Charly's blog

Sci-fi e dintorni – Ma una minaccia aliena può davvero unire l’umanità?

Fra le varie trope che troviamo nel variegato mondo fantascientifico troviamo anche l’idea sulla quale ai suoi tempi Kant si scervellò, invano: come ottenere la pace perpetua? In molte opere Sci-fi troviamo l’umanità riunita in un’unica entità politica – dalle democrazie agli imperi – spesso in contrapposizione con altre entità politiche magari mono specie. In pratica si è riesumato il razzismo dell’800 e guarda caso si usa il termine “race” in opere quali Star Trek, Star Wars, Stargate.

Ma con una differenza non da poco. Kant voleva abolire gli eserciti [1]:

3. Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo del tutto cessare.

Infatti essi minacciano incessantemente di guerra altri stati con la disposizione ad apparirvi sempre preparati; li istigano a superarsi l’un l’altro nella moltitudine degli armati, che non conosce limiti, e, poiché, per le spese dedicatevi, la pace infine diventa ancor più opprimente di una guerra breve, per disfarsi di questo fardello sono essi stessi causa di guerre d’aggressione; a ciò si aggiunge che venir assoldati per uccidere o essere uccisi sembra racchiudere in sé un uso degli esseri umani come semplici macchine e utensili in mano a un altro (lo stato) che mal si concilia col diritto dell’umanità nella nostra propria persona.

In ambito Sci-fi l’umanità, invece, trova l’unità combattendo una minaccia esterna aliena. In pratica la pace interna la si compra al prezzo della guerra esterna. Chi diceva che non esistono le torte gratis? Non Kant, immagino.


—- Alieni? Dove? —-

Un altro aspetto che si nota poco nelle opere Sci-fi è il maggior grado di omogeità culturale rispetto al mondo attuale di queste entità politiche a umanità unita. Non una gran sorpresa perché tutte le entità politiche richiedono un senso di appartenenza dettato dalla somiglianza culturale e lo Stato-Nazione europeo nasce sui banchi di scuola nel 19esimo secolo dove venne imposto il canone culturale a cui conformarsi. Persino gli USA che si vantano di essere un paese costruito sull’immigrazione, in realtà, presentano una fortissima tendenza assimilatrice al canone dominante Yankee e la parabola degli italo-americani dovrebbe esserci nota.

Sia come sia, torniamo alla questione principale di questo post: è plausibile il riunificarsi dell’umanità a causa di una minaccia aliena? Al riguardo dobbiamo considerare due aspetti:

  • La minaccia aliena: perché?
  • La minaccia aliena: come?

Il primo aspetto riguarda la possibile esistenza o meno di altre civiltà aliene: siamo soli o no nel cosmo? Ci sono possibili minacce là fuori? Non c’è bisogno di scomodare l’equazione di Drake o il paradosso di Fermi per i fini di questo post e immaginiamo che là fuori ci siano altre civiltà, non necessariamente in grandi numeri. Ne basta anche una, alla fine. Immaginiamo, allora, che ci sia un’altra civiltà aliena là fuori e che ci sia ostile… ma perché lo dovrebbero essere? Al riguardo sono possibili tre spiegazioni:

  • Le risorse naturali;
  • Il pianeta;
  • Motivi culturali;

La prima motivazione non regge perché sulla Terra o nel Sistema Solare non c’è nulla che non si possa trovare altrove. Non ha senso iniziare un conflitto interstellare quando puoi prendere tutto quello che vuoi nei sistemi solari disabitati. Gli alieni di Indipendence Day, alla fine, sono doppiamente cretini: per non avere un antivirus e per cercare rogne quando potevano prendere tutto quello che volevano nel Sistema Solare senza che gli umani potessero fare qualcosa per fermarli.

Molto più rari sono i pianeti abitabili ma di nuovo abbiamo un problema nelle condizioni che una specie aliena può ritenere idonee per la colonizzazione. Il pianeta potrebbe essere troppo freddo o troppo caldo, la gravità troppo alta, le condizioni atmosferiche inadatte alla vita aliena, la flora e la fauna troppo aliena e pericolosa. Se si possiede la tecnologia per compiere viaggi interstellari si dovrebbe anche possedere la tecnologia per terraformare i pianeti in base ai propri giusti senza dover entrare in conflitto con altre specie senzienti.

Rimane, infine, l’unica opzione, quella culturale, che è anche quella che più viene sottovalutata nel mondo Occidentale per il combinato disposto del Marxismo e dell’economicismo. Ironia della storia, Marx riduceva tutto al fenomeno economico e così procediamo noi che vivivamo in un mondo post-storico perché soggetto al potere di una potenza geopolitica esterna. Ma la storia è piena di casi non spiegabili e non riconducibili al mero calcolo economico: da Alessandro Magno e Pirro, le Crociate – i cavalieri che partecipavano alle Crociate si indebitavano per partire e poi tornavano indietro, se sopravvivevano, con ancor più debiti – fino ai due conflitti mondiali del 20esimo secolo. Specie se si ricordano le pagine del saggio The Great Illusion del 1909 dove si argomentava l’impossibilità di un conflitto prolungato fra potenze proprio per ragioni economiche. Si è visto…

Non a caso i liberali classici, altra gente che viveva nel mondo delle fantasie, sosteneva che il commercio avrebbe portato alla pace perché la guerra non offre vantaggi che non possano essere ottenuti in modo pacifico. Certo, se tutti ragionano come l’Homo Oeconomicus. E quelli che non riducono tutto all’atto economico? Che uccidono e si fanno uccidere per motivi culturali (un’ideologia, la religione, perché sono una società guerriera?). Il film Predator, al riguardo, è un piccolo gioiellino perché introduce una civiltà aliena così tecnologicamente avanzata da viaggiare fra le stelle… in cerca di esseri senzienti da cacciare.

Un conflitto fra umani e alieni, allora, potrebbe essere dettato da questioni culturali con il simpatico effetto secondario di assumere il tono di un conflitto sacro e l’aspetto di una guerra di sterminio (Halo rende bene l’idea). Ebbene sì, è meglio avere a che fare con conflitti di natura economica e non con quelli culturali perché i primi si fermano quando i costi eccedono i guadagni (sperati). E se hai una mentalità economicista il sedersi a trattare non è nulla di grave a differenza del duro&puro che lo considera un cedimento intollerabile. Meglio il profitto dei valori, signori miei…


—- Gli alieni ci sono! Siamo fottuti —-

Ricapitolando: gli alieni ci sono, sono ostili – se fossero amichevoli o tecnologicamente inferiori non ci sarebbe bisogno di allearsi fra di noi, no? – e vogliono sterminarci perché ci trovano offensivi per qualche motivo religioso. A questo punto l’umanità si unisce, prepara le armi… e viene sterminata in un paio di giorni. Fin qui si è analizzata la questione senza tenere conto della dimensione tecnologica. Visto che parliamo di una guerra interstellare con gli alieni in grado di condurre un assalto attraversando lo spazio, possiamo ipotizzare che il loro livello tecnologico sia di secoli o millenni più avanzato del nostro attuale semplicemente perché noi non possiano fare una cosa del genere, neppure nel futuro prevedibile (il secolo in corso).

Per rendere l’idea del peso del livello tecnologico nel fenomeno bellico prendiamo le forze armate attuali e proviamo a confrontarle con:

  • esercito feudale europeo: cavalieri, fanti, balestrieri;
  • esercito napoleonico: fanti, cavalli, cannoni;
  • esercito WWI: fanti e cavalli ma armi semiautomatiche, polvere infumi, canne rigate e primi aerei e carri armati;

Nessuno di questi tre eserciti avrebbe una sola possibilità contro un esercito attuale. Anzi, non c’è neanche bisogno di usare un esercito propriamente detto, si può risolvere il tutto con il bombardamento aereo.

Aumentando il livello tecnologico:

  • esercito WWII;
  • esercito americano della Guerra del Vietnam;
  • esercito americano della Guerra del Golfo, del 1991;

Le forze armate dell’epoca WWII possono sembrare pericolose… a un occhio inesperto. È vero che ci sono i carri armati e gli aerei, i radar e le V2. Ma mancano del tutto i missili: i primi a cadere sarebbero gli aerei che sprovvisti di missili A2A e radar non riuscirebbero neppure a vedere la minaccia aerea né potrebbero opporvisi. Poi sarebbe la volta delle forze corazzate e dell’artiglieria, inceneriti dal munizionamento guidato senza neppure riuscire a vedere il nemico.

Passando al Vietnam abbiamo più o meno un equipaggiamento simile a quello attuale: carri armati, aerei a reazione con radar e missili, i primi passi nella guerra elettronica. Ma come il conflitto del 1991 ha dimostrato non basta avere gingilli simili se sono tecnologicamente inferiori. Anche le forze armate dell’epoca del Vietnam, pur essendo molto più avanzate di quelle dell’epoca WWII, farebbero la stessa fine senza riuscire a rispondere al fuoco nemico.

Persino le forze armate della Guerra del Golfo del 1991 non avrebbero molte speranze con quelle del 2021. È vero che in molti casi gli equipaggiamenti sono gli stessi – armi individuali, carri armati come l‘M1, aerei come l’F-15 o l’F-16 – ma negli ultimi decenni ci sono state innovazioni tecnologiche (fusione dei sensori, informatica) e l’adozione di nuovi mezzi (F-22/AMRAAM e Typhoon/Meteor) che ancora una volta garantirebbero la superiorità aerea. Attaccare le forze terrestri non sarebbe una passeggiata ma una volta superate le difese imperniate sui missili terra-aria il copione si ripeterebbe stancamente come in tutti i casi precedenti. Ah, se ve lo state chiedendo, è attualmente in atto una corsa agli armamenti: aerei di sesta generazione, armi a energia diretta, la nuova generazione di carri armati, la robotica, la cyberwar.

Che lezione possiamo trarre dagli ultimi 200 anni di guerre? Che la tecnologia – ammesso che ci sia la volontà di combattere – è essenziale. Se la differenza qualitativa è tenue non è sufficiente per compensare una netta inferiorità numerica come è successo ai tedeschi sul fronte orientale durante WWII. Ma se il divario tecnologico assomma a decenni non è più un conflitto, ma un’esecuzione. E se arriviamo ai secoli o ai millenni è una farsa più che una guerra.

Una guerra contro gli alieni può essere una condizione necessaria per l’unificazione politica dell’umanità ma all’atto pratico potrebbre essere l’ultimo atto nella storia umana. Dovremmo trovare, infatti, degli alieni che possiedono il nostro stesso livello tecnologico per poter vincere o pareggiare la guerra. Né si può sperare nei conflitti asimmetrici e nella guerriglia perché gli alieni non hanno bisogno di mettere il tentacolo sul suolo e possono semplicemente dedicarsi al bombardamento orbitale (come i Goa’uld di Stargate).


—- La variabile tecnologica, ancora —-

Insomma, quanto basta per sostenere che nel dubbio è meglio non trovare gli alieni… ma loro potrebbero trovare noi. E se anche fosse? Fin qui abbiamo analizzato la prospettiva tecnologica da un punto di vista militare ma rimane quello dal punto visto… spaziale. È possibile viaggiare fra le stelle e creare entità politiche interstellari? Al riguardo abbiamo due possibili metodi di viaggio:

  • FTL – faster than light: si aggira il limite della velocità della luce deformando lo spazio-tempo;
  • sub luce;

Tutto quello che è stato fin qui descritto è plausibile solo in uno scenario dove la propulsione FTL è realtà. Senza un sistema propulsivo del genere  i tempi di percorrenza si dilatano a decenni per le stelle più vicine e migliaia di anni, anche decine o centinaia di migliaia di anni, per quelle più lontane.

Immaginiamo che ci sia una civiltà a noi ostile a mille anni luce di distanza, neanche tanto lontana. E per i soliti motivi culturali non stiamo loro simpatici. E quindi? A parte mandarci emoticon insultanti cosa potrebbero mai farci? Sono confinati nel loro sistema solare esattamente quanto noi. Anche con i metodi propulsivi più veloci in grado di accelerare a una velocità prossima a quella della luce e poi decelerare a velocità di inserimento orbitale, ci vorebbero comunque migliaia di anni prima di raggiungere la Terra. Salvo poi scoprire, magari, che passati migliaia di anni ora il livello tecnologico di cui dispongono sulla flotta è inferiore a quello umano.

Si potrebbe ipotizzare l’invio di sonde in grado di replicarsi in modo da costruire la flotta d’invasione all’interno del Sistema Solare ma i problemi rimangono a cui aggiungere la funzionalità di sonde che sono rimaste in viaggio per migliaia di anni (e per questo ne mandi più d’una, in caso di distruzione accidentale. Il cosmo è un posto pericoloso). Ma così la guerra fra specie senzienti assomiglia più a una partita di scacchi che non a quella a cui la fantascienza ci ha abituati.

Sul versante opposto, alieni o meno, l’esistenza e la fattibilità della tecnologia FTL impatta anche sulla futura espansione nel cosmo dell’umanità. Qual è il senso di colonizzare altri mondi? Mandare milioni di persone su altri corpi celesti – ibernati? È una cosa che si può fare dal punto di vista tecnico? – si scontra da un lato dal pericolo di viaggiare per secoli nello spazio. Dall’altro lato con l’assenza di ragioni per farlo – la popolazione umana si stabilizzerà in questo secolo per poi declinare come è successo nel Primo Mondo e nel Secondo – e di vantaggi. Puoi anche mandare milioni di persone su altri pianeti ma da quei pianeti non puoi mandare niente sulla Terra. Non si potrebbe formare un commercio interstellare per via di evidenti limiti tecnologici. E, allora, come potrebbe formarsi un senso di unità politica con pianeti separati da centinaia di anni luce? Senza considerare la proposta di mandare sonde automatiche con embrioni o materiale genetico per produrre in loco gli umani. In pratica persone che non hanno mai visto né la Terra né un umano adulto. Perché dovrebbero sentirsi legati a persone che non hanno mai incontrato?

Ma anche con la tecnologia FTL-  non necessarimente via astronavi, anche via stargate: puoi costruitre i wormhole ma di piccole dimensioni, passano le persone ma non le astronavi lunghe km – rimane il problema di costruire una senso di appartenenza comune per una civiltà interstellare. Commerciare e condividere le tecnologie sono una cosa, ma un’unione politica è ben di più (qualcuno ha detto UE?). Ma una cosa che si può facilmente notare nella storia umana è la variabilità culturale sia in termini geografici sia in termini storici. La cultura cambia, anche all’interno della stessa collettività, generazione dopo generazione. Non diversamente dalla biologia che è in continuo mutamento, anche le espressioni culturali seguono la stessa logica.

L’unico modo per mantenere l’unità politica al netto del razzismo – umani vs non umani – e guerre interstellari – ma ci vuole culo a trovare la specie giusta – è una struttura imperiale con tutti i crismi del caso (gruppo etnico dominante sugli altri, missione imperiale) salvo poi scoprire che stellare o meno che sia tutti gli imperi crollano per via delle proprie deficienze strutturali. Moltiplicate in questo caso dalla distanza e dalla deriva culturale che l’isolamento stellare può garantire.

Morale della storia? Se volete l’unità dell’umanità si deve puntare sul razzismo o su ideologie imperiali (destinate al fallimento). In alternativa avremo, nello scenario dell’espansione stellare, tanti pianeti omogenei dal punto di vista culturale. In pratica.. dei Pianeti-Nazione. O nel caso di forti limiti tecnologici rimarremo tutti nel Sistema Solare con l’esplorazione limitata alle stelle più vicine. E in base al principio della mediocrità della Terra potremmo concludere che anche gli umani sono mediocri. E perché, allora, gli alieni dovrebbero essere diversi da noi? Perché partiamo sempre dal presupposto che gli alieni siano unificati politicamente e non divisi politicamente e culturalmente?


[1] Cfr. http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s10.xhtml

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 15 agosto 2021 da in Sci-fi con tag , , .
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