Charly's blog

Le 48 leggi del potere vs il Manifesto del Partito Comunista: chi vince?

Nel Manifesto del Partito Comunista pubblicato nel 1848 possiamo leggere [1]:

I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l’ordinamento sociale finora esistente. Le classi dominanti tremino al pensiero d’una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.

PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

Il ventesimo secolo è stato dominato dalla mistica della rivoluzione con la sola eccezione degli anni ’90 per ovvi motivi storici legati al crollo del comunismo. In questi anni la mistica è tornata alla ribalta sul piano mediatico anche se nel caso italiano il marxismo – decisamente imbastardito – è sempre rimasto dominante. Ma invece di mettersi nei panni dei proletari, per una volta, proviamo a indossare quelli più comodi della classe dominante. Che fare… per non finire davanti a un tribunale rivoluzionario?

—- Le leggi del potere vs Marxisti inveterati —-

La mitologia comunista si basa sulla distinzione fra i dominatori e i dominati, i pochi contro i molti, chi detiene i mezzi di produzione e la ricchezza e i proletari che non hanno nulla da perdere. Il tutto in un contesto di grandi realtà economiche quali le fabbriche o i latifondi. Facile, allora, immaginare l’esproprio proletario e l’autogestione produttiva… omettendo giusto un paio di dettagli burocratico-amministrativi relativi alla gestione delle attività economiche. Ma che volete, prima la Rivoluzione e poi il Socialismo verrà. Forse.

La Rivoluzione, in ogni caso, deve avvenire contro i borghesi, i pochi, i padroni. Facile, no? Giusto, diamo un’occhiata alla struttura dimensionale delle imprese italiane sia nella manifattura sia nei servizi.

Tabella n° 1. Numero di imprese per numero di dipendenti, settore manifatturiero

Italia Germania Francia UK USA Giappone
1-9 319.021 124.486 186.658 100.491 229.045 287.122
10-19 39.924 38.157 13.077 13.040 46.635 40.011
20-49 19.194 18.015 9.552 9.414 37.495 32.915
50-249 8.491 16.759 5.407 6.301 23.065 21.161
250+ 1.236 4.408 1.355 1.404 5.672 3.572
Totale 387.866 201.825 216.049 130.650 341.912 384.781

Fonte: Database online OECD, 2017.

Tabella n° 2. Numero di imprese per numero di dipendenti, servizi

Italia Germania Francia UK USA Giappone
1-9 2.649.255 1.650.651 2.194.656 1.274.346 2.742.717 1.845.690
10-19 61.824 149.686 46.097 86.371 344.321 124.559
20-49 21.397 83.924 28.660 42.248 223.482 77.552
50-249 8.512 34.690 11.901 18.640 100.313 39.878
250+ 1.639 6.205 2.455 4.299 19.732 6.836
Totale 2.742.627 1.925.156 2.283.769 1.425.904 3.430.565 2.094.515

Fonte: OECD, 2017.

Notate niente di strano? Ben lungi dall’essere il paese delle PMI, l’Italia è il paese delle micro imprese al di sotto dei 10 impiegati con tanti saluti alle megafabbriche. E con questa tipologia di business è logico aspettarsi una dimensione manageriale che  si riduce a essere una conduzione di stampo familiare. Quindi il padrone da abbattere… è un genitore, o un fratello o il migliore amico. E chi lavora in un contesto del genere conosce ogni collega e il titolare rendendo piuttosto difficile l’idea di mandare a morte una persona che si conosce personalmente.

Abbiamo anche un secondo fattore da considerare: essendo l‘azienda a dimensione familiare ne consegue che tutti i membri della famiglia sono titolari di quel bene. E una volta che il genitore finisce pensionato il nostro subordinato diventerà il nuovo padrone. Da presunto proletario a padrone, non male.

La Rivoluzione – con la r maiuscola – vuol dire in termini pratici mandare davanti al Tribunale Rivoluzionario il proprio genitore ed essere vittima di un esproprio proletario. Peccato solo che “popolo” non voglia dire molto e più prosaicamente si finirà a lavorare nella fu azienda familiare prendendo gli ordini da un Commissario del Popolo che nulla sa di processi produttivi e che è finito lì solo per fedeltà ideologica.

In effetti se seguite i vari radicali è facile notare un cambio di retorica: non si attacca più il generico “padrone” ma la finanza e i managgger. Tutto bello ma i managgger lavorano in grandi contesti organizzativi, non in pizzerie, con le parrucchiere o nei negozietti. E se non vi piacciono le multinazionali non preoccupatevi, stanno levando il disturbo [2]:

1

Il che ci riporta al punto iniziale: solo aziende piccole a conduzioni familiare che non possono delocalizzare. E qui troviamo l’antitesi al Manifesto: se hai qualcosa da perdere non fai la rivoluzione. Che è anche la conferma che le rivoluzioni non si fanno quando stai male, le si fanno quando si sta peggio.

Qui abbiamo una grande lezione per la classe dominante esemplificate dalle leggi 11 e 13 del potere [3]:

Rendete le persone dipendenti

Per mantenere la propria indipendenza si deve sempre essere necessari e richiesti. Quanto più gli altri si fideranno di voi, tanto più sarete liberi. Bisogna rendere le persone dipendenti in nome della loro felicità e prosperità e non si dovrà temere più nulla. Non dovete mai insegnare loro quanto occorre a renderle indipendenti.

———————–

Quando chiedete aiuto, fate leva sul tornaconto della gente, mai sulla compassione o sul senso di gratitudine

Se avete bisogno dell’aiuto di qualcuno non cercate di ricordargli la vostra passata disponibilità e i vostri meriti acquisiti, troverà certamente un modo per ignorarvi. Mettete invece in luce qualcosa nella vostra richiesta o nella vostra alleanza con lui che possa tornare a suo vantaggio ed evidenziatela spropositatamente. Vi risponderà con entusiasmo se vedrà che ci guadagnerà qualcosa.

Il trucco consiste nella creazione di un ceto medio il cui status dipende dall’organizzazione socio-economica in essere. Non a caso la politica degli ultimi decenni ha mostrato una vera e propria ossessione per il ceto medio con tanto di fuoriuscita del termine “proletario” dal dibattito pubblico. Persino il concetto di classe è ormai caduto in disuso e praticamente tutti si credono ceto medio e chi appartiene per davvero al ceto medio è così fuori di testa da considerarsi élite perché segue Mentana o Burioni su Twitter.

La promozione della proprietà diffusa e delle piccole aziende è anche un vantaggio per le grandi imprese. Esternalizzando parti del processo produttivo a realtà esterne si ottiene lo stesso servizio con in più:

  • una maggiore flessibilità organizzativa;
  • una riduzione del rischio di sciopero per il personale interno per via del rischio di essere rimpiazzati;
  • la neutralizzazione del rischio di sciopero del personale esterno: non si tratta più di sciopero ma di inadempienza contrattuale;
  • la riduzione di potere dei sindacati fino alla loro scomparsa;
  • avere il servizio/prodotto senza subirne tutti i costi: se esternalizzo un compito a una realtà esterna il come fare sarà un suo problema, non mio;

Il potere, allora, si fonda sull’interdipendeza, sul vantaggio reciproco. Non basta la violenza, la falsa coscienza o la corruzione perché sono elementi che prima o poi perdono di efficacia. L’unico linguaggio universale è il guadagno personale e i problemi iniziano quando si presenta una scollatura fra i destini dell’élite e quello di tutti gli altri. Cronaca di questi anni, fra l’altro.

—- L’egemonia culturale? La beffa finale per i marxisti —-

Nel celebre L’arte della guerra Sun Tzu inizia la sua analisi argomentando l’importanza della ricognizione del campo di battaglia adottando un’accezione del termine la più ampia possibile. Dal clima e la geografia alla società e alle forze nemiche, sia materiali sia immateriali (come il morale, i rapporti sociali). Se fossi un rivoluzionario mi basterebbe vedere i dati delle dimensioni delle imprese in Italia per affermare l’impossibilità della rivoluzione in Italia, al massimo possiamo darci al socialismo surreale. Senza considerare che il Socialismo è una dottrina obsoleta, priva di fondamenti economici o sociologici e il Comunismo, di fatto, non ha un piano preciso per il dopo. Una volta che si è preso il potere che si fa? Boh, anche se si deve dire che questa vaghezza dottrinale permette poi di dire che quello non era il vero socialismo/comunismo/termine a scelta.

Proviamo, ora, a dismettere i comodi panni della classe dominante e proviamo a fare i rivoluzionari. Se la salvezza non viene dall’economia e dai suoi rapporti sociali, perché non guardare al mondo della cultura? Partendo dal presupposto para religioso che i molti non si ribellano ai pochi perché vittima della falsa coscienza (loro, non noi illuminati rivoluzionari), perché non occupare le “casematte della società civile” (scuola, magistratura, TV, giornali, mondo editoriale) in modo da formare la prossima classe rivoluzionaria dalla culla come insegnavano i gesuiti (“Datemi un bambino fino a dieci anni e io vi darò l’uomo”)? Una simile strategia è una deliziosa contraddizione in seno ai marxisti/leninisti/comunisti/vattelapeschisti: coloro che riducono tutto alla dimensione economica sono poi costretti a rivolgersi a quella culturale per mascherare il fallimento iniziale. Dalle insanabili contraddizioni del capitalismo alla creazione di una nuova falsa coscienza propagandata dalla scuola e dai media. Quest’ultimo punto è da evidenziare: perché si tratta di una nuova falsa coscienza? Perché come i dati precedenti ci ricordano, se non sono rivoluzionario è perché traggo un vantaggio dal sistema socio-economico in essere a differenza di quello rivoluzionario. Quindi i rivoluzionari vogliono instillarmi una falsa coscienza a mio danno esattamente come loro accusano i borghesi di procedere a danno dei proletari. Ma non è fantastico?

Ma non tutti i piani funzionano come previsto. L’egemonia culturale di sinistra in Italia è stata raggiunta da decenni, questo è indubbio. Ma se guardiamo i flussi elettorali della sinistra che cosa abbiamo? I garantiti, il ceto medio, i professionisti. Chi sta bene e gode dei benefici del sistema. Ne conosco una marea di persone del genere perché, ahimè, è tipico della mia classe: il ceto medio vagamente internazionale. Parliamo di persone istruite (nei loro campi, assolutamente ignoranti nel resto e noncuranti), buone professioni, buon reddito, esperienze di vita o lavoro all’estero, furiosamente ortodossi alla linea dell’egemonia culturale loro inculcata (Stati obsoleti, Nazioni fasciste, multiculturalismo, politicamente corretto, capitalismo brutto anche se ci mangio, meritocrazia, italiani analfabeti funzionali, mito dell’eccellenza) ma ancor di più gelosi del proprio reddito. Possono persone del genere essere rivoluzionari? Certo che no ma qui abbiamo una grossa dissonanza cognitiva: se sono stato allevato a pane e Rivoluzione  – con la r maiuscola – come posso dormire bene la notte senza perdere i vantaggi sociali ed economici derivanti dalla mia posizione professionale? In due modi:

  • concentrandomi sui “diritti”;
  • cercandomi un proletario meritevole dei miei post indignati su Facebook;

Il secondo aspetto è il più divertente perché si è preso il proletariato classico come gli operai e si è giunti alla conclusione che sono berlusconiani/fascisti/leghisti e non degni del nostro interesse. D’altronde sono analfabeti funzionali, no? Tanto di ultimi e umiliati se ne trovano a bizzeffe: le minoranze, i migranti, gli islamici, le donne (che numeri alla mano minoranza non sono), LGBT e compagnia. Persino se alcuni di loro votano partiti conservatori (allora non sono vere minoranze).

E qui arriviamo al secondo punto: niente più superamento dei rapporti socio-economici di produzione, quel che conta sono i “diritti”… tipo quelli dei trans di entrare nei bagni o quello dei vecchi di essere chiamati anziani (quale che sia la differenza). Dal proletari di tutto il mondo unitevi alla lotta contro il patriarcato girando film con 007 o Zorro donna. Ma il bello è che lotte del genere non richiedono nessun sacrificio – dalla rivoluzione armata allo sciopero – basta twittare compulsivamente e condividere su Twitter bloccando chi non la pensa come me.

Volete un esempio pratico? Prendiamo i migranti che devono essere accolti sempre e comunque. Punto. Ma all’atto pratico l’accoglienza non richiede nessuno sforzo personale, è lo Stato che deve farsi carico del problema. I migranti non sono in competizione economica con il ceto medio né possono vivere negli stessi quartieri essendo l’affitto una valida barriera d’accesso (quando non si tratta proprio di closed community). In compenso il loro lavoro sottopagato rende possibili il food delivery o il basso prezzo dei prodotti agricoli. Fenomeno che porta al twitteraggio furioso dimenticando che basterebbe pagare di più per garantire ai sottoproletari un reddito sufficiente: se ordinate 10 euro di pizza basta lasciare 10 euro di mancia, se volete un’agricoltura equa&solidale basta pagare 10 volte tante il prezzo delle patate al chilo. Facile, no? Ma sono anche gli stessi che pretendono tematiche progressiste nei film o nei fumetti senza, però, prendersi il disturbo di pagare il biglietto o mettere un piede in fumetteria. E come volete che finisca? Con la bancarotta, beffa finale per chi vuola fare la Rivoluzione (con la r maiuscola).

—- Panta rei —-

L’Italia, si sa, è il paese dei paradossi, un paese non serio e cialtrone che finisce regolarmente nella farsa. Se consideriamo il conflitto politico degli ultimi anni possiamo notare che la principale – ma non unica – linea di conflitto è fra i garantiti del lavoro dipendente (sia pubblico sia privato) e i pensionati contro i non garantiti, siano essi proletari o persino i “padroni” di un tempo come le imprese o anche solo le Partite IVA. Il conflitto è stato particolarmente evidente con il lockdown con i primi ferrei sostenitori della chiusura perché il loro reddito è fisso salvo poi uscirsene con cose del genere [4]:

Lo sciopero è un diritto e se siamo arrivati a proclamarlo è perché su assunzioni, sicurezza, contratti non ci sono risposte adeguate“. Con queste motivazioni Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa spiegano perché è stato indetto lo sciopero dei dipendenti pubblici che oggi incroceranno le braccia. Scioperano per l’intera giornata a sostegno del rinnovo del contratto ma anche della sicurezza sul posto di lavoro e per chiedere le assunzioni dei molti precari. Una protesta confermata anche dopo l’appuntamento fissato per il domani con la ministra della Pa Fabiana Dadone.

Dopo nove mesi di devastazione economica. Mai tempismo fu più buono…

In conclusione è quantomeno apprezzabile il fatto che chi è partito rivoluzionario sia finito garantito e coccolato dallo stesso sistema che vorrebbe abbattere a forza di tweet e film impegnati sulle condizioni degli immigrati non binari e diversamente x. Dopo Sun Tzu e Marx è tempo di chinarsi davanti alla saggezza popolare: il mondo si divide in due categorie, i furbi e i fessi!

Approfondimento


[1] Cfr. https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1848/manifesto/mpc-4c.htm

[2] Cfr. https://www.money.it/whirlpool-chiude-dal-primo-novembre-impotenza-governo

[3] Cfr. https://digilander.libero.it/mmuzzi/48_leggi/48_leggi_del_potere.html

[4] Cfr. https://tg24.sky.it/cronaca/2020/12/09/sciopero-9-dicembre

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: