Charly's blog

Qual è la differenza fra il nazionalismo e il tribalismo?

Oggi prendiamo in esame una notizia di un mesetto fa, il riconoscimento da parte della Germania del genocidio in Namibia [1]:

Ha suscitato reazioni contrastanti il recente Accordo per la ricostruzione e la riconciliazione con il quale il governo della Germania, che ha riconosciuto di essere responsabile del genocidio delle popolazioni herero e nama nel 1904-1908, si è impegnato a stanziare aiuti per oltre 1,1 miliardi di euro alla Namibia.

Una notizia non particolarmente interessante se solo non fosse per un piccolo, piccolissimo, dettaglio dal grande, grandissimo significato.


—- La dimensione geopolitica dell’affaire Namibia —-

La notizia ha mandato in estasi i soliti fantageni della sinistra radicale convinti che sia l’ora anche per l’Italia di riconoscere le “colpe storiche” e altre scemenze similari. Peccato solo che l’Italia abbia già siglato con la Libia il trattato di Bengasi nel 2008 e che in quel caso i soldi sul tavolo fossero 5 miliardi, più di quanto i tedeschi si siano impegnati di versare alla Namibia. Né, d’altronde, mi pare si sia mai parlato delle riparazioni da parte dei paesi magrebini nei confronti dei paesi mediterranei rivieraschi – e non solo, si pensi all’Islanda – vittime di secoli e secoli di atti pirateschi. O del risarcimento da parte dei Mongoli per aver distrutto Cracovia e saccheggiato l’Europa centrale nel 13° secolo. Che volete, si vede che i crimini storici sono come lo Yogurt, hanno una data di scadenza…

Proviamo, invece, ad analizzare la cosa come fanno gli adulti, da un punto di vista razionale basato sulla realpolitik ben consapevoli che il mondo funziona sulla base dei rapporti di forza e degli interessi e non in base a principi o valori che sono solo una copertura ideologica. Perché, allora, la Germania ha intrapreso un passo del genere? La Germania attuale ha parecchi problemi ma il principale è quello di non essere un paese compiuto in termini di sovranità nazionale. Perso l’ultimo conflitto mondiale, occupato militarmente ieri come oggi, nel paese i concetti stessi di potenza, interesse nazionale e geopolitica sono profondamente delegittimati, non diversamente da quanto accade alle nostre latitudini. Con la piccola differenza che sulla proiezione estera tedesca pesa come un macigno il passato nazista mentre noi non ci curiamo del passato fascista.

Decenni di occupazione militare straniera e di autocolpevolizzazione hanno prodotto alcuni simpatici e prevedibili risultati: da una parte l’affermarsi di un modo di vivere post-storico ed economicista che riduce tutto all’atto economico trascurando la dimensione geopolitica, dall’altra l’impossiblità di assimilare flussi migratori caratterizzati da una forte identità nazionale. Per assimilare qualcuno devi avere un qualcosa in cui assimilare – identità nazionale, credo imperiale – ma se sei il primo a mettere in dubbio la tua dimensione culturale non è che gli stranieri faranno il lavoro per te. Finché hai a che fare con flussi migratori di paesi culturalmente allo sbando tipo l’Italia il problema non si pone perché gli italiani sono facilmente assimilabili grazie al nostro complesso di inferiorità e auto razzista (“gli italiani=tutti-io”). Ma quando hai a che fare con popolazioni dall’identità culturale granitica come i turchi, invece, finisce che Ankara ti tiene per le palle perché hai 3 milioni di persone in casa che tedeschi non sono nonostante siano già alla terza generazione.

Ma, soprattutto, la Germania pur vivendo in una dimensione economicista non può seguire l’esempio svizzero – neutralità/economicismo – perché per via della stazza demografica, della dimensione ecomomica e della posizione geografica è una costante minaccia all’ordine geopolitico europeo. Da qui la maledizione di fondo della questione tedesca: un paese troppo piccolo per raggiungere l’egemonia sul continente, troppo grande per essere un paese come gli altri. Finché gli USA dominano il continente c’è una parvenza di ordine, ma che succede qualora l’egemonia americana dovesse venir meno? Anzi, quando l’egemonia americana verrà a mancare?

I tedeschi, quindi, hanno un disperato bisogno di rientrare in una dimensione storica, di perseguire i propri interessi nazionali non solo in ambito economico. Se il passare del tempo farà venir meno la memoria del Nazismo –  a chi volete che importi nel 2100 delle cose successe nel 1940? – è sempre meglio chiudere in conti con il passato non tanto con i diretti interessati – a chi volete che importi dell’opinione della “potente&gloriosa” Namibia? – ma per abituare nuovamente la popolazione a una dimensione storica dei rapporti internazionali.

Senza dimenticare, poi, la dimensione economica: per il quarto Pil al mondo stanziare 1,1 miliardi di euro è nulla, in pratica se avessero fatto un colletta avrebbero tirato giù più soldi. Ma insieme ai soldi ci sono anche gli investimenti infrastrutturali e secondo voi chi costruirà materialmente i suddetti investimenti infrastrutturali? L’industria teutonica o quella della Namibia? Ricordate che i paesi in surplus commerciale hanno sempre il problema di che farsene dei soldi accumulati tramite l’export.


—- Tribalismo vs nazionalismo —-

La strategia tedesca non è una novità e anche l’Italia ha provato a fare una cosa del genere prima nei Balcani e poi nel Nord Africa, sia in Libia sia in Tunisia. I risultati, ovviamente, sono stati deludenti: la Libia è persa mentre in Albania è subentrata la Turchia sia economicamente sia culturalmente. Non che ci fosse molto da aspettarsi da persone convinte che l’interesse nazionale sia sinonimo di fascismo… Nel frattempo anche il Giappone sta tornando a una dimensione storica per via dell’ascesa della Cina, per la cronaca.

La notizia, come abbiamo scritto in apertura, non è pertanto molto interessante se solo non fosse per questo piccolo dettaglio:

Un altro punto di contesa riguarda gli stessi negoziati che secondo il ministro degli esteri Maas dovevano individuare «un percorso comune per una vera riconciliazione in memoria delle vittime». Ma proprio a questo riguardo, i rappresentanti degli herero e dei nama hanno criticato la Germania per averli esclusi dai colloqui e di avere negoziato soltanto con il governo centrale della Namibia, dominato dagli ovambo, il maggiore gruppo linguistico, circa la metà di 1milione e trecentomila abitanti. 

Nonostante il coinvolgimento del Governo della Namibia gli herero e i nama si lamentano di essere stati esclusi a favore degli ovambo. Come se i siciliani e i pugliesi si lamentassero di essere esclusi a favore dei laziali in caso di trattati internazionali…

Quanto basta per portare alla vostra attenzione la differenza fra il tribalismo [3]:

tribalismo s. m. [der. di tribale]. – 1. Organizzazione sociale fondata sulla tribù. 2. Nel linguaggio socio-politico, con connotazione per lo più negativa, indica il prevalere della mentalità tribale e degli interessi etnici sugli interessi nazionali e collettivi (per es., il t. dei nuovi stati africani), o anche il comportamento particolaristico di piccoli gruppi.

E il nazionalismo [4]:

nazionalismo Insieme delle dottrine e dei movimenti che attribuiscono un ruolo centrale all’idea di nazione e alle identità nazionali. Il n. si è storicamente manifestato in due forme: come ideologia di liberazione delle nazioni oppresse e come ideologia della supremazia di una nazione sulle altre.

Agli occhi di un cosmopolita il tribalismo e il nazionalismo sono virtualmente sinonimi e al massimo sarà disposto a concedere un’unica differenza a livello dimensionale. Ma se si adottasse una prospettiva prettamente darwiniana mettendo da parte la morale, si potrebbe argomentare che il tribalismo dilania la società dal suo interno mentre il nazionalismo è un moltiplicatore di potenza perché permette di impiegare tutte le risorse di un paese al servizio della causa nazionale. Al punto da poter ignorare le differenti taglie economiche o demografiche: una Nazione più piccola ma nazionalista avrà la meglio su un paese di taglia maggiore ma dilaniato dal tribalismo e dai particolarismi interni.

La filosofia politica di solito si occupa della questione da astratti principi morali – il bene, la giustizia, vattelapesca – ma visto che viviamo in universo composto di atomi e forze varie, scusatemi, ma non riesco a usare un punto di vista del genere senza mettermi a ridere. Adottando una prospettiva darwianiana, invece, chiedendoci che cosa funziona in un contesto di risorse scarse ed elevata competizione partendo dal territorio in cui si vive, abbiamo la chiave di lettura richiesta per interpretare il quadro generale. Se ci si chiede è disposto a combattere per il proprio paese scopriamo che [5]:

L’Europa occidentale si situa in fondo alla classifica. Nessuna sorpresa perché come il Darwinismo ci ricorda l’ambiente è il principio fondamentale da cui partire in un’ottica adattiva. A seguito del secondo conflitto mondiale le potenze europee hanno smesso di essere tali e sono diventati satelliti dell’Impero Americano. E come tutte le potenze imperiali gli USA hanno avuto gioco facile nel promuovere la dimensione post-storica in Europa in modo da reprimere velleità indipendentiste. Meglio per noi che spendiamo le risorse destinate alle forze armate nel welfare… finché dura. Ricordate che il principio adattivo di fonda sull’ambiente nel quale si vive? Secondo voi cosa succederà quando gli USA si ritireranno dal continente? Che in molti riscopriranno le virtù del nazionalismo e dell’omogeneità nazionale: se la conflittualità – nel senso lato del termine – arriva a casa tua non puoi tenerti le quinte colonne in casa. In pratica l’unico cosmopolitismo che funziona è quello delle strutture imperiali dove un gruppo etnico comanda sugli altri. In nome del cosmopolitismo, ovviamente. Ma pure qui, novità non ci sono, è la cronaca degli ultimi 5mila anni. Ma ogni generazione crede sempre di essere un’eccezione a cui la storia non si applica. Chissa perché, poi.


[1] Cfr. https://www.nigrizia.it/notizia/genocidio-in-namibia-non-basta-il-mea-culpa-tedesco-herero-e-nama-chiedono-lesproprio-delle-terre

[2] Cfr. https://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/libia-italia/accordo-firmato/accordo-firmato.html

[3] Cfr. https://www.treccani.it/vocabolario/tribalismo/

[4] Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/nazionalismo

[5] Cfr. https://www.gallup-international.bg/en/33483/win-gallup-internationals-global-survey-shows-three-in-five-willing-to-fight-for-their-country/

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 luglio 2021 da in geopolitica con tag , , .
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