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Più democrazia? Sicuri, sicuri? (prima parte)

Se negli ultimi tempi a dominare il dibattito pubblico sono stati i fautori dell’epistocrazia – la forma di governo dove il voto è subordinato alla conoscenza degli argomenti del dibattito pubblico perché, tanto, gli ignoranti sono sempre gli altri – occasionalmente dalle paludi della sinistra radicale spuntano i fautori del “più democrazia!1!”. Nulla di nuovo, in realtà, visto che sono i nipotini delle democrazie popolari di stampo comuniste (quelle che irridevano le false “democrazie borghesi” dall’alto della dittatura del partito unico e dei gulag). Non diversamente dai loro predecessori, i nostri eroi argomentano che non viviamo in vere democrazie, che il “popolo” non comanda e che bisogna instaurare delle “vere democrazie”. Come, vi chiedete? Ah, saperlo. Ma di solito i piùdemocrazisti non hanno neppure una tessera di partito e occasionalmente si prestano a qualche movimento che si esaurisce nell’arco di qualche mese o sono solo un culo in cerca di poltrona.

Ma analizziamo comunque le implicazioni pratiche della curiosa idea di aumentare il tasso di democraticità nel paese.


—- Democrazia, cosa è —-

Come di consueto partiamo dai fondamentali definendo l’oggetto della trattazione. In effetti molti teorici del “più democrazia!!1!” sono terribilmente vaghi e imprecisi vuoi per ignoranza vuoi per malafede. Dunque, cos’è la democrazia? A prima vista dare una definizione univoca di democrazia sembrerebbe essere piuttosto problematico per via dei molteplici aspetti e delle più disparate forme che questa forma di Governo ha assunto nel corso del tempo e non manca chi sia, persino, convinto che la democrazia non esista e che sia soltanto una finzione giuridica. Ma per uscire da questo ginepraio di studi e definizioni è possibile seguire la strada già percorsa da Norberto Bobbio e da altri: evidenziare la logica del  percorso comune a tutti i modelli di democrazia finora sperimentati.

Partiamo dalle basi: prima di tutto la democrazia è una forma di governo. Si impone, quindi, una precisazione: cosa s’intende per  forma di governo?  Il governo è generalmente inteso come quella compagine di uomini e donne che, a tutti i livelli di un sistema politico, ha ottenuto il potere di scegliere, di decidere e di far attuare le politiche pubbliche (definizione del dizionario di politica alla mano). Non è un caso se abbiamo scelto proprio le regole e le procedure come elementi in grado di caratterizzare la democrazia: un insieme di regole (primarie o fondamentali) che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure. Si presti una particolare attenzione: conta il chi e il come non il che cosa. Quest’ultimo riguarda le decisioni e le scelte prese dalla politica ma, ovviamente, ogni singola forma di governo deve esprimersi a riguardo. Governi differenti fra loro per struttura possono prendere la stessa decisione, governi simili no.

Per che cosa si contraddistingue, allora, la democrazia dalle altre forme di governo? Spesso si cerca di capirlo partendo dal nome. Democrazia è un termine composto da due parole di origine greca: demos e kratos, tradotti (usualmente) rispettivamente popolo e potere. Il termine democrazia indicherebbe, quindi, una forma di governo caratterizzata dal potere del popolo. Il problema che si pone è che questa definizione è estremamente oscura. Chi è il popolo? Chi ne fa parte e perché? Per via di questi punti oscuri ci si rende facilmente conto che la via del significato letterale solleva solo domande senza fornire risposte.

Proviamo, allora, a percorre un’altra strada, parallela a quella più frequentata. Per il filologo Luciano Canfora la tradizione usuale del termine democrazia è inesatta. Non si tratterebbe di un non meglio precisato governo del popolo, bensì sarebbe l’atto amministrativo che si qualifica non rispetto a pochi ma rispetto alla maggioranza. Sembra un particolare di poco conto, ma in realtà è di enorme importanza. All’epoca in cui la democrazia mosse i primi passi, nell’Atene del 5° secolo, vi erano altre forme di governo, più antiche o coeve. L’unica vera differenza che si possa rilevare fra le democrazie e le altre forme di Governo è nel numero delle persone partecipanti al potere politico. Seguendo Aristotele, le forme di governo possono essere così suddivise:

– il governo di uno, la monarchia;

– il governo dei pochi, l’aristocrazia;

– il governo dei molti, la democrazia;

Il numero non è una semplice questione logistica ma porta con sé un’innovazione socio-politica di fondamentale importanza. Eccezion fatta per la democrazia, le altre forme di governo erano basate su una nettissima divisione fra i governanti e i governati. La democrazia, tuttavia, rivoluzionò la politica dell’epoca: fra i governanti e i governati non vi era una differenza dovuta dalla nascita e non esisteva una barriera fra i primi e i secondi. Ne consegue che il tratto fondamentale della democrazia sia l’instaurazione dell’uguaglianza formale di ogni individuo sia dinnanzi alla legge sia per quanto riguarda la dimensione politica. Se si vuole, dunque, trovare una definizione della democrazia si deve fare leva su questi due elementi: l’eguaglianza formale davanti alla legge e il pari godimento dei diritti politici, essere votati e votare, fino a instaurare un’equivalenza fra governanti e governati.


—- La democrazia e il test dell’isola —-

È facile rendersi conto della difficoltà che solleva l’identificare il tipo ideale della democrazia con l’equivalenza fra governanti e governati ma è difficile fare diversamente. Il confronto fra la democrazia e l’aristocrazia può facilmente dirimere la questione. Quest’ultima forma di governo può tranquillamente adottare tutte le caratteristiche che solitamente si associano alla democrazia: dal parlamento ai partiti, dalle elezioni all’uguaglianza politica… se limitata a poche persone. E, allora, perché mai rimane aristocrazia e non diviene democrazia? Proprio per la mancata equivalenza fra governanti e governanti: parlamento o no, votazioni o no, elezioni o no, si tratta sempre di governo dei pochi sui molti.

Anche il definire la democrazia come una poliarchia non è sufficiente. In un regime aristocratico vi possono tranquillamente essere più poli di potere in competizione tra loro. La poliarchia è un’ottima descrizione delle democrazie contemporanee ma la si potrebbe applicare anche per le aristocrazie. Lo stesso si può dire se si considera la democrazia come una forma di governo caratterizzata dalla selezione e dal ricambio delle élite politiche visto che il meccanismo può essere applicato, di nuovo, anche all’aristocrazia.

Per rendere meglio l’idea si può sempre applicare quello che chiamo “il test dell’isola”. Immaginiamo che un aereo di linea precipiti su un’isola deserta e che i superstiti debbano darsi una forma di governo. Al riguardo abbiamo sempre la suddivisione aristotelica:

  • Solo una persona al comando;
  • Comandano in pochi;
  • Tutte le persone presenti possono dire la propria su tematiche di interesse pubblico;

Solo la terza tipologia di governo può essere definita democratica, no?

Ricapitolando: la democrazia è una forma di governo che prevede l’uguaglianza fra governati e governanti, sia per quanto riguarda il diritto e la legge sia per quanto riguarda il godimento dei diritti politici, e la possibilità di partecipare, in linea teorica, per ogni individuo dotato di determinate abilità, in genere la maggiore età e il pieno possesso delle capacità cognitive, alla formulazione delle decisioni politiche. Un’idea semplicemente rivoluzionaria: all’interno di un gruppo ogni componente gode dell’uguaglianza dinnanzi alla legge e ognuno può partecipare alla formulazione delle decisioni politiche in condizioni di uguaglianza dato che il voto di ognuno vale come quello dell’altro.

La celebre orazione funebre di Pericle, come riportata da Tucidide, evidenzia chiaramente questo aspetto della democrazia (Tucidide, La guerra del Pelopponeso, 2.36):

La nostra costituzione non calca l’orma di leggi straniere. Noi piuttosto siamo d’esempio agli altri senza imitarli. Il suo nome è democrazia, perché affidiamo la città non a un’oligarchia, ma a una più vasta cerchia di cittadini; ma in realtà le sue leggi danno a tutti indistintamente i medesimi diritti nella vita privata; e per quanto riguarda gli onori, ognuno viene prescelto secondo la fama che gode, non per l’appartenere all’uno o all’altro partito a preferenza del valore. Né avviene che la povertà offuschi il prestigio e arresti la carriera di chi può rendere buoni servigi alla città.

Al netto di tante analisi politiche, le parole di Pericle tratteggiano perfettamente che cos’è una democrazia e come funzioni. E perché la si dovrebbe proteggere.


—- E l’oggi: le liberaldemocrazie —-

Di solito si considerano la democrazia e la repubblica come sinonimi ma gli stessi Romani evidenziavano le differenze: il sistema repubblicano è un sistema misto che presenta tratti presi da tutte le altre forme di governo (la monarchia con i Consoli, l’oligarchia con il Senato, la democrazia con i Comitia) in modo da bilanciare e controllare i vari meccanismi istituzionali. In effetti per millenni la democrazia è stata considerata un fallimento alla luce della non proprio esaltante esperienza ateniese. Per la cronaca noi viviamo in repubbliche e non in democrazie. Anche se in Italia, come al solito, si è voluto dare un colpo alla botte e uno al cerchio. Ecco l’articolo 1 della Costituzione [1]:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Ed ecco l’articolo 129 [2]:

La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Qui il democratico se lo sono scordato…

Abbiamo la democrazia, abbiamo la repubblica, rimane il liberalismo il cui focus è nella tutela dell’individuo e nella riduzione del potere e dell’invadenza statale. Che in termini pratici si declina in:

  • costituzionalismo;
  • divisione dei poteri e reciproco controllo;
  • separazione netta fra apparato burocratico e amministrazione politica in carica;
  • pluralismo politico e multipartitismo;
  • elezioni periodiche;

Tutti questi elementi non sono affatto necessari in un sistema democratico. Una piccola comunità può tranquillamente organizzarsi in un’assemblea e dirimere le controversie politiche senza far ricorso all’ingegneria costituzionale.

L’adozione di questo armamentario costituzionale è in parte dettato da esigenze logistiche e con l’aumentare della scala la democrazia deve lasciare la dimensione della partecipazione diretta passando a quella rappresentativa con il relativo corollario di politici e partiti politici. Ma anche così l’uguaglianza fra governati e governanti non viene meno. I partiti politici donano voce e rappresentanza politica ai diversi gruppi organizzati presenti nella società senza disperdere le istanze in molteplici vie senza possibilità di essere ascoltate nel processo politico. E ancor più importante, il gioco parlamentare permette anche la mediazione fra interessi contrapposti. Oltre alla strutturazione delle istanze politiche, i partiti politici selezionano il ceto dirigente e offrono una struttura tecnica e burocratica per rendere pratiche le istanze politiche sollevate.

Così facendo, poi, si ottiene il risultato che la conoscenza necessaria richiesta nell’elettorato sia molto inferiore a quanto in genere si pensi:

  • il potere politico non è assoluto essendo limitato dalla natura istituzionale dello Stato e dalle elezioni;
  • le istanze politiche vengono filtrate sia dalle burocrazie dei partiti sia dal gioco parlamentare, soprattutto nelle Commissioni parlamentari;
  • l’apparato amministrativo a sua volte riduce il peso della politica limitandone l’impeto e dando corpo alle sue istanze;

Vedremo meglio l’aspetto organizzativo in futuro ma voglio evidenziare un aspetto in verità assai banale: democrazia e liberalismo non sono sinonimi. Se in un gruppo di 100 persone in 99 votano per la messa a morte della centesima persona abbiamo un fenomeno assolutamente democratico. Ma anche estremamente illiberale. La democrazia presuppone la partecipazione al gioco politico ma non necessariamente mira a garantire le libertà individuali fondamentali.

[… continua]


Approfondimenti:


[1] Cfr. http://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=1

[2] Cfr. http://www.senato.it/1025?sezione=139&articolo_numero_articolo=139

Un commento su “Più democrazia? Sicuri, sicuri? (prima parte)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 settembre 2021 da in politica con tag , , , , .
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