuni anni fa che era nell’ordine dei tre milioni. Si pensi solo al peso del turismo sull’economia italiana [2]:

Il contributo indotto misura il PIL e l’occupazione attivati dalla spesa delle persone occupate direttamente o indirettamente dal comparto turistico. Secondo queste stime, l’impatto complessivo del turismo sul PIL per il nostro Paese nel 2017 è pari al 13 per cento, un valore superiore alla media dei paesi UE e dell’economia mondiale nel suo complesso. Anche l’impatto complessivo sull’occupazione è molto rilevante nel nostro Paese: al settore erano complessivamente riconducibili quasi 3,4 milioni di posti di lavoro, pari al 15 per cento del totale (circa il 10 per cento in media nel mondo).

Il turismo per quest’anno è bello che defunto, ma seguendo il dibattito pubblico italiano ho come l’impressione che manchi la consapevolezza sulla struttura imprenditoriale del paese. Ricordate, vero, le dimensioni delle imprese italiane?

 

Tabella n° 1. Numero di imprese per numero di dipendenti, settore manifatturiero

Italia Germania Francia UK USA Giappone
 

1-9

 

319.021

 

124.486

 

186.658

 

100.491

 

229.045

 

287.122

 

10-19

 

39.924

 

38.157

 

13.077

 

13.040

 

46.635

 

40.011

 

20-49

 

19.194

 

18.015

 

9.552

 

9.414

 

37.495

 

32.915

 

50-249

 

8.491

 

16.759

 

5.407

 

6.301

 

23.065

 

21.161

 

250+

 

1.236

 

4.408

 

1.355

 

1.404

 

5.672

 

3.572

 

Totale

 

387.866

 

201.825

 

216.049

 

130.650

 

341.912

 

384.781

Fonte: Database online OECD, 2017.

 

Tabella n° 2. Numero di imprese per numero di dipendenti, servizi

 

Italia

 

Germania

 

Francia

 

UK

 

USA

 

Giappone

 

1-9

 

2.649.255

 

1.650.651

 

2.194.656

 

1.274.346

 

2.742.717

 

1.845.690

 

10-19

 

61.824

 

149.686

 

46.097

 

86.371

 

344.321

 

124.559

 

20-49

 

21.397

 

83.924

 

28.660

 

42.248

 

223.482

 

77.552

 

50-249

 

8.512

 

34.690

 

11.901

 

18.640

 

100.313

 

39.878

 

250+

 

1.639

 

6.205

 

2.455

 

4.299

 

19.732

 

6.836

 

Totale

 

2.742.627

 

1.925.156

 

2.283.769

 

1.425.904

 

3.430.565

 

2.094.515

Fonte: OECD, 2017.

Più che il paese delle PMI, l’Italia è il paese delle microimprese: ristoranti, parrucchieri, agenzie viaggio, officine, edicole, tabaccherie, pizzerie, negozietti, gelaterie. Tutte realtà il cui modello di business è caratterizzato da:

  • dimensione prettamente locale con un giro di clienti che raramente supera qualche km;
  • giri d’affari ridotti, bassi margini di guadagno;

Non hanno molte riserve in termini di liquidità, non possono diversificare il prodotto né puntare sui mercati esteri. E le possibilità di reimpiego sono minime vista la situazione complessiva nella quale versa il paese.

Anche per realtà produttive più grandi il lockdown è un problema non solo per il blocco alla produzione, ma anche per il rischio di perdere peso e ruolo sui mercati esteri. Se è vero che la pandemia è globale, a essere locali sono i suoi effetti sui vari paesi. E se l’Italia chiude più degli altri ne conseguirà un danno economico maggiore.

 

—- Quanto vale una vita? —-

Cha fare, allora? Se le persone non possono lavorare il reddito dovrà essere garantito dallo Stato pena rivolte sociali… per il pane. E qui abbiamo due alternative percorribili:

  • Soldi sul conto corrente;
  • Prestiti agevolati;

Quale che sia l’opzione scelta, rimane il fatto che entrambe le strade richiedano la capacità fiscale necessaria per implementare la manovra. E che succede se il paese non ha i margini per via di un elevato debito pubblico, un’eterna crisi fiscale, un mancato recupero dalla crisi precedente (alta disoccupazione, Pil stagnante, basso tasso di occupazione, redditi stagnanti o in declino)? Un paese tipo l’Italia, insomma. Che si finisce a batter cassa in ambito europeo dove, giustamente, si ricevono pernacchie dagli altri paesi che non ci pensano minimamente a finaziare la terza economia della UE. Non dopo che politici, giornalisti et similia se ne vanno in giro a dire che i fondi europei in Italia sono monopolizzati dalla Mafia. Sapete com’è, in alcune parti del Continente si prendono sul serio determinate dichiarazioni, soprattutto se sostenute dai membri dell’élite nazionale.

Al netto delle figuracce internazionali non si registrano, di conseguenza, interventi degni di questo nome da parte dell’Esecutivo, al netto di agevolazioni sull’indebitamento o proroghe sulle tasse. Misure assolutamente inutili perché una volta desertificata l’economia italiana non ci saranno i mezzi per pagare le tasse o restituire i finanziamenti portandosi dietro lo Stato e il sistema bancario. E dritti dritti al default.

L’unica opzione sul tavolo davvero percorribile, allora, è riaprire: riavviare l’economia e le scuole dove si possano pacheggiare i marmocchi. Di certo non è una condanna a morte perché se vediamo i morti per classe d’età la maggior parte si riscontra in persone non più attive in termini lavorativi [3]:

Decessi fasce età

Il che non toglie che riaprire il paese – pur con le dovute precauzioni, il potenziamento della terapia d’emergenza, terapia farmacologiche del caso – porterà un pedaggio da pagare in termini di vite umane. Con il trend attuale dovremmo stare sotto le 50mila, riaprendo potremmo avere il doppio o il triplo delle vittime.

A questo punto l’italiano medio, forte dei suoi “prinzipiii!!1!”, comincerà a sbraitare che le vite umane sono sacre. Sarà, ma una volta che milioni di persone non avranno più da mangiare che si fa? Così, per curiosità. Il paese è da riaprire perché 50 o 100mila morti in più sono un prezzo minore rispetto a milioni di persone senza un reddito e al default statale. Magari, la prossima volta, si potrebbe arrivare al dunque con un sistema statale solido e un’economia sana giusto per evitare di dover effettuare scelte del genere. Ma immagino che si adotterà la solita linea del non scegliere fino  quando la situazione si imporrà e così avremo sia i morti sia il disastro economico.

 

Approfondimenti:

–  https://www.lavoce.info/archives/65956/il-vertice-europeo-il-boomerang-delle-richieste-irragionevoli/

 


[1] Cfr. https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/04/14/-fmi-giu-del-3-il-pil-del-mondo-nel-2020-la-peggiore-recessione-dal-1930_6ea282da-363c-46af-af09-b2a03bc3a609.html

[2] Cfr.https://www.officinaturistica.com/2019/02/quanto-vale-il-pil-del-turismo-in-italia/

[3] Cfr. http://www.rainews.it/ran24/speciali/2020/covid19/

22 commenti su “COVID-19: la scelta fra pandemia e carestia si avvicina

  1. fla
    24 aprile 2020

    quindi se si riapre ci sarà una corsa all’acquisto di auto e altri prodotti Made in Italy, con la riduzione di reddito subita da gran parte della popolazione? E se si riapre e non si vende nulla? Quanto verranno a costare invece il doppio o il triplo dei morti? non li curiamo e li lasciamo morire in mezzo alla strada lasciando che si decompongano prima di trovare un posto dove metterli? Con il tasso di mortalità attuale e se si diffonderà a grand parte della popolazione non avremo circa 1 milione di morti?

    • Charly
      26 aprile 2020

      Il Made in Italy ha poco senso, il reddito delle persone deriva anche da aziende straniere (tipo Lidl o Carrefour). Se non si riapre avremo 10 milioni di persone alla fame e questo ci porta al punto: o i morti per pandemia o la carestia. Ma con la pandemia si possono prendere misure precauzionali visto che la quasi totalità dei deceduti sono gli anziani, dati alla mano. Per la cronaca, a lavorare andrei io con i miei 33 anni, non i 70enni. Parliamo di 100 o 150mila morti in più? Possibile, ma quali sono le alternative? A parte la fame.

      • fla
        26 aprile 2020

        una temporanea tassazione dei redditi e patrimoni più alti e distribuzione di cibo al resto della popolazione. Una misura anche temporanea troppo comunista per uno stato capitalista?

      • Charly
        26 aprile 2020

        Auguri, anche peché i redditi scappano e i patrimoni non servono un granché: sei ha una casa non puoi pagare con le tegole. Si potrebbe procedere con deficit e debito ma devi essere nelle condizioni giuste per entrambe le cose. Il che spiega perché USA, UK, Giappone e Germania procedono in un modo, l’Italia in un altro (= non procede).

      • fla
        26 aprile 2020

        dal 15 maggio il 90% delle regioni italiane sarebbe stata a 0 contagi. Non mi vorrai mica dire che 2 settimane fanno tutta questa differenza al punto da far morire il popolo di fame. Aprire ora significa prendersi un rischio enorme di fronte a un virus chiaramente a crescita esponenziale, cioè da un caso arrivi tranquillamente a centinaia in 2 settimane.

      • Charly
        26 aprile 2020

        Non due settimane, ma i prossimi 6 mesi…

      • fla
        26 aprile 2020

        a Torino saremo sul picco quando inizierà l’apertura. Prepariamoci per l’ecatombe.

      • Charly
        27 aprile 2020

        Si potrebbero anche adottare misure ad hoc, specie quando ti rendi conto che sono le RSA il problema.

      • fla
        27 aprile 2020

        non credo che prenderanno alcuna decisione. Fin dall’inizio dell’epidemia hanno scelto di nascondere il numero reale dei contagiati. Tutto per salvare le aziende, in particolare una azienda. Però mi resta il dubbio di cosa faranno nel caso di una seconda ondata. Lasceranno che la gente muoia in strada? Questo comportamento attirerà gli investitori nel futuro?

      • Charly
        28 aprile 2020

        Si potrà scegliere fra morire per strada o morire di fame in casa, immagino.

      • fla
        29 aprile 2020

        No so. Si direbbe da quel che si vede che questo sia un paese di morti di fame. Non certo un immagine molto bella di una delle economie che si vantano essere tra le prime dieci del mondo. Se l’Italia non riesce semplicemente a sostenere con cibo per qualche mese la sua popolazione cosa dovrebbero dire in Africa?

      • Charly
        30 aprile 2020

        In realtà in Africa la situazione sanitaria, allo stato attuale, è migliore.

      • fla
        30 aprile 2020

        Tra guerre, carestie croniche e svariati virus che dilagano in tutta onesta mi risulta difficoltoso dire che in Africa la situazione sanitaria è migliore di quella italiana. Però in fondo sei tu il mago delle statistiche.

      • Charly
        30 aprile 2020

        Intendevo per il Coronavirus.

      • fla
        30 aprile 2020

        Solo perché sono messi talmente male da non poter stare peggio non significa che il coronavirus non abbia fatto danni. Può anche darsi che non riescano nemmeno a rilevare i contagi accuratamente.
        Certo è probabile che per minor circolazione delle persone oltre che per il clima il virus faccia più fatica a diffondersi.
        Certo in alcune regioni dell’Italia aperture maggiori si possono fare. Non in Lombardia e Piemonte dove purtroppo stanno tante delle attività più care dell’Italia. Spero di sbagliare ma l’autunno sarà bruttissimo.

  2. am
    26 aprile 2020

    beh , se vi interessa qui a parigi tutto il 93 è in condizioni un po’ bruttine e che si inizia a distribuire cibo.
    faccio presente che anche i nippo sono da due settimane con fabbriche chiuse.

    https://www.lefigaro.fr/social/seine-saint-denis-les-autorites-redoutent-des-emeutes-de-la-faim-20200425

    • Charly
      26 aprile 2020

      Ma la vera domanda è come si gestisce la cosa e chi si può indebitare e chi no.

      • am
        26 aprile 2020

        immagino lo scopriremo.
        e immagino scopriremo anche chi si potrà indebitare con chi e come, e forse anche perchè.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 aprile 2020 da in società con tag , , , , .
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