Charly's blog

US Census 2020: la trappola di Tucidide… demografica?

Sarà che l’essere cresciuto negli anni ’90 mi rende ormai più prossimo alla mezza età che all’essere un teenager, ma ai miei tempi si insegnava che le razze non esistevano. Immagino come funzioni negli USA visto che nel censimento si indica anche la razza di appartenenza [1]:

Race The Census Bureau collects race data according to U.S. Office of Management and Budget guidelines, and these data are based on self-identification. People may choose to report more than one race group. People of any race may be of any ethnic origin

Salvo poi aggiungere, si spera, che le razze non esistono e siamo tutti Homo sapiens…


—- La demografia a stelle e strisce —-

Uno dei fattori più importanti che concorrono a formare il livello di potenza di un attore politico (clan, polis, Stato, impero) è quello umano sia in termini qualitativi (istruzione, mentalità, predisposizione alla ferocia, capacità di analisi) che quantitativi (quanti e quanto giovani). Una demografia positiva non è una condizione sufficiente per essere una grande potenzaal riguardo l’illusione asiatica è sempre potentema è sicuramente necessaria. Una popolazione anziana non avrà la stessa disponibilità all’uso della violenza nell’agone internazionale e immagino che – al netto dell’elettore del PD – sia ormai evidente ai più che a distinguere il potente dal sottomesso sia la forza (militare, economica, scientifica ma anche il soft power, l’influenza culturale) e non di certo concezioni senza capo né coda tipo il “diritto internazionale”.

Gli imperi, essendo gli attori politici più potenti, non sono un’eccezione e la dimensione demografica assume una particolare rilevanza in due dimensioni:

  • ogni impero vede il predominio di un gruppo etnico/culturale sugli altri;
  • gli imperi hanno bisogno di una popolazione feroce e giovane per mantenere il proprio status lottando contro i rivali;

Ogni impero è strutturalmente instabile proprio per il vizio d’origine di nascere da un atto di conquista. Come si viene a creare il rapporto, quindi, fra i conquistatori e i conquistati? Un primo approccio è quello coloniale con la netta distinzione fra dominati e dominatori, un rapporto di sfruttamento economico. Ma così facendo la vita dell’impero sarà breve e turbolenta per le ripetute ribellioni delle popolazioni soggette. In più si arriverà al punto che ogni conquista sarà un costo e non un profitto perché si dovrà usare la forza per mantenere le conquiste al punto di arrivare a spendere di più nell’apparato repressivo che a guadagnare nello sfruttamento materiale/umano.

La strada alternativa è quella di assimilare chi è disposto a farsi assimilare in cambio di posizioni di potere all’interno della struttura imperiale in modo da mantenere la popolazione giovane e feroce. A cui aggungere poi l’investimento del centro nelle periferie o persino il sacrificio economico del nucleo d’origine per assicurarsi che le periferie abbiano tutto l’interesse a rimanere sotto il controllo imperiale. Così facendo gli imperi possono esistere per secoli, l’Impero Romano ne è l’esempio più evidente, ma il destino ultimo degli imperi rimane anche in questo caso. Il centro si sacrifica per la periferia e si viene a creare uno squilibrio che alla fine porta al collasso: se si riaggiusta il tiro a favore del centro la periferia non vedrà alcun motivo di rimanere sotto il controllo dello straniero, se si persiste nell’arricchire le periferie il centro si chiederà per quale motivo tenersi l’impero (ammesso che possa ancora permetterselo).

Tutti gli imperi, allora, sono destinati a frantumarsi su base etnica e possiamo assistere al fenomeno in diretta: sia la Spagna sia il Regno Unito sono alle prese con la fase terminale della loro parabola imperiale, con i Castigliani alle prese con Catalani e Baschi, gli Inglesi con Irlandesi e Scozzesi. Anche due dei tre grandi imperi attuali, la Russia e la Cina, corrono il rischio di frantumarsi su base etnica. La Russia nella precedente incarnazione dell’URSS ha già perso i Baltici, l’Ucraina, il Caucaso e l’Asia Centrale tornando ai tempi di Pietro il Grande. La Cina teme la perdita dello Xinjiang e, soprattutto, del Tibet essendo quest’ultimo essenziale per l’idrografia del paese.

E gli USA? Il discorso qui si complica. Gli USA sono un caso imperiale da manuale: apertura verso i flussi migratori, meccanismo di assimilazione culturale “melting polt”, suicidio economico con un rapporto asimettrico fra centro e periferia che favorisce i popoli sottomessi e persino i rivali strategici ma che allo stesso tempo impone loro il finanziamento dell’impero (sono gli USA che tengono per le palle la Cina con il debito, non il contrario), malessere economico e “Gracco moment”. Ma essendo un paese fondato sull’immigrazione e avendo effettuato un genocidio della popolazione nativa, negli USA non ci sono le stesse linee di frattura etnico/culturale come in Russia, Cina, Spagna o Regno Unito. O, meglio, non ci sono ancora ma potrebbero emergere proprio per via dei flussi migratori. L’abbiamo visto a più riprese che gli imperi sono roba complicata, no?

Morale della favola? Se volete creare un attore politico lasciate stare gli imperi e puntate sugli Stati-Nazione. Saranno anche meno potenti dell’impero di turno ma basta aspettare: prima o poi l’impero scade tipo lo yogurt, la Nazione no.


—- La demografia americana —-

Un utile strumento per comprendere le peculiarità della demografia USA è il censimento che in data odierna registra [2]:

The White population remained the largest race or ethnicity group in the United States, with 204.3 million people identifying as White alone. Overall, 235.4 million people reported White alone or in combination with another group. However, the White alone population decreased by 8.6% since 2010.

In 2020, the Black or African American alone population (41.1 million) accounted for 12.4% of all people living in the United States, compared with 38.9 million and 12.6% in 2010.

The Two or More Races population (also referred to as the Multiracial population) has changed considerably since 2010. The Multiracial population was measured at 9 million people in 2010 and is now 33.8 million people in 2020, a 276% increase.

Approximately 19.9 million people (6% of all respondents) identified as Asian alone in 2020, up from 14.7 million people (4.8%) in 2010. The Asian alone population grew by 35.5% between 2010 and 2020. In comparison, the Asian in combination population grew by 55.5%.

The Hispanic or Latino population, which includes people of any race, was 62.1 million in 2020. The Hispanic or Latino population grew 23%, while the population that was not of Hispanic or Latino origin grew 4.3% since 2010.

The largest Multiracial combinations in 2020 were White and Some Other Race (19.3 million), White and American Indian and Alaska Native (4 million), White and Black or African American (3.1 million), White and Asian (2.7 million), and Black or African American and Some Other Race (1 million).

Degni di nota sono i dati dei più giovani che riflettono il futuro del paese:

Among children, the White alone population changed from 65.3% to 53%; the Black or African American alone population changed from 14.6% to 13.9%.

The percentages increased for children in all other groups, especially the Some Other Race alone (8.7% in 2010; 10.9% in 2020) and Multiracial (5.6% in 2010; 15.1% in 2020) populations.

The percentages also increased for Hispanic or Latino children from 2010 to 2020 (23.1% to 25.7%).

I bianchi e i neri sono in calo demografico o assoluto (i primi) o relativo (i secondi).

E qui iniziano i problemi.


—- La linea di faglia meridionale: i Latinos —-

Abbiamo detto che gli imperi possono essere sezionati su base etnico/culturale, basta seguire la storia e le conquiste del gruppo etnico/culturale dominante. Negli USA però si è proceduti con lo sterminio dei nativi e l’assimilazione degli immigrati nell’etichetta “bianchi” mettendo all’interno di tutto: anglosassoni, celtici, germanici, mediterranei, slavi, mediorientali. Il risultato:

Niente linee etniche in questo casto. Abbiamo poi gli Afroamericani:

Che possono essere distinti dagli altri ma la loro demografia non è esuberante né possiedono potere politico/economico o un’alterità culturale netta. Mi spiace ma con il rap o il basket non ci costruisci uno Stato.

I Latinos, invece:

Possiedono un’alterità culturale – lingua, religione, cultura – e Stati vicini che possono intestarsi un’eventuale lotta per l’indipendenza. Non a caso da un punto di vista geopolitico il Nord America include il Messico perché pone una minaccia esistenziale verso gli USA o per via del rischio di secessione etnica dalle parti del Texas e della California o perché un’ascesa del Messico minerebbe lo status di Washington di un’unica potenza del Nord America pregiudicandone la proiezione globale. E in virtù del motto di questo blog – ciò che sarà è già stato – sapete come gli Americani hanno preso il Texas al Messico? Grazie ai flussi migratori.


—- Quid est “race”? —-

Visto che le razze in termini biologici non esistono, rimane la dimensione culturale… che vuole dire tutto e vuol dire niente. Il concetto di race, infatti, nel migliore dei casi è quantomeno approsimativo [3]:

The racial categories included in the census questionnaire generally reflect a social definition of race recognized in this country and not an attempt to define race biologically, anthropologically, or genetically. In addition, it is recognized that the categories of the race item include racial and national origin or sociocultural groups. People may choose to report more than one race to indicate their racial mixture, such as “American Indian” and “White.” People who identify their origin as Hispanic, Latino, or Spanish may be of any race.

La tassonomia non aiuta:

White – A person having origins in any of the original peoples of Europe, the Middle East, or North Africa.

Black or African American – A person having origins in any of the Black racial groups of Africa.

American Indian or Alaska Native – A person having origins in any of the original peoples of North and South America (including Central America) and who maintains tribal affiliation or community attachment.

Asian – A person having origins in any of the original peoples of the Far East, Southeast Asia, or the Indian subcontinent including, for example, Cambodia, China, India, Japan, Korea, Malaysia, Pakistan, the Philippine Islands, Thailand, and Vietnam.

Native Hawaiian or Other Pacific Islander – A person having origins in any of the original peoples of Hawaii, Guam, Samoa, or other Pacific Islands.

E sopresa: i Nord Africani e i Mediorientali sono, pensa te, bianchi. E il Medio Oriente, pare, non è Asian. Il fatto che l’Iraq sia alla stessa latitudine dell’Italia o della Spagna aiuta, immagino [4].

Ma alla fine essendo una dimensione prettamente culturale a contare è l’autoidentificazione e possiamo trovare Mediorientali o Nord Africani spacciarsi per “Person of color” anche se tecnicamente sono “white” o indistinguibili rispetto a italiani, portoghesi, spagnoli. Ma si badi bene che il contrario non vale, se sei “white” bianco rimani anche se magari sei Calabrese e più scuro di un Libanese o ti identifichi “black”. E se sei Valeria Mazza una latina rimani anche se sembri teutonica. Che volete, il razzismo non è una scienza esatta ma una cosa è certa: basta sentirsi maschio o femmina per esserlo con buona pace della biologia, ma non puoi essere la “race” che vuoi nonostante i tentativi in tal senso. Tipo questo [5]:

La vita, si sa, è ingiusta.


—- La trappola di Tucidide… demografica? —-

Avete mai sentito parlare della trappola di Tucidide? Il fenomeno prende il nome da un passaggio della Guerra del Pelopponeso dello storico greco dove si argomentava che la causa profonda del conflitto forse il timore spartano per l’ascesa di Atene. Da lì l’americano Graham Allison ha teorizzato che quando una potenza emergente minaccia l’egemone la guerra è quasi inevitabile. La storia contemporanea con i due conflitti mondiali, in effetti, sembrano confermare il rischio.

Di solito la trappola di Tucidide si applica agli attori politici all’interno dell’agone internazionale. Ma se si provasse ad applicarla all’interno di una collettività? Il potere all’interno di un società non è né diffuso né equamente distribuito fra i vari gruppi. Di solito si viene a creare un agone nel quale vari gruppi – di varia estrazione, differenti mezzi e più disparati scopi – competono per ottenere il potere, la capacità di imporre la propria volontà. La politica, d’altronde, è stata inventata proprio per gestire il conflitto sociale altrimenti non avrebbe ragione d’esistere.

La narrativa dominante del 20esimo secolo è stata quella di stampo marxista che vedeva nella classe il discrimine e il motore del cambiamento sociale: da un lato la classe dei Borghesi/Padroni/Pochi che detengono il potere economico e relative emanazioni ideologiche con annessa la falsa coscienza, dall’altro lato i proletari/servi/molti. Se vi sembra una narrazione semplicista da romanzo fantasy, beh, lo è. La classe è semplicemente una posizione all’interno del sistema economico e nulla più al punto che ci si è dovuti inventare la distinzione classe in sé/classe per sé per ovviare al piccolo dettaglio che l’appartenenza di classe lascia molte persone indifferenti a differenza di altri elementi di matrice culturale (dal ceto alle religioni). Né d’altronde il materialismo storico ha dovuto esimersi dall’invenzione della falsa coscienza per spiegare i suoi fallimenti e le profezie sballate (non sbaglio io, siete voi a essere ingannati dai kattivoni borghesi).

Se il marxismo è bello che andato al netto di qualche reduce e di qualche giovanotto dalle scarse letture, ahinoi, la forma mentis marxista è rimasta. Basta sostituire “classe” con “race”: abbiamo una posizione all’interno della società che è ascritta, immodificabile – dato che, chi sa perché, si può cambiare il sesso in base all’autoidentificazione ma non l’appartenenza razziale… se sei “white”. Sei sei Mediorientale, ehi, sei una “person of color” – e determina le posizioni politiche. Il conflitto di classe, quindi, viene rimpiazzato dal conflito razziale con i “white” che prendono il posto dei borghesi e le “person of color” quello dei proletari. Per non farsi mancare nulla si argomenta a favore della social justice non diversamente di quanto si faceva un tempo nella lotta di classe. Tanto per andare sul sicuro basta aggiungere minoranze vere (LGBT) o presunte (donne).

Esattamente come per il marxismo, anche questo marxismo 2.0 conserva gli stessi difetti teorici. È una narrazione troppo semplicista perché non tiene conto della dimensione valoriale che trascende la classe o la “race” – “Latinos por Trump” per dirne una – né si avvede che l’elemento “race” non è sufficiente a spiegare le traiettorie di vita delle persone. La storiella del razzismo sistematico è tanto bella ma non spiega perché gli Asian Americans siano il gruppo razziale di maggior successo [6]:

Né si preoccupa di spiegare perché è razzismo se la maggior parte dei docenti universitari sono “white” ma non lo è se la maggiore parte dei giocatori NBA sono “black”. Né si rende conto che all’interno dello stesso gruppo razziale troviamo di tutto e di più e molti “white” sono tutto fuorché privilegiati o potenti. E persino fra i “white” troviamo il pregiudizio verso determinate nazionalità (italiani, irlandesi).

Teoria approsimativa per teoria approsimativa è meglio far affidamento su quella di classe perché sepppur sconclusionata almeno eviti di crearti nemici per il semplice colore della pelle. A forza di gridare “uomo bianko!!1!” si finisce nel dettare le regole del gioco politico su base razziale. E nelle democrazie non vincono le minoranze fino a prova contraria mentre, di solito, sono le minoranze che finiscono vittima di genocidi e pulizie etniche. Non a caso i marxisti erano abbastanza furbi da mettere l’accento sui Molti contro i Pochi.

Ma come si è detto a più riprese su questi pixels, se le persone considerano vero qualcosa anche se quel qualcosa vero non è, ci saranno delle conseguenze reali. Nel caso americano i trend demografici che vedono il declino dei “white” sono pericolosi se la politica viene impostata su base identitaria/razziale. Considerato che fino a pochi decenni fa gli USA erano una nazione “white” all’80% o giù di lì è normale vedere che il potere politico/culturale/economico sia nelle mani dei WASP e non delle minoranze. Il che, mei piccoli marxisti nell’animo, non vuol dire che tutti i “white” siano potenti – privilegiati, come dicono i nostri eroi – ma che semplicemente quasi tutti i potenti erano “white”. Impostando il discorso su basi razziali, abbiamo un egemone razziale in declino e una potenza simil razziale (le minoranze sono più razze) in ascesa. In pratica abbiamo una situazione da trappola di Tucidide, non trovate? Con tanto di tensioni in tal senso, dalle proteste violente del BLM all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Gli USA in quanto impero ha bisogno della missione imperiale pena la frantumazione su base razziale e la perdita di parte del proprio territorio. Se non fosse un impero gli USA rischierebbero di durare poco come Stato. E se fossi un nemico degli USA farei leva su questo elemento per causarne il collasso o l’introversione, non diversamente dagli USA che cercano di fare lo stesso con le rivoluzioni colorate.

Essendo una mera lotta per il potere possiamo vedere perché i “white” Nordafricani o Mediorientali possono spacciare per “person of color” ma non è possibile fare il contrario. La politica si basa su piccoli gruppi organizzati – la legge ferrea delle oligarchie o l’avanguardua rivoluzionaria se preferite – che punta al potere per imporre la propria agenda politica. Se si impone il frame “White=evil” ci si deve assicurare di incatenare l’avversario al colore della pelle per danneggiarne la postura nell’agone politico. E allo stesso tempo si deve permettere ai propri di svincolarsi dal colore della pelle in modo di ottenere il privilegio che l’essere di “color” è in grado di garantire nel nuovo ordine sociale via “giustizia sociale”. Il mondo dei media americano ne è una lampante dimostrazione con la fulminea ascesa di persone senza arte né parte dovuta alla forma dei genitali o ai gusti sessuali che sono riusciti nell’unica impresa di far coniare il motto “get woke go broke”.

Insomma, ordinaria amministrazione per la lotta per il potere che, notoriamente, non è un pranzo di gala. Peccato solo che promuovere il razzismo in nome dell’antirazzismo porterà solo a un conflitto politico imperniato sulla razza esacerbato dai trend demografici (“white” anziani vs giovani “of color”) e dai flussi migratori. Il cui esito finale è reso incerto dalla tecnologia (le forze armate si stanno spostando verso la robotica e si può sempre pensare ad armi biologiche per specifici gruppi etnici). E solo perchè qualcuno senza arte né parte voleva il potere senza averne le capacità. Ma dietro ai grandi ideali si trovano sempre motivazioni meschine


[1] Cfr. https://www.census.gov/topics/population/race.html

[2] Cfr. https://www.census.gov/newsroom/press-releases/2021/population-changes-nations-diversity.html

[3] Cfr. https://www.census.gov/topics/population/race/about.html

[4] Cfr. https://www.wallpaperflare.com/planet-earth-the-world-space-blue-planet-wallpaper-goxms

[5] Cfr. https://news.sky.com/story/oli-london-british-influencer-defends-identifying-as-korean-after-surgery-to-look-like-bts-star-12344765

[6] Cfr. https://www.statista.com/statistics/233324/median-household-income-in-the-united-states-by-race-or-ethnic-group/

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Questa voce è stata pubblicata il 24 agosto 2021 da in politica con tag , , , , , , , .
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