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La legge contro le delocalizzazioni? Al massimo bloccherà le localizzazioni…

Ricordate il leggendario Rutelli del “plis, visit uar country”? Questo qui:

Non so perché ma mi è tornato in mente leggendo la proposta di legge contro le delocalizzazioni [1]:

Promuovere una normativa che assicuri la continuità occupazionale e sanzioni i comportamenti illeciti delle imprese. È questo l’obiettivo della nuova proposta di legge anti-delocalizzazioni depositata alla Camera il 5 novembre con le prime firme di Yana Ehm del Gruppo Misto e Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. Un documento elaborato dai giuristi – che appartengono alle associazioni Giuristi Democratici, Comma Due, Telefono rosso – che si pone l’obiettivo di superare le lacune del decreto governativo (ormai uscito dai radar) a cui aveva lavorato la viceministra dello Sviluppo economico Alessandra Todde partendo dall’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze del fenomeno: i lavoratori Gkn. L’iniziativa, supportata anche da una petizione pubblicata su Change.org e ha raccolto circa 50mila firme nel giro di un mese, si è infatti basata proprio sulle indicazioni fornite dai 422 operai dello stabilimento di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, per i quali la multinazionale britannica ha avviato a luglio una procedura di licenziamento poi revocata dal tribunale a settembre.

Bello, no? Solo una domanda: conoscete il detto “troppo bello per essere vero”?


—- Doing business —-

Avete mail letto il report Doing Business [2]? Una lettura molto interessante:

Doing Business 2020, a World Bank Group flagship publication, is the 17th in a series of annual studies measuring the regulations that enhance business activity and those that constrain it. Doing Business presents quantitative indicators on business regulations and the protection of property rights that can be compared across 190 economies—from Afghanistan to Zimbabwe—and over time.

Doing Business covers 12 areas of business regulation. Ten of these areas—starting a business, dealing with construction permits, getting electricity, registering property, getting credit, protecting minority investors, paying taxes, trading across borders, enforcing contracts, and resolving insolvency—are included in the ease of doing business score and ease of doing business ranking. Doing Business also measures regulation on employing workers and contracting with the government, which are not included in the ease of doing business score and ranking.

By documenting changes in regulation in 12 areas of business activity in 190 economies, Doing Business analyzes regulation that encourages efficiency and supports freedom to do business. The data collected by Doing Business address three questions about government. First, when do governments change regulation with a view to developing their private sector? Second, what are the characteristics of reformist governments? Third, what are the effects of regulatory change on different aspects of economic or investment activity? Answering these questions adds to our knowledge of development.

Ma piuttosto deprimente. Nel ranking generale sul podio troviamo la Nuova Zelanda, Singapore e Hong Kong. Poi la Danimarca e la Corea del Sud mentre la top 10 viene chiusa da USA, Georgia, UK, Norvegia e Svezia. Se siete curiosi di sapere dove si trovi l’Italia siamo al 58esimo posto dopo potenze economiche del calibro del Kosovo (57°), il Kenya (56°), la Romania (55°). Ah, dietro pure al Rwanda (38°) e la semi-comunista Bielorussia (49°).

Una bella dose di libbberismo… peccato solo che i paesi scandinavi siano nella top 10 e la Finlandia in 20esima posizione. Socialdemocratici, magari, ma non così stupidi dal capire che senza le aziende si rischia di finire come l’Italia.


—- L’Italia alla prese con la realtà —-

Qual è il rapporto fra Doing Business e la legge contro le delocalizzazioni? È presto detto, basta rispondere alla domanda:

ma perché le aziende delocalizzano?

A cui aggiungere l’altra questione:

ma quale valore il sistema Italia è in grado di fornire alle suddette aziende?

Soprattutto il punto del “fornire valore” è del tutto inconcepibile per l’italiano medio abituato all’idea del “diritto garantito” e granitico nella sua dose di sociopatia esistenziale. Ma il nostro eroe dovrebbe provare a ragionare come un’azienda: se ho un intero mondo a disposizione perché dovrei impiantare la mia attività produttiva proprio in Italia? Perché non dovrei spostarla verso lidi meglio attrezzati per le mie esigenze? La realtà italiana è quella che è:

  • elevata tassazione;
  • burocrazia complessa;
  • certezza del diritto teorica, non di fatto;
  • aree del paese in mano alla criminalità organizzata;
  • forza lavoro non in possesso di qualità particolari e facilmente sostituibile con quella di altri paesi;
  • contesto culturale ferocemente avverso al mondo delle imprese;

Di solito si legge il processo di delocalizzazione come una corsa verso i salari più bassi ma è un’intepretazione che non tiene conto del flusso delocalizzatore verso la Svizzera o l’Austria né è in grado di spiegare perché le aziende non lascino prima la Germania o la Svezia dove i salari reali sono maggiori rispetto a quelli nostrani. Si dovrebbero, invece, considerare due fattori:

  • il contesto nel quale si opera: quali vantaggi traggo dall’essere localizzato lì? E si ritorna al Doing Business;
  • e la specializzazione produttiva: è più facile delocalizzare lavori a basso livello di skills che quelli più “skillati”;

E l’Italia non offre molto in termini di skills al netto della meccanica di precisione del Nord-Est. E no, le guide turistiche non sono posizioni professionali “skillate”.

E queste considerazioni ci portano alla legge anti delocalizzazioni. Che, in termini pratici, vuol dire aggiungere un altro punto alla lista del perché non spostarsi o rimanere in Italia: una volta entrati è difficile uscirne nonostante il sistema sia disfunzionale. Neppure citare i soldi pubblici arraffati dalle imprese è un punto a favore: in pratica le aziende aprono in Italia solo se vengono pagate…

Invece di creare un contesto favorevole alla permanenza e allo localizzazione delle imprese nel paese come la logica vorrebbe, con la legge anti delocalizzazione si cerca di obbligare le aziende a rimanere quali che siano le condizioni e il valore del contesto socio-economico. Con l’unico risultato che le aziende si guarderanno bene dal venire in Italia perché possono scegliere tutti gli altri paesi al mondo in base alle proprie esigenze. Non si dovrebbe interrogarsi su come bloccare le delocalizzazioni ma cercare di capire perché le aziende non localizzino in Italia (spoiler: Doing Business).


—- «Ribelli, contro il sistema!» «Ah, ok» —-

Per non farsi mancare nulla si dovrebbe ricordare che di multinazionali in Italia, ormai, non ne sono rimaste molte [3]:

Dopo gli anni gloriosi del Triangolo industriale a partire dagli anni ’70 il sistema economico italiano è andato dritto verso la deindustrializzazione non diversamente dagli altri paesi europei. Negli anni ’80 il sistema ha mostrato segni di vitalità con i distretti industriali del Nord-Est ma non è bastato per fermare il declino economico – e non solo: politico, geopolitico, culturale – e il relativo fallimento adattivo a partire dagli anni ’90. Con un risultato abbastanza ovvio sul versante salari annuali medi [4]:

Incredibile a dirsi, ma le dinamiche salariali seguono la performance economica del paese. E non si può essere assunti se non ci sono le aziende che assumono.

Da qui possiamo notare il perché di un’altra caratteristica del sistema economico italiano, le micro imprese [5].

Con tutte le conseguenze del caso sul versante occupazionale, della maternità o di come funziona il mercato del lavoro. A cui aggiungere il mito del posto fisso: vista la pochezza occupazionale del paese si tiene stretto il lavoro perché si sa che di meglio non si trova o, addirittura, che altro non si trova. Qui in Polonia se venissi licenziato cercherei un’altra occupazione trovandola nell’arco di qualche settimana. Ma i Polacchi fanno di tutto per attirare le aziende non solo per i vantaggi occupazionali ma anche per la crescita del know-how. Una corporation andrà via dopo 10 o 20 anni? Ma nel frattempo ha formato una forza lavoro che rimarrà e che potrà creare imprese locali.

Ma l’Italia, si sa, è un mondo parte. La legge anti delocalizzazione, poi, è figlia del contesto socioculturale locale che può essere riassunto in un termine: ribellismo tardo adolescenziale avverso al mondo economico. Che ci insegna il radicalismo politico (di sinistra, in genere, ma non solo)? Che bisogna essere ribelli, rovesciare il “sistema” – qualunque cosa sia – e non sprecare la vita lavorando all’insegna del lavora-consuma-crepa (che tanto i beni e i servizi si producono da soli, no?). Che le imprese e gli imprenditori sono sfruttatori, che tutto è dovuto e al massimo basta tassare i ricchi (gli altri). Il tutto condito dal narcisismo e dalla curiosa idea che a qualcuno freghi qualcosa se un tizio in Italia è convinto di fare la rivoluccccione!1! via legale (nei giorni pari, in quelli dispari si è impegnati ad abolire la povertà per legge). Tutto bello se solo non fosse che il “sistema” – qualunque cosa sia – si limita a stringersi nelle spalle, ad alzare il ditino e a chiedere in giro se qualcuno è interessato a lavorare in una corporation con il contratto a tempo indeterminato con un reddito sufficiente a vivere nelle città più grandi del paese. Esattamente quello che è successo alle mie colleghe in Polonia classe ’97 e ’98 che sono entrate in azienda come stagiste per poi essere confermate mentre erano ancora studentesse. E come succederà alla nuova stagista classe 2001. Ma, ehi, buona ribellione e fanculo al sistema!


Approfondimento:


[1] Cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/05/delocalizzazioni-depositata-alla-camera-la-proposta-di-legge-scritta-da-un-gruppo-di-giuristi-con-i-lavoratori-della-gkn/6348955/

[2] Cfr. https://www.doingbusiness.org/en/reports/global-reports/doing-business-2020

[3] Cfr. https://www.oecd-ilibrary.org/employment/entrepreneurship-at-a-glance-2017/summary/english_4adb3322-en?parentId=http%3A%2F%2Finstance.metastore.ingenta.com%2Fcontent%2Fpublication%2Fentrepreneur_aag-2017-en

[4] Cfr. https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-lunico-paese-europeo-in-cui-i-salari-sono-diminuiti-rispetto-al-1990/

[5] Cfr. https://data.oecd.org/emp/self-employment-rate.htm

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2021 da in economia con tag , , .
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