Charly's blog

Il fattore K: la sentenza della Corte Costituzionale tedesca e l’impatto del Coronavirus

La recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimità del piano di acquisiti di titoli pubblici della BCE – chiamiamolo fattore K, da Karlsruhe – è interessante non tanto dal punto di vista giuridico visto che se la BCE è indipedente lo è anche dalle Corti costituzionali nazionali. Né tantomeno i trattati o il quadro giuridico comunitario possono essere travolti da una sentenza che comunque presenta tutta una serie di cautele e aperture. Il punto, come al solito, è politico perché il Governo tedesco non può di certo ignorare la posizione della Corte Costituzionale, ammesso che lo voglia fare. E, ovviamente, la cosa finirà per impattare anche sulle nostre teste.

 

—- La sentenza —-

Dal punto di vista giuridico la sentenza evidenzia un mancato controllo del principio di proporzionalità [1]:

  1. b) A programme for the purchase of government bonds only satisfies the principle of proportionality if it constitutes a suitable and necessary means for achieving the aim pursued; the principle of proportionality requires that the programme’s monetary policy objective and the economic policy effects be identified, weighed and balanced against one another. Where a programme’s monetary policy objective is pursued unconditionally and its economic policy effects are ignored, it manifestly disregards the principle of proportionality enshrined in Article 5(1) second sentence and Article 5(4) of the Treaty on European Union. (165)

 

In particular, the purchase limit of 33% and the distribution of purchases according to the European Central Bank’s capital key prevent selective measures being taken under the Public Sector Purchase Programme for the benefit of individual Member States and the Eurosystem becoming the majority creditor of one Member State. (217)

Con la conseguenza per la Germania:

  1. German constitutional organs, administrative bodies and courts may participate neither in the development nor in the implementation, execution or operationalisation of ultra vires acts. This generally also applies to the Bundesbank. (234)

A cui aggiungere una richiesta di chiarimenti alla BCE in merito ai punti sollevati. La quale commenta così [2]:

ECB

Sul versante italiano, invece, segnalo: «Il Pd, con Piero De Luca, invita a mantenere la calma, dato che “siamo in presenza di una ‘tempesta in un bicchier d’acqua’ e che la decisione della Corte costituzionale tedesca, che del resto ha anch’essa riconosciuto in principio la compatibilità con il diritto europeo del programma Pspp, non avrà alcuna ripercussione sulle nuove misure straordinarie Pepp appena varate dalla Bce per contrastare gli effetti economici e finanziari del Coronavirus”» [3].

Eh, magari. In tutta questa storia il punto di vista giuridico è secondario perché i trattati e le leggi hanno valore solo con la forza e non con le parole. L’idea che basti un pezzo di carta a vincolare l’azione è tipica dei paesi deboli perché non hanno la forza per imporre la propria volontà. E questo ci porta al punto principale: chi ha il maggior potere, la BCE o la Germania? Non è di certo credibile uno scenario dove la BCE minacci la Germania di non erogare più gli euro come si è fatto a suo tempo con la Grecia. Né Berlino vuole sfasciare tutto, si tratta solo dell’ultima affermazione di un principio piuttosto chiaro: la Germana non paga i debiti degli altri, né intende implementare una redistribuzione della ricchezza verso gli altri paesi. Nell’ottica tedesca non ci sarà nessuna ulteriore integrazione politica ed economica perché la UE attuale è idonea per il suo approccio mercantilista e la sua semi-sovranità geopolitica. Vogliono giocare a fare la Svizzera, né più né meno. E stanno cercando di dirlo in tutti i modi possibili…

 

—- L’economia —-

La cosa ci porta al vero punto in questione: l’idea che si possa affrontare la crisi economica post Coronavirus tramite misure condivise. Leggasi: che gli altri mettano i soldi per l’Italia. Una fantasia non solo perché hanno detto no in tutte le salse, ma soprattutto perché manca un problema comune. La Commissione Europea ha appena pubblicato le previsioni economiche per l’anno in corso e per quello che viene e, per quanto siano stime e come tali sono da prendere, rendono bene i trend futuri [4].

GDP

L’Italia è il secondo paese per crollo del Pil dietro alla Grecia (-9,5% vs -9,7) ma è facile notare quanto anche il Pil del 2021 sia deludente: si prospetta una crescita del 6,5%. È un trend comune ma la differenza è di solito minore: la Polonia è il paese meno colpito con un calo previsto del 4,3% salvo poi recuperare al 4,1% l’anno prossimo. La Rep. Ceca calerà del  6,2% ma recuperà al 5%, la Germania del 6,5% per poi avere un +5,9%.

Anche la disoccupazione segue una tendenza similare con Italia, Grecia, Spagna, Francia e Croazia che veleggiano verso la doppia cifra quest’anno ma non il prossimo con le sole Roma, Madrid e Atene a rimanere con la disoccupazione di massa. Nel frattempo altri paesi andranno verso la piena occupazione come la Germania, la Rep. Ceca e Malta.

E poi il debito pubblico:

Debito

Non mancano i paesi sopra il 100% ma sono più numerosi quelli sotto e parecchi lo sono anche se consideriamo la soglia del 60%.

Alla fine siamo sempre lì: perché paesi che hanno dimostrato solidità economica dovrebbero condividere le proprie risorse a fondo perduto quando ci sono altre misure – dalla BCE al Mes – che potrebbero essere implementate? La lezione del fattore K è piuttosto semplice: l’Italia è da sola e non può fare affidamento sugli altri per soldi a fondo perduto. Fine della storia.

 


[1] Cfr. https://www.dirittobancario.it/sites/default/files/allegati/bverfg.pdf

[2] Cfr. https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2020/html/ecb.pr200505~00a09107a9.en.html

[3] Cfr. https://www.agi.it/estero/news/2020-05-05/ultimatum-bce-corte-costituzionale-tedesca-gualtieri-8527237/

[4] Cfr. https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-performance-and-forecasts/economic-forecasts/spring-2020-economic-forecast_en

Un commento su “Il fattore K: la sentenza della Corte Costituzionale tedesca e l’impatto del Coronavirus

  1. am
    10 Maggio 2020

    mah, sembra che l’EU stia lentamente morendo tra le sofferenze…
    E i tedeschi hanno deciso cosa vogliono fare da grandi: i commercianti senza troppe responsabilità , almeno finché gli dura.
    Fare l’impero, d’altra parte , forse era troppo difficile.
    E noi italiani facciamo gli straccioni, come sempre.
    e come al solito vedremo.

I commenti sono chiusi.

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