Charly's blog

‘90s did it better – Il decennio liberal (sesta parte)

Gli anni ’90 sono un decennio il cui immaginario collettivo è plasmato e colonizzato dalla televisione grazie a due fattori:

  • la diffusione quasi universale dell’apparecchio televisivo;
  • l’assenza di competizione: il cinema è limitato a un film ogni tanto, internet era poco diffuso e i social media non esistevano;

Non a caso molte puntate de i Simpsons, la più raffinata espressione degli anni ’90, cominciano sul divano davanti al piccolo schermo.

Ma il mondo televisivo non è un campo di gioco equo e la disparità nelle risorse finanziarie e le barriere d’accesso linguistico comportano una posizione dominante da parte di Hollywood e dintorni a discapito della altre industrie cinematografiche. Ci sono alcune eccezioni in determinate nicchie – si pensi agli anime giapponesi o alle telenovelas sudamericane – ma negli anni ’90 la televisione e il cinema erano dominati dalle produzioni americane. La tv inglese era di nicchia, quella italiana e francese in ritirata. Per capire la mentalità dell’epoca, allora, bisogna pensare americano.


—- La dittatura del ceto medio —-

Una caratteristica propria del sistema socio-economico americano è la scarsa o nulla presa del concetto di classe e di lotta di classe. Agli americani di solito piace pensare di essere parte del ceto medio quale che sia il reddito o la posizione professionale. A cui aggiungere altri tratti tipici di una cultura adolescenziale nata da un rivoluzione: l’individualismo, la mancanza di fiducia nei confronti dell’autorità, la necessità di affermarsi. Se negli anni ’80 la cultura americana era bellicosa e pronta allo scontro – i miglior action movie sono da ricercare in quel decennio con poche eccezioni nei sequels degli anni ’90 come Terminator 2 o Arma Letale 3 e 4 – negli anni ’90 gli USA escono vittoriosi dallo scontro contro l’URSS e si pongono come modello politico e socio-economico universale. E così facendo si viene a configurare una vera e propria dittatura del ceto medio con l’eclissarsi delle differenze di classe. L’accento professionale si pone sulle professioni del terziario, sull’high school, il college. Nasce e si diffonde su scala globale il mito della Silicon Valley, dell’inventore geniale che crea nuovi business.

Il fenomeno è particolarmente visibile nelle sitcom. In Friends i sei protagonisti spaziano dal professore all’analista statistico, dallo chef alla cameriera, senza dimenticare quelli di stampo artistico tipo l’aspirante attore. Ma il chef è un lavoro specializzato e Rachel si libera della professione di cameriera abbastanza rapidamente. In The Nanny la tata lavora nella casa di un produttore di Broadway. In Willy, il principe di Bel-Air lo zio Phil è un giudice. In Will&Grace Will è un avvocato mentre Grace è una decoratrice d’interni. Baywatch è dedicata ai bagnini, Beverly Hills 90210 e Melrose Place vedono personaggi che messi insieme producono il Pil della Germania. I più prossimi al proletariato in termini di conto in banca sono i poliziotti di Law&Order, gli agenti federali di The X-Files, i rangers di Walker, Texas Ranger o i medici di ER. Ma non ce li vedo i federali alle prese con le difficoltà di arrivare a fine mese mentre, seppur oberati dai debiti contratti durrante gli anni universitari, i medici hanno una lunga carriera professionale pronta a rimpolpare il loro conto in banca.

Calando l’età del pubblico il quadro non cambia. In Buffy the Vampire Slayer i guai finanziari arrivano solo con l’età adulta, non durante gli anni scolastici. In serie tv come Saved by the Bell e Dawson’s Creek al netto di occasionali storyline dedicate al denaro i redditi medi sono semplicemente impensabili per un italiano.

Negli anni ’90 si sogna la California, le sue spiagge, più raramente New York e le sue luci. Entra nell’immaginario collettivo la tipica casa di periferia americana, quella con giardino, su più piani, una staccionata e il garage per l’auto. Non è una novità assoluta e già gli anni ’50 ne hanno veicolato l’immagine ma all’epoca il mezzo televisivo era molto meno pervasivo ed efficace nell’imporre la sua estetica. Gli anni ‘90 sono il decennio della dittatura del ceto medio, della sua egemonia culturale che oblitera le altre classi e le altre professioni. Non a caso è anche il decennio in cui la sinistra europea deve fare i conti con la propria storia abbandonando le scemenze marxiste… e finendo nell’applicare le stesse riforme economiche dei conservatori. Cosa ti tocca fare per non perdere la poltrona…


—- La riscoperta dei nativi americani e il furore dell’Asia —-

Gli anni ’90 sono anche il decennio liberal, il più complesso tentativo di conciliare il mercato con le istanze di “giustizia sociale” tipiche della sinistra. Ed essendo gli USA un paese edificato sui cimiteri indiani – letteralmente – in quegli anni troviamo la riscoperta della cultura dei nativi americani al di fuori dei soliti topos tipici del cinema western. Il decennio apre con Dances with Wolves, western atipico che vede i nativi americani come assoluti protagonisti e non come semplici bersagli semoventi. Il west è anche l’ambientazione della serie tv Dr. Quinn, Medicine Woman dove si combinano la riscoperta del mondo indiano, le istanze del femminismo, la condanna della schiavitù.

Ma è degno di nota che i nativi americani superano il genere western e approdano nel più vasto mondo della serialità televisiva. E così Walker è in parte nativo americano e gli indiani sono un volto familiare nella serie. In Renegade Bobby Sixkiller è un indiano e i nativi compaiono in episodi di The X-Files e Highlander, persino Star Trek.

I nativi americani non sono gli unici a vivere un momento di gloria in quegli anni. I kung fu movies si sono affermati negli anni ’70, hanno vissuto un momento di riflusso negli anni ’80 – un decennio dove si preferiva il fucile d’assalto ai pugni – e sono tornati di moda durante gli anni ‘90 grazie ad attori quali Van Damme, Steven Seagal. E gli asiatici Jackie Chan, Jet Li, Sammo Hung. Negli anni ’80 la cultura asiatica si riduceva al Giappone, nel decennio successivo la cultura cinese si afferma a prende i suoi spazi.

Degno di nota è l’imbarazzante Dragon: The Bruce Lee Story la cui apologia di Bruce Lee raggiunge toni fantasy degni di una domenica pomeriggio su Italia 1. Per rendere l’idea, il film apre con un giovane Bruce Lee che difende delle ragazze di Hong Kong dalle insidie di alcuni marinai bianchi. A parti invertite, ovviamente, si griderebbe al razzismo e al “the white savior trope”. La pellicola omette, ovviamente, altri aspetti della vita di Lee non proprio edificanti come le presunte scappatelle ai danni della moglie.

Per ironia della sorte, mentre nei cinema le arti marziali tornavano in auge, negli stessi anni l’UFC muoveva i primi passi nel mondo dellla MMA. A differenza di oggi dove gli atleti presentano un bagaglio tecnico molto ampio, all’epoca arti marziali miste voleva dire mettere uno contro l’altro atleti di discipline differenti. E si scoprì, batosta dopo batosta, che i guru e i sifu delle discipline orientali finivano al tappeto con una rapidità sconvolgente (con la lodevole eccezione della Muay thai) al punto che oggi disertano gli eventi MMA con scuse più o meno imbarazzanti. Che volete, parafrasando Bruce Lee, le tavolette di legno non reagiscono ai colpi ma funzionano bene al cinema…


—-Donne&afroamericani —-

Gli anni ’90 sono anni notevoli anche sul versante della “strong&indipendent woman”. Troviamo svariati film e serie tv con il ruolo di protagonista affidato alla femminuccia di turno ma fra tutti sono da evidenziare due personaggi:

  • Xena;
  • Buffy;

Xena nasce come spin-off dalla serie tv dedicata al semidio Hercules ma con il passare delle puntate lo show assume una fisionomia propria particolarmente attenta alle tematiche LGBT. All’epoca la presenza scenica degli alphabet people muoveva i primi passi al di fuori degli stereotipi e il rapporto Xena/Gabrielle travalica il più tradizionale bromance maschile.

Il personaggio di Buffy affonda le sue radici nei romanzi gotici del 19esimo secolo ed è un deliberato rovesciamento dei cliché del cinema horror. Se di solito le biondine sono vittime della minaccia di turno, Buffy pur essendo tutto fuorché fisicamente imponenente passa le puntate a massacrare vampiri, demoni e villains. Ma siamo negli anni ’90 e la serie tocca svariate tematiche tipiche del mondo teenager:

  • la più ovvia è l’equazione high school = inferno;
  • nella serie compaiono molti personaggi femminili dotati di potere e status: Buffy, Darla, Drusilla, Willow, Glorificus;
  • l’omosessualità viene trattata nel rapporto Willow/Tara;
  • la dipendenza da droghe nel metaforone della dipendenza dalla magia di Willow;
  • la tipica fantasia femminile di essere al centro delle attenzioni di due maschioni aitanti nel triangolo Buffy/Angel/Spike;
  • la scoperta della sessualità con il metaforone andare a letto con uno stronzo = Angel che diventa cattivo dopo il sesso;

C’è anche una puntata dedicata al fast food con tanto di demone mangia persone…

Ma Buffy e Xena non sono le uniche donne degne di nota negli anni ’90. Posso citare il ritorno di Sarah Connor nel secondo capitolo della saga Terminator, la paleontologa Ellie Satler di Jurassic Park, Lisa Simpsons, Dana Scully, Trinity di Matrix, Samantha Carter di Stargate SG-1, il capitano Janeway e Sette di Nove di Star Trek Voyager. E la Satler, Scully e la Carter non solo sono strong&indipendent ma presentano anche una formazione scolastica di tipo scientifico e in alcuni casi un background militare (il film G.I. Jane con Demi Moore è del 1997) come nella serie tv JAG. E come non citare le tre streghe di Charmed in lotta perenne contro demoni e stregoni di solito maschietti?

Le femminucce non sono le uniche a crogiolarsi nella gloria di quel magico decennio, anche gli afroamericani hanno avuto la loro parte. Già dominanti in ambito sportivo – sono gli anni di Michael Jordan – e nel mondo della musica, gli afroamericani si affermano anche nel mondo del cinema. Will Smith è l’esempio più lampante ma non l’unico e all’epoca dobbiamo due film di super eroi con protagonista un afroamericano: Spawn del 1997 e Blade del 1998. Nei buddy cop movies, poi, è normale trovare la coppia bianco/nero: Arma Letale, L’ultimo boy scout, L.A. Heat. O nel film Pulp Fiction. In Rush Hour abbiamo un asiatico e un afroamericano così come nella serie tv Martial Law del 1998 (asian/afroamericano, capo donna, più Kelly Hu che male non fa) con tanti saluti a quelli che si lamentano della rappresentazione delle minoranze. Avete mai provato a vedere un film degli anni ’90 o il cast della serie Power Rangers del 1993?


—- L’egemonia liberal —-

Gli anni ’90 sono così dominati dalla mentalità liberal che ne possiamo trovare traccia persino in serie tv apertamente conservatrici. Prendiamo Walker, Texas Ranger la cui fibra conservatrice è evidente nell’enfasi posta sulla responsabilità individuale, la netta distinzione buono/cattivo, il ruolo della religione e della comunità. Eppure nella serie troviamo il duo Walker/Trivette che rientra nel canone bianco/nero dei buddy cop movie. Abbiamo la strong&indipendent woman nel procuratore Alexandra “Alex” Cahill, e la lotta ad honorem contro l’ageism in C.D. Parker, un ranger in pensione. Si aggiungerà al cast anche l’asian american Sidney Cooke. E fra le varie puntate troviamo la lotta contro il razzismo e la xenofobia (con particolar enfasi sugli asian cinesi e giapponesi, in seconda battuta i latinos), la difesa delle donne contro il solito maschio cattivo. In alcune puntate uno spettatore occasionale potrebbe persino non cogliere la dimensione valoriale conservatrice dello show.

Ma a differenza di quanto accade oggi con il woke, l’egemonia liberal anni ’90 era attenta a costruire nuovi mondi narrativi, nuovi personaggi e non a demolire quelli esistenti rimpiazzando i protagonisti maschili con quelli femminili (anche se si devono citare il semiplagio Relic Hunter e l’atroce Queen of Swords). E, soprattutto, la strong&indipendent woman non equivale a umiliare i personaggi maschili, a devirilizzarli, solo per elevare mediocri personaggi femminili. Né si occultava la femminilità dei personaggi come avviene oggi in un disperato tentativo di ottenere autorità scimmiottando i comportamenti maschili. Le donne degli anni ’90 conservavano la loro femminilità pur dimostrando coraggio, forza, senso di sacrificio. Non diversamente da quelle degli anni ’80.

Proprio in questo aspetto risiede la differenza fra la cultura liberal anni ’90 e il woke: i liberal di fine secolo erano impegnati a promuovere determinati aspetti – altre culture, il ruolo della donna, roba LGBT – creando nuovi universi narrativi senza sminuire o distruggere il ruolo maschile e i personaggi già esistenti. Il woke, invece, non è interessato a promuovere ma solo a distruggere, umiliare, bullizzare. Con il risultato di scatenare una reazione – le leggi della dinamica sono un’invenzione dell’uomo bianco, d’altronde – che trascende il semplice scrivere o girare delle porcate e creare dei personaggi femminili che oscillano fra le Mary Sue e l’assoluto nulla narrativo. Il radicalismo di oggi porterà a una reazione culturale conservatrice esattamente come gli anni ’70 hanno generato gli anni ‘80. E in un curioso scivolamento politico, il liberal anni ’90 – come chi scrive – viene ormai percepito come conservatore dai radicali nostrani. 

[… continua]

3 commenti su “‘90s did it better – Il decennio liberal (sesta parte)

  1. Andrea Piccolo
    19 ottobre 2021

    Faccio un commento rapido ed una leccata di culo.

    1) Analisi perfetta, e soprattutto ho apprezzato l´analisi su Buffy, che io ho adorato essendo un nerd. Io sposo l´idea che bisogna creare universi alternativi, e creare nuovi personaggi, non reinventare quelli esistenti e dire che Batman é pansessuale con qualche fantasia kink e che ogni tanto si traveste da Batwoman. Ora, facendo un altra incursione nel mondo nerd, sono abituato a giocare anche ai gdr ed anche qui le logiche woke stanno infettando un mondo in cui letteralmente geek esploravano tutte le sfumature dalle piu´ conservatrici a progressive in totale libertá. Btw, chapeu per il post

    2)Leccata di culo: E´ da un giorno che leggo i tuoi post. Ti vorrei fare un momumento: una luciditá di analisi incredibile. Non sono sempre d´accordo, ma ti riconosco tutte le qualitá del caso

    • Charly
      19 ottobre 2021

      Grazie 😀

      Anche a me piaceva molto Buffy, soprattutto le prime tre stagioni che reputo le migliori. Anche lo spin off Angel non era male.

      In genere trovo i film e le serie tv dell’epoca meglio scritte di quelle attuali, persino i B-movie come quelli di Van Damme avevano un arco narrativo completo!

      • Andrea Piccolo
        19 ottobre 2021

        Oggigiorno, si pensa più all’impatto emotivo basso. Vai al cinema per goderti gli effetti speciali. Avevo visto un video che paragonava Tremors e il star wars recente dando argomenti convincenti per dire che Tremors era estremamente meglio dal punto di vista narrativo.
        Io ho adorato la quinta stagione e la sesta di Buffy, la terza l’ho amata, ma ha la medaglia di bronzo 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 17 ottobre 2021 da in storia con tag , .
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