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Dati Istat: ah, ma allora la redistribuzione del reddito in Italia c’è già

L’Italia, si sa, è un paese strano. Come giudicare, infatti, un paese dedito un giorno sì e l’altro pure a denunciare i misfatti del terribile neo-libbberismo perorando la causa della redistribuzione… quando la spesa pubblica ha ormai superato il 50% del Pil? Senza contare i semi monopoli pubblici sull’istruzione, la previdenza, la sanità. In pratica si confonde l’Italia che nella sua struttura socio-economica assomiglia a un paese del blocco sovietico con l’Inghilterra di Dickens…


—- I dati Istat —-

Già in passato avevamo notato che in Italia la redistribuzione del reddito è già in atto grazie al welfare il cui finanziamento pesa in modo ineguale sulle persone: in molte occasioni chi le finanzia tramite le tasse non si avvale del servizio mentre chi usufruisce del servizio non ha mai versato un obolo che sia uno. E fin qui siamo nell’ovvio al netto degli elettori delle frange politiche radicali, spesso a sinistra ma pure a destra.  Che in Italia sono tutti in disaccordo su tutto con l’unica eccezione di spendere più soldi anche se i soldi non ci sono più. Sia come sia, l’Istat ha giusto pubblicato un report sulla materia [1]:

I trasferimenti pensionistici previdenziali (invalidità, vecchiaia, superstiti) costituiscono la principale misura redistributiva. L’importanza degli altri trasferimenti è aumentata significativamente nel 2020, sia per la voce lavoro, come la Cassa integrazione guadagni (Cig), sia per la famiglia, come il Reddito di cittadinanza (RdC). A questi flussi sono stati aggiunti dei trasferimenti straordinari per fronteggiare il Covid-19.

Per comprendere i dati dobbiamo effettuare una precisazione in merito al reddito primario:

Il reddito primario, guadagnato sul mercato prima dell’intervento pubblico, è caratterizzato da un elevato grado di diseguaglianza, che dipende dalle differenti dotazioni di risorse, individuali e familiari (lavoro, capitale reale e finanziario), dai diversi rendimenti delle stesse (salari, profitti e interessi) e dalle diseguali opportunità di occupazione e di impiego dei capitali.

E il reddito disponibile delle famiglie che si ottiene sottraendo contributi sociali obbligatori e le imposte al reddito primario guadagnato sul mercato e ai trasferimenti pubblici.

Il nostro punto di partenza è l’indice di Gini che nel 2020 è pari a 44,3 punti percentuali. L’intervento pubblico riduce la diseguaglianza di 14,1 punti: dopo i trasferimenti e il prelievo, la diseguaglianza del reddito disponibile risulta pari a 30,2. L’impatto sull’indice dei trasferimenti è più rilevante (10,5 punti) rispetto a quello del prelievo contributivo e tributario (3,6 punti). Anche la redistribuzione non è insensibile alle differenze regionali tipiche del paese: la diseguaglianza dei redditi primari è più alta nel Mezzogiorno (46,5%) rispetto al Centro (42,1%) e al Nord (40,7%). L’effetto redistributivo è più importante nel Mezzogiorno dove i trasferimenti e il prelievo determinano una riduzione della diseguaglianza da 46,5 a 29,6 punti.


—- Il peso delle pensioni —-

L’Italia, notoriamente, presenta una delle popolazioni più anziane del pianeta e non è sorprendente notare che le pensioni sono uno degli elementi più redistribuitivi:

le pensioni costituiscono circa il 20% del reddito lordo di tutte le famiglie. Le pensioni previdenziali (IVS) sono la principale misura redistributiva del sistema e operano soprattutto migliorando la posizione relativa delle famiglie di ex-lavoratori, che generalmente hanno redditi di mercato bassi o nulli. Le altre pensioni, le prestazioni sociali per la famiglia e il lavoro e i trasferimenti straordinari per l’emergenza Covid-19 costituiscono l’8% circa del reddito lordo per il totale delle famiglie. Tra i trasferimenti, quelli a favore delle famiglie sono quelli più progressivi (dal 4% del primo quinto allo 0,1% dell’ultimo).

Anche le misure straordinarie per la pandemia da Covid-19 hanno svolto un ruolo nella redistribuzione del redditto soprattutto per alcune delle categorie più colpite dalla crisi: il rischio di povertà dei disoccupati si è ridotto di circa 6,9 punti percentuali, quello degli inattivi di 3,5 punti e quello dei lavoratori autonomi di 2,6 punti.

E ancora una volta troviamo le differenze geografiche:

Morale della storia? L’Italia è l’unico paese del mondo dove pur avendo una spesa pubblica e un Welfare simil scandinavo ci si lamenta della mancata redistribuzione della ricchezza, del reddito o quel che è. Il tutto con una spesa pubblica che ormai supera il 50%… Magari si dovrebbe pensare alla qualità e all’efficacia della spesa e non solo alla quantità, che dite?


[1] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/259887

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 29 luglio 2021 da in Diamo i dati con tag , .
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