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Tu Vuò Fa’ L’Americano: Ghali vs Salvini? Il tipico errore della politica italiana

Nuova vibrante polemica nella vita politica italiana [1]:

A scatenare la scintilla sarebbe stato il gol di Tomori durante il derby Milan-Inter (rettificato solo successivamente come autorete dell’interista De Vrij). «Ghali sarebbe saltato in piedi per esultare e quasi immediatamente avrebbe urlato a Salvini (a 5 metri alla sua destra): “Buffone, tu che caz.. esulti? Ha segnato un negro. Un negro come me, come tanti e come tanti di quelli che tu fai morire in mare! Vergognati!». A rivelare l’antefatto dello scontro a distanza tra il rapper di origine tunisina  e il leader della Lega Matteo Salvini, avvenuta allo stadio San Siro domenica scorsa, è Dagospia.  Uno spettatore, seduto dietro a Ghali, avrebbe raccontato che cosa avrebbe detto il cantante: «Non le parole esatte, ma il senso e la sostanza quelli sono».

Dopo Fedez il fronte progressista trova un altro eroe, un milanese dal background familiare tunisino. Senza diploma, per la cronaca [2]. Ma che volete, Gigggino diplomato è un bibitaro, Ghali senza pezzo di carta è un poeta…


—- Il rapper italiano? Ma non è appropriazione culturale? —-

Nell’invettiva di Ghali – che credo si chiami dissing o qualcosa del genere, scusatemi, sono figlio degli anni ‘90 – troviamo un elemento stonato:

Un negro come me

Non notate niente di strano? Lasciamo la parola al Census americano e alla sua curiosa tassonomia razziale [3]:

The U.S. Census Bureau must adhere to the 1997 Office of Management and Budget (OMB) standards on race and ethnicity which guide the Census Bureau in classifying written responses to the race question:

White – A person having origins in any of the original peoples of Europe, the Middle East, or North Africa.

Black or African American – A person having origins in any of the Black racial groups of Africa.

American Indian or Alaska Native – A person having origins in any of the original peoples of North and South America (including Central America) and who maintains tribal affiliation or community attachment.

Asian – A person having origins in any of the original peoples of the Far East, Southeast Asia, or the Indian subcontinent including, for example, Cambodia, China, India, Japan, Korea, Malaysia, Pakistan, the Philippine Islands, Thailand, and Vietnam.

Native Hawaiian or Other Pacific Islander – A person having origins in any of the original peoples of Hawaii, Guam, Samoa, or other Pacific Islands.

E abbiamo detto che Ghali è nato e cresciuto a Milano. Quindi non può essere considerato in alcun modo un “negro”: né per luogo di nascita, né per background familiare. E ci sarebbe poi anche l’aspetto del razzismo magrebino verso l’Africa nera [4]:

The global wave of anti-racism protests sparked by the US police killing of George Floyd has barely touched North Africa, despite everyday discrimination in a region with a long slave-trading history. Black citizens in Algeria, Morocco and Tunisia, as well as migrants from sub-Saharan Africa who come to work, study or try to reach Europe, say they suffer endemic day-to-day racism.

Troppi dettegli per uno con la terza media, lo so. E non è finita qui [5]:

Cultural appropriation refers to the use of objects or elements of a non-dominant culture in a way that doesn’t respect their original meaning, give credit to their source, or reinforces stereotypes or contributes to oppression.

Ghali è un bianco che si spaccia per nero – non è l’unico, il privilegio è sempre allettante – e che si diletta con il rap. Un genere musicale le cui radici si ritrovano nell’Africa nera e il cui successo globale deriva dal mondo culturale USA e dalla sua posizione egemone a livello globale. Potrebbero persino accusarlo di “cultural appropriation”…


—- Tu Vuò Fa’ L’Americano —-

La mentalità italiana è intrisa di un’esterofilia priva di controlli – e di logica: gli italiani sono fra i meno vagabondi d’Europa, tutti cosmopoliti ma poi si vive a 25km da mammà –  perché è nutrita da un incessante autorazzismo: l’Italia è una merda, il paese della pizza-mafia-mandolino, gli italiani sono corrotti, cialtroni, eccetera. Ovviamente nell’Italia antripologicamente inferiore c’è la solita eccezione:

Italiani = tutti – io

Gli italiani sono delle pecore anarchiche, si sa. E l’Italia non è tanto il paese dei più furbi ma quello di chi si crede più intelligente del prossimo. E dove troviamo espressa al suo apice una simile mentalità? Nell’élite del paese che dal 1800 o giù di lì nota sconsolata le magagne del popolo semi-bianco che sono chiamate a governare in un delizioso processo di autoassoluzione.

Da questa sottocultura imperante deriva la tendenza a importare dall’estero idee e politiche… che non possono attecchire nel paese perché aliene al contesto socio-culturale locale. Come non citare il leggendario Berlusconi del 1994 impegnato a portare la rivoluzione liberale in Italia? Se solo non fosse che nel 1994 la spinta propulsiva del duo Thatcher-Reagan era già esaurita da alcuni anni e la loro influenza sarà ancor più sbiadita negli anni duemila quando il Silviosauro era PresdelCons. E come dimenticare Veltroni che giocava a fare l’obamiano nel 2008? Respinto con perdire alle urne elettorali, ovviamente.

In tempi più recenti abbiamo Salvini che gioca a fare il trumpiano anche se Trump è un sintomo di fatica imperiale, un momento Gracco se volete, in un contesto di trappola di Tucidide lato demografico. L’Italia, al contrario, è un paese decadente che presenta la stessa struttura socio-economica dei paesi del fu blocco sovietico e che è tenuto a galla solo grazie al sistema produttivo del Nord-Est (il quale, a sua volta, è estremamente connesso all’economia tedesca, fin troppo vista la geopolitica del paese). Quale sia la logica di emulare il fardello imperiale in un paese che è periferia di un impero ma che è incapace di autoriformarsi per evidenti limiti del materiale umano ivi residente, francamente, mi sfugge.

Da ultimi svariati esponenti della sinistra radicale nostrana hanno messo in soffitta le scemenze marxiste classiche solo per importare la variante americana della mentalità marxista, fenomeno definito “cultural marxism”. Fra le varie chicche troviamo la lotta al “structural racism” e al “white man” anche se l’Italia non presenta la stessa struttura demografica americana e, soprattutto, non presenta gli stessi flussi demografici. Se adottiamo la logica razzista della “race” – da bravi antirazzisti, mi raccomando – non possiamo che notare che l’Italia è un paese bianco e lo sarà ancora per il futuro osservabile. Anche fra gli immigrati residenti nel paese solo 1 su 5 è di origine africana, non arrivano a 1,1 milione, e se escludiamo i nord africani – che sono fisicamente indistinguibili da sardi o calabresi – il numero di “black people” scende a poco più di 450mila [6]. E non votano neppure visto che non hanno la cittadinanza.

Ultimo arrivato è il nazifemminismo variante Murgia&Boldrini, le due paladine dei diritti delle donne impegnate a difendere le vittime del patriarcato. Tipo quelle Afghane, ma non impugnando il fucile bensì scrivendo libri. Se solo i talebani fossero capaci di leggere l’italiano, ahinoi…

Ma si deve notare che c’è una bella differenza fra i partiti a “vocazione maggioritaria” e i rivoluzionari da salotto che puntano al vitalizio statale. Se i primi sono condannati alle urne o all’esperienza pratica di governo – qualcuno ha detto Nonnosilvio? – i secondi possono vivere di rendita non diversamente dal fu glorioso PCI di un tempo. Mentre era all’oppozione il PCI macinava consensi e potere visto che il partito era totalmente partecipe della lottizzazione dello Stato da parte dei partiti nella Prima Repubblica. Ma una volta giunti al potere i nipotini di Togliatti si sono sgonfiati rapidamente: d’altronde si vota in base ai valori fino a quando i propri interessi non vengono intaccati. Ma se cavalchi battaglie ideologiche, minoritarie in termini demografici, non arriverai mai al potere soprattutto se il sistema politico si orienta verso un centro bloccato mettendo in soffitta l’alternanza delle coalizioni. E come vivi politicamente se campi di battaglie minoritarie? Grazie alle polemiche sui media: ieri la televisione e i giornali, oggi Twitter e magari YouTube. Polemiche montate ad arte sul nulla che non incidono nel mondo reale: asterischi, simboli strani, detti popolari ignoti ai più e scemenze pop del genere. E in questo Salvini o i M5S – i bei tempi della Casta, ricordate? –  e Boldrini&Murgia pari sono. Ah, la fatica di essere rilevanti.

E non solo loro [7]:

Scoppia la pace fra Ghali e Matteo Salvini dopo lo scontro verbale avvenuto domenica sera a San Siro durante il derby tra Milan e Inter. E il merito è de “Le Iene”, che mostrerà il tutto venerdì 12 novembre in prima serata su Italia1. Stefano Corti ha raggiunto il rapper e il politico in due momenti diversi: a Ghali, che era a Milano, ha chiesto di firmare una maglietta della nazionale tunisina con i nomi di entrambi e a Salvini, che era in Calabria per ringraziare gli elettori della Lega, ha chiesto di indossarla come gesto distensivo. Ghali ha autografato la maglietta “della distensione” e il leader della Lega ha accettato il regalo da parte del cantante. Entrambi, con l’inviato, hanno poi commentato la vicenda.

D’altronde cane non mangia cane, no? Chissà se lo insegnano anche a marketing…


[1] Cfr. https://www.ilmessaggero.it/politica/ghali_salvini_san_siro_cosa_ha_detto_veramente_video_cosa_e_successo_news_oggi-6313001.html

[2] Cfr. https://www.faccecaso.com/2020/02/22/scuola-ghali/

[3] Cfr. https://www.census.gov/topics/population/race/about.html

[4] Cfr. https://www.france24.com/en/20200720-black-lives-matter-skirts-north-africa-despite-everyday-racism

[5] Cfr. https://www.verywellmind.com/what-is-cultural-appropriation-5070458

[6] Cfr. https://www.tuttitalia.it/statistiche/cittadini-stranieri-2019/

[7] Cfr. https://www.tgcom24.mediaset.it/televisione/ghali-e-salvini-pace-fatta-dopo-la-bagarre-a-san-siro_41230501-202102k.shtml

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Questa voce è stata pubblicata il 12 novembre 2021 da in politica con tag , , , , , .
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