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Cose interessanti – Coviddi, tiriamo le somme sulla mortalità, dati Istat

Per quanto riguarda l’attuale pandemia si può notare un elevato grado di incertezza che ha portato a una piuttosto insana proliferazione di opinioni – quanto li danno al kg i virologi, oggi? – dimostrando quanto le istituzioni siano deboli. Logicamente si sarebbe dovuto accentrare la comunicazione lasciandola all’Istituto Superiore di Sanità in modo da evitare il caos e attribuire la responsabilità del caso a persone tangibili. È lecito immaginare cosa potrebbe succedere in caso di crisi di portata maggiore: vulcani, asteroidi, contatto con civiltà aliene…

Ma le opinioni senza i dati sono chiacchiere da bar o analisi politologiche di tizi usciti da MFN o dal Politecnico, fuffa in pratica. E si potrà criticare il criticabile nella sciagurata gestione del Coviddi ma non si può sostenere che i dati siano stati sottratti all’opinione pubblica, non in Occidente almeno. E a distanza di tempo si possono trarre le prime somme [1]:

In Italia, dall’inizio dell’epidemia con evidenza di trasmissione (20 febbraio 2020) fino al 30 aprile 2021 sono stati segnalati al Sistema di Sorveglianza Integrato 4.035.367 casi positivi di Covid-19 diagnosticati dai Laboratori di Riferimento regionale (data di estrazione della base dati della Sorveglianza Integrata 26 maggio 2021), di cui 1.867.940 nei primi 4 mesi del 2021, il 46% del totale. Sempre dall’inizio dell’epidemia, nel Sistema di Sorveglianza Nazionale integrato Covid-19 dell’ISS, sono stati registrati 120.628 decessi di persone positive al Covid-19 con data di evento entro il 30 aprile 2020.

Non che i dati statistici siano la verità rivelata ma, di sicuro, aiutano.


—- La mortalità del Coviddi —-

Si scrive Coviddi si legge decessi:

Il numero più alto di decessi giornalieri si registra il 28 marzo del 2020 con un totale di 928 decessi, mentre se si considera solo la seconda ondata epidemica il 19 novembre (805 decessi). Dal 1° gennaio 2021 al 30 aprile sono stati riportati alla Sorveglianza 42.957decessi. Se si considerano i soli mesi di marzo e aprile 2021 rispetto al 2020 i decessi riportati sono 21.004 rispetto ai 30.064 dei rispettivi mesi nel 2020. Complessivamente dall’inizio dell’epidemia il numero di decessi è avvenuto prevalentemente tra gli uomini (56,7%).

Ma il totale dei decessi è solo una parte della storia perché non è sufficiente a valutare l’impatto del virus. Per procedere in tal senso si deve confrontare l’evoluzione della mortalità totale del 2020 e del 2021 con la media dei decessi del quinquennio 2015-2019. Nel 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato in Italia dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015- 2019 (15,6% di eccesso). Considerando anche le variazioni nei tassi standardizzati di mortalità, ottenuti rapportando i decessi alla popolazione a parità di struttura per età, la mortalità ha registrato nel 2020 un aumento del 9% a livello nazionale rispetto alla media del quinquennio 2015-2019.

Ma i decessi si concentrano nelle classi d’età più anziane:

Per i delfini curiosi ecco un confronto europeo:

Che mostrano un quadro non particolarmente negativo nel caso italiano a differenza della narrativa mediatica sintonizzata sul “fine du mundu”. Ennesima riprovazione di quanto gli italiani siano anziani, impauriti e incapaci di decifrare la realtà.


—- I malati —-

Ma non ci sono solo i deceduti, abbiamo anche i malati:

Considerando le caratteristiche demografiche dei casi, nel primo quadrimestre 2021 si conferma un numero leggermente più elevato di persone di sesso femminile (51%, nell’intero 2020 52%); per quanto riguarda l’età, il 12% dei casi ha meno di 14 anni, il 17% ha una età compresa tra i 15 e i 29 anni, il 52% tra i 30 e i 64 anni, il 20% oltre i 65 anni. Appare evidente, dunque, un ulteriore calo in termini percentuali dei contagi registrati nei primi quattro mesi del 2021 della popolazione più anziana e un abbassamento dell’età dei casi segnalati: la classe di età 0-49 ora rappresenta il 58% dei casi segnalati rispetto al 52% dell’intero anno 2020. La classe di età mediana dei casi confermati di infezione da SARS-CoV-2 nei primi 4 mesi del 2021 è scesa a 40-44 anni, mentre per quelli segnalati entro il 31 dicembre 2020 era 45-49 anni. Se si considera in particolare la classe di età degli over 80 anni i casi diagnosticati nel primo quadrimestre 2021 sono il 7%, inferiori rispetto alla percentuale del 2020 che era intorno al 10%.

Pur ricordando, ancora una volta, che il Coviddi a 25 anni non è proprio la stessa cosa del Coviddi a 90…


[1] Cfr. https://www.iss.it/news/-/asset_publisher/gJ3hFqMQsykM/content/sesto-rapporto-iss-istat-l-impatto-dell-epidemia-da-covid-19-sulla-mortalit%25C3%25A0-totale-2020-inizio-2021

3 commenti su “Cose interessanti – Coviddi, tiriamo le somme sulla mortalità, dati Istat

  1. fla
    18 gennaio 2022

    La frase finale andrebbe ricordata anche in alto dove insistono a fare la terza/quarta dose di vaccino ai giovani per salvare i vecchi. Ma fare il vaccino ai vecchi e lasciare liberi i giovani?

    • am
      18 gennaio 2022

      I vecchi prima di lasciare lo scettro tireranno tiri sporchi… purtroppo sul lungo periodo si diventa tutti vecchi

      • Charly
        19 gennaio 2022

        Il che spiega perché il conflitto generazionale è teoria, non pratica.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 gennaio 2022 da in Diamo i dati con tag , , .
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