Charly's blog

L’Istat e il torture porn dei dati occupazionali

In linea di massima un repost statistico mensile non è particolarmente rilevante dato che di solito i fenomeni socio-economici si muovono almeno su base trimestrale e talvolta persino su base generazionale (vedi la demografia). L’eccezione alla normalità viene dall’attuale situazione occupazionale che mostra preoccupanti segni di deterioramento mese dopo mese. Sembra quasi di assistere a un film che rientra nel filone dei torture porn tipo Hostel:  i dati statistici che escono mese dopo mese sono un supplizio senza fine.

Il commento dell’Istat [1]:

Ad aprile 2020 l’effetto dell’emergenza COVID-19 sul mercato del lavoro appare decisamente più marcato rispetto a marzo: l’occupazione ha registrato una diminuzione di quasi 300 mila unità, che ha portato nei due mesi a un calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione. Il tasso di disoccupazione in soli due mesi diminuisce di quasi tre punti percentuali e quello di inattività aumenta in misura analoga. Le tendenze rilevate ad aprile nel mercato del lavoro coinvolgono entrambe le componenti di genere e tutte le classi d’età.

Ma diamo un’occhiata ai dati.

 

—– Cala la disoccupazione? È un problema —-

Il primo aspetto paradossale è che la riduzione del tasso di disoccupazione al 6,3% è una pessima notizia. Sono tre i possibili stati di una persona vivente:

  • occupato;
  • disoccupato: cerca un lavoro;
  • inattivo: senza lavoro e non lo cerca;

E si passa da uno stato all’altro, al netto del campo santo. Principio dei vasi comunicanti declinato al mondo occupazionale. Se cala la disoccupazione:

Istat Tasso disoccupazione

Abbiamo l’ascesa degli inattivi:

Istat inattivi

E il calo degli occupati:

Istat occupati

La tabella di riepilogo rende bene l’idea:

Condizione professionale

Sia sua base mensile sia su base trimestrale l’aumento degli inattivi corrisponde al calo degli occupati e dei disoccupati. Su base annua abbiamo perso quasi mezzo milione di lavoratori e ottenuto quasi 1,5 milioni di inattivi. Un disastro, in poche parole.

 

—- Contratti e classi d’età —-

Sul piano contrattuale la contrazione riguarda tutte le tipologie:

Istat contratti

I contratti a termine sono le vittime predestinate mentre l’aumento dei contratti permanenti non compensa il calo complessivo.

Se consideriamo le classi d’età:

Istat condizione occupazionale classi età

per base mensile possiamo notare che i disoccupati over 50 sono ancora più numerosi degli under 24. Le due classi d’età centrali sono le più colpite per aumento inattivi e calo occupazione. Nel complesso, però, è difficile trovare un trend specifico, chi più chi meno risultano essere coinvolti nel collasso occupazionale.

Sul piano di genere la componente femminile sembra accusare le maggiori difficoltà:

Istat condizione occupazionale genere

Probabilmente per via delle differenti tipologie professionali che non vedono una distribuzione uniforme dei sessi.

 

—- Autunno caldo? No, caldissimo —-

Una piena comprensione dei dati statistici richiede anche una consapevolezza dell’ambiente macroeconomico complessivo. Il calo degli occupati è parziale per via del blocco dei licenziamenti, mentre l’ascesa degli inattivi riflette l’impossibilità di trovare un impiego a causa del quadro economico in essere. Cosa succederà una volta venuto meno il divieto di licenziamento? Che aumenteranno i disoccupati nello scenario migliore, che aumenteranno gli inattivi in quello peggiore e che la base imponibile avrà una bella botta. Il tutto in uno scenario di recessione globale che rende poco praticabile l’assorbimento della disoccupazione via migrazione.

Sia ben chiaro un punto, tuttavia: non è una crisi del capitalismo, dell’Occidente o di chissà cosa. È un problema dell’Italia perché gli altri paesi, per quanto colpiti, hanno mezzi e capacità per farvi fronte con le solite eccezioni (Spagna, Grecia, Francia). Né tantomeno gli aiuti UE saranno la soluzione sia per l’importo relativamente esiguo sia per la manifesta volontà di non pagare i forestali calabresi. Quelle misure sono state decise per salvare il Nord-Est, parte insostituibile nella catena del valore tedesco, che il caso vuole essere anche l’epicentro della pandemia. Detto in termini semplici: quei soldi andranno per il Nord, non per il Ponte sullo Stretto o la riduzione delle tasse. Secondo voi cosa succederà in autunno quando la crisi occupazionale sarà esplosa dopo mesi di collasso economico?

 


[1] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/243674

3 commenti su “L’Istat e il torture porn dei dati occupazionali

  1. am
    7 giugno 2020

    uhm considerando che hai detto Spagna, Grecia e Francia sembra un bel problema europeo

    • Charly
      8 giugno 2020

      No, è un problema loro. L’unico paese davvero rilevante è la Francia, per il resto c’est la vie.

      • am
        11 giugno 2020

        eh beh , messa così…

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2020 da in economia con tag , , , .
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