Charly's blog

I dati&i fatti: il mercato del lavoro nel secondo trimestre dell’anno

Continuando il nostro viaggio nell’agonia occupazionale italiana incontriamo il report dell’Istat sull’argomento [1]. A prima vista la situazione è come segue:

1

Ma l’analisi dei dati ci regala altre chicche.

 

—- Il giochino dell’occupazione —-

Ed ecco il relativo commento:

Il numero degli occupati stimati dalla Rilevazione sulle forze di lavoro, pari a 22 milioni 760 mila persone al netto degli effetti stagionali, è in calo per il quarto trimestre consecutivo e a ritmi molto più accentuati (-470 mila, -2,0%); alla rilevante diminuzione dei dipendenti a termine (-295 mila, – 10,2%) si associa quella meno accentuata degli indipendenti (-101 mila, -1,9%) e dei dipendenti permanenti (-75 mila, -0,5%). Il tasso di occupazione scende al 57,6%, in diminuzione di 1,2 punti rispetto al trimestre precedente; il calo è maggiore nel Mezzogiorno (-1,6 punti) in confronto al Nord e al Centro (-1,1 e -0,9 punti, rispettivamente). Il tasso di disoccupazione, per il sesto trimestre consecutivo e a ritmi più intensi, diminuisce portandosi all’8,3% (-0,9 punti rispetto al primo trimestre 2020); il tasso di inattività presenta una forte crescita in tre mesi arrivando al 37,0% (+2,0 punti).

Degni di nota sono i tratti dell’occupazione persa:

1.1

Contratti a termine, P.IVA, under 50. In pratica è il solito giochino di scaricare sui non garantiti i costi del mercato del lavoro…

Ma il dato nazionale nasconde differenze di contratto, di genere, di titolo di studio e livello educativo. Ecco gli occupati:

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E i disoccupati:

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Per poi concludere con gli inattivi:

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A parte e differenze regionali, consideriamo gli indicatori per titolo di studio. Ennesima conferma che il tasso di occupazione cresce con l’aumento del titolo di studio e quello di disoccupazione decresce per la stessa ragione.

 

—- E i lavori di difficile reperimento? —-

E per quanto riguarda il tormentone dei lavori che nessuno vuole più fare? La nostra fonte è la solita Unioncamere che prevede per settembre 310.570 assunzioni con una difficoltà di reprerimento del 32,5% [2]. Che, in pratica, vuole dire che sarà difficile trovare – e non che non si trovano proprio – candidati per 100mila posizioni lavorative. Di nuovo, la disoccupazione presenta numeri molto più alti.

Andando in dettaglio per le nuove assunzioni:

5

5.1

La difficoltà risiede anche nella mancata preparazione:

6

E, di nuovo, notiamo che “non ci sono candidati” non equivale a “non ci sono candidati come dico io al prezzo che piace a me”…

 


[1] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/247045

[2] Cfr. https://excelsior.unioncamere.net/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 14 settembre 2020 da in Diamo i dati con tag , , , , .
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