Charly's blog

Italiani vs la realtà – Il caso Parmigiano Reggiano

Quando si analizza il dibattito pubblico di un paese o la sua traiettoria storica si deve sempre considerare il fattore umano, la fibra antropologica della sua popolazione, i miti in cui crede e l’immagine di sé. Nel caso italiano la diagnosi è presto fatta:

E il fattore umano si vede anche nelle questioni più banali, anche nello spot televisivo di un formaggio.


—- Er Parmigiano Reggiano, er schiavista! —-

Che succede? Che in un maldestro tentativo di marketing il regista Paolo Genovese ha girato un corto con l’intento di promuovere il Parmigiano Reggiano [1]. Un 25 minuti atroce e zuccheroso, molto politically correct: fighetti urbani, uomini&donne con un tocco di multietnicità appena accenata. Una cosa abbastanza orrenda e piena di maccosa, se volete la mia opinione, che nessuno aveva visto.

Fino a quando, ovviamente, non parte la polemica sul web. Ecco Raimo:

La polemica si concentra sul dialogo (atroce) ma non è l’unico momento maccosa del corto. Se non vedo un film italiano da tipo 20 anni un motivo pur vi sarà…

Quando c’è odore di sangue, ovviamente, arrivano gli squali. Ecco il comunista Rizzo che prova a buttarsi nella polemica:

Ma senza esser filato da nessuno, praticamente.


—-  Una prova generale della Cancel culture —-

Quelli del Parmigiano Reggiano, ovviamente, hanno fatto notare che fra la realtà e il cinema ci sono un paio d’ordini di grandezza:

Invano. A quanto pare il concetto di “iperbole” risulta ostico a molti [2].

L’iperbole (dal gr. yperbolḗ, in lat. superlatio) è una figura retorica che consiste nel portare all’eccesso il significato di un’espressione, amplificando o riducendo il suo riferimento alla realtà per rafforzarne il senso e aumentarne, per contrasto, la credibilità. Tradizionalmente, l’iperbole coincide con l’esagerazione, cioè col proferire un enunciato in cui il riferimento alla realtà è reso calcolatamente incredibile proprio per intensificare l’espressione di partenza fino a portarla al massimo o al minimo grado, con effetti di varia natura, anche ironici e paradossali.

O, più banalmente, non interessa. Lo stesso Raimo, ad esempio, si permette di trattare a pesci in faccia chi evidenzia l’assurdità della situzione:

O a giudicare il lavoro dell’attore Stefano Fresi:

In quel “irricevibili dal punto etico e politico” troviamo il nocciolo della questione: chi stabilisce cosa è ricevibile e cosa non lo è dal punto di vista etico? Raimo? E perché? Perché è spalleggiato dai follower sul webbe come un Salvini qualsiasi? Ben lungi dall’essere il ritorno della lotta di classe, l’affaire Parmigiano è solo un tentativo di cancel culture. Di potere e dominio sul prossimo, di azzeramento delle voci dissidenti.


—- Il lavoratore? In culo al lavoratore! —-

A sostegno della mia ipotesi basta evidenziare che ben lungi dal favorire i lavoratori queste pagliacciate webbe finiranno nelle terghe ai suddetti. Non capite il perché? Davvero? Laurea in filosofia con specializzazione in semiotica? Ma prima, voi cosa sapete della filiera produttiva del Parmigiano Reggiano? Tanto per cominciare parliamo di un consorzio [3]:

Il Consorzio è costituito da soggetti, altrimenti detti consorziati che appartengono, per scelta volontaria, alla filiera del Parmigiano Reggiano, e che attualmente comprendono caseifici, latterie e consorzi produttori di Parmigiano Reggiano (trasformatori del latte), i cui stabilimenti sono collocati nella zona di produzione. Oltre ai produttori di Parmigiano Reggiano, possono associarsi anche allevatori, stagionatori di Parmigiano Reggiano e/o porzionatori, il cui magazzino o stabilimento è ubicato all’interno della zona di produzione. 

Numeri notevoli: «Ad oggi, nella zona di produzione del Parmigiano Reggiano, si contano 308 caseifici produttivi, con altrettante matricole attive». Considerato il danno d’immagine causato dallo spot, quali sono le possibili conseguenze?

  • L’intero consorzio finisce in bancarotta per via del danno d’immagine, del boiccottagio e delle critiche dei fighetti del webbe. Ciaone, lavoratori!
  • Il danno non è tale da far fallire la baracca ma quest’anno niente profitti. Niente bonus e niente nuove assunzioni. Ciaone lavoratori!

Ben lungi dall’affondare il mitologico “badrone” dell’epopea comunista, i danni al Parmigiano Reggiano finiranno per essere scaricati sul consozio produttivo e sulle aziende. Magari a conduzione famigliare…

E questo ci porta al secondo punto, l’arrogante ignoranza dei fighetti urbani. A distanza di anni mi ricordo un scena tratta da Don Camillo, quando Peppone e la marmaglia comunista ebbero la brillante idea di bandire uno sciopero nelle fattorie bloccando l’operazione di mungitura delle mucche. Risultato? Le mucche muggivano dal dolore perché il latte non munto, pensa te, non si munge da solo. Alla fine Don Camillo e  Peppone dovranno portare a termine l’operazione di notte per evitare una strage di povere mucchine indifese. Sconsolato Peppone nota, con la tipica arguzia komunista, che le fattorie non sono mica delle fabbriche dove puoi spegnere i macchinari a piacere. Qui le mucche crepano!

Il che ci porta a Renatino. Tutti hanno interpretato la scena come quella di un lavoratore dipendente che lavora fuori legge per 365 giorni l’anno. No, in Italia non succede perché si lavora a turni (lo fanno pure in fabbrica, eh)… a meno che Renatino non sia il proprietario di una fattoria. Allora sì, che il nostro lavora 365 giorni l’anno perché non puoi farti due settimane a Parigi mollando da sole le mucche o i lavori agricoli. Pensa te, ma nel mondo agricolo si segue il ritmo della natura. E il discorso vale anche per molte P.Iva: se non lavori non mangi.

Personalmente non sono un grande amante della natura, men che mai del mondo agricolo. Anch’io sono urbano e lavoro nei servizi ma perlomeno cerco di comprendere differenti realtà professionali senza giudicarle in base alla mia realtà. Ma non pretendo di dare patenti di eticità a destra – argh! Sia mai – e manca.


—- Maledette imprese! Viva la rivoluzione… da disoccupati —-

Qual era la definizione di stupidità? Arrecare danno al prossimo e a sé stessi. Eccovi il tasso di disoccupazione dell’Italia comparato a quello dei paesi Visegrad [4]:

Se vi state chiedendo quale sia il rapporto fra il Parmigiano Reggiano e il tasso di disoccupazione polacco, ehi, ve lo spiego subito. Avere un interesse personale nell’imbastire polemiche sul nulla – d’altronde a sinistra sono adepti delle teorie del conflitto: se non c’è se lo devono inventare – non spiega come mai simili pagliacciate riscontrino tanto successo nell’Italia peggiore, quella dei più istruiti che leggono non per informarsi ma per avere conferma dei propri pregiudizi. Ditemi, quante volte avete letto articoli o libri che non condividete? Non dico perché magari sbagliate e si potrebbe imparare qualcosa – sia mai – ma anche solo per un’operazione di intelligence? Ecco appunto.

Il contesto nel quale queste pagliacciate prosperano è quello della cultura anti impresa: l’idea che tutti gli imprenditori siano sfruttatori, che le aziende non paghino le tasse, che i lavoratori abbiano sempre ragione. Tutto bello finché non si realizzano due banalità:

  • per essere assunti ci vuole qualcuno che assuma;
  • l’Italia non è il mondo;

E cosa è successo negli ultimi 50 anni? Fino agli anni ’70 il panorama economico italiano era dominato dal triangolo industriale, le grandi imprese di tipo fordista. Dagli anni ’80 i distretti industriali basati sulle PMI hanno preso il sopravvento, in particolar modo nel Nord-Est. L’insieme di fallimenti, delocalizzazioni e mancata localizzazione in Italia – quante imprese si trasferiscono in Italia? Ma farsele due domande? – ha portato a questo [5]:

A un mondo imprenditoriale non basato sulle PMI ma sulle micro imprese. E a questo [6]:

Ripeto: in Italia le aziende di grandi dimensioni hanno chiuso o hanno delocalizzato lasciando sul campo PMI, micro imprese a conduzioni famigliare e una massa sterminata di P.Iva che sbarca il lunario come può. Le conseguenze sul piano occupazionale sono palesi: disoccupazione, bassi livelli di occupazione, sottoccupazione, scarse possibilità professionali.

Con l’effetto pratico che se il contesto aziendale è tossico ci pensi due volte a cambiare perché sai che non ci sono molte altre posizioni professionali disponibili. Mentre qui in Polonia è appena arrivata a fare la stagista HR una classe 2001 al secondo anno di psicologia. Scommettiamo che poi la confermano come è successo alle classi 1997 e 1998 prima di lei? E che qui in Polonia a 22 anni hai già l’indeterminato in tasca in una grande corporation – imprese che seguono la legge alla regola, vacanze pagate, benefit, possibilità di crescita, salario che ti permette di vivere nelle città più grandi del paese – mentre in Italia al massimo fai il cameriere. E che, pensa te, ridurre il numero delle imprese non aumenta le tue possibilità professionali, le riduce aumentando il potere delle imprese. Io so che in Polonia nell’arco di qualche settimana trovo un lavoro migliore cosa che mi rende moooolto tranquillo a livello umano. Vale anche in Italia? Ovviamente no.

Ma mi raccomando, tutti con Raimo a fare il predicozzo alle imprese. Quelle rimaste, quelle che non hanno ancora delocalizzato o gettato la spugna. Poi, a voi, chi vi assume?


P.S.

Prima che arrivi il webbaro medio a starnazzare “ki ti paka!!1!” vorrei evidenziare che non ho mai mangiato il Parmigiano Reggiano in vita mia. Mangio solo la mozzarella sulla pizza, il formaggio, quale che sia, non lo reggo per via dell’odore. Né ho da promuovere libri o partiti politici, io. E comunque non lo farei passando sul cadavere dei caseari.


[1] Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=ifH2WgxmjOk

[2] Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/iperbole_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/

[3] Cfr. Consorzio, Caseifici e la Filiera del Parmigiano Reggiano – 4 Madonne Caseificio dell’Emilia (caseificio4madonne.it)

[4] Cfr. https://data.oecd.org/unemp/unemployment-rate.htm

[5] Cfr. https://www.oecd-ilibrary.org/employment/entrepreneurship-at-a-glance-2017/summary/english_4adb3322-en?parentId=http%3A%2F%2Finstance.metastore.ingenta.com%2Fcontent%2Fpublication%2Fentrepreneur_aag-2017-en

[6] Cfr. https://data.oecd.org/emp/self-employment-rate.htm

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Questa voce è stata pubblicata il 5 dicembre 2021 da in cronaca con tag , , , , , .
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